Djibril, Oumar, Moussa e Mamadou: la Giornata del Rifugiato a Rimini

20160623_191502.jpgOre storiche per l’Europa, con il voto del Referendum Brexit in Gran Bretagna. E mentre il 51,9% dei cittadini britannici scriveva “Leave” sulla propria scheda referendaria, in tutto il mondo si svolgevano eventi e iniziative in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.

Anche a Rimini i progetti SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) del Comune di Rimini (“Rimini Porto sicuro” e “Karibu Rimini”) in collaborazione con tutti i soggetti che gestiscono i centri di accoglienza e le associazioni che lavorano per l’integrazione hanno deciso di promuovere un evento in Piazza Cavour giovedì 23 giugno.

A partire dalle ore 18.00 la piazza comincia a popolarsi: un semplice biliardino diventa punto di ritrovo e aggregazione. Su morbidi cuscini c’è chi intrattiene i più piccoli colorando e raccontando favole dal mondo. Le cooperative espongono oggetti artigianali realizzati assieme ai migranti, c’è chi offre te e dolcetti, chi si propone di scrivere il tuo nome in bengalese o urdu.

Secondo i più recenti dati dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, 1 persona ogni 113 nel mondo è un richiedente asilo, uno sfollato interno o un rifugiato. Nel 2015 per la prima volta è stata superata la soglia delle 60 milioni di persone costrette a fuggire (circa quante l’intera popolazione della Francia), di queste il 51% sono bambini (Global Trends 2015, https://s3.amazonaws.com/unhcrsharedmedia/2016/2016-06-20-global-trends/2016-06-14-Global-Trends-2015.pdf).

Ma torniamo a Rimini. Commenta Patrizia Fiori, della Direzione Servizi Educativi e di Protezione Sociale del Comune di Rimini:“L’Amministrazione comunale è molto soddisfatta dell’evento: volevamo che fosse un momento informale e di festa, lasciando soprattutto spazio ai protagonisti di una migrazione epocale che suscita emozioni contrastanti ed opposte”.

È felice di esserci Djibril, 24 anni, che viene dalla Guinea e dopo essere stato ospite di “Casa Solferino”, un progetto della Croce Rossa riminese, ne è diventato valido collaboratore: “Questa festa è un modo per dimostrare che possiamo stare tutti insieme, senza confini e divisioni. Siamo tutti uguali e non dovrebbero esserci discriminazioni. Io in Italia mi sono sentito accolto e aiutato, per questo oggi sono in piazza anche per dire il mio grazie”.

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(Ph. Emiliano Violante)

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Non importa ciò che sei…ma ciò che dici!!

Sarai 2Un nuovo progetto promosso dall’ Autorità Nazionale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza sta coinvolgendo un gruppo di giovani provenienti da diverse parti d’Italia, compresa la nostra città. Si tratta della prima radio istituzionale fatta dai e per i ragazzi per raccontare il loro mondo rendendoli protagonisti aggregando un network di radio digitali di tutta Italia.

Un’idea nata ispirandosi a una delle prime web radio fatte da studenti in Italia: Radio Kreattiva di Bari, che racconta il mondo con la voce diretta dei più giovani e che è nata nel territorio barese anche come azione di contrasto alla cultura mafiosa e a tutte le forme di devianza. Ma sono state coinvolte anche Radio USB di Milano, Radio 100 passi di Palermo e il network di Napoli che dà voce a un gruppo di giovani migranti.

Sarai Teens Digital Radio, il nome scelto per questo progetto, ha in palinsesto diversi programmi e altri format verranno man mano ideati dalle redazioni di tutta Italia e dai gruppi dei giovani coinvolti. Obiettivo della radio sarà anche quello di essere uno strumento di partecipazione e di riscatto per quei ragazzi che vivono in territori spesso considerati ai margini.

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Mi raccomando!

