17 Aprile…tutti a scuola di speranza con Chiara SCARDICCHIO

17-4-2015 Incontro con Chiara ScardicchioL’Azione Cattolica della Parrocchia Nostra Signora di Fatima di Rivabella di Rimini e la Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS promuovono l’incontro pubblico: “A scuola di speranza. Da Jovanotti a Don Tonino Bello, una storia di resurrezione”.

L’incontro si svolgerà Venerdì 17 Aprile p.v. alle ore 20.45 nel Teatro della Parrocchia di Rivabella (via Coletti 174 – Rimini). Interverrà ANTONIA CHIARA SCARDICCHIO, formatrice e ricercatrice dell’Università degli studi di Foggia, esperta di narrazione autobiografica, e mamma di Serena, una bimba speciale affetta da autismo.

Nell’incontro verrà presentata la nuova edizione ampliata del libro “Madri…voglio vederti danzare” (NFC Edizioni, 2015 http://www.agenzianfc.com/shop/madri-1) che racconta la storia di Chiara e Serena anche grazie al contributo di Antonella Chiadini, Mariangela Taccogna e Alessandra Erriquez e attraverso le fotografie di Giovanni Ventura, le illustrazioni di Patrizia Casadei e le opere dell’artista Angela Micheli.

“Madri è un libro che parla di autismo e del mio rapporto con mia figlia Serena, ma non solo”spiega Chiara Scardicchio. “È la storia di chiunque si trovi a vivere una situazione di fatica e sofferenza e invece di cedere il passo alla disperazione, sceglie di rialzarsi in piedi e ricominciare. Solo così la disgrazia può trasformarsi in grazia, il dolore in speranza. La felicità infatti non consiste nell’assenza di pesi o di dolore ma nella loro trasformazione”.

La proposta di questa serata è nata dall’incontro tra la sensibilità educativa dell’Azione Cattolica, che da alcuni anni promuove incontri di formazione su tematiche di attualità nella Parrocchia N.S. Di Fatima di Rivabella e l’attività della Fondazione San Giuseppe, da oltre cent’anni impegnata nella promozione di una positiva cultura dell’infanzia e della maternità e che ha concretamente contributo alla pubblicazione del libro “Madri” per sostenere le spese del sostegno scolastico per Serena.

Nella serata verrà inoltre presentata l’iniziativa promossa dalla Editrice Meridiana: “Hope school”, la prima Scuola di Speranza italiana nata a Molfetta grazie all’iniziativa di un gruppo di professioniste nel settore editoria, comunicazione, ricerca, insegnamento e in particolare grazie al contributo della stessa Chiara Scardicchio, Direttrice scientifica della Scuola. Altre informazioni alla pagina http://www.edizionilameridiana.it/hopeschool/. Filosofia della scuola è che “la speranza non si può insegnare ma si può imparare”.

L’incontro di Venerdì 17 Aprile p.v. è gratuito e aperto a tutta la cittadinanza. Sarà seguito, nella mattinata di Sabato 18 Aprile p.v., da un laboratorio di formazione condotto dalla stessa Chiara Scardicchio: “Atelier bibiliografico tra Logica & Fantastica” al quale prenderanno parte gli operatori della Fondazione San Giuseppe e della Cooperativa Sociale “Il Millepiedi”.

Per saperne di più: http://www.sangiuseppe.org/news-eventi/a-scuola-di-speranza-incontro-con-chiara-scardicchio

