La mia vita da zucchina

locandinaPer il festival di letteratura per ragazzi “Mare di Libri” ho recensito “La mia vita da zucchina”, il libro di Gilles Paris diventato un film d’animazione nel 2016. La recensione fa parte di una bibliografia più ampia, a cura di Elena Lia Bot, dedicata ad affido, comunità e adozione. L’autore francese sarà inoltre a Rimini per la prossima edizione del Festiva.

La mia vita da zucchina (Autobiografia di una zucchina nella prima edizione) è un libro del 2008 dell’autore francese Gilles Paris, divenuto nel 2016 un film d’animazione con la regia di Claude Barras e la sceneggiatura di Céline Sciamma.
In entrambi i casi protagonista è lo sguardo di Icare, detto Zucchina: la sua voce narrante nel libro, i suoi occhi grandi e i disegni attraverso cui racconta la sua quotidianità nella pellicola d’animazione.

Zucchina ha 9 anni e cresce “fuori famiglia”, alle Fontane: una casa-famiglia che accoglie bambini con storie di vita difficili. Impossibile, per chi conosce e lavora in questo mondo, non ritrovare nei protagonisti i volti e le storie di tanti bambini e ragazzi che ogni giorno incontriamo e le stesse dinamiche che caratterizzano la vita in una casa di accoglienza.
La trama del film solo in alcuni punti e per alcune scelte di sceneggiatura si discosta dal libro, ma ha in comune con il romanzo di Paris lo stile misurato, ironico, poetico, la delicatezza con cui si avvicina senza retorica alle tematiche più difficili. L’autore del romanzo ha frequentato per mesi il mondo delle case-famiglia prima di scrivere questa storia, ed è evidente una conoscenza diretta del tema che affronta.
Bambini e ragazzi vittime di abusi e violenze, genitori in carcere o rimpatriati, adulti incapaci di prendersi cura dei più piccoli. E poi: lo spaesamento iniziale di chi si trova a crescere in una casa diversa dalla propria, la solitudine e gli ostacoli, i piccoli castighi quotidiani (la rampa della scala da pulire se la fai grossa) ma anche esperienze di straordinaria solidarietà e relazioni nuove, capaci di ridare un senso alla propria vita e al proprio dolore. Fratelli e sorelle, genitori e figli non di sangue ma per scelta.
Soprattutto è merito dell’autore e del regista quello di restituire a una realtà complessa come quella delle case-famiglia un aspetto di dignità e profonda bellezza.
Non si nega il dolore, non si fanno sconti alla realtà: “Noi siamo come dei fiori selvatici che nessuno ha voglia di cogliere”, è il grido di disperazione di Simon, grande amico di Zucchina. E il pensiero costante della dolce Camille è “ai bambini che hanno dei veri genitori e che adesso sono con loro”.
Eppure La mia vita da zucchina è anche una storia piena di speranza. Perché anche quando il mondo sembra crollare possono accadere cose positive. Perché, con le parole di Friedrich Hölderlin, “lì dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. E se hai qualcuno che ti tiene la mano e che riesce a comprenderti, è più semplice.

(in: http://www.maredilibri.it/libri/la-mia-vita-da-zucchina/)

