5 libri per l’Estate

5libriEstateVa bene, l’Estate è ormai agli sgoccioli (non ricordatemelo!), ma i consigli letterari non scadono, giusto?

Ecco cinque libri da leggere sotto l’ombrellone, su una panchina in riva a un lago, davanti a un bel tramonto in montagna…insomma, dove volete! Cinque libri che mi hanno fatto compagnia durante l’Estate (o giù di lì) e che mi va di consigliare.

  • S. Rossini, Podissea (Antonio Tombolini Editore, 2015)

A metà strada tra l’ironia di Stefano Benni e una partita a scacchi con la morte insieme ad Antonius Block, c’è “Podissea”, il romanzo d’esordio di Stefano Rossini, giornalista freelance. Un libro onirico e anche molto ironico, surreale e grottesco che nasce però da un’esperienza reale: un viaggio dell’autore lungo il fiume Po in compagnia di Michele Marziani. E anche il protagonista del romanzo, Marco Alieni, compie un viaggio lungo il fiume più lungo d’Italia alla ricerca del mitico e misterioso storione d’argento. Tra intermezzi avventurosi e strani incontri di ogni tipo (esilarante il capitolo dedicato a un fantomatico bando europeo per ottenere finanziamenti), Marco e i suoi compagni scopriranno che un viaggio è molto più dei chilometri percorsi e che tra il cielo e la terra il legame è più forte di quel che a volte sembra.

  • A. Matteo, Tutti muoiono troppo giovani (Rubbettino 2016)

“Aveva solo 80 anni, è morto giovane”. Alzi la mano chi non ha mai pronunciato o sentito pronunciare una frase simile. Ebbene sì, in Italia tutti ormai muoiono troppo giovani. Cosa ha a che fare questo con la nostra vita e con l’esperienza di fede? Torna ad interrogarsi a partire da questa domanda il teologo Armando Matteo, con il suo sguardo lucido e profondo sulla realtà ecclesiale e sociale. Se la vecchiaia è uno dei principali tabù della nostra società, se ognuno di noi sente di poter disporre di più vite e di potere ad ogni età in qualche modo ricominciare, se la morte viene ostracizzata o negata come potrà far breccia nel cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo il messaggio cristiano, incentrato sulla morte in croce e sulla resurrezione? La longevità cambia la nostra vita e la nostra fede e ci impone di interrogarci anche sul nostro modo di essere adulti e di educare.

  • G. Bertagna, A. Ceretti, C. Mazzuccato (a cura di), Il libro dell’incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto (Il Saggiatore 2015)

Questo libro mi sta accompagnando in preparazione all’evento a cui parteciperò a fine agosto a Camaldoli (Cristiani in Ricerca). È un libro che non racconta solo una storia, ma che realmente fa la storia. È la testimonianza dell’incontro tra familiari delle vittime e responsabili della lotta armata, una testimonianza concreta, dolorosa e liberante di cosa significhi credere nell’idea e nella possibilità di una giustizia riparativa, che è molto di più della mera applicazione di una pena o risarcimento di un danno. Perché, con le parole di Agnese Moro: “La giustizia si occupa del reato ma non del dolore che il reato lascia”. Ed è questo dolore l’unico sentimento da cui ripartire per ricominciare a vivere, per ricominciare ad amare.

  • G. Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri (Mondadori 2016)

Leggerezza, ironia, semplicità. Sono i tre aggettivi con cui descriverei questo libro, di un giovanissimo ragazzo di Castelfranco Veneto che merita davvero che gli dedichiate qualche ora del vostro tempo. Accettare la disabilità, soprattutto se riguarda la tua famiglia come in questo caso, è molto difficile. Giacomo non lo nega (ed è questo che mi piace di lui) ma al tempo stesso sa divertirsi e impara a scoprire quanto può essere fantastico ogni giorno condividere la propria vita con un fratellino con la sindrome di down. Perché la sua presenza ti aiuta ad essere più autentico e ad avere uno sguardo diverso sul mondo e sulle persone che ti circondano. E forse sei tu quello che deve cambiare occhiali (Se avete bisogno di un’iniezione quotidiana di dolcezza e buonumore seguite Giovanni e Giacomo, Jack and John, sulla loro pagina Facebook, ne vale la pena).

