5 libri per l’Estate

5libriEstateVa bene, l’Estate è ormai agli sgoccioli (non ricordatemelo!), ma i consigli letterari non scadono, giusto?

Ecco cinque libri da leggere sotto l’ombrellone, su una panchina in riva a un lago, davanti a un bel tramonto in montagna…insomma, dove volete! Cinque libri che mi hanno fatto compagnia durante l’Estate (o giù di lì) e che mi va di consigliare.

  • S. Rossini, Podissea (Antonio Tombolini Editore, 2015)

A metà strada tra l’ironia di Stefano Benni e una partita a scacchi con la morte insieme ad Antonius Block, c’è “Podissea”, il romanzo d’esordio di Stefano Rossini, giornalista freelance. Un libro onirico e anche molto ironico, surreale e grottesco che nasce però da un’esperienza reale: un viaggio dell’autore lungo il fiume Po in compagnia di Michele Marziani. E anche il protagonista del romanzo, Marco Alieni, compie un viaggio lungo il fiume più lungo d’Italia alla ricerca del mitico e misterioso storione d’argento. Tra intermezzi avventurosi e strani incontri di ogni tipo (esilarante il capitolo dedicato a un fantomatico bando europeo per ottenere finanziamenti), Marco e i suoi compagni scopriranno che un viaggio è molto più dei chilometri percorsi e che tra il cielo e la terra il legame è più forte di quel che a volte sembra.

  • A. Matteo, Tutti muoiono troppo giovani (Rubbettino 2016)

“Aveva solo 80 anni, è morto giovane”. Alzi la mano chi non ha mai pronunciato o sentito pronunciare una frase simile. Ebbene sì, in Italia tutti ormai muoiono troppo giovani. Cosa ha a che fare questo con la nostra vita e con l’esperienza di fede? Torna ad interrogarsi a partire da questa domanda il teologo Armando Matteo, con il suo sguardo lucido e profondo sulla realtà ecclesiale e sociale. Se la vecchiaia è uno dei principali tabù della nostra società, se ognuno di noi sente di poter disporre di più vite e di potere ad ogni età in qualche modo ricominciare, se la morte viene ostracizzata o negata come potrà far breccia nel cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo il messaggio cristiano, incentrato sulla morte in croce e sulla resurrezione? La longevità cambia la nostra vita e la nostra fede e ci impone di interrogarci anche sul nostro modo di essere adulti e di educare.

  • G. Bertagna, A. Ceretti, C. Mazzuccato (a cura di), Il libro dell’incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto (Il Saggiatore 2015)

Questo libro mi sta accompagnando in preparazione all’evento a cui parteciperò a fine agosto a Camaldoli (Cristiani in Ricerca). È un libro che non racconta solo una storia, ma che realmente fa la storia. È la testimonianza dell’incontro tra familiari delle vittime e responsabili della lotta armata, una testimonianza concreta, dolorosa e liberante di cosa significhi credere nell’idea e nella possibilità di una giustizia riparativa, che è molto di più della mera applicazione di una pena o risarcimento di un danno. Perché, con le parole di Agnese Moro: “La giustizia si occupa del reato ma non del dolore che il reato lascia”. Ed è questo dolore l’unico sentimento da cui ripartire per ricominciare a vivere, per ricominciare ad amare.

  • G. Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri (Mondadori 2016)

Leggerezza, ironia, semplicità. Sono i tre aggettivi con cui descriverei questo libro, di un giovanissimo ragazzo di Castelfranco Veneto che merita davvero che gli dedichiate qualche ora del vostro tempo. Accettare la disabilità, soprattutto se riguarda la tua famiglia come in questo caso, è molto difficile. Giacomo non lo nega (ed è questo che mi piace di lui) ma al tempo stesso sa divertirsi e impara a scoprire quanto può essere fantastico ogni giorno condividere la propria vita con un fratellino con la sindrome di down. Perché la sua presenza ti aiuta ad essere più autentico e ad avere uno sguardo diverso sul mondo e sulle persone che ti circondano. E forse sei tu quello che deve cambiare occhiali (Se avete bisogno di un’iniezione quotidiana di dolcezza e buonumore seguite Giovanni e Giacomo, Jack and John, sulla loro pagina Facebook, ne vale la pena).

