Trentenni: cosa ci sta succedendo?

trentenniI trentenni non esistono più, secondo Zerocalcare, siamo “una generazione generosa, che si è dannata l’anima per trovare un posto nel mondo e ha visto tradite le sue aspettative”. Una generazione smarrita, secondo la sociologa Bernadette Bawin Legros, uomini e donne contraddistinti da un sentimento diffuso di disillusione. “Generazione Bim Bum Bam”, l’ha definita Alessandro Aresu (filosofo classe 1983).

Siamo cresciuti con le canzoni di Cristina D’Avena e giocando con il Crystal Ball. Abbiamo vissuto la caduta del Muro di Berlino e il mito, ormai deluso, di un’Europa veramente unita. Siamo i figli della generazione del ’68, del boom economico, della tragedia del terrorismo in Italia. Abbiamo scoperto il potere della tecnologia, le conseguenze di un sistema consumistico portato all’estremo.

Oggi siamo una generazione precaria e insicura, o almeno così ci dipingono. Molti di noi sono all’estero o hanno dovuto lasciare la loro città natale. Accettiamo lavori sottopagati e sottostimati rispetto al nostro titolo di studio e alle nostre competenze. Rimandiamo sempre più avanti nel tempo scelte definitive quali l’andare a vivere da soli, sposarsi, avere un figlio.

Una generazione vittima di un sistema che le ha tarpato le ali. Secondo il Presidente dell’Inps Tito Boeri chi è nato negli anni ’80 sarà costretto a lavorare almeno fino ai 75 anni e prenderà una pensione almeno il 25% più bassa di quelle di oggi.

Ma una generazione anche con delle proprie responsabilità: spesso volutamente assente dallo spazio pubblico, incapace di ribellarsi a ciò che non va, chiusa in un esasperato individualismo.

Trentenni che prolungano un’indefinita adolescenza o già troppo adulti per manifestare energie e riscattarsi.

Da qualche giorno la generazione dei trentenni si è resa protagonista di una terribile vicenda di cronaca nera, di cui tutti parlano. Roma, la città de “La grande bellezza”, ancora una volta insanguinata e ferita. Palcoscenico di nottate contraddistinte da sesso e divertimento senza regole, in cui smarrire la propria umanità.

Due persone, praticamente mie coetanee, che uccidono in modo così atroce un ragazzo di soli 23 anni, non possono che indurmi a riflettere sulla nostra identità generazionale.

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Foto dal blog “I Trentenni”

Non importa ciò che sei…ma ciò che dici!!

Sarai 2Un nuovo progetto promosso dall’ Autorità Nazionale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza sta coinvolgendo un gruppo di giovani provenienti da diverse parti d’Italia, compresa la nostra città. Si tratta della prima radio istituzionale fatta dai e per i ragazzi per raccontare il loro mondo rendendoli protagonisti aggregando un network di radio digitali di tutta Italia.

Un’idea nata ispirandosi a una delle prime web radio fatte da studenti in Italia: Radio Kreattiva di Bari, che racconta il mondo con la voce diretta dei più giovani e che è nata nel territorio barese anche come azione di contrasto alla cultura mafiosa e a tutte le forme di devianza. Ma sono state coinvolte anche Radio USB di Milano, Radio 100 passi di Palermo e il network di Napoli che dà voce a un gruppo di giovani migranti.

Sarai Teens Digital Radio, il nome scelto per questo progetto, ha in palinsesto diversi programmi e altri format verranno man mano ideati dalle redazioni di tutta Italia e dai gruppi dei giovani coinvolti. Obiettivo della radio sarà anche quello di essere uno strumento di partecipazione e di riscatto per quei ragazzi che vivono in territori spesso considerati ai margini.

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Alzare lo sguardo a Tor Marancia

DSCN8171Camminare a testa alta, non guardare a terra. È un tratto distintivo di orgoglio, dignità, coraggio.

Se sei nato nella periferia di una grande città non è sempre così facile. A volte intorno preferisci non guardarti perché di bello non c’è proprio niente. Roma è la città con le Chiese più belle del mondo, ma forse a Tor Marancia se ne sono dimenticati e anche la parrocchia del quartiere qui è solo cemento. A Tor Marancia ci sono palazzi, tutti uguali, qualche panchina, pochi negozi. Il quartiere è noto per l’alto tasso di criminalità e di spaccio. Qui abitano circa 20.000 persone, la maggioranza in alloggi popolari gestiti dall’Ater. Gli abitanti di questa borgata si fanno chiamare “sciangaini” perché come accade nella metropoli cinese, questa zona è sempre stata particolarmente vulnerabile alle alluvioni.