  • F. e G. Carofiglio, La casa nel bosco (Rizzoli 2015)

Un libro senza alcuna pretesa, se non quello di aiutarci a fare un viaggio nei ricordi e un tuffo nell’infanzia a partire da suoni, odori, sapori (in appendice al libro anche alcune gustose ricette). Potranno cambiare gli scenari, ma in tanti potranno ritrovarsi in qualche modo nelle storie e nelle sensazioni che raccontano i due fratelli, autori e protagonisti di questo libro. Si legge in poche ore, ma lascia addosso un sorriso e il sapore dell’Estate (e una gran voglia, perché no, di trovarsi qualche giorno in una masseria della Puglia).

Avete letto questi libri? Che ne pensate? E avete qualche ulteriore lettura estiva da consigliare?

Una vera vita indipendente per tutti è possibile?

12795537_459951060861217_8818191878332881029_nA 16 anni o giù di lì tutti abbiamo agognato e vissuto le prime esperienza di autonomia fuori dalla casa dei genitori. Dalla gita scolastica al campeggio e, per i più fortunati, i soggiorni studio all’estero o alcune esperienze didattiche di “convivenza”. Poi finisce la scuola e, in certi casi, arriva l’Università o il lavoro e le prime coabitazioni in autonomia. E così tra schiscette preparate dalla mamma e cesti di panni sporchi da lavare nel weekend, si fanno le prime e vere e proprie prove generali di indipendenza. Prepararsi ogni giorno da mangiare, prendersi cura della casa, districarsi tra bollette e incombenze quotidiane, imparare a relazionarsi e a convivere con altre persone estranee alla propria famiglia.
Tutto questo fa parte delle tappe fondamentali della nostra crescita e della nostra maturazione, ma per alcuni sono traguardi più difficili da raggiungere. Quando parliamo di disabilità mentale, difficilmente associamo questa immagine all’indipendenza e al concetto di adultità. Su Rimini Social abbiamo già parlato di questo tema con Emiliano Violante, in seguito al convegno internazionale Sono adulto! Disabilità. Diritto alla Scelta e al progetto di vita che si è svolto proprio a Rimini qualche settimana fa promosso dal Centro Studi Erickson: “Sono Adulto! Un’ esclamazione secca a volte urlata con rabbia e irritazione. Una richiesta di autonomia esplicita. È ciò che accade in ogni famiglia dove i ragazzi, crescono e si fanno spazio cercando la propria strada. Si tratta di un riconoscimento che sta dentro al percorso di crescita personale e che spesso segna il primo distacco dalla famiglia, che non sempre riesce a dare lo spazio necessario perché questa scelta si maturi in modo autonomo”. – vedi http://www.newsrimini.it/2016/03/sono-adulto-2/.
Da qualche tempo anche Rimini si interroga su queste tematiche e decide di promuovere esperienze concrete mettendo in rete l’esperienza dei servizi sociali, degli operatori del settore e dei familiari delle persone con bisogni speciali.

È il progetto Vita indipendente, gestito dalla Cooperativa sociale Il Millepiedi in1 collaborazione con l’Associazione Tana Liberatutti di Novafeltria, Associazione Crescere Insieme, Associazione Rimini Autismo, associazione Esplora, Cooperativa Cento Fiori e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Rimini, che si sviluppa con cinque azioni: 3 esperienze di residenzialità (1 appartamento a media protezione per convivenze di periodi di 15 giorni, 1 appartamento ad alta autonomia con due adulti, 1 appartamento a Novafeltria per esperienze di convivenza nei weekend), l’attivazione di stage formativi, azioni di sostegno per persone che già vivono situazioni di autonomia.