  • F. e G. Carofiglio, La casa nel bosco (Rizzoli 2015)

Un libro senza alcuna pretesa, se non quello di aiutarci a fare un viaggio nei ricordi e un tuffo nell’infanzia a partire da suoni, odori, sapori (in appendice al libro anche alcune gustose ricette). Potranno cambiare gli scenari, ma in tanti potranno ritrovarsi in qualche modo nelle storie e nelle sensazioni che raccontano i due fratelli, autori e protagonisti di questo libro. Si legge in poche ore, ma lascia addosso un sorriso e il sapore dell’Estate (e una gran voglia, perché no, di trovarsi qualche giorno in una masseria della Puglia).

Avete letto questi libri? Che ne pensate? E avete qualche ulteriore lettura estiva da consigliare?

I miei oscar culturali 2015 (grazie Ali!)

Prendo in prestito dalla cara Alice una nuova tradizione per celebrare la fine di un anno. Mi piacciono i piccoli riti che si ripetono ed è bello condividere con gli amici e con chi ti legge passioni e scoperte. Con Pennac sono convinta che “amare vuol dire far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo”. E così grazie di cuore ad Alice ed ecco le mie preferenze  con la mia (umilissima e forse banale, abbiate pietà) classifica culturale del 2015.

MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI – Sicuramente “La Libraia” di Fulvia Degl’Innocenti (San Paolo Edizioni). Perché è stata una piacevole e inaspettata scoperta, perché racconta in modo molto verosimile il mondo dell’affido e delle comunità e di come una passione e gli incontri giusti possano cambiare – e a volte salvare – la vita.

MIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi (Mondadori). Da tempo non mi commuovevo e sorridevo così tanto con un libro. E’una storia di profondo dolore e solitudine ma anche di nuovi inizi. Mi è piaciuto perché vi ho trovato la mia stessa passione viscerale per il mare, l’idea che l’aiuto possa provenire da persone e situazioni spesso impensabili e infine perché i personaggi del romanzo non sono eroi irraggiungibili ma persone assolutamente normali, che ti fanno arrabbiare, che mille volte vorresti rimproverare e nei quali poterti identificare con le tue paure, limiti, incoerenze (e poi c’è Zot: personaggio indimenticabile!).

MIGLIOR FILM AL CINEMA – Anche in questo caso premio un italiano: Nanni Moretti e il suo ultimo film, “Mia madre”. Perché credo che per questo film Moretti abbia avuto molto coraggio nel mettersi a nudo e raccontarsi e chi ammette e condivide le sue fragilità e la sua umanità con intelligenza, per me va sempre premiato.

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#Firenze2015 – giorni 3,4,5

fotofirenzeDopo l’incontro con Papa Francesco, l’esperienza dei delegati al Convegno Ecclesiale di Firenze è stata sicuramente contraddistinta da un nuovo vigore e dalla necessità di allungare il passo.

“Ci ha messo in mano quello di cui avevamo bisogno per uscire dalle secche in cui come Chiesa italiana ci eravamo cacciati”, sono state le parole di Mons. Nunzio Galantino (Segretario Generale della CEI) in un’intervista a commento dell’incontro con il Papa.

Nei successivi tre giorni di Convegno si sono alternati momenti tematici, gruppi di riflessione e momenti di preghiera. Mauro Magatti, sociologo e Mons. Giuseppe Lorizio ci hanno indicato due parole-chiave da cui partire: concretezza e alleanze. La preghiera insieme è stata scandita anche da un impegno ecumenico, grazie alla presenza della Pastora della Chiesa Valdese di Firenze, dell’Arciprete della Chiesa Ortodossa Russa, del Rabbino Capo e dell’Imam. E poi 30 incontri per i delegati nel pomeriggio di giovedì per conoscere meglio la Chiesa e il territorio fiorentino a partire dalla sua storia, dal suo patrimonio artistico e culturale, dalle esperienze presenti e dalla testimonianza di alcune figure significative come Don Lorenzo Milani, Giorgio La Pira, don Giulio Facibeni.