DSCN7371Le ragazze e i ragazzi che vivono in comunità, affido o casa-famiglia sono saliti in cattedra. E non in senso metaforico, ma realmente: lo scorso 13 Dicembre un gruppo di 38 giovani provenienti da esperienze “fuori famiglia” ha presentato dieci “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di accoglienza e transizione all’autonomia nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Bologna in occasione della prima Conferenza del “Care Leavers Network” dell’Emilia-Romagna promossa dall’Associazione Agevolando. Ad ascoltarli operatori sociali, rappresentanti istituzionali, giornalisti, studenti, docenti universitari.

Il primo a prendere il microfono è Abdel, un ragazzo marocchino di 23 anni, con lo sguardo sveglio e vivace e una storia difficile alle spalle. Un viaggio della speranza per raggiungere l’Italia, un periodo di clandestinità, e poi l’incontro con una comunità di accoglienza a Ravenna, l’inizio di un percorso di impegno e responsabilità e oggi, finalmente, il raggiungimento di importanti obiettivi: una casa, un lavoro, una serenità, relazioni e amicizie su cui contare.

“Voglio ringraziare tutti per averci permesso di partecipare a questo progetto e per essere qui ad ascoltarci” – esordisce Abdel – “io porto soprattutto la testimonianza dei ragazzi stranieri che arrivano qui in Italia da soli, senza genitori o adulti che si prendono cura di noi. La nostra è un’esperienza difficile, vi chiediamo sempre maggiore impegno per sostenerci e non lasciarci soli”.

Con lui prende la parola A., ancora minorenne ma alle spalle già tanto dolore e tanta fatica, ospite di una comunità di accoglienza a Rimini, ci dice: “Siamo ragazzi che stanno facendo un percorso, che vogliono guardare al futuro con fiducia nonostante tutte le difficoltà che abbiamo conosciuto. Vi chiediamo di averci non solo in mente, ma anche nel vostro cuore”.

Si giunge così alle vere e proprie “Raccomandazioni”: un decalogo rivolto ai decisori politici, agli educatori, ai servizi sociali, ai giornalisti e alla cittadinanza tutta redatto dai ragazzi in due mesi di intenso lavoro insieme ai volontari di Agevolando.

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Il protagonismo giovanile nelle mani che tremano di Alban

10847809_10205708416540018_5531640906245936244_nLa mamma di Chiara è in carcere, il papà non l’ha mai conosciuto… quando dice che si sente sola al mondo è difficile darle torto. Kalim è arrivato in Italia quando aveva 14 anni, senza un soldo in tasca e senza documenti, senza nessuno che si prendesse cura di lui. Luca è in comunità solo da qualche mese mentre i suoi genitori stanno facendo un percorso per vincere la dipendenza dall’alcool, ma gli hanno promesso che staranno bene e potrà tornare presto a casa. Andrea ha solo 16 anni ma ha già conosciuto la solitudine, la violenza, il carcere.

Sabato scorso a Bologna è successa una cosa un po’anomala. Questi ragazzi, insieme ad altri loro coetanei, hanno preso la parola. Non per raccontare le loro storie, non per impietosire, non per cercare consensi. Hanno preso la parola per dire la loro su alcuni temi importanti: come si cresce, come dovrebbero essere gli adulti che incontrano, come si diventa autonomi, cosa significa sentirsi parte attiva del proprio percorso di vita. E, in particolare, cosa significa farlo quando per diverse ragioni ci si trova a vivere parte della propria infanzia e/o adolescenza “fuori famiglia”: in una comunità di accoglienza, in una casa-famiglia o in affido. Ritrovandosi, spesso, completamente soli al compimento del diciottesimo anno di età.

L’opinione pubblica poco conosce o sente parlare di questi temi. A volte vengono affrontanti in maniera distorta o, peggio, strumentale. Anche noi operatori sociali pensiamo talvolta di saperne già abbastanza, di non avere bisogno di ulteriori stimoli per migliorarci nel nostro lavoro. Poi c’è un problema più generale: le politiche giovanili e i processi partecipativi coinvolgono, quasi sempre, solo quei giovani che già sono in possesso di strumenti e risorse. Chi rischia di rimanere più indietro è invece chi in partenza possiede già meno, almeno apparentemente. Chi non crede di potercela fare. Chi non ha mai avuto nessuno che davvero credesse in lei o in lui.

