Live dal “Festival Francescano”. Terzo giorno giorno

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“Per sperare partirò”.

È una delle frasi che si legge sul wall “Appunti di viaggio” in piazza Tre Martiri, uno spazio dedicato ai partecipanti al Festival per lasciare pensieri, immagini, suggestioni. È una frase di Padre Daniele Badiali, sacerdote e missionario faentino, ucciso in Perù nel 1997.

Se partire è sinonimo di speranza, non vi è dubbio che questa quinta edizione del Festival Francescano abbia lasciato un messaggio di speranza nel cuore di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di parteciparvi.

In questa ultima giornata di eventi il meteo non ha purtroppo assistito l’organizzazione, ma la macchina del Festival non si è affatto fermata.

La mattinata si è aperta con la Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Francesco Lambiasi, seguita dall’incontro con Fra Egidio Canil, incentrato sulla figura di Sant’Antonio da Padova.

Molto atteso anche l’appuntamento nel pomeriggio con Padre Raniero Cantalamessa, francescano tra i più noti, e la tavola rotonda: “Stranieri con Dio”, sul tema dell’ospitalità nelle tre religioni monoteiste raccontate da Khaled Fouad Allam, Piero Stefani e padre Claudio Monge moderati dal vaticanista Aldo Maria Valli.

Hanno poi rallegrato i più piccoli le voci bianche del Coro dell’Antoniano di Bologna. E nella Sala del Giudizio del Museo di Rimini, Syusy Blady ha incantato e divertito la platea raccontando e mostrando le immagini più belle della sua esperienza di “turista per caso” in giro per il mondo con uno sguardo sempre curioso e divertito. Ad accompagnarla le note dei Duende.

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Per chi avesse già nostalgia del clima e degli appuntamenti del Festival, ci sarà l’opportunità ancora fino al 3 Novembre di gustarne l’atmosfera visitando le sei mostre dedicate ad arte e spiritualità allestite presso Castel Sismondo volte a raccontare il viaggio come pellegrinaggio, fuga ed esperienza di condivisione, con artisti come Burri e Guercino.

Scendere in piazza, incontrare la gente, uscire dall’autoreferenzialità, diffondere la semplicità e la freschezza del messaggio di San Francesco d’Assisi erano tra i principali obiettivi del Festival Francescano sin da quando nel 2009 nacque dall’idea di un frate cappuccino, Padre Giordano Ferri, ed è diventato oggi un evento sempre più di portata nazionale. L’obiettivo è sicuramente raggiunto, ma la gioia e la bellezza di queste giornate non saranno sufficienti se rimarranno circoscritte al momento presente. Per questo la vera sfida del Festival è quella di trasformare chi vi partecipa, rinnovare l’impegno e la responsabilità di tutti, svolgere un’azione culturale e politica (nel senso più alto del termine) anche nella quotidianità. Con lo stesso spirito autentico e sereno che abbiamo avuto la fortuna di assaporare in questi giorni.

Al Movimento Francescano, agli organizzatori, ai collaboratori e ai volontari va dunque la più sincera gratitudine per queste giornate e, sin da ora, un arrivederci al prossimo anno perché…ebbene sì, il Festival tornerà a Rimini con la sua carica di energia positiva, vitalità ed entusiasmo!

Silvia Sanchini

Foto: Un’immagine del Wall “Appunti di viaggio”, Syusy Blady e i Duende

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Live dal “Festival Francescano”. Secondo giorno

Ho ancora in corpo l’adrenalina per l’evento che ha concluso questa seconda, intensa, giornata del Festival Francescano. Le note di Francesco De Gregori, a partire dall’album del 2012 “Sulla strada” per poi rispolverare – per usare le sue parole – la “gioielleria” dei suoi classici sono state la colonna sonora di questa serata a base di musica e parole, incorniciate da un cielo stellato e da un clima quasi estivo al Castello malatestiano.

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Anche oggi un susseguirsi di appuntamenti, conferenze, dibattiti, laboratori, momenti di preghiera e spiritualità hanno riempito la giornata dei partecipanti al Festival e dei semplici curiosi che si aggirano tra gli stand del centro storico attirati dal clima gioioso che si respira. Tra i momenti clou della giornata, sicuramente l’appuntamento della mattina con Moni Ovadia che nel suo intervento ha riportato al cuore del tema del cammino: “Non c’è destinazione più alta che il cammino verso noi stessi che e’ in primo luogo il cammino verso l’altro”. E poi Maurizio Pallante e il dibattito sulla decrescita felice, Gabriella Ghermandi, Gloria Lisi, Margherita Boniver e Sabina Fadel protagoniste della tavola rotonda “Un mondo di migranti”, Andrea Bartali che ha raccontato la fede, l’impegno e la passione del padre Gino. E ancora: laboratori in piazza, lo spettacolo di Frate Mago, fast conference, musica, racconti e – ciliegina sulla torta – un messaggio di saluto e benedizione di Papa Francesco dedicato al Festival.