Ma da qualche settimana questo quartiere ha assunto un aspetto completamente diverso grazie all’opera di alcuni writers che hanno decorato con le loro opere le pareti delle palazzine del civico 63.

C’è il murales dedicato dall’artista parigino Seth a Luca, un bimbo del quartiere morto mentre giocava a calcio e simbolicamente rappresentato mentre sale su una scala colorata e guarda oltre l’orizzonte. O il “Veni vidi vinci” di Lek&Swoat pensato per Andrea Vinci, un ragazzo costretto su una carrozzina che abita al secondo piano di questo edificio e a cui la Fondazione Roma ha promesso un ascensore.

C’è l’“Hic sunt adamantes” di Diamonds per chi di questo quartiere si è un po’ innamorato e vi ha scoperto molti tesori e l’opera “Nostra Signora di Shangai” di Mr. Klevra che simboleggia la tenerezza con cui questo quartiere di Roma chiede alla Città Eterna più attenzione. E poi la raffinata ricerca cromatica di Alberonero, la mano di Elisabetta – abitante della palazzina – che diventa costellazione nell’opera di Philippe Baudelocque.

Sono 20 in tutto gli artisti internazionali (da Jerico a Reka, da Danilo Bucchi a Gaia) che hanno partecipato a questo progetto, “Big City Life” promosso da 999contemporary e finanziato dal Comune di Roma e dalla Fondazione Roma.

Ci tenevo molto a vedere queste opere, anche se Tor Marancia non è esattamente negli itinerari turistici romani e non ci capiti per caso. Arrivata qui ho vissuto emozioni molto forti. Progetti di riqualificazione dei quartieri popolari come questo hanno molto più del già indubbio valore culturale e artistico.

L’obiettivo è quello di promuovere cambiamento attraverso, ancora una volta, la partecipazione dal basso. Gli abitanti della borgata hanno contribuito alla scelta delle opere. E i ragazzi del quartiere si sono costituiti in una associazione – “Rude” – per farsi promotori di un comitato che dovrà valorizzare e tutelare questo museo a cielo aperto.

Ci riusciranno?

Certo, diranno i più cinici o pragmatici, non basta l’arte per salvare un quartiere come questo. Servono servizi, infrastrutture, opportunità. È questo compito della politica e delle istituzioni ma c’è anche un problema fortemente educativo. Qui, e lo percepisci in pochi passi, le persone rischiano fortemente di sentirsi sole e prive di opportunità, più che altrove.

Sarò una sognatrice, ma se fossi un’educatrice romana farei di tutto per portare in questo quartiere un Centro di aggregazione giovanile, tanto per cominciare. O un servizio per la prima infanzia. Ma anche un serio progetto di educativa di strada e un servizio per la mediazione dei conflitti. Mi piacerebbe proporre a chi ha finanziato queste opere straordinarie di accompagnare progetti di questo tipo a un’equivalente investimento pedagogico. Un esempio possibile è, in questo senso, l’Exmè di Cagliari, in via Sanna, dove oltre si è riusciti ad integrare l’intervento artistico con la progettazione socio-educativa.

Ma regalare un po’di bellezza in fondo non è già mezzo di redenzione?

Alzare lo sguardo senza paura e trovare qualcosa di bello e di inaspettato, a cui tu stesso hai contribuito, non è già il primo segno di riscatto?

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#5buoneragioni, il resoconto della Conferenza stampa

1549574_663242727103608_3204466236591446097_nForte e chiara si è alzata la voce delle Associazioni per presentare i dati e raccontare le tante esperienze vissute in molti anni di lavoro con ragazzi e famiglie. I minorenni fuori famiglia in Italia al 31.12.2011 sono secondo stime ufficiali 29.388, di questi solo 10.148 in comunità. Alla stampa è stato chiesto di non amplificare in modo strumentale le drammatiche vicende di vita di bambini e adolescenti segnati da gravi problemi nelle loro famiglie.Lo scorso 17 Luglio, nella cornice istituzionale della Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, l’Associazione Agevolando insieme al Cismai, al Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), al Coordinamento Nazionale Comunità per Minori (Cncm), a Progetto Famiglia e SOS Villaggi dei Bambini ha promosso la conferenza stampa: “#5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti” per presentare pubblicamente l’omonimo Manifesto nato con l’obiettivo di chiarire all’opinione pubblica alcuni aspetti fondamentali che riguardano i minorenni allontanati dalla loro famiglia.