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Un’Estate diversa per i giovani volontari del Treno della Grazia

treno_grazia.jpgDopo avere parlato dei giovanissimi volontari di “Mare di Libri” e dei giovani che hanno partecipato ai campi estivi dell’Associazione Libera sulle terre confiscate alle mafie, torniamo a raccontarvi di altri giovani riminesi che hanno scelto di vivere un’Estate diversa, all’insegna del volontariato.
Quarantuno ragazzi riminesi sono partiti infatti alla volta di Loreto lo scorso 20 Giugno per la XXVIII edizione del “Treno della Grazia”, promosso dall’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) dell’Emilia-Romagna, dall’Azione Cattolica Ragazzi della Diocesi di Rimini e dalla Commissione Regionale per le Famiglie. Si tratta principalmente di studenti delle scuole superiori riminesi e studenti universitari o giovani lavoratori che scelgono di partecipare a questo progetto: un po’ pellegrinaggio un po’ campo scuola – così lo definiscono gli organizzatori – un colorato viaggio di quattro giorni pensato per le famiglie e in particolare per i bambini, con una speciale attenzione dei bisogni di ciascuno.

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Sara Barraco, una vita per il volontariato

Perché si realizzino progetti grandiosi, quasi sempre è necessaria la presenza dietro le quinte di persone che lavorano silenziosamente e quotidianamente per attuarli. Sara Barraco è una di queste. Settantanove anni e una vitalità straordinaria, non ama apparire né i giri di parole ma ha tante cose da raccontare. Nella sua vita Sara Barraco è stata davvero una pioniera e ha portato avanti molti progetti nel campo del sociale e del volontariato. Da tredici anni collabora con la Caritas Diocesana, in qualità di responsabile del progetto “Operazione cuore”. Ma basta mettersi in ascolto per accorgersi delle tante storie di cui è testimone…

Innanzitutto, come è arrivata a Rimini dalla Sicilia?
Sono nata in provincia di Trapani, ho ricordo bellissimi della mia terra. Ero delegata delle Beniamine nell’Azione Cattolica ma avevo nel cuore anche un altro grande sogno: partire per l’Africa come missionaria. In seguito posso dire che, anche se non ho realizzato questo sogno, è stata l’Africa a trovarmi e a venire da me! Tornando alla mia giovinezza, a 21 anni circa ho capito che volevo fare della mia vita un dono totale agli altri. E così sono entrata in un istituto scolare e mi sono trasferita a Verona. A Rimini sono arrivata qualche anno dopo per gestire una “Casa di riabilitazione”.

Una “Casa di riabilitazione”, di cosa si trattava esattamente?
Pensate al contesto storico in cui quella casa aveva preso vita. Era il 1963 ed era in vigore da pochi anni la Legge Merlin. La casa aveva il compito di accogliere proprio ex prostitute o ragazze con problematiche sociali e familiari. In quel periodo nella casa vivevano circa 18/19 ragazze. È stato un periodo bellissimo per me perché ho creduto veramente tanto in questo progetto e in quelle ragazze. Giravo per Rimini come una trottola per trovare lavoro per loro e aziende che si assumessero il rischio di assumerle, garantivo io per loro. Mi ricordo in particolare la sensibilità di un imprenditore, Vittorio Taddei, che ha aiutato tante di queste ragazze a realizzarsi.

E in seguito?
In seguito cominciò ad emergere anche il problema della tossicodipendenza in modo sempre più dirompente. Così mi venne chiesto di collaborare con Don Oreste Benzi a un progetto per tossicodipendenti al Centro “San Facondino” e in una casa-famiglia, esperienze in cui ho conosciuto anche l’Associazione Papa Giovanni XXIII e in particolare Giorgio Pollastri e Don Nevio Faitanini. Successivamente sono stata sedici anni a Cesena dove ho lavorato in una struttura di accoglienza per ragazzi e adulti disabili. Insomma, non mi sono mai fatta mancare niente…

Poi è arrivata la Caritas…
Quando sono tornata a Rimini, ho cominciato la mia collaborazione con la Caritas diocesana. Non sapevo niente dell’Operazione Cuore, è stato Don Luigi Ricci a suggerirmi di conoscere Marilena Pesaresi e così ho scoperto questa realtà che oggi è davvero la mia vita. In questi anni abbiamo accolto a Rimini più di 200 bambini provenienti dall’Africa e che necessitavano di cure ospedaliere, in particolare cardiologiche. Questi bambini, che spesso sono piccolissimi e quindi arrivano insieme alle loro mamme, vengono accolti dalle famiglie riminesi. Sono circa una quarantina le famiglie attualmente coinvolte in questo progetto.