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(L’articolo è stato ripreso come agenzia anche da Redattore Sociale e sul portale SuperAbile)

Foto tratte dalla pagina Facebook “Casa per noi”

Vacanze di Natale in Villa

natale-in-villa-del-bianco-misano-rimini-autismo_3Una visita ai mercatini di Natale, una cioccolata calda, preparare insieme golosi biscotti, un viaggio in trenino attraverso la città…piccoli piaceri e divertimenti che durante le feste natalizie a tutti piace concedersi.

Ecco allora un’idea perché anche i ragazzi con autismo possano godersi le feste: il progetto “Vacanze di Natale in Villa” promosso per il sesto anno consecutivo dall’Associazione Rimini Autismo Onlus in collaborazione con la Cooperativa sociale “Il Millepiedi”, la Cooperativa Cad e altre realtà del territorio.

Per sei pomeriggi dei giorni feriali delle vacanze di Natale a partire da lunedì 28 Dicembre, i ragazzi di Rimini Autismo iscritti al progetto, trascorreranno tre ore ogni giorno con educatori specializzati, vivendo insieme a loro momenti piacevoli e socializzanti in questo tempo di festa, a partire da un luogo molto importante: “Villa del Bianco”. Villa del Bianco è una struttura messa a disposizione dal Comune di Misano, uno spazio in cui da sei anni si svolgono progetti di accoglienza e integrazione per i ragazzi con autismo.

Cristina Righetti è mamma di Filippo che ha 19 anni ed è affetto da autismo e da una grave forma di ritardo mentale. Dal 2010 Cristina coordina i progetti “Natale in Villa” e “Pasqua in villa”, pensati per dare un sollievo alle famiglie e offrire opportunità ricreative ai ragazzi durante i periodi di vacanza e il progetto “Ricomincio da noi”, per prendersi cura anche delle fragilità e delle ferite dei familiari dei ragazzi con autismo.

Ci racconta come sono nate queste intuizioni: “Nel 2010 scrissi una lettera aperta per chiedere aiuto alle istituzioni e individuare luoghi e occasioni di sostegno alle famiglie creando uno spazio specializzato aperto tutto l’anno (http://www.riminiautismo.it/it/villa-del-bianco.php) suggerendo di mettere a disposizione una colonia tra Rimini e Riccione. Il Comune di Misano ha accolto l’appello e ci ha concesso l’utilizzo di Villa Del Bianco”.

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Voglio vederti danzare. #BuonFerragosto

foto libro madriTorno con piacere a parlarvi grazie a Punto Famiglia del libro “Madri” e di quella meraviglia che sono Antonia Chiara Scardicchio e sua figlia Serena, nonchè della felice intuizione della HopeSchool!
Con le sue parole di ‪‎speranza‬, auguro a tutti buon Ferragosto!

«Madri è un piccolo gioiello. Semplice, delicato, intenso, profondo ed eccentrico. Proprio come la sua autrice». Sono le parole di Piero D’Argento, consulente del Welfare della Regione Puglia, così efficaci nel descrivere un libro che è molto di più del semplice racconto di una mamma e del suo rapporto con la figlia affetta da autismo.

L’autrice, Antonia Chiara Scardicchio, è ricercatrice in Pedagogia sperimentale e professore di Progettazione e valutazione dei processi formativi presso l’Università degli studi di Foggia. Dal 1988 conduce atelier autobiografici mediante i linguaggi del gioco e dell’arte. Ha al suo attivo numerose pubblicazione e nel 2015 ha fondato insieme alle Edizioni “La Meridiana” la prima scuola italiana di “speranza scientificamente fondata”: la “HopeSchool”. È sposata con Giovanni ed è mamma di Serena e Gabriele.

Come nasce il libro “Madri” è qual è il messaggio che questo testo desidera trasmettere?

Il messaggio del libro muove, posso dire con Ligabue, da “il giorno di dolore che uno ha”: non riguarda dunque soltanto la disabilità di mia figlia Serena ma la sofferenza che tutti – seppur in forme diverse – attraversiamo nella nostra storia. Ed è il racconto del dolore, che è solo la penultima notizia, perché la croce – come amava ripetere don Tonino Bello – è “collocazione provvisoria”.