Un manifesto che è già stato sottoscritto da diversi esponenti della cultura, dello spettacolo e della società civile tra cui Alessandro Bergonzoni, Mauro Biani, Luigi Cancrini, Stefano Cirillo, Massimo Cirri, don Virginio Colmegna, Tosca d’Aquino, Fabio Geda, Fiona May, Alessandro Sortino, e anche i riminesi “d’adozione” Andrea Canevaro e Elena Malaguti… e molti altri, alcuni dei quali hanno realizzato anche un video per spiegare il perché della loro scelta di sostenere la causa.

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Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale

20140717_203809La mostra dedicata a Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale di Roma è una vera e propria chicca, per almeno due ragioni. In primo luogo l’allestimento è un affascinante e ricco percorso nella biografia della pittrice messicana perchè presenta non solo le sue opere ma anche quelle di autori a lei contemporanei che aiutano a contestualizzarle e una serie di intensi scatti fotografici che uniti ad alcuni filmati e alle pagine del suo diario ce la mostrano nella sua intimità e quotidianità. In secondo luogo perchè le Scuderie del Quirinale sono uno degli spazi espositivi più belli della Capitale e, in occasione della straordinaria apertura nottura estiva (tutti i giorni fino alle 23:00, il venerdì e il sabato fino alle 24:00) è messa a disposizione dei visitatori anche la terrazza delle Scuderie con una vista mozzafiato su piazza del Quirinale e sulla città: il Cupolone che si intravede in lontananza, le luci del giorno che si spengono per lasciare spazio alle luci artificiali notturne, il brulicare di turisti che abita la piazza …una pausa tra un piano e l’altro dell’esposizione che lascia davvero senza fiato.

DSCN1830Frida Kahlo è una donna e un’artista straordinaria. In qualche modo possiamo dire che ha anticipato la moda del selfie, con la serie di autoritratti che ha realizzato lungo tutto il corso della sua vita“ritraggo me stessa perché sono spesso da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”.

Frida Kahlo è una donna resiliente. Studiava all’Università, voleva diventare medico ma un atroce incidente le impedisce di proseguire gli studi. Nella convalescenza però non si perde d’animo e scopre il suo talento e la passione per la pittura. Le innumerevoli difficoltà e tragedie che hanno segnato la sua esistenza, non le hanno impedito di rialzarsi ed esprimere il suo dolore attraverso l’arte. La sua opera tocca i temi più diversi: l’amore, l’amicizia, l’impegno sociale e civile, il legame con la tradizione e in particolare con il suo paese, la visione surreale di mondi onirici ai quali affacciarsi per sopravvivere alla sofferenza. Frida Kahlo era tutto questo e molto altro: una donna ammiccante, sensuale, intelligente, appassionata, creativa, il cui corpo – così come l’anima e il cuore – è stato purtroppo segnato da profonde cicatrici che non le hanno però impedito di esprimersi in maniera così efficace e indipendente. La sua pittura attraversa stili diversi, intreccia significati, trasmette valori psicologici e culturali.

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#5buoneragioni. Perchè ho scelto di aderire.