Dal punto di vista metodologico una novità i tavoli di lavoro: piccoli gruppi composti da 10 persone, in cui vescovi, sacerdoti, religiosi/e e laici si sono messi in ascolto l’uno dell’altro con quello di stile di sinodalità (che è innanzitutto un “camminare insieme”) più volte indicato come orizzonte del Convegno. È stato bello vedere allo stesso tavolo persone diverse tra loro per età, provenienza, ruoli…confrontarsi in modo democratico e attento.

La sintesi dei tavoli e delle cinque vie è confluita poi grazie a un lavoro a più mani di redazione dei documenti nelle relazioni conclusive, cuore pulsante del convegno, affidate a Don Duilio Albarello (uscire), Flavia Marcacci (annunciare), Adriano Fabris (abitare), Suor Pina Del Core (educare), Goffredo Boselli (trasfigurare).

In questi interventi sono contenuti l’analisi del contesto, le linee d’azione, le scelte d’impegno. Sono dunque realmente il punto da cui ripartire, arricchendolo e declinandolo nelle singole realtà diocesane, perché l’esperienza di Firenze non rimanga qualcosa di astratto ma possa veramente trasformare la vita delle nostre comunità. Tornerò a scrivere del Convegno in maniera più approfondita facendo anche alcune analisi più critiche e propositive, ma come delegati riminesi abbiamo creduto fosse importante anche una condivisione più immediata per restituire il clima dell’evento anche alle tante persone che da casa ci stavano accompagnando.

E mentre eravamo sulla via di casa ancora gustando il positivo clima ecclesiale che avevamo concretamente sperimentato, purtroppo la notizia dei drammatici attentati di Parigi ci ha riportato bruscamente alla realtà. E così le parole dialogo e accoglienza hanno assunto un significato ancora più concreto, difficile e al tempo stesso tremendamente urgente e necessario.

Silvia Sanchini

Sintesi e proposte dei gruppi: http://www.firenze2015.it/ce-voglia-di-camminare-insieme/

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I PROBLEMI E I PENSIERI DEI GIOVANI MUSULMANI

11160426_10206530708729535_694231516_nHanno tra i 17 e i 26 anni. Qualcuno studia, altri lavorano. Sono nati in Italia, in Marocco, in Macedonia. In comune hanno una cosa: la fede nell’Islam. Ecco perché, nel Dicembre 2013, hanno dato vita anche a Rimini ad una sezione GMI (Giovani Musulmani Italiani), un’associazione di promozione giovanile nata a Milano dall’idea di un gruppo di giovani musulmani di seconda generazione.

Si chiamano Halima, Michele, Khairiyyah, Omaima, Chady, Rim, Habib, Tarik, Mohamed, Reda e Yassin. Si incontrano insieme ad altri ragazzi una volta a settimana al Centro Giovani “RM25”, dove si svolge anche la nostra intervista. Che più che una vera e propria intervista è una chiacchierata corale, un confronto interessante e stimolante, congiovani dal cuore grande e dall’intelligenza vivace.

Yassin, marocchino, è stato il primo studente straniero di Chimica industriale del Campus di Rimini. È lui, insieme ad altri ragazzi, ad avere l’intuizione di creare un gruppo di giovani musulmani anche a Rimini e ha iniziato a cercare contatti tramite la creazione di un gruppo Facebook.

Mohamed, che ha 23 anni, con Omaima e Khairiyyah ha dato vita ufficialmente all’associazione e ne è diventato Presidente. Ci racconta: “Nei nostri incontri approfondiamo lo studio del Corano e i principi dell’Islam, preghiamo insieme, siamo un gruppo di amici. I nostri valori fondamentali sono famiglia, fede ed educazione. Ma non solo. In questo anno e mezzo di attività abbiamo cercato di farci conoscere, aprirci alla città. Per questo abbiamo partecipato ad eventi pubblici come il Festival Interazioni, al Mese per le Famiglie, alla Giornata Mondiale contro il Razzismo, abbiamo organizzato una cena di solidarietà per Gaza. Da qualche settimana organizziamo anche corsi di arabo con alcuni volontari. Queste sono attività per farci conoscere, ma non solo. Abbiamo capito che è necessario aprirci agli altri, per superare pregiudizi e paure. Nella provincia di Rimini ci sono 8 centri di cultura islamica: vogliamo essere di sostegno alla comunità”.