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Per la Fondazione San Giuseppe, oltre all’incontro con nuove classi per il laboratorio “Cine-racconti”, è stata anche l’occasione per parlare del tema giovani e viaggio a partire dal libro “Io farò, io sarò. Viaggio curioso nel mondo delle professioni” (Editrice Ave 2012) per poi soffermarsi sulle nostre attività e sulle storie dei giovani migranti che ogni giorno accogliamo nelle nostre comunità.

Infine la giornata è stata dedicata alla premiazione del “Contest fotografico #incammino”, rivolto ai ragazzi delle scuole medie superiori. 27 partecipanti, oltre 60 foto e 8 premiati: chi perché risultato il più votato sui social network, chi perché scelto da una giuria tecnica. Un bel gruppo di studenti che si è cimentato con impegno e creatività confrontandosi con il tema stimolante del viaggio attraverso il linguaggio della fotografia. Grazie a tutti per avere partecipato e appuntamento a domani per le ultime notizie dal Festival.

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Silvia Sanchini

Nella foto: Francesco De Gregori in concerto, Tavola rotonda “Un mondo di migranti”, Fratello sole e sorella luna di Liliana Quadrelli, le immagini del concorso fotografico #incammino

Live dal “Festival Francescano”. Primo giorno

Camminare per le vie del centro storico di Rimini in questi giorni è un’esperienza particolarmente interessante. Potrete infatti imbattervi in un sorridente esercito di religiosi e religiose con i tradizionali abiti marroni, sandali e cordoncini in vita. Ma potrete anche incontrare insieme a loro bambini, giovani e famiglie, visitare stand e mercatini, partecipare a conferenze e dibattiti fino a provare addirittura l’originale esperienza di fare “fitness spirituale” in compagnia delle Clarisse riminesi.

Per me la giornata inizia presto. Come Fondazione San Giuseppe insieme al Centro Giovani “RM25” e ai ragazzi dell’Associazione “Agevolando” proponiamo nell’ambito del Festival due attività didattiche per i ragazzi delle Scuole Medie Superiori. Tra fotografie, racconti, filmati, storie sul tema del viaggio e – ahimè – qualche intoppo tecnico incontriamo circa 120 ragazzi dell’Istituto Molari di Santarcangelo di Romagna, del Liceo Scientifico A. Einstein, del Liceo Classico e Linguistico G. Cesare Valgimigli. Sono con noi anche quattro ragazzi appena arrivati in Italia da Cina, Bolivia, Repubblica Dominicana, Argentina per un anno di studio grazie al progetto “Intercultura” e una giovane polacca in Italia con il progetto “Leonardo Da Vinci”, ai quali anche la Vicesindaco e Assessore alla scuola Gloria Lisi porta il suo saluto e in bocca al lupo. Insieme cerchiamo di scoprire i molti volti del viaggio: divertimento, avventura, ricerca di sé, viaggi disperati dei giovani che giungono in Italia perché nel loro paese di origine vivono situazioni drammatiche, viaggi di studio o formazione.

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Nel frattempo cominciano a pieno ritmo tutti gli appuntamenti del Festival: le conferenze (tra i relatori lo storico Franco Cardini, Paolo Martinelli, Fiorella Dallari, Giovanni Salonia, Oriano Granella), le attività didattiche rivolte alle scuole di ogni ordine e grado, le rappresentazioni teatrali, i workshop.

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Piazza Tre Martiri e via IV Novembre sono in fermento: al bellissimo colpo d’occhio dei gazebo e degli stand con tanti prodotti unici (la Fondazione San Giuseppe ha realizzato per il Festival con materiale di riciclo più di 400 “ecobracciali”) si uniscono inediti angoli speciali. C’è un apposito spazio con religiosi a disposizione per dialoghi o confessioni, al Tempietto di Sant’Antonio sono esposte le reliquie del Santo di Padova, il Wall “Appunti di viaggio” si arricchisce a poco a poco di pensieri e fotografie (noi lasciamo come contributo i due murales realizzati dall’artista Liliana Quadrelli nella mattinata con le foto dei ragazzi che hanno partecipato ai nostri laboratori), i relatori delle “fast conference” cercano di catturare l’attenzione della piazza con la loro esperienza e i loro racconti.