Pensare che ci siano famiglie che non sono in grado, per vari motivi, di crescere i propri figli è un pensiero sgradevole, difficile da accettare, politicamente scorretto.
C’è una certa retorica dei buoni sentimenti che tende ad associare al tema famiglia un immaginario solo ideale, sicuramente più rassicurante, ma che non descrive totalmente la realtà.
Accanto a famiglie (la maggior parte per fortuna) dove è bello e piacevole crescere, esistono famiglie che questo diritto non lo riconoscono: famiglie maltrattanti, negligenti, violente, assenti.
O, ancora, esistono famiglie in difficoltà, genitori soli, o genitori malati…che semplicemente, per un periodo della loro vita, hanno bisogno di chiedere aiuto.
La normativa nazionale e internazionale stabilisce, giustamente, che ogni bambino ha diritto di crescere in una famiglia.
Ma sancisce altresì un principio fondamentale: ogni scelta dev’essere fatta nel preminente interesse del minore.
I bambini e i ragazzi, i soggetti più deboli, sono i primi a dover essere tutelati e protetti.
Se questo diritto non è garantito per un bambino all’interno della sua famiglia di origine, è dovere dello Stato e delle istituzioni competenti intervenire.
Nella mia esperienza professionale e personale ho avuto il privilegio di conoscere il mondo delle comunità per minori e delle case-famiglia grazie alla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile, una ONLUS riminese che si occupa proprio di bambini e ragazzi momentaneamente allontanati dalla loro famiglia di origine con un decreto del Tribunale per i Minorenni, e collocati in strutture educative dai servizi sociali competenti.
Poi c’è stato l’incontro con l’Associazione Agevolando, costituitasi proprio grazie all’impegno di ragazzi che avevano vissuto parte della loro infanzia e adolescenza “fuori famiglia” in strutture di accoglienza. In particolare l’Associazione si occupa di tutelare i diritti di questi ragazzi anche dopo il compimento della maggiore età, momento in cui terminano tutta una serie di tutele da parte dello Stato.
Ho scoperto così un mondo difficile e stimolante: fatto di adulti, genitori accoglienti, educatori che ogni giorno si prendono cura con amore e professionalità di bambini e ragazzi che non sono figli loro, insieme al lavoro degli assistenti sociali e degli altri professionisti.

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#5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti. Roma 17 Luglio

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Da qualche anno è cresciuto l’interesse di trasmissioni televisive e testate della carta stampata per i bambini e i ragazzi allontanati dalla loro famiglia in seguito a un provvedimento del Tribunale per i minorenni.

Per questa ragione i promotori dell’iniziativa – l’associazione Agevolando, il Cismai, il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), il Coordinamento Nazionale Comunità per Minori (Cncm), Progetto Famiglia e SOS Villaggi dei Bambini – ritengono sia arrivato il momento diraccontarsi, invece di “essere raccontati”, di far conoscere i volti, le esperienze e i numeri che riguardano un lavoro difficile e appassionante: quello di aiutare un bambino, una ragazza, i loro genitori, a “ripartire”, a ricostruire la propria vita dopo una vicenda difficile e, a volte, drammatica.

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Agevolando in audizione alla Commissione Infanzia e Adolescenza