“Si parla moltissimo dei musulmani, ma mai con i musulmani” – aggiunge Omaima, dagli occhi grandi e il sorriso gentile, nata in Italia da una famiglia marocchina, ha 18 anni e frequenta l’Istituto Economico Turistico di Morciano. È diventata tristemente famosa lo scorso anno perché, a causa del velo, un albergo ha rifiutato di offrirle ospitalità per svolgere il tirocinio formativo previsto dalla sua scuola. “Per le ragazze che scelgono di indossare il velo trovare lavoro è ancora difficile. È una paura irrazionale, che nasce da una mancanza di conoscenza. Per questo l’anno scorso in piazza Cavour in occasione di Interazioni abbiamo lanciato una provocazione: “Vi sveliamo il velo”, uno stand dove provare ad indossare il velo e ad informarsi su questa usanza. Abbiamo ricevuto tantissime domande, lo stand ha suscitato interesse e curiosità e ci ha fatto molto piacere”.

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Rione Montecavallo: arte, cultura e storia in chiave sociale

frullatoreSembra di tuffarsi nelle atmosfere del Bar Sport, descritto da Stefano Benni nei suoi romanzi. Gli elementi ci sono tutti: il biliardo, le carte, anziani che litigano tra loro per il gioco e le donne che li guardano un po’ perplesse, il bancone di legno, il cortile interno dove riposarsi al fresco.
Il Circolo Montecavallo è nato nel 1949 (ma per alcuni addirittura prima della Seconda Guerra Mondiale) per l’aggregazione degli anziani, uno dei tanti circoli della nostra città nel circuito nazionale Ancescao (Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti). Oggi conta circa 300 soci, di tutte le età, ed è presieduto da Lucia Lamarra.
Nel 2006 anche Marco Sanchini, ingegnere riminese, si trasferisce per caso in questo quartiere e decide di diventare socio del Circolo.
Dopo qualche tempo, i due, che inizialmente battibeccavano per via dell’allegro baccano prodotto qualche volta dai frequentatori del Circolo, cominciano a pensare che sarebbe stato bello organizzare qualcosa che potesse coinvolgere tutto il quartiere, e non solo i soci del circolo stesso. E così viene messa in piedi una festa alla quale sono invitati tutti gli 8.000 abitanti del quartiere, nasce un gruppo Facebook e si scopre una passione sempre più forte per l’interessante storia del Rione, approfondita e raccontata in modo accattivante e creativo. Il Rione infatti, compreso tra via Garibaldi, i Bastioni Meridionali e il Corso d’Augusto racchiude molta della storia di Rimini.Nel marzo 2013 nasce l’Associazione Rione Montecavallo, di cui oggi Marco è Presidente e che annovera tra i soci fondatori abitanti e persone che lavorano nel rione, tra questi Giuseppe Marino Surdich, che svolge la funzione di segretario.
E’ il primo rione, tra i quattro riminesi (oltre al Montecavallo esistono il Rione Clodio, il Rione Pataro e il Rione Cittadella) che ha deciso di organizzarsi e dare vita a un’esperienza davvero coinvolgente.

Un vero e proprio frullatore, ben rappresentato dalla fotografia di Anna Banchetti, uno dei soci fondatori, che mescola insieme diversi ingredienti: storia, cultura, partecipazione attiva, sociale, arte, incontro tra generazioni…che danno vita a una miscela potente e inaspettata. Un’esperienza molto simile a quella delle “social street” (www.socialstreet.it) che, a partire da via Fondazza a Bologna, si stanno diffondendo in tutto il territorio nazionale.