Il suo lavoro come responsabile di “Operazione cuore” nello specifico in cosa consiste?
L’Operazione Cuore si prende cura di questi bambini e delle loro mamme a trecentosessanta gradi: dall’arrivo in aeroporto alla partenza, dagli aspetti sanitari fino alle pratiche burocratiche necessarie per i permessi di soggiorno. Io sono il loro tramite con la realtà italiana, in particolare per tutto ciò che concerne i rapporti con i medici e il personale ospedaliero. E poi mi prendo cura delle famiglie riminesi che accolgono i bimbi, visitandole, accompagnandole e sostenendole. Mi riempie di stupore, ogni volta, assistere alla trasformazione dei bimbi che accogliamo. Arrivano in Italia che sembrano piccoli coniglietti impauriti e ritornano nel loro paese non solo, spesso, guariti ma completamente trasformati e più forti. Questo per me è il miracolo più grande. E sono orgogliosa di sentirmi un po’come una zia adottiva per tutti questi bimbi.

Dove ha trovato in questi anni e dove trova tuttora la forza per realizzare progetti così importanti?
Innanzitutto nel mio rapporto con Dio. Da quando ho fatto la scelta di consacrarmi non ho più posseduto nulla, eppure il Signore nella mia vita non mi ha mai fatto mancare niente. E poi la mia forza sono le persone che incontro. Non mi piace parlare di poveri, ma piuttosto di persone e dell’esigenza, come ci ricorda quasi quotidianamente anche Papa Francesco, di fare in modo che ciascuno possa ritrovare la propria dignità e piena umanità. Alla fine di tutto è questa la cosa più importante.

Silvia Sanchini

Operazione Cuore cerca famiglie per accoglienza

“Operazione cuore” cura i rapporti con la missione presso l’Ospedale Luisa Guidotti di Mutoko nello Zimbabwe, dove dal 1963 opera la dottoressa riminese Marilena Pesaresi. Grazie a questo progetto si offre la possibilità a bambini e a ragazzi africani, affetti da gravi cardiopatie, di giungere in Italia per essere sottoposti a interventi cardiochirurgici presso l’ospedale Sant’Orsola di Bologna.
A metà marzo arriveranno 4 bambini e siamo alla ricerca di famiglie disponibili ad accoglierli, insieme alle loro mamme, per il periodo pre e post intervento al cuore. Si tratta di una femminuccia di 2 anni, un maschietto di 9 anni, un altro bimbo di 10 anni e uno un po’ più grandicello di 13 anni.
È necessario reperire fondi per gli esami clinici da fare in Africa, per il viaggio, per l’assistenza e i medicinali.

Per informazioni e offerte:
CARITAS DIOCESANA: Via Madonna della Scala, 7
Rimini – Tel.0541.26040 Fax 0541.24826.
Chiedere di Sara.

Sito internet: www.caritas.rimini.it
E-mail: caritas@caritas.rimini.it

Mare, riportami l’amore della mia anima…

Oggi non c’è spazio per le parole. Oggi è il giorno del silenzio, del dolore, della preghiera e – come ha detto Papa Francesco – della vergogna.

E siccome parole giuste non esistono (o almeno io non le trovo) uso le parole che ho trovato nello straordinario blog Fortress Europe. Sono le parole di Tesfay Mehari, un famoso cantante eritreo, che dedica questo pezzo alla donna che ha perso nei mari d’Italia.