Questo non significa negare il peso, la fatica, la tragedia. Significa non riconoscergli eternità. Ed è allora – quando il dolore smette di farci credere che è senza scampo – che la vita ci stupisce.

“Madri”, per esempio, è nato in maniera del tutto inaspettata, in risposta ad una situazione dolorosa. Il testo che avevo scritto per me era nel mio cassetto, a segnare un momento di passaggio nella mia storia. Finché Antonella Chiadini, medico e giornalista riminese dallo straordinario estro, mi ha dato l’occasione di trasformarlo in condivisione, grazie alle Edizioni NFC e alla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile, una ONLUS impegnata nel tutelare i diritti dell’infanzia e promuovere una positiva cultura della maternità.

“Madri” raccoglie anche diversi preziosi contributi: le interviste di Mariangela Taccogna e Alessandra Erriquez, le fotografie di Giovanni Ventura, le illustrazioni di Patrizia Casadei, le opere della scultrice Angela Micheli. È dunque un coro, una comunità di voci che racconta che sì, si può morire anche mentre siamo in vita. Ma le croci al terzo giorno si possono spiantare.

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“Madri” – Diventiamo maestri di speranza

11149283_866157260097728_6964535485508909819_nIn questa giornata non posso non parlarvi di un libro dedicato a tutte le madri, e non solo. Antonia Chiara Scardicchio, l’autrice, è formatrice e ricercatrice all’Università degli studi di Foggia e mamma di Serena, una bimba speciale. E’ inoltre ideatrice della “HopeSchool”, Scuola di Speranza, promossa insieme alle Edizioni La Meridiana.

“Madri” è un libro che ha avuto un grande successo, tanto da essere stato appena riproposto in una seconda edizione ampliata. Qual è il cuore di questa opera?

Il messaggio del libro muove, posso dire con Ligabue, da “il giorno di dolore che uno ha”: non riguarda dunque soltanto la disabilità di mia figlia Serena ma la sofferenza che, tutti, seppur in forme diverse, attraversiamo nella nostra storia. Ed è il racconto che questo dolore è solo la penultima notizia, perché la croce – come amava ripetere don Tonino Bello – è “collocazione provvisoria”. Questo non significa negare il peso, la fatica, la tragedia. Significa non riconoscergli eternità. Ed è allora – quando il dolore smette di farci credere che è senza scampo – che la vita ci stupisce. “Madri”, per esempio, è nato in maniera del tutto inaspettata, in risposta ad una situazione dolorosa. Il testo che è il cuore del libro lo avevo scritto solo per me ed era nel mio cassetto, a segnare un momento di passaggio nella mia storia. Finché Antonella Chiadini, medico e giornalista riminese dallo straordinario estro, mi ha dato l’occasione di trasformarlo in condivisione, grazie alle Edizioni NFC e alla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile. “Madri” raccoglie anche diversi preziosi contributi: le interviste di Mariangela Taccogna e Alessandra Erriquez, le fotografie di Giovanni Ventura, le illustrazioni di Patrizia Casadei, le opere della scultrice Angela Micheli. E’ dunque un coro, una comunità di voci che racconta che, sì, si può morire anche mentre siamo in vita… Ma le croci al terzo giorno si possono spiantare.

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17 Aprile…tutti a scuola di speranza con Chiara SCARDICCHIO

17-4-2015 Incontro con Chiara ScardicchioL’Azione Cattolica della Parrocchia Nostra Signora di Fatima di Rivabella di Rimini e la Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS promuovono l’incontro pubblico: “A scuola di speranza. Da Jovanotti a Don Tonino Bello, una storia di resurrezione”.

L’incontro si svolgerà Venerdì 17 Aprile p.v. alle ore 20.45 nel Teatro della Parrocchia di Rivabella (via Coletti 174 – Rimini). Interverrà ANTONIA CHIARA SCARDICCHIO, formatrice e ricercatrice dell’Università degli studi di Foggia, esperta di narrazione autobiografica, e mamma di Serena, una bimba speciale affetta da autismo.