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Il Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi, non può mancare all’evento e conclude con un saluto sul Ponte dei Miracoli l’itinerario nei luoghi francescani della città di Rimini proposto nel pomeriggio agli appassionati camminatori.

Ultimo appuntamento della ricchissima prima giornata di Festival lo spettacolo con Gian Antonio Stella e la Compagnia delle Acque: “L’orda. Storie, canti e immagini di emigranti”. Immagini, musiche e racconti per ricordarci di “quando gli albanesi eravamo noi”.

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Preghiera, cultura, fraternità, scoperta…sono parole che riassumono bene questa prima giornata di Festival e mi unisco alle parole che oggi tante volte ho sentito ripetere: è bello vedere la nostra città così!

Silvia Sanchini

http://www.festivalfrancescano.it

Nelle foto: Due immagini dei laboratori della Fondazione San Giuseppe con le scuole superiori, l’artista Liliana Quadrelli all’opera, due immagini dalla Piazza, lo spettacolo di Gian Antonio Stella

Informazione e sentimenti nell’era di Facebook

579687_10151708821698505_1742183961_nChi si occupa di informazione – ancor di più chi come noi qui su Rimini Social desidera occuparsi di informazione sul sociale – è facile possa incappare in alcuni rischi. Quando parliamo di tematiche sociali sicuramente i rischi principali sono quello dell’autoreferenzialità e di un linguaggio per soli “addetti ai lavori”, ma anche il rischio di banalizzare il bene, di ridurlo a buone azioni prive di rilevanza culturale o politica o, infine, di scrivere in modo un po’ barboso, triste o retorico.
Ma, in generale, i rischi legati a una scorretta informazione sono tanti e, forse, aumentano anche perché si moltiplicano gli strumenti attraverso cui possiamo comunicare, con l’avvento dei social network che sono ormai divenuti un nuovo e interessante modo per trasmettere notizie. Ma poter comunicare più facilmente non è sempre sinonimo di relazioni.

Proprio a queste tematiche è stato dedicato lo scorso 20 settembre al Teatro Novelli l’incontro:”Informazione e sentimenti nell’era di Facebook”, promosso nell’ambito del BlogFest (un evento che riunisce, ogni anno, tutto ciò che in Italia gravita attorno alle community, che abbiano origine dai blog, da Facebook, da Twitter, dalle chat e dai forum e da qualsiasi altra forma sociale di comunicazione) e in occasione del ventennale del Corriere Romagna.
Sono intervenuti il sindaco di Rimini Andrea Gnassi e il Presidente della Provincia Stefano Vitali, il Direttore del Corriere Romagna Pietro Caricato, il Presidente della Cooperativa Editoriale Giornali Associati Luca Pavarotti, Pietro Caruso e la scrittrice Lia Celi per confrontarsi in un piacevole dibattito con due ospiti di eccezione, Mario Calabresi e Massimo Gramellini, di fronte a una platea numerosa, oltre 500 persone.

Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, non ha dubbi: una delle principali patologie del giornalismo italiano è il cinismo. Giornalisti stanchi di tutto, disincantati, che dimenticano che il ruolo del giornalismo è anche quello di offrire un punto di vista, dare un ordine di senso e di valore, un orizzonte. Soprattutto oggi che, grazie appunto ai nuovi strumenti di informazione, siamo invasi da notizie senza sosta e, spesso, non abbiamo il tempo neppure per assimilarle. Per Calabresi è come un eterno happy hour in cui si spilucca cibo in continuazione senza avere mai il tempo di digerirlo.

Per Lia Celi, twitstar (per usare uno dei tanti neologismi della rete), i social network hanno il merito di averci fatto riappropriare del mezzo della scrittura. Tramite Facebook e Twitter tutti sono infatti tornati a scrivere e, per farlo, hanno dovuto riscoprire la capacità di fare sintesi attraverso un’oculata economia di parole e un impegno cognitivo e di concentrazione che, comunque, non può che farci bene.