Chiediamo a Marco Sanchini di raccontarci meglio questo primo anno di attività dell’Associazione e i progetti per il futuro.

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Dieci buoni motivi per andare a Camaldoli

20140601_083213Di ritorno da un fine settimana a Camaldoli per parlare di “Secolarità del Cristianesimo. Responsabilità e competenza dei laici” con il gruppo di “Cristiani in ricerca”, ecco i miei dieci buoni motivi per cui vale sempre la pena trascorrere qualche giorno in uno dei Monasteri benedettini più importanti e apprezzati d’Italia.

  1. Per chi crede: per approfondire i contenuti della propria fede, in un clima di autentico dialogo, confronto, libertà, per riscoprire il gusto di una liturgia curata e partecipata, perché qui è possibile approfondire la conoscenza della Scrittura e della teologia con i migliori studiosi d’Italia.
  2. Per chi non crede o per chi è in ricerca, allo stesso modo, per confrontarsi con una realtà libera da pregiudizi, capace di mettersi in ascolto sincero e di confrontarsi.
  3. Per chi ama la natura, perché il Casentino è uno dei paesaggi più verdi e rilassanti d’Italia, cornice ideale per qualche giorno di riposo a contatto con l’ambiente.
  4. Per chi ama la buona cucina, perché tra affettati, porcini e schiacciate c’è l’imbarazzo della scelta. E se qualcosa rimane sullo stomaco, basta un buon bicchierino di Laurus 48 per digerire tutto.
  5. Se cercate un po’ di solitudine e silenzio, se avete bisogno di uno spazio in cui ritemprarvi e trovare voi stessi. A Camaldoli scordatevi televisione, rete per i telefonini, wi-fi. Per ricordarsi che c’è vita senza smartphone! E se volete vivere davvero un’esperienza ritirata, non perdete le possibilità di fermarvi qualche giorno all’Eremo.
  6. Se cercate invece compagnia e volete fare nuovi incontri, perché potete scegliere tra una vasta gamma di corsi, proposte, settimane di studio, cultura e spiritualità specifici per ogni fascia d’età, dalle proposte per i più giovani a quelle per gli adulti, in cui ritrovarvi a riflettere con persone provenienti da tutta Italia e non solo.
  7. Per sfatare molti pregiudizi e stereotipi sulla vita monastica. Se pensate ai monaci come persone serie, silenziose, staccate dal mondo qui potrete ricredervi e trovare invece una comunità accogliente e ospitale, variegata e curiosa, divertente e un po’stralunata, impegnata nelle attività più disparate: dallo studio al lavoro agricolo, dalla gestione della Foresteria alla preparazione dei prodotti per la celebre Farmacia.
  8. Se amate l’arte e la storia, perché la Toscana è da sempre culla della cultura e qui potrete trovare tante chicche: da una tela di Vasari alle opere di autori contemporanei che qui scelgono di esporre i loro dipinti, le loro fotografie, le loro sculture.
  9. Se amate i libri: la libreria del Monastero, recentemente rinnovata, è un luogo speciale dove trovare una vasta selezione di titoli, accuratamente scelti, non solo legati all’esperienza monastica ma anche libri di storia e cultura, narrativa, libri per bambini, biografie.
  10. Per don Benedetto Calati, per proseguire la tradizione della FUCI iniziata con Montini, per fare lunghe passeggiate, per vedere un luminosissimo cielo stellato, per le tisane con il miele…e per tutti gli infiniti altri motivi che ciascuno potrà scoprire e trovare in questa oasi di pace che da più di mille anni è punto di partenza e approdo sicuro per tanti che hanno la fortuna di passare anche solo per caso di qua.