Nell’incontro verrà presentata la nuova edizione ampliata del libro “Madri…voglio vederti danzare” (NFC Edizioni, 2015 http://www.agenzianfc.com/shop/madri-1) che racconta la storia di Chiara e Serena anche grazie al contributo di Antonella Chiadini, Mariangela Taccogna e Alessandra Erriquez e attraverso le fotografie di Giovanni Ventura, le illustrazioni di Patrizia Casadei e le opere dell’artista Angela Micheli.

“Madri è un libro che parla di autismo e del mio rapporto con mia figlia Serena, ma non solo”spiega Chiara Scardicchio. “È la storia di chiunque si trovi a vivere una situazione di fatica e sofferenza e invece di cedere il passo alla disperazione, sceglie di rialzarsi in piedi e ricominciare. Solo così la disgrazia può trasformarsi in grazia, il dolore in speranza. La felicità infatti non consiste nell’assenza di pesi o di dolore ma nella loro trasformazione”.

La proposta di questa serata è nata dall’incontro tra la sensibilità educativa dell’Azione Cattolica, che da alcuni anni promuove incontri di formazione su tematiche di attualità nella Parrocchia N.S. Di Fatima di Rivabella e l’attività della Fondazione San Giuseppe, da oltre cent’anni impegnata nella promozione di una positiva cultura dell’infanzia e della maternità e che ha concretamente contributo alla pubblicazione del libro “Madri” per sostenere le spese del sostegno scolastico per Serena.

Nella serata verrà inoltre presentata l’iniziativa promossa dalla Editrice Meridiana: “Hope school”, la prima Scuola di Speranza italiana nata a Molfetta grazie all’iniziativa di un gruppo di professioniste nel settore editoria, comunicazione, ricerca, insegnamento e in particolare grazie al contributo della stessa Chiara Scardicchio, Direttrice scientifica della Scuola. Altre informazioni alla pagina http://www.edizionilameridiana.it/hopeschool/. Filosofia della scuola è che “la speranza non si può insegnare ma si può imparare”.

L’incontro di Venerdì 17 Aprile p.v. è gratuito e aperto a tutta la cittadinanza. Sarà seguito, nella mattinata di Sabato 18 Aprile p.v., da un laboratorio di formazione condotto dalla stessa Chiara Scardicchio: “Atelier bibiliografico tra Logica & Fantastica” al quale prenderanno parte gli operatori della Fondazione San Giuseppe e della Cooperativa Sociale “Il Millepiedi”.

Per saperne di più: http://www.sangiuseppe.org/news-eventi/a-scuola-di-speranza-incontro-con-chiara-scardicchio

Parchi inclusivi: qualcosa si muove?

Intervista a Claudia Protti, mamma che insieme a Raffaella Bedetti ha fondato il sito (e pagina Facebook): “Parchi per tutti” e che si sta attivamente impegnando per l’installazione di giochi inclusivi nei parchi romagnoli.

Potete gioire di un primo successo: l’installazione di un gioco inclusivo al Campo della Fiera di Santarcangelo, inaugurato lo scorso 28 febbraio. Com’è andata?

È stato davvero un bel momento. Un nuovo gioco accessibile a tutti i bambini e le bambine nel cuore di Santarcangelo è per noi un risultato importante. Si è trattato di un progetto co-finanziato dall’amministrazione comunale, per questo ringraziamo il Sindaco Alice Parma e la Giunta ma anche la Pro Loco e i privati cittadini che hanno donato una grossa parte della cifra necessaria per l’acquisto e installazione della giostra. Erano presenti davvero tante persone all’inaugurazione e questo per noi è un segnale molto significativo perché racconta di un’attenzione e un interesse per queste tematiche, che non riguardano solo le famiglie con bimbi disabili! Penso ad esempio ai “Camminatori folli” di Livorno che sono partiti alla mattina prestissimo per poter essere con noi a condividere questo risultato e a tutte le associazioni e le scuole presenti, in particolare la UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) di Rimini.

parchi inclusivi1Di che gioco si tratta? Come funziona?