È un po’ più scettico Massimo Gramellini, vice-direttore de “La Stampa” e volto noto ai telespettatori di “Che tempo che fa”, per cui l’estrema sintesi può essere anche un rischio soprattutto quando l’anonimato, molto facile da garantirsi in rete, può farci tirare fuori il peggio di noi. Non è dal numero di contatti che si costruisce una gerarchia delle notizie, ma piuttosto dall’autorevolezza e dalla capacità di chi comunica di sforzarsi di offrire risposte e visioni del mondo. E, a proposito di sentimenti, aggiunge quanto sia oggi necessario ricordarci di distinguere l’emozione da, appunto, il sentimento. La prima viene dalla pancia, è immediata, spesso solo momentanea… i sentimenti invece hanno a che fare con il tempo, la stabilità e soprattutto con la profondità e l’intensità del cuore.
Insomma, forse il mondo non è poi così tanto cambiato, ma siamo soprattutto cambiati noi, sono aumentate le nostre ansie e paure e dunque la nostra capacità di sopportare le cattive notizie, è diminuita la nostra capacità di prestare attenzione. E se è vero che è cambiato il mestiere del giornalista possiamo dire che è contestualmente cambiato anche il ruolo del lettore. 

La rete e i social network possono allora trasformarsi in luoghi belli da abitare, se sappiamo rispettarne le regole senza mai prenderli né prenderci troppo sul serio. Il che significa ricostruire un clima di ascolto reciproco tra giornalisti e lettori, ritrovare fiducia, energia positiva al cambiamento contribuendo a far crescere anche il tessuto sociale delle nostre città.
In quest’ottica web e carta stampata non sono antagonisti tra loro, ma piuttosto complementari, se è vero che, usando ancora con le parole di Gramellini in un’intervista al Corriere: “l’importante è che i valori non cambino, e quelli funzionano dal papiro al digitale. E se un giornalista ha una bella storia la può scrivere ovunque, può anche cantarla se vuole”.

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Silvia Sanchini

http://www.blogfest.it/

in: http://www.newsrimini.it/sociale.html

Go to goal in Ayvalik!


304486_4737413080452_286787801_nEsattamente un anno fa, partivo per un altro viaggio davvero speciale: Ayvalik, Costa Egea, Turchia. E’ stato un viaggio particolare perché nato da un progetto di scambio europeo (“Go to goal”) coordinato da Volontarimini (Centro servizi per il volontariato della Provincia di Rimini) nell’ambito del programma “Leonardo Da Vinci” rivolto a professionisti che si occupano di inclusione sociale provenienti da Rimini e non solo. Non tanto un viaggio per visitare luoghi ma soprattutto un’occasione per incontrare volti e storie, confrontarsi su progetti ed esperienze relativi in particolare all’inserimento lavorativo di persone con disabilità, in un Paese davvero dinamico e vivace, con un forte spirito nazionalista ma anche una fortissima vocazione europea. Quello che è accaduto quest’anno, con le proteste nate a Gezi Park e le tante manifestazioni contro il governo di Erdogan, non mi ha stupita se ripenso al fermento e alla voglia di cambiamento che ho respirato in quei giorni. Ad Ayvalik, che è una deliziosa cittadina turistica sulle coste del Mare Egeo (assomiglia un po’ alle città greche fatte di vicoli e case in pietra, popolate da tanti gatti e botteghe di artigianato), abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a un Festival nazionale dedicato alle persone con disabilità, un meeting in cui tanti giovani e adulti hanno potuto rivendicare il loro protagonismo, fare le loro proposte alle istituzioni e alla politica in un’ottica di dialogo, partecipazione e cittadinanza attiva che mi ha piacevolmente stupita ed entusiasmata. Sono circa 8.500.000 le persone con disabiltà in Turchia (su una popolazione di 86.000.000), in aumento anche a causa dei tanti profughi che giungono in Turchia dalla Siria

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L’ associazione che ci ha ospitati ed accolti si chiama “Happy Kids” (http://www.mutlubirey.net/), un’associazione molto attiva nell’ambito dell’inclusione sociale. Il Presidente, Ali Ulusoy, è papà di un ragazzo con la sindrome di down, Ozan, che ha 25 anni e scrive poesie. Ali è una forza della natura, un uragano di idee e iniziative e nella nostra settimana di permanenza in Turchia ci ha fatto incontrare tantissime persone (parlamentari, giornalisti, operatori del sociale, associazioni…) e visitare numerose realtà che ci hanno incuriosito e offerto spunti interessanti per il nostro lavoro. Ma non ci ha fatto mancare anche momenti di divertimento e incontro con la cultura turca: da un surreale e splendido barbecue in campagna, alla visita in traghetto delle coste del Mar Egeo, al laboratorio tradizionale di pittura sull’acqua (!).