#IoLeggoPerchè e un compleanno speciale

Oggi è il compleanno di una personcina deliziosa: Marianna Balducci. Marianna è una perla rara, un talento che la città di Rimini deve valorizzare e custodire con cura. La storia della sua famiglia si intreccia con quella della nostra città (vi dice qualcosa il ristorante “La Marianna”?), la sua penna straordinaria e il suo tratto inconfondibile segnano in maniera indelebile eventi, appuntamenti, progetti della nostra città arricchendoli di colore e di immagini buffe, originali, straordinariamente evocative.
Oggi è anche la Giornata Mondiale del Libro e in tanti stanno in diversi modi lanciando messaggi di promozione della lettura attraverso l’hashtag‪ #‎IoLeggoPerchè‬.
Marianna, per il suo compleanno, ha scelto di fare a tutti un regalo: poter condividere una delle sue opere, quella che preferiamo, raccontando perché la amiamo così tanto (e sperando di vincere l’originale autografato!).
Io ho scelto di mettere insieme la ricorrenza del suo compleanno con la Giornata del Libro andando a ritrovare il “Lettore Orgoglioso” che Marianna ha ideato per i volontari di una delle esperienze riminesi alla quale sono più affezionata: Mare di Libri. Come ha scritto proprio oggi la mia amica Diletta, la lettura è un mediatore prezioso attraverso cui veicolare messaggi educativi importanti. Noi operatori del sociale non possiamo dimenticarcelo. E, soprattutto, per avere qualcosa da dire agli altri c’è bisogno ogni giorno di arricchirsi, nutrirsi e, in fin dei conti, educarsi. E quale miglior educatore di un buon libro?
Dunque: Io leggo perchè senza libri non potrei essere nè fare e, forse, neppure educare.

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#DIRITTIALFUTUROTOUR. A RIMINI CON IL GARANTE NAZIONALE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

10422109_438113589677071_551310592522563661_nDiritti al futuro tour. Una piccola grande Italia da raccontare. Dieci tappe in giro per l’Italia in cerca di «buone pratiche» per far girare informazioni, energia, speranza. E’ questo lo spirito del Tour promosso dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza(tour.garanteinfanzia.org) e che è stato inaugurato il 15 Febbraio all’Aquila e si prolungherà fino alla fine di Marzo. La quarta tappa del tour ha toccato lo scorso 24 Febbraio la città di Rimini dove il Garante Vincenzo Spadafora ha incontrato i ragazzi e i volontari di “Mare di Libri”, Festival dei ragazzi che leggono (www.maredilibri.it) e a seguire l’Associazione Agevolando (www.agevolando.org), al Centro Giovani “RM25”.

L’incontro con “Mare di Libri” si svolge al Museo della Città alla presenza anche dell’Assessore alla Cultura Massimo Pulini. È un incontro nato in maniera molto speciale. Viola, 16 anni, legge su Facebook che il Garante è in cerca di “buone notizie” che riguardino i bambini e gli adolescenti per incontrare realtà significative del territorio nazionale. Viola è da ormai 5 anni volontaria del Festival, un’esperienza che la rende molto orgogliosa. Decide di scrivere al Garante per invitarlo ad incontrare lei e gli altri ragazzi che organizzano il Festival e lui accetta subito il suo invito.

Davanti a un folto gruppo di adolescenti con le loro felpe blu e ai genitori e responsabili adulti del Festival che li accompagnano, Viola e Elena raccontano in maniera appassionata il loro amore per la lettura e Elena esprime anche la sua rabbia: “Siamo stanchi di sentire mass-media e adulti che descrivono la nostra generazione come superficiale, disinteressata ai libri e alla cultura, incapace di impegnarsi. La realtà di Mare di Libri, organizzata quasi totalmente da noi ragazzi, dimostra che gli adolescenti italiani hanno molto da dire e da offrire”.

Il Garante rimane piacevolmente colpito da questa realtà così unica nel panorama nazionale e si impegna a sostenere il Festival e a farlo conoscere affinchè sia un evento sempre più partecipato e coinvolgente, a partire dalla prossima edizione che si svolgerà a Rimini il 12-13-14 Giugno.