Il 13 Dicembre all’Università di Bologna un gruppo di ragazzi e ragazze che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia” provenienti da 7 province dell’Emilia-Romagna (Rimini compresa) hanno presentato ai decisori politici, agli operatori sociali, ai giornalisti, alla cittadinanza tutta le loro “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di cura e transizione all’autonomia. Un’iniziativa promossa dall’Associazione Agevolando, che ha fatto proprio del tema dell’advocacy una delle sue principali attenzioni. E così grazie a questi ragazzi ho capito che la partecipazione e il protagonismo giovanile sono nelle mani che tremano di Alban. Nelle parole di Nicole che sbuffa e dice: “Speriamo che ci ascoltino!”. Nel tenero balbettio di Karima che si sforza di leggere in una lingua che non è la sua. Nella lettera che Alberto ha scritto alla sua assistente sociale: “Voglio lottare per i miei diritti”.

Perché trovarsi a vivere esperienze familiari difficili non significa non avere niente da dire, ce lo spiega bene il Presidente di Agevolando, Federico Zullo: “A volte ci sentiamo o preferiamo sentirci invisibili. Noi vogliamo rompere questo schema. Se le nostre storie di vita difficili diventano esempio di resilienza per altri facciamo qualcosa di straordinario”.

Sul sito di Agevolando (www.agevolando.org) il testo completo delle Raccomandazioni presentate dai ragazzi del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna: #perfarciascoltare

Silvia Sanchini

Foto: Jennifer Zicca

in: http://www.newsrimini.it/2014/12/il-protagonismo-giovanile-nelle-mani-che-tremano-di-alban/

Una nuova alleanza tra le generazioni. Il Rapporto Giovani 2013 a Rimini

ImmagineSi parla molto di giovani in Italia, soprattutto negli ultimi anni. Ma poco si fa ancora in concreto per dare vere risposte alle nuove domande di cui le giovani generazioni sono oggi portatrici. Il “Rapporto Giovani”, curato dall’Istituto Giuseppe Toniolo, muove proprio da questa consapevolezza: per offrire risposte è innanzitutto necessario mettersi in ascolto del mondo giovanile, superare luoghi comuni e letture parziali della realtà, effettuare una osservazione e analisi autentica dei cambiamenti in atto. Ecco quindi l’idea di un Osservatorio per conoscere e migliorare la condizione dei Millenials, cioè di quei giovani under 30 che sono diventati maggiorenni dopo il 2000. Una ricerca condotta operativamente da Ipsos nel 2012 su un campione di 9.000 persone tra i 18 e i 29 anni in tutto il territorio nazionale.
Gli esiti di questa indagine, pubblicati nel volume “La condizione giovanile in Italia” (Il Mulino 2014), sono stati presentati a Rimini lo scorso 11 Aprile grazie a un’iniziativa del Centro Culturale Paolo VI in collaborazione con l’Istituto Toniolo e con il patrocinio del Comune di Rimini. L’incontro dal titolo “Giovani: non spettatori ma protagonisti. Ma misi me per l’alto mare aperto… (Inferno XXVI,100)” è stato realizzato nella significativa cornice dell’Aula Magna dell’Università di Bologna – Campus di Rimini.

“Ci sono molti luoghi comuni sui giovani” – ha evidenziato Paola Bignardi, pedagogista e coordinatrice del progetto – “ma il Rapporto ha messo in luce come i giovani siano molto meno schizzinosi e bamboccioni di come li descriviamo o vogliamo credere… Esiste piuttosto uno scarto profondo tra la realtà, sempre più complessa e precaria, e i desideri di autonomia e appartenenza che sembrano abitare il cuore dei più giovani“.

“Un altro dato colpisce profondamente nella ricerca: l’assenza di fiducia che i più giovani ripongono nel mondo adulto. I politici sono all’ultimo posto in questa classifica mentre è straordinario il successo riscosso da una figura come quella di Papa Francesco, anche per i giovani che si dichiarano non credenti. Questo ci dice molto delle responsabilità del mondo adulto e di come i più giovani siano in cerca soprattutto di figure di riferimento coerenti e credibili”.