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Tra tutte le esperienze vissute mi piace ricordarne soprattutto due: la visita ad Aly Bey a una casa protetta di accoglienza per bambini senza famiglia (in Turchia il processo di deistituzionalizzazione non è stato ancora completato, ma il Paese si sta impegnando affinchè entro il 2015 i bambini allontanati dalla famiglia non vengano più collocati in istituti ma solo in case-famiglia) e l’incontro con una ragazza speciale, Burcu Dere, che ha fatto della sua fragilità un punto di forza e che con la sua poesia e la sua musica ci ha commossi e incantati.

Sul tema dell’inclusione sociale abbiamo trovato affinità nelle riflessioni che coinvolgono le associazioni che si occupano di inclusione sociale (il tema dell’accessibilità, progetti per il “sollievo” delle famiglie e, soprattutto, il tema del “dopo di noi”) ma anche tante differenze dovute principalmente a una legislazione e a una tradizione culturale diversa.

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Durante la settimana è stato realizzato da un regista riminese, Filippo Cesari, anche un video-documentario con alcune interviste come resoconto della nostra esperienza.

Concludo con qualche immagine che aiuta a cogliere le atmosfere questa intensa settimana fatta di bicchieri di tè sorseggiati in ogni momento della giornata, di una costante e pittoresca confusione tipicamente turca, di sapori speziati e profumi intensi, di incontri e confronti ma soprattutto piena di passione e tanto, tanto calore e la conferma che ogni debolezza e vulnerabilità può trasformarsi in forza, coraggio, determinazione. Tesekkur Ederim!

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Le foto sono in parte mie, in parte di Ali e dei miei compagni di viaggio.

Che cos’è famiglia?

fam_adoOggi ho ricevuto in Fondazione per un colloquio un ragazzo di quasi quarant’anni ma con un viso da ragazzino, timido e pulito. Mi ha raccontato la sua storia: nato in Sudamerica, un tentativo di adozione fallito, più di dieci anni di accoglienza in Istituto – proprio alla San Giuseppe – per poi a diciotto anni doversi rimboccare le maniche e imparare a contare solo su se stesso. E questo nel vero senso della parola, perché né in Italia né nel suo paese di origine può fare affidamento su qualcuno. Non ha parenti, non ha una famiglia. La sua famiglia, in qualche modo, è stata la comunità, almeno in quel tratto di infanzia e adolescenza in cui lo ha accolto. Oggi sono passati quasi vent’anni da quell’esperienza, non ci eravamo mai incontrati, non sapeva chi fossi…ma in un momento di bisogno e difficoltà non ha avuto dubbi. “Se non ci fosse stata la San Giuseppe quando ero ragazzino sarei stato perduto…” mi ha detto. “E oggi non avrei saputo a chi rivolgermi se non a voi”. Aldilà di quel poco che potremo fare per aiutarlo, questo incontro mi ha fatto riflettere sul senso e il valore dei legami che si possono creare anche in un contesto eterofamiliare. E’ proprio vero che il legame che crea una famiglia spesso non è quello del sangue. Famiglie adottive, famiglie affidatarie, educatori o compagni di comunità…ne sono la testimonianza. E lo dico senza retorica (di vuota retorica intorno al tema famiglia se ne ascolta sin troppa), consapevole anche delle molte ferite e dei tanti fallimenti. Ma queste realtà testimoniano come si possano condividere dei tratti di cammino più o meno lunghi, dolorosi o difficili, e creare dei legami straordinari, forti come quelli tra i membri di una stessa famiglia, capaci di attraversare il tempo, i cambiamenti, le distanze. E se possiamo, in qualche modo complicato e sicuramente imperfetto, ancora essere “famiglia” per i ragazzi e le ragazze che quotidianamente ci vengono affidati…forse questo basta a ricordarci che il nostro lavoro non sarà mai inutile.

P.s. A proposito di legami: http://blog.vita.it/agevolando/2013/09/09/addomesticami/#comment-38

Foto: http://www.lealieradici.com

Stranezze riminesi

ll Cocoricò prenderà in gestione le giovanili del Rimini calcio.
Non mi è chiaro quali siano i modelli educativi che stanno dietro a questa scelta, che valore diamo allo sport – soprattutto nell’ambito della formazione dei nostri giovani, e quali siano i meriti e le esperienze di un locale come Cocoricò tali da farlo arrivare alla gestione di un settore così importante…