Dal Museo della Città ci si sposta al Centro Giovani “RM25”, dove il Garante incontra i ragazzi e i volontari dell’Associazione Agevolando. Ci racconta questo momento una delle protagoniste, Adina Jujic, socia di Agevolando Ferrara e del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna:

Un momento davvero significativo l’incontro a Rimini tra Agevolando (che propone servizi ai ragazzi neomaggiorenni, vissuti fuori dal contesto famigliare, il sostegno necessario per diventare autonomi) e il Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora. Lo scambio di opinioni, idee e realtà differenti è stato incredibile:si percepiva l’impegno e la passione di chi portava le testimonianze, gli obiettivi raggiunti dai progetti, e di chi ne prendeva atto. Sono stati ricordati molti dei bisogni dei ragazzi, ospiti di comunità, riassunti il più fedelmente possibile nelle dieci Raccomandazioni del Care Leavers Network (una rete costituita DA ragazzi ex ospiti di comunità, PER i ragazzi che sentono la necessità di dire la loro, esprimere il proprio punto di vista o segnalare un comportamento non corretto da parte del sistema che li circonda), che verrà ufficializzato il 28 marzo 2015 a Bologna. L’ascolto interessato e sincero da parte del Garante ha reso possibile l’instaurazione di un dialogo, un impegno reciproco che è diventato simbolo dell’inizio di un cambiamento. Il tutto amplificato da un ambiente intimo e confortevole, capace di trasmettere benessere ai presenti”.

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#LettoDaMe. Un elefante nella stanza di Susan Kreller

Con molto piacere ho recensito e proposto ai ragazzi di “Mare di Libri” (Festival dei Ragazzi che leggono) il libro “Un elefante nella stanza” di Susan Kreller, che affronta il delicato tema delle violenze sui minori in ambito familiare. Ecco qui:

Questo è un libro che vi farà arrabbiare. E che vi spingerà a farvi, inevitabilmente, molte domande.
Perché nessuno ascolta il grido d’aiuto di Masha?
Perché Max e Julia non si ribellano al loro papà, anche se violento?
Perché, anzi, Julia tende quasi a giustificare tutto quello che le accade?
Un elefante nella stanzaun_elefante_nella_stanza dell’autrice tedesca Susan Kreller è un libro difficile. È la storia di Masha che ha tredici anni e trascorre l’ennesima estate insieme ai nonni in un paesino della Germania. Masha sta rielaborando il dolore che prova per la morte di sua mamma, il suo papà è lontano… non solo fisicamente.
In un parco giochi conosce Max e Julia.
Due bambini insoliti, che subito la incuriosiscono.
E, poco alla volta, con un coraggio da grande scopre il loro segreto.
E decide di proteggerli e aiutarli.
Certo, combinando un bel pasticcio, ma facendo qualcosa anche contro l’indifferenza più totale degli adulti.
Le domande che vi porrete leggendo queste pagine sono le stesse che mi ritrovo a farmi quotidianamente nel mio lavoro, quando incontro bambini e ragazzi che vivono vicende familiari altrettanto difficili e drammatiche.
Se c’è una cosa che ho capito da queste situazioni è che risposte facili non esistono. Ho imparato a sospendere il giudizio, a cercare di approfondire, a guardare le cose da diversi punti di vista.
Con lo stesso atteggiamento credo che debba essere letto Un elefante nella stanza. Lasciandosi incuriosire… ma anche interpellare. Perché il libro è una storia di coraggio. Di generosità audace e totale gratuità. Di una ragazzina che a soli 13 anni ha deciso di schierarsi e scegliere da che parte stare.
Nessuno degli adulti del libro fa una bella figura. Per questo motivo è un libro che farà bene anche a noi grandi, per ricordarci quante volte siamo disattenti e superficiali, quanto spesso ci rassegniamo al perbenismo e al silenzio.
Masha ci insegna invece che non ci sono giustificazioni, che non possiamo fingere che l’elefante nella stanza non esista, che i problemi non vanno nascosti ma affrontati anche quando mettono in discussione le nostre sicurezze, che chi è vittima di violenza spesso non riesce ad uscirne da solo ma ha bisogno di qualcuno capace di infondergli coraggio.
Leggere o regalare questo libro vi aiuterà a ricordarlo.