“Tra gli stimoli che il Rapporto Giovani offre” – ha commentato poi Giuseppe Savagnone, docente di formazione politica al “Centro Arrupe” di Palermo – “vi è sicuramente la necessità di ripensare al rapporto tra autonomia e libertà. Ci crediamo più liberi rispetto al passato, e in parte sicuramente lo siamo, ma dimentichiamo un aspetto fondamentale della libertà: non c’è libertà senza l’altro! Senza l’altro anche il mio io appassisce e i desideri si spengono. Il concetto di libertà si lega indissolubilmente a quello di responsabilità. Spesso il mondo adulto si pone davanti ai giovani completamente a mani vuote. Deve invece riscoprire la capacità di offrire alle nuove generazioni desideri profondi e motivi veri per cui la vita valga la pena di essere vissuta…

Ha concluso Emilio Rebecchi, psichiatra e psicoterapeuta, evidenziando la presenza di un altro aspetto fondamentale messo in luce nel Rapporto: “Non può esserci autonomia senza lavoro, e questa situazione di fatica e precarietà che vivono tanti giovani dal punto di vista lavorativo è uno dei limiti più forti alla loro realizzazione ed emancipazione. Dobbiamo tornare a trasmettere ai più giovani che non sono i consumi che contano, ma i valori”.

I tre relatori sono stati sollecitati nella loro presentazione anche dalle domande di alcuni gruppi giovanili presenti, in particolare l’Associazione universitaria Slash e la Gioc (Gioventù Operaia Cristiana) riminese. Tanti i temi sollevati dai portavoce delle due associazioni, Luca Carrai e Davide Melucci, che hanno innanzitutto evidenziato la mancanza di positività che il mondo adulto spesso trasmette ai più giovani e che li porta a chiudersi in se stessi e all’apatia ma anche la mancanza di ascolto, dialogo e spazio per il protagonismo delle nuove generazioni e la mancanza di una solidarietà intergenerazionale che andrebbe invece riscoperta e ricostruita. Perché i giovani ci sono e hanno voglia di impegnarsi, anche per gli altri.

Suggestive le risposte. Se è vero, infatti, che è necessario un ripensamento del rapporto tra le generazioni a partire innanzitutto da una revisione del mondo adulto e delle istituzioni (politiche, educative, ecclesiali), è altrettanto vero che anche ai più giovani è richiesto di riscoprire la capacità di pensare e pensarsi nel futuro, scrutando il mare come Telemaco che attendeva il ritorno del padre Ulisse.
Solo da una nuova alleanza tra adulti responsabili e giovani capaci di guardare oltre l’orizzonte sarà possibile provocare dei cambiamenti positivi e offrire nuove e reali possibilità.

Silvia Sanchini

www.rapportogiovani.it
www.paolosestorimini.org

in http://www.newsrimini.it/sociale

Neomaggiorenni Attivi. Non più assistiti ma protagonisti

neo_attiviLo scorso 6 Novembre il primo effettivo evento di carattere nazionale promosso dall’associazione ha riunito a Bologna tante persone, e in particolare diversi ragazzi, per presentare un nuovo servizio di supporto all’autonomia promosso nelle province di Ravenna e Bologna e per riflettere sul tema della cittadinanza attiva e del delicato passaggio alla maggiore età per i ragazzi cresciuti in comunità, affido o casa-famiglia.
Il Convegno si è svolto nella prestigiosa cornice della Cappella Farnese di Bologna che – come ha ricordato l’Assessore ai servizi sociali del Comune di Bologna, Amelia Frascaroli – si è così colorata, come di rado accade, dei volti e dei sorrisi di tanti giovani. Gino Passarini, responsabile del Servizio Politiche Familiari Infanzia e Adolescenza della Regione Emilia Romagna, ha introdotto i lavori della giornata con una cornice istituzionale al tema a partire dalla riflessione avviata in Regione con la Legge 14/2008, un punto di non ritorno per quanto riguarda le politiche giovanili in Emilia Romagna. Si è entrati poi nel vivo degli argomenti trattati con la densa relazione di Liviana Marelli, referente nazionale minori del Coordinamento Nazionale Comunità d’Accoglienza (CNCA). Nel suo intervento ha evidenziato l’importanza di continuare a progettare anche in questo momento di precarietà, rifiutando l’idea di ineluttabilità della crisi. Ha inoltre denunciato il paradigma che ci ha condotto a questa situazione di crisi economica mettendo al centro solo la finanza e l’economia e la necessità di tornare invece a un modello in cui sia la persona ad essere al centro, il suo benessere, i suoi diritti. Solo così le politiche sociali non saranno più percepite come un costo e una spesa da tagliare ma come un’opportunità di crescita per tutti. Fondamentale è inoltre tornare a fare cultura intorno a questi temi utilizzando un linguaggio accessibile a tutti e non solo per addetti ai lavori, onde evitare il rischio che occuparsi di chi è più fragile appaia come affare solo di pochi.