10254036_586804038093931_479926285776369674_n“Avere avuto famiglie in difficoltà non significa essere figli di nessuno, siamo parte della collettività.”
Con questa forte consapevolezza, l’Associazione “Agevolando” ha vissuto un altro momento importante.
I desideri, le paure, le proposte dei ragazzi che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia” in Italia sono arrivati fino alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Un’audizione di circa un’ora e mezza che si è svolta lo scorso 6 Maggio a Roma, presso la sede della Commissione, in via del Seminario.
Una delegazione composta dal Presidente Federico Zullo, dalla Vicepresidente Merita Gasi, dalla Consigliera Nazionale Denise Pergher e dalla volontaria di Agevolando Nasim Mohammad ha partecipato all’audizione alla presenza della Presidente della Commissione, on. Michela Brambilla, della Vicepresidente Rosetta Enza Blundo e di alcuni senatori e deputati.
L’audizione è stata preparata da un lavoro vivace e partecipato nelle varie sedi di Agevolando attraverso la raccolta delle testimonianze dei ragazzi con una traccia preparata dalle socie dell’Associazione Jennyfer Zicca, Diletta Mauri, Jenny Calzolari e Denise Pergher. Un lavoro che ha coinvolto 25 ragazzi, rielaborato da Diletta Mauri, e che è poi confluito nella relazione che la stessa Denise Pergher ha presentato durante l’audizione.
Molto concrete e chiare le proposte dei ragazzi in prospettiva della maggiore età: un supporto innanzitutto nella ricerca di casa e lavoro con agevolazioni per i giovani in uscita dai percorsi di tutela, la proposta di una figura di “tutor” che accompagni i ragazzi anche dopo la maggiore età, la possibilità di accedere agli studi universitari con borse di studio e altre forme di supporto, continuità nel supporto psicologico anche una volta compiuti 18 anni, un tempo congruo nelle strutture ad alta autonomia/di transizione senza sentire sulla propria pelle una “data di scadenza” ma avendo invece la possibilità di costruirsi un percorso graduale e protetto verso la piena autonomia. E poi la richiesta di ascolto, supporto, fiducia “perché il compimento dei diciott’anni non sia la fine di un percorso che con fatica si è intrapreso, ma il trampolino di lancio per una vita sempre più felice”. Tutti aspetti contenuto anche nel Disegno di Legge, al quale stiamo lavorando ormai da due anni e mezzo.
Nella sua relazione il Presidente Federico Zullo ha toccato anche il tema dei costi per gli interventi di supporto nei confronti dei neomaggiorenni portando all’attenzione dei rappresentanti delle istituzioni un aspetto fondamentale: “i costi di un mancato intervento di efficace accompagnamento all’autonomia di un giovane che esce da un percorso di tutela e non rientra in famiglia per lo Stato italiano rischiano di essere molto più alti di quelli che si sarebbero potuti sostenere, poiché le conseguenze che possono esserci da questa assenza di supporto, talvolta – e lo possono testimoniare molti dei ragazzi che gravitano attorno alla nostra associazione – sono drammatiche: povertà cronica, devianza, delinquenza, tossicodipendenza, psicopatologie. Tutte conseguenze di un nuovo abbandono che col tempo causano l’avvio di interventi di sociali, sanitari, giudiziari, con costi economici ben più elevati di quelli che dovremmo e potremmo sostenere nella fase successiva all’uscita dai percorsi di accoglienza in affido o in comunità o casa-famiglia”.
Ha evidenziato poi l’importanza fondamentale di una formazione adeguata per il personale educativo che opera con questi ragazzi, chiedendo che vengano superate derive ideologiche e disinformazione e tornando a proporre direalizzare una legge nazionale che definisca gli standard minimi di accoglienza nelle comunità e case-famiglia e un sistema informativo che in “tempo reale” raccolga i dati sui minori fuori famiglia e sulle strutture che li accolgono.
L’audizione è stata un’occasione molto importante di essere ascoltati da uno degli organismi più importanti a livello nazionale in materia di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma l’auspicio è quello che alle parole di stima rivolte dagli onorevoli alle attività di Agevolando, seguano i fatti e proposte e progetti concreti.
Nella stessa giornata Agevolando ha continuato anche il suo intenso percorso di incontri in giro per l’Italia partecipando all’iniziativa promossa a Viterbo dall’Associazione Murialdo“Legalmente maggiorenni…e poi? Costruiamo ponti per il futuro”. Sono intervenuti al Seminario il Presidente Federico Zullo e la Vicepresidente Merita Gasi con una relazione dal titolo: “Situazione nazionale dei giovani al termine della loro esperienza di accoglienza in casa-famiglia o in affido”, accompagnati dalla volontaria di Agevolando e psicologa della Comunità Murialdo di Trento Marzia Saglietti a cui è stato affidato l’intervento: “Lavorare a rete sul territorio nazionale per i giovani. L’esperienza della sede di Agevolando della Comunità Murialdo di Trento”.
L’Associazione Agevolando continua così a diffondersi, incontrare persone e realtà, avviare collaborazioni e soprattutto a sensibilizzare le istituzioni, la politica, tanti operatori del settore (e non solo) sul tema dei neomaggiorenni in uscita dai percorsi di tutela.

in: http://www.agevolando.org

Rome sweet home

Ancora mi perdo tra i tuoi vicoli e tra le tue strade. Gli amici mi prendono in giro perchè anche dopo averci vissuto due anni tengo in borsa la Guida Routard e la cartina. Ogni volta mi fai scoprire qualcosa di nuovo: ieri, ad esempio, ho visto per la prima volta il muro di via Rasella,  con i segni dell’attentato del 1944. Ogni volta mi stupisci: sempre ieri camminavamo in via Ottaviano per raggiungere la fermata della metro ed è passato di lì Papa Francesco, ci ha salutati, ci ha sorriso. Cose che solo a Roma possono succedere.

Lo so che sembro un po’ ridicola, ma in fondo tutte le dichiarazioni d’amore lo sono (lo diceva anche Pessoa, no?). Ma Roma mi ha dato davvero tanto. Mi ha dato una “giovinezza pensante”, la passione per la ricerca, legami di amicizia profondi, la fede incrollabile che tutto fosse ancora un orizzonte possibile, un punto di partenza, un’occasione da cogliere. A volte, come in tutte le relazioni, ci si può arabbiare. Per il degrado di alcune zone, gli autobus che non passano mai, i gesti di inciviltà. Poi però basta camminare lungo il Tevere, vedere la “luna che si specchia nel Fontanone”, visitare in un pomeriggio di sole i Fori Imperiali, gustare un piatto di bucatini cacio e pepe per riconciliarsi con Roma…e con se stessi.