Silvia Sanchini

Susan Kreller, Un elefante nella stanza, Il Castoro
Età di lettura consigliata: dagli 11 anni

In: http://www.maredilibri.it/news/notizie/un-elefante-nella-stanza/

Diritti al futuro

10995817_10206037602366299_6387657668718654679_nDi questa giornata con l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora qui nella nostra città, a Rimini, porto a casa Viola e Elena, e il loro amore per la lettura. La loro freschezza, positività, l’impegno condiviso con tanti altri adolescenti per una realtà preziosa come quella di Mare di Libri. Porto a casa l’immagine di adulti capaci di dare fiducia e anche di mettersi da parte, perchè qualcun altro possa crescere e brillare. E ancora: il Garante che tiene in tasca il bigliettino di Ilaria, e in quel biglietto c’è non solo racchiusa una richiesta, ma una speranza. Porto a casa la bellezza di condividere passi, sentieri, relazioni, creando sinergie anche insolite o inaspettate. Porto a casa l’autentica passione educativa di tanti (colleghi, amici) che offrono il loro supporto a cause difficili, che ogni giorno si mettono in discussione, capaci di dare spesso senza riserve. Porto a casa il sorriso dei ragazzi di RadioKreattiva Bari che si esprimono, si informano, fanno domande, raccontano. Porto a casa alcune frasi: “Speriamo che le cose cambino davvero”, “Non dovete sentirvi soli”, “Il futuro a volte mi fa paura”. Porto a casa il pensiero di quel dolore e quella preoccupazione che “la sera pesano quando appoggi la testa al cuscino” e il desiderio di allievare un po’quella pesantezza. Porto a casa la fatica e la complessità dei processi partecipativi, ma anche la loro opportunità e il loro valore. Porto a casa la consapevolezza che esperienze come quelle di Agevolando, nella loro fragilità, non sono solo utili, ma necessarie ed insostituibili. Andremo forse ancora e sempre “in direzione ostinata e contraria”, ma lo faremo insieme. E oggi con un po’di forza in più.

Un mare di scrittura: intervista a Fabio Geda

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Da una laurea in marketing a educatore per una comunità per minori a scrittore di successo. Un percorso inedito e affascinante che ha segnato la vita di Fabio Geda, che abbiamo avuto il piacere e la fortuna di incontrare nell’ambito del Festival “Mare di Libri” lo scorso 14 Giugno a Rimini, al Teatro degli Atti, prima della sua partecipazione allo spettacolo: “Viaggio nel Mediterraneo: da Ulisse ai migranti di Lampedusa”.

Torinese, classe 1972, vive tuttora a Torino ma gira il mondo insieme ai suoi libri.

Un romanzo d’esordio nel 2007 (Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani) e poi nel 2010 il vero boom con un racconto che è diventato ormai un classico della lettura per ragazzi e non solo: Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari (Dalai 2010), la storia dell’incredibile viaggio di un ragazzino afghano per raggiungere l’Italia e ottenere lo status di rifugiato politico. Un libro che ha fatto il giro del mondo e che è stato tradotto in oltre trenta paesi.

Oltre a scrivere romanzi, Geda collabora come giornalista de “La Stampa” e con la Scuola Holden di Torino.
La sua ultima fatica letteraria, Se la vita che salvi è la tua, è stata da poco pubblicata per Einaudi.

Da una laurea in Marketing alla scelta di lavorare come educatore…come è avvenuto questo deciso cambio di rotta?
Sicuramente c’è stata una componente vocazionale molto forte. Nella mia storia personale c’era stata sia l’esperienza dello scoutismo che quella come obiettore di coscienza con i Salesiani ed entrambe hanno fortemente segnato la mia formazione e la mia sensibilità. La laurea in marketing è stata una parentesi, ma in realtà la curiosità che avevo per il lavoro educativo era sempre molto forte. L’impatto con il lavoro nel quartiere San Salvario, una zona della città di Torino con una forte presenza di immigrati, è stato decisivo. Sentivo dentro di me una vera e propria fiamma che mi spingeva ad occuparmi dei più deboli, una fiamma su cui più volte, però, credo che la società abbia soffiato affinchè si spegnesse. Se penso infatti alla mia motivazione e al mio entusiasmo non posso però negare anche le frustrazioni, le fatiche, i problemi con cui quotidianamente deve scontrarsi chi lavora in ambito educativo e sociale.