La descrizione vera e propria del progetto “Voi come noi… noi come voi”, promosso da Agevolando con il finanziamento della Fondazione Del Monte, è stata affidata alla coordinatrice del progetto, Anna Bolognesi, che ne ha descritte le diverse fasi, gli obiettivi e gli esiti. In particolare ci si è soffermati sul profilo dei 18 giovani coinvolti attivamente (provenienti da 11 comunità educative delle province di Bologna e Ravenna) che non più come utenti ma, appunto, come soggetti attivi si sono resi protagonisti della realizzazione del portale www.sportellodelneomaggiorenne.it, uno spazio in cui tanti ragazzi come loro potranno trovare informazioni utili sulla ricerca di casa e lavoro, sul rinnovo dei documenti, sulla gestione del denaro… e dialogare e confrontarsi attraverso lo spazio del Forum. La parola è poi passata ai ragazzi stessi che hanno raccontato la loro esperienza ed è stato bello ed emozionante ascoltare le loro parole e la loro forza nell’affermare che: “Siamo cresciuti insieme…perché quello che fai per gli altri lo fai anche per te stesso”. Ampio spazio è stato dato anche alla presentazione di altre esperienze presenti sul territorio nazionale rivolte ai neomaggiorenni: l’esperienza dello “Sportello del Neomaggiorenne” della Provincia di Rimini promosso dalla Fondazione San Giuseppe e presente con una delegazione di volontari e ragazzi, il progetto “A partire dalla fine” dell’Associazione Arimo di Milano presentato da Paolo Tartaglione e le attività realizzate nella provincia di Ferrara presentate da Maurizio Pesci, direttore ASP.

Infine la riflessione di Maria Teresa Pedrocco Biancardi, psicoterapeuta che si è soffermata sul tema della “cura” necessaria anche per gli adulti e l’intervento del Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Luigi Fadiga che ha opportunamente fatto riferimento agli aspetti legislativi connessi al compimento della maggiore età.
Il convegno è stato coordinato da Federico Zullo, ideatore e Presidente nazionale di Agevolando, che ha sottolineato i tre aspetti-chiave che contraddistinguono l’azione progettuale di Agevolando: la rete (da costruire e mantenere); la solidarietà della cittadinanza, la partecipazione e il protagonismo dei ragazzi stessi. In particolare quest’ultimo aspetto è stato un filo conduttore trasversale a tutti gli interventi e ben evidente anche nelle parole e nell’esperienza dei ragazzi coinvolti: quello che Agevolando desidera promuovere è infatti un modello che esca dalla logiche di dipendenza o assistenzialismo ma costruisca invece diritti di cittadinanza. Dalle difficoltà, infatti, si può uscire – e questi giovani ce lo testimoniano quotidianamente – solo uscendo dalla condizione di assistenza e provando a farcela insieme, agevolandosi – appunto – a vicenda.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it//news/2013/novembre/09/rimini/neomaggiorenni_attivi._non_pia__assistiti_ma_protagonisti.html

Per info:
www.agevolando.org
www.sportellodelneomaggiorenne.it