Il gioco che è stato installato al Campo della Fiera di Santarcangelo è una giostra girevole ed è stata realizzata dalla ditta Green arreda. Questo tipo di giostra non è molto conosciuta, non ce ne sono tante in Italia, eppure è un gioco molto utile e divertente che può essere usato da tutti i bambini, anche da quelli in carrozzina. L’accesso è facile perché il gioco è posizionato a livello del terreno, ha posti in piedi, posti a sedere e posti per carrozzine. Insomma c’è posto per tutti e questo ci piace molto! C’è infatti un’idea che continuiamo a sostenere e che vogliamo sia ben chiara: non è sufficiente installare un’altalena per carrozzine o giochi ad hoc per bimbi con disabilità per affermare di essere sensibili verso i diritti dei disabili. I bambini sono tutti uguali e hanno diritto a giocare insieme, nello stesso luogo e nei limiti del possibile con le stesse strutture che devono essere accessibili e fruibili da parte di tutti.

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3 Dicembre. Giornata delle persone con disabilità.

c_c00878e304Oggi è il 3 Dicembre: Giornata mondiale delle persone con disabilità. Vi segnalo su questo tema il blog di Claudia e questo post dove per celebrare questa giornata ci suggerisce tante letture dedicate soprattutto ai più piccoli. E riprendo con piacere una citazione tratta dal libro “Una vita imprudente” di Claudio Imprudente. Claudio Imprudente, giornalista e scrittore è affetto sin dalla nascita da tetraparesi spastica e comunica attraverso una lavagnetta in plexiglas…ma questo non lo ha certo fermato! Grazie Claudio, perchè ci fai guardare oltre ogni nostro limite trasformandolo in opportunità:

“…e la mia disabilità? Microscopica mancanza rispetto a tutto ciò che mi è stato donato, un granello di sabbia in meno in una infinita spiaggia!”

Unire l’agricoltura al lavoro sociale: la sfida di “Adama’h Factory”

IMG-20141111-WA0001Si è svolto al Centro Agricolo Sant’Aquilina lo scorso 30 Ottobre un interessante convegno dal titolo: “La buona raccolta. L’agricoltura sociale e nuove opportunità lavorative nel comparto agricolo”. Il convegno, promosso dalla Fondazione En.A.I.P. Sergio Zavatta di Rimini in collaborazione con l’associazione RiGas e la cooperativa Poco di Buono, ha voluto focalizzare l’attenzione sulle nuove opportunità lavorative nel settore dell’agricoltura, a partire dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 formulato dalla Regione Emilia-Romagna, e dalle esperienze già attive sul territorio. Presenti infatti alcuni rappresentanti di realtà locali impegnate in questo settore: Giovanna Scaparrotti della Fondazione Enaip, Pieralberto Marzocchi della Coop. Sociale Cieli e Terra Nuova, Giovanni Grandi dell’Azienda Agricola Podere Roccolo, Stefano Valloni presidente dei RiGas, Laura Bongiovanni di Associazione Inset – impresasociale.net, Matteo Lucchi di Winet srl e Sauro Sarti del Servizio Agricoltura Tutela Faunistica della Provincia di Rimini.

Tra le nuove esperienze presentati durante il convegno anche la neonata Associazione “Adama’h Factory”: una associazione di promozione sociale che svolge attività nel settore agricolo come occasione di inserimento sociale e lavorativo per persone svantaggiate.

Ne parliamo con il Presidente, Luca Fabbri, psicoterapeuta, educatore e una grande passione per i temi dell’agricoltura sociale e per il lavoro agricolo.

Come nasce l’idea dell’Associazione Adama’h Factory?