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La fine e l’inizio, tra Bologna e la Sicilia

20140101_121636Anche quest’anno ho concluso e cominciato un nuovo anno viaggiando sola (cosa che adoro) per raggiungere gli amici. Quest’anno l’occasione era particolarmente speciale, il matrimonio di due persone care: Andrea e Saretta. Per raggiungere la Sicilia ho fatto tappa a Bologna e mi sono regalata una passeggiata notturna per la città che è stata casa mia per qualche anno. In piazza Maggiore c’era una bella installazione: “Recondite formelle”, un’iniziativa per ridare vita alle formelle rinascimentali di Palazzo del Podestà con la possibilità per tutti di interagire con l’installazione camminando semplicemente sul Crescentone. L’opera è stata realizzata da Loop con il contributo del Comune di Bologna nell’ambito del progetto “BO ON”, Bologna si accende. Era divertente l’idea di tante persone che nel centro della piazza cercavano di capire il senso di quella proiezione e saltellavano da una parte all’altra e mi è sembrata una bella idea per valorizzare il patrimonio storico e culturale della città in chiave moderna. E’ tradizione bolognese inoltre il “Rogo del Vecchione”, quest’anno simboleggiato da un grande innaffiatoio bucato, simbolo dello spreco, realizzato dal duo artistico TO/LET, che è stato poi bruciato a mezzanotte di Capodanno come auspicio di sobrietà e di un futuro libero da sperperi. C’è poco da fare: Bologna ha sempre qualcosa di bello e originale da offrire. La modernità di Bologna si è intrecciata nel mio viaggio con la tradizione della Sicilia, in particolare nella  sua punta estrema, la provincia di Ragusa. Sicilia che è da sempre per me sinonimo di volti amici, accoglienza, paesaggi inediti, cannoli alla ricotta, chiese barocche e scorci suggestivi. Per il matrimonio ho avuto l’opportunità di visitare la cittadina di Vittoria e mi sono gustata soprattutto la piazza della Basilica di San Giovanni Battista e del Teatro Comunale, le case in stile art decò e liberty con i loro balconi fioriti e portoni antichi sormontati da fregi, la via crucis che costella le vie della città realizzata con le ceramiche di Caltagirone. Per il ricevimento del matrimonio siamo stati a Ragusa e, anche se solo di passaggio, ho rivisto la maestosa Cattedrale che, anche in notturna, è sempre bellissima. Una fine d’anno insolita, con il brindisi di mezzanotte che è coinciso con il taglio della torta degli sposi, e un’occasione per affacciarsi al nuovo anno riempendosi ancora una volta di quella bellezza che solo viaggiare può restituire.

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Live dal “Festival Francescano”. Primo giorno

Camminare per le vie del centro storico di Rimini in questi giorni è un’esperienza particolarmente interessante. Potrete infatti imbattervi in un sorridente esercito di religiosi e religiose con i tradizionali abiti marroni, sandali e cordoncini in vita. Ma potrete anche incontrare insieme a loro bambini, giovani e famiglie, visitare stand e mercatini, partecipare a conferenze e dibattiti fino a provare addirittura l’originale esperienza di fare “fitness spirituale” in compagnia delle Clarisse riminesi.

Per me la giornata inizia presto. Come Fondazione San Giuseppe insieme al Centro Giovani “RM25” e ai ragazzi dell’Associazione “Agevolando” proponiamo nell’ambito del Festival due attività didattiche per i ragazzi delle Scuole Medie Superiori. Tra fotografie, racconti, filmati, storie sul tema del viaggio e – ahimè – qualche intoppo tecnico incontriamo circa 120 ragazzi dell’Istituto Molari di Santarcangelo di Romagna, del Liceo Scientifico A. Einstein, del Liceo Classico e Linguistico G. Cesare Valgimigli. Sono con noi anche quattro ragazzi appena arrivati in Italia da Cina, Bolivia, Repubblica Dominicana, Argentina per un anno di studio grazie al progetto “Intercultura” e una giovane polacca in Italia con il progetto “Leonardo Da Vinci”, ai quali anche la Vicesindaco e Assessore alla scuola Gloria Lisi porta il suo saluto e in bocca al lupo. Insieme cerchiamo di scoprire i molti volti del viaggio: divertimento, avventura, ricerca di sé, viaggi disperati dei giovani che giungono in Italia perché nel loro paese di origine vivono situazioni drammatiche, viaggi di studio o formazione.