Un ragazzo a una bancarella ieri mi ha detto: “Ci vediamo presto…sono sicuro che tornerai qui prima di quanto pensi”. E perchè mai non dovrei credergli?

Grazie Roma. Grazie amoR.

P.S. Alcuni dei miei scatti Instagram di questo weekend e, per concludere, le foto di Papa Francesco grazie ad Elena e Davide:

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La grande bellezza

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Gricia

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La maestà der Cupolone (da piazza del Quirinale)

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Piazza Navona by night

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Piazza San Pietro

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Il “Fontanone”

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Un friccico dè luna sopra al Pantheon

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Popolati di libri e di amici / part 2

E, a proposito della giornata di oggi, ecco la seconda puntata della rubrica “libri e amici” dedicata completamente all’educazione!

Essere-educatori-quale-cultura-0137-9Oggi vi segnalo allora questo libro curato da Andrea Canevaro (che non ha bisogno di presentazione) e da Lunida Ruli, appassionata educatrice: “Essere Educatori: quale cultura? Un viaggio tra teatro, video, musica e parole” (http://www.ericksonlive.it/catalogo/educazione-%E2%80%93-teorie-e-metodi/essere-educatori-quale-cultura/). Il libro nasce dall’esperienza dei convegni organizzati ogni anno a Rimini dal comitato “Gli amici del bar Ducale” proprio sulla figura dell’educatore sociale. Il testo contiene diversi contributi e la possibilità per i lettori di inviare riflessioni personali e resoconti di esperienze all’indirizzo: educatore.sociale@gmail.com.

Uno dei libri più interessanti nel dibattito avviato dalla Chiesa italiana sul tema dell’ “emergenza educativa” è sicuramente quello curato da Paola Bignardi, pedagogista e già Presidente dell’Azione Cattolica Italiana: “Educazione. Un’emergenza? Paola Bignardi a colloquio con 13 protagonisti”, diversi punti di vista sull’educare a scuola, nel tempo libero, in ambito ecclesiale e non solo.

Il terzo libro che segnalo è stato curato da Federico Zullo, presidente dell’Associazione “Agevolando” (di cui ho più volte parlato nel blog) insieme alla prof.ssa Paola Bastianoni e si intitola: “Neomaggiorenni e autonomia personale. Resilienza ed emancipazione” http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843063819. Un percorso anche in questo caso con diverse voci e contributi sul delicato passaggio alla maggiore età per i giovani “fuori famiglia”.

Non solo perchè tra le autrici c’è una delle mie amiche del cuore (conflitto d’interessi? 😉 ), ma anche per l’intrinseco valore a tutte le educatrici di nido segnalo questo volume: “Martedì’…mi mangio il bruco!”, un percorso di ricerca-azione realizzato dalle educatrici dei nidi di Infanzia il “Brucoverde” e il “Cerchio Magico” di Rimini  tra cui, appunto, Elena Guerra in collaborazione con Enzo Catarsi e Nima Sharmahd. Deliziose immagini, ricette, filastrocche, racconti, riflessioni…per la cura e l’educazione dei più piccini.

Infine segnalo anche alcuni blog di amici dedicati al tema educazione:

http://www.oltrelepaure.it/ è il blog di Gabriella Moret, educatrice che ha deciso di raccontare “l’esperienza di una vita vissuta e sofferta […] nata dal difficile ma affascinante incontro tra una “portatrice di handicap” e un’ educatrice appassionata: tutto questo in una sola persona”.

http://lacittadiasterix.blogspot.it/: questo blog è nato dalla penna (o, meglio, dalla tastiera) di Carlotta Mismetti Capua, scrittrice e giornalista che abbiamo avuto la fortuna di ospitare a Rimini lo scorso dicembrew e racconta la storia del suo incontro con quattro ragazzini afghani arrivati a Roma e poi confluita nel libro “Come due stelle nel mare”.

95Infine, ancora a proposito di cosa può significare crescere “fuori famiglia”, ci aiuta a riflettere con grande maturità e raffinatezza a partire dalla sua intensa esperienza Jenny Zicca, autrice di uno dei blog promossi dal sito Vita.it: http://blog.vita.it/agevolando/

Buona lettura!