Sempre in quel periodo hai lavorato anche in una comunità per minori, esperienza che hai raccontato nel romanzo L’esatta sequenza dei gesti (Instar 2008) …
Sì e anche di quel periodo durato dieci anni ho ricordi ambivalenti. Da un lato una grande passione e la bellezza delle relazioni educative che si instaurano con i ragazzi, tutti giovani con percorsi familiari e personali molto difficili alle spalle. Dall’altro lato però anche una profonda frustrazione, quasi un senso di martirio per una professione che deve affrontare tutta una serie inenarrabile di fatiche: dallo scarso riconoscimento sociale alla mancanza cronica di soldi, fino alla spiacevole sensazione che il proprio punto di vista non sia mai tenuto in considerazione perché poi, alla resa dei conti, sono i Tribunali e i Servizi sociali a prendere le decisioni importanti, come se l’educatore (che dei ragazzi vive la quotidianità) fosse l’anello più debole della filiera educativa. E questo causa malessere, un forte turn over degli operatori che lavorano all’interno di queste strutture e che è davvero deleterio perché rende più difficile favorire il senso di appartenenza e costruire qualcosa di solido. Insomma ho sperimentato sulla mia pelle come quella fiamma forte che sentivo dentro di me doveva essere tenuta accesa contro tutto e contro tutti e non era sempre facile resistere.

E la passione per la scrittura, invece, come l’hai scoperta?
Ho sempre scritto, tanto, in particolare narrativa e romanzi. È la cosa che sentivo di fare meglio. Il vero giro di boa è stato però nel momento in cui mi sono reso conto che le storie dei miei ragazzi potevo non solo viverle ma anche raccontarle. Il mio modo di prendermi cura di loro è diventato allora quello di parlare delle loro storie affrontando temi di cui in Italia la letteratura parla ancora poco. La svolta è stato naturalmente l’incontro con un giovane come Enaiatollah e la possibilità di raccontare la sua vicenda nel libro Nel mare ci sono i coccodrilli.

Il tuo ultimo romanzo, Se la vita che salvi è la tua, come è nato e di cosa racconta?
In realtà è una storia molto diversa dalle precedenti. Prima al centro dei miei romanzi c’erano sempre gli adolescenti, oggi non sono più un educatore ed è più difficile parlare di loro ma per fortuna la mia curiosità è sufficiente a elaborare storie nuove. Nonostante le differenze con i precedenti romanzi, Se la vita che salvi è la tua tratta però di alcuni temi ricorrenti nelle mie opere: il tema dell’identità e delle relazioni, il tema del viaggio (o, meglio, della fuga) e il tema dell’educazione intesa come sguardo al futuro. Il libro infatti è la storia di un insegnante precario che fugge a New York per una vacanza solitaria che si trasforma invece in un’esperienza dove scoprire le miserie dell’umanità e al tempo stesso la sua ricchezza e dove rimettere in discussione ogni scelta, per ritrovare se stessi.