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Nel frattempo cominciano a pieno ritmo tutti gli appuntamenti del Festival: le conferenze (tra i relatori lo storico Franco Cardini, Paolo Martinelli, Fiorella Dallari, Giovanni Salonia, Oriano Granella), le attività didattiche rivolte alle scuole di ogni ordine e grado, le rappresentazioni teatrali, i workshop.

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Piazza Tre Martiri e via IV Novembre sono in fermento: al bellissimo colpo d’occhio dei gazebo e degli stand con tanti prodotti unici (la Fondazione San Giuseppe ha realizzato per il Festival con materiale di riciclo più di 400 “ecobracciali”) si uniscono inediti angoli speciali. C’è un apposito spazio con religiosi a disposizione per dialoghi o confessioni, al Tempietto di Sant’Antonio sono esposte le reliquie del Santo di Padova, il Wall “Appunti di viaggio” si arricchisce a poco a poco di pensieri e fotografie (noi lasciamo come contributo i due murales realizzati dall’artista Liliana Quadrelli nella mattinata con le foto dei ragazzi che hanno partecipato ai nostri laboratori), i relatori delle “fast conference” cercano di catturare l’attenzione della piazza con la loro esperienza e i loro racconti.

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Il Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi, non può mancare all’evento e conclude con un saluto sul Ponte dei Miracoli l’itinerario nei luoghi francescani della città di Rimini proposto nel pomeriggio agli appassionati camminatori.

Ultimo appuntamento della ricchissima prima giornata di Festival lo spettacolo con Gian Antonio Stella e la Compagnia delle Acque: “L’orda. Storie, canti e immagini di emigranti”. Immagini, musiche e racconti per ricordarci di “quando gli albanesi eravamo noi”.

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Preghiera, cultura, fraternità, scoperta…sono parole che riassumono bene questa prima giornata di Festival e mi unisco alle parole che oggi tante volte ho sentito ripetere: è bello vedere la nostra città così!

Silvia Sanchini

http://www.festivalfrancescano.it

Nelle foto: Due immagini dei laboratori della Fondazione San Giuseppe con le scuole superiori, l’artista Liliana Quadrelli all’opera, due immagini dalla Piazza, lo spettacolo di Gian Antonio Stella

“E se ognuno fa qualcosa…” Padre Pino Puglisi beato

imagesSe ho conosciuto e cominciato ad amare davvero la FUCI è un po’ grazie anche a Padre Pino Puglisi, e a quella Scuola di Formazione del 2003 a Palermo che mi ha aperto un nuovo sguardo sul mondo e sul mio modo di vivere l’esperienza universitaria.

Padre Pino Puglisi (3P per tutti)  ha vissuto con semplicità ma sempre a testa alta il suo essere prete in un quartiere di Palermo, Brancaccio, completamente controllato dalla criminalità organizzata. Camminare per le vie di Brancaccio e pensare all’opera di padre Pino, visitare il Centro “Padre Nostro” da lui così fortemente desiderato per offrire un’alternativa ai ragazzi di strada, è un’esperienza davvero incredibile. Padre Pino ha testimoniato la sua passione educativa anche nella sua attività di insegnante e nel suo impegno nell’Azione Cattolica e nella FUCI. La sua azione, apparentemente così semplice e al tempo stesso così rivoluzionaria, è stata sempre tesa a un unico grande ideale: “educare alla legalità, al rispetto reciproco, ai valori della cultura e dello studio”.

Oggi Padre Pino è stato proclamato dalla Chiesa Beato. Non gli sarebbe piaciuto essere definito un eroe, e forse neanche un martire, perché ha vissuto la sua esistenza di santità con quella naturalezza e quella forza di cui solo i grandi uomini sono capaci. A testa alta, senza mai piegarsi di fronte ai potenti, sempre dalla parte degli ultimi, testimone dell’amore di Dio nei confronti degli uomini.

Per tutto questo e per molto altro ancora, GRAZIE 3 P. 

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Per conoscere meglio la figura di Padre Pino Puglisi: http://www.padrepinopuglisi.diocesipa.it/. Dedicato a lui anche un bellissimo film di Roberto Faenza del 2005: “Alla luce del sole”