“Mare, dentro di te sta il mio amore.
Hai preso la sua anima e il suo cuore.
Mare, riportala a riva, fammi parlare di nuovo con lei.
Cercala ovunque, trovala, fallo per me.
Mare riportami l’amore della mia anima
Insieme ai suoi compagni pellegrini di questo destino.
Creature del mare, siete voi gli unici testimoni di questa storia
E allora ditemi: quali sono state le sue ultime parole prima di partire
Mare!
Non sei tu il mare? E allora rispondimi!”

Qui il video della canzone: https://www.youtube.com/watch?v=p3wXv0oQZlk

E qui le parole di qualcuno che in questi giorni è riuscito a esprimere al meglio lo sgomento e la rabbia per quanto accade:

“Lampedusa, i veri drammi e il teatrino della politica” di Marco Iasevoli nel portale dell’Azione Cattolica

“Il cimitero Lampedusa e la fiera delle banalità” dal blog “Buongiorno Africa”

Addio Margherita

La scomparsa di Margherita Hack mi riempie di malinconia. E’stata una donna straordinaria, un modello nello studio e nella vita, di quelli di cui l’Italia e tutti noi abbiamo davvero bisogno. Ho avuto il grande privilegio di intervistarla insieme alla mia amica Ada per il libro che ho curato per l’editrice AVE: “Io farò, io sarò. Viaggio curioso nel mondo delle professioni“. Ecco un estratto dell’intervista.

Come hai scoperto la passione per la scienza, e in particolare per l’astrofisica?

Ho sempre avuto una predilezione per le materie scientifiche e soprattutto per la fisica sin dai tempi della scuola…nonostante un anno sia stata rimandata in matematica! Ho sempre fatto il mio dovere a scuola ma non sono mai stata la prima della classe. L’amore per lo studio e la ricerca li ho scoperti in seguito. Terminato il Liceo classico mi sono infatti iscritta alla Facoltà di Lettere…ho resistito appena un’ora. Ho capito che la mia vera passione era la fisica e mi sono trasferita alla Facoltà di Fisica dell’Università di Firenze. Qui tra osservazioni, telescopi, lastre e montagne di libri…ho capito davvero cosa voleva dire fare ricerca e che mi sarebbe piaciuto fare proprio questo nella vita. Mi sono laureata con una tesi in astrofisica grazie al giovane assistente Mario Gerolamo Fracastoro, molto disponibile ed entusiasta…anche perché ero la sua prima tesista!

Essere donna ha influito sul tuo percorso professionale?

Non credo. Certo, fino a qualche tempo fa, esisteva un pregiudizio nei confronti delle donne, si pensava che fossero più portate per le materie umanistiche piuttosto che per quelle scientifiche. Niente di più falso, era infatti solo un problema di accesso agli studi (liceali e universitari) che per tanto tempo è stato loro negato. Oggi invece sempre più donne possono emergere in questo campo, basti pensare che oltre la metà dei ricercatori sono donne.

A questo proposito, il tema della ricerca è molto attuale oggi in Italia. Pensi che ci siano reali opportunità per i giovani di impegnarsi in questo campo?

Purtroppo da parte di chi ci governa c’è troppa poca cultura in questo senso. Non ci si rende conto dell’importanza della ricerca. Si parla tanto di innovazione per poi fare tagli sempre più ingenti alla scuola e all’università, un vero controsenso. Fare ricerca oggi in Italia è diventato davvero difficile, anche gli stipendi dei ricercatori sono molto miseri rispetto agli altri paesi europei.

Cosa pensi dei giovani di oggi? Hai qualche consiglio da dare per appassionarli allo studio della scienza?

Penso che i ragazzi di oggi non siano né migliori né peggiori di un tempo. La gioventù è sempre la stessa. Io ho molta fiducia nei giovani. Bisogna educarli a seguire le proprie passioni, le proprie inclinazioni, i propri interessi personali… e soprattutto far scoprire loro che la scienza può essere anche una cosa piacevole e divertente.

Ada Serra e Silvia Sanchini

Qui la versione integrale: http://www.editriceave.it/catalogo/news/416/

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Foto Repubblica.it