Del tuo impegno educativo e sociale, oggi, cosa rimane?
Prima avevo un’idea molto “local” dell’impegno sociale, ero convinto di dover combattere per il posto in cui vivevo rimanendo legato a quel luogo. Oggi invece ho un pensiero più globale, viaggio dietro ai miei libri…pur continuando a considerare Torino casa mia. Il mio impegno sociale è soprattutto un impegno intellettuale e culturale, un impegno a costruire reti e sinergie positive. E poi c’è un’idea di fondo che ancora mi disturba moltissimo: l’idea che se facciamo del bene non possiamo guadagnare. L’assurdo pregiudizio che chi lavora in campo sociale debba essere un martire votato alla causa senza alcuna soddisfazione e gratificazione. Mi viene in mente il libro “I buoni” di Luca Rastelli o una recente conferenza di Dan Pallotta dal titolo: “The way we think about charity is dead wrong”. E’ un paradosso: se costruisco videogiochi o cellulari e guadagno milioni di dollari finisco sulla copertina del Times, se guadagno soldi magari per aver inventato un vaccino o risolto un problema sociale vengo considerato un disgraziato, che specula sulle sfortune altrui. Io credo che dobbiamo superare questo dualismo e l’idea che il lavoro sociale non debba essere riconosciuto anche economicamente se vogliamo davvero cambiare il mondo attraverso l’azione di quelle persone che, silenziosamente e coraggiosamente, ogni giorno dedicano la loro vita agli altri.

Silvia Sanchini
Nella foto Fabio Geda e Enaiatollah Akbari

Leggere a Rimini è un’altra storia

mare_di_libri_2014.jpgSi è conclusa la settima edizione del Festival di letteratura per ragazzi “Mare di Libri” e anche quest’anno il bilancio dell’evento è ampiamente positivo. Positiva la partecipazione del pubblico e della cittadinanza, straordinario l’impegno dei giovanissimi volontari, molto alta la qualità degli ospiti e degli autori presenti.

Lo scorso 13, 14 e 15 Giugno Rimini si è colorata di arancione e blu, i colori del Festival, e di quelle t-shirt bianche e blu indossate dai volontari che come operose formichine hanno lavorato incessantemente per la buona riuscita dell’evento coordinati dallo staff degli adulti.

Un Festival nato a marzo 2008 dalla volontà delle librarie di Viale dei Ciliegi 17 che hanno poi dato vita all’Associazione culturale Mare di Libri: “un manipolo di folli lettori con tanto entusiasmo e fiducia nelle giovani generazioni” (così si definiscono).

Il Festival si è aperto al Museo della Città con le parole del Sindaco Andrea Gnassi e dell’Assessore alla cultura Massimo Pulini ma soprattutto con tre storie: quella di Malala, Samia e Selene. Tre ragazze con sogni luminosissimi raccontati dalle penne di Carlo Annese, Viviana Mazza e Giuseppe Catozzella, neo vincitore del Premio Strega giovani.

Tra gli ospiti illustri delle tre giornate anche Eraldo Affinati, autore di libri molto amati dal giovane pubblico come La città dei ragazzi e Elogio del ripetente, Michela Murgia che quest’anno è stata invitata a rivisitare i personaggi delle opere di J. R. R. Tolkien in una chiave inedita, e poi ancora Francesco D’Adamo, Antonio Ferrara, Licia Troisi e l’attesissimo Stefano Benni che ha incantato e divertito oltre trecento lettori in uno degli eventi conclusivi del Festival.

Ma non solo ospiti italiani, presenti anche autori di fama internazionale come Albert Espinosa, autore di Braccialetti rossi, il libro che ha commosso tanti lettori e che ha ispirato l’omonima fiction televisiva di successo.

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I libri, una finestra sul mondo. Intervista a Alice Bigli

Per il numero n.4 di Aprile della rivista “Segno” ho intervistato Alice Bigli, libraia riminese e presidente del Festival di letteratura per ragazzi “Mare di Libri“.

DSC_0130Se Alice è uno dei personaggi più famosi della letteratura per ragazzi, non è forse un caso che anche lei abbia scelto di dedicare le sue energie e il suo talento a tutto quello che riguarda il mondo dei libri per i più giovani. Alice Bigli è nata a Varese 36 anni fa, ha una laurea in Scienze dell’Educazione e oggi vive a Rimini dove fa la libraria a Viale dei Ciliegi 17, un posto incantevole e accogliente dove perdersi tra libri, fumetti e giocattoli. Si dedica inoltre ad attività formative e di promozione alla lettura e, un po’ per caso (ma forse no), ha dato vita al primo festival in Italia di letteratura per ragazzi: “Mare di Libri. Festival dei ragazzi che leggono”, un evento che ogni anno riunisce tanti studenti della provincia di Rimini e non solo.

Com’è nata l’idea di “Mare di Libri” e qual è il suo specifico?

“Mare di Libri” è un’idea nata ormai sei anni e mezzo fa in maniera quasi informale. Da tempo pensavo alla necessità di colmare un vuoto che esisteva in Italia. Esistevano infatti diversi eventi ed esperienze dedicate alla lettura per l’infanzia, ma nulla di specifico per pre-adolescenti e adolescenti. L’idea mi stimolava ma mi faceva anche paura, pensavo di non avere le forze per riuscirci, ma ho avuto la grande fortuna di ricevere l’incoraggiamento di Beatrice Masini, che allora era l’editor responsabile del settore ragazzi di Rizzoli. Da quel momento “Mare di Libri” è diventato realtà, e oggi il Festival si appresta a vivere la sua settima edizione.

E’ spesso opinione comune che i giovani leggano poco e non si appassionino al volontariato. Qual è invece la sua esperienza?

Gli adolescenti sono i più forti lettori in Italia, basta leggere i dati Istat. Se è vero, infatti, che purtroppo in Italia si legge poco e male, i ragazzi superano di gran lunga gli adulti come lettori. Per quanto riguarda il volontariato giovanile, “Mare di Libri” è un Festival che vive proprio grazie all’impegno dei ragazzi e di un piccolo staff di adulti che li supporta. Per questo, alla luce della mia esperienza e non solo, penso che questa sia davvero una generazione “calunniata” dall’opinione pubblica e da alcuni media. Si è creato un racconto collettivo distorto rispetto alla realtà di questa generazione che non è affatto così disimpegnata e vuota come spesso vogliono farci credere.

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Andata e ritorno.

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Tra gli eventi in programma nella ricca edizione 2013 del Festival di Letteratura per ragazzi “Mare di Libri”, vero e proprio fiore all’occhiello della nostra città, un incontro sarà dedicato al tema del viaggio e alle storie di giovani migranti attraverso la presentazione di due libri. Il primo, Storia di Ismael che ha attraversato il mare di Francesco D’Adamo, è la storia di un ragazzo metà beduino e metà berbero che a soli 15 anni decide di “attraversare il mare” per raggiungere l’Italia per “comprarsi un’altra vita”. Yusdra e la città della sapienza, di Daniela Morelli, è invece la storia di un viaggio per ritornare alle origini intrapreso da una ragazzina marocchina che approfitta di una gita scolastica a Genova per imbarcarsi e riscoprire il suo paese. Due viaggi in opposte direzioni ma che hanno in comune l’essere narrati entrambi da due giovani alle prese con la loro identità e le loro speranze per il futuro. L’incontro, che si svolgerà venerdì 14 giugno p.v. alle ore 16.30 nella Sala Civica del Palazzo del Podestà di Rimini, sarà presentato da Simonetta Bitasi, lettrice “ambulante” di professione e impegnata in numerose attività di promozione alla lettura, ma sarà anche preceduto dalla voce di due giovani che, come i protagonisti dei romanzi, due anni fa hanno lasciato il loro paese, l’Egitto, per raggiungere il nostro paese e in particolare la nostra città. Entrambi sono oggi ospiti di due comunità per minori della Fondazione San Giuseppe e frequentano un corso di formazione professionale alla Fondazione Enaip S. Zavatta per prepararsi al lavoro. Sarà un’occasione sicuramente bella non solo per ascoltare affascinanti ma spesso anche drammatiche storie di viaggio, ma soprattutto per affrontare il tema delle migrazioni dall’inedito punto di vista dei più giovani.

Per prenotarsi e partecipare a questo incontro e consultare il programma completo del Festival: www.maredilibri.it