Adama’h Factory nasce in continuità con due corsi che abbiamo realizzato per conto della Fondazione Enaip nel 2013 e nel 2014: Terre Fertili e Agricolando. I due progetti ci hanno dato la possibilità di realizzare un orto di 3.000 metri, di valorizzare e far fruttificare 3 ettari di vigna e 300 ulivi collaborando con un gruppo di utenti provenienti da fasce sociali deboli. Realizzando queste attività ci siamo accorti che il lavoro agricolo ha un potere sociale molto forte, capace di restituire dignità alle persone più fragili o che vivono condizioni di disabilità. Per questo a giugno del 2014 abbiamo pensato di continuare queste esperienze in maniera più stabile e duratura dando vita all’Associazione Adama’h. Insieme a me fanno parte del consiglio direttivo il vicepresidente Diego Tombesi, Roberta Torricelli e Salvatore Aloe. Tra i soci fondatori anche Mauro Strada, uno dei partecipanti ai primi due corsi. L’associazione ha sede a Sant’Aquilina, dove l’Enaip ci ha messo a disposizione in maniera gratuita il podere di sua proprietà, e siamo affiliati al circuito delle ACLI.

Quali sono le specificità della vostra Associazione?

L’idea fondamentale di Adama’h è che l’agricoltura debba essere non un punto di arrivo, ma uno strumento. Per noi al centro sta prima di tutto la persona: vogliamo che chi arriva da noi possa rinfrancarsi, ritrovare fiducia, imparare un’attività lavorativa che sia in grado poi di rendere chiunque più autonomo, capace di spendersi anche in altri contesti. Noi vogliamo principalmente che queste persone escano dall’isolamento in cui spesso si trovano, restituendo loro fiducia e dignità. Un’altra caratteristica del nostro lavoro è l’alto livello di democraticità: si lavora tutti insieme, perché davanti alla fatica siamo tutti uguali. Il gruppo è aspetto determinante, perché in solitudine questo tipo di lavoro sarebbe impossibile. Inoltre il lavoro agricolo ha il grande merito di insegnare l’arte della pazienza e del sapere aspettare, perché per realizzarlo è necessario rispettare i ritmi della terra e adeguarsi ad essi. Ecco perché abbiamo scelto di chiamare l’associazione “Adama’h”, che in ebraico significa terra, proprio per sottolineare la centralità di questo aspetto nel nostro lavoro, che è all’insegna del rispetto della natura e dell’ambiente.

Che progetti avete in cantiere?

Vogliamo consolidare la nostra realtà: per esempio ci proponiamo di ingrandire la vigna, aumentare il numero degli ulivi, portare l’orto a 5.000 metri e raggiungere 8 ettari di parte seminativa. Come già detto, ci sta a cuore soprattutto migliorare le condizioni di vita delle persone maggiormente a rischio di esclusione sociale. Il vero sogno nel cassetto è inoltre quello che la nostra produzione agricola diventi sufficiente per trasformarsi in un’attività lavorativa vera e propria per alcuni dei ragazzi che stiamo coinvolgendo, in modo che possano rendersi sempre più autonomi anche dal punto di vista lavorativo.

Silvia Sanchini

Per saperne di più:

Facebook: Adamah’ Factory

adamah.factory@gmail.com

in: http://www.newsrimini.it/rimini-social

Parole come sassi

B1JGTR_CcAAni4b“Le tue parole sono mine…” canta Cesare Cremonini. È vero, e tante volte non ci accorgiamo, di quanto le parole possano far male.
Sono certa che è capitato a tutti di utilizzare con assoluta leggerezza espressioni apparentemente innocenti come: “Sembri proprio autistico…”, “Ma sei mongolo?”, “Non fare l’handicappato…”. E via dicendo.
Termini entrati nel linguaggio comune, usati a volte quasi scherzosamente, altre volte volutamente per offendere.

Qualche sera fa dal mio profilo Facebook mi sono imbattuta nei commenti di alcuni genitori, che fanno parte del gruppo “Io ho una persona con autismo in famiglia”. Commentavano con dolore e rabbia un’altra pagina Facebook che derideva in maniera poco elegante una ragazza affibbiandole l’epiteto di autistica.
Leggendo il dispiacere e l’indignazione di quei genitori mi sono sentita male per tutte le volte in cui scegliamo (io per prima) con totale superficialità le parole che usiamo, dimenticandoci del potere che le parole stesse possono avere e di quanto termini che di per sé non hanno certo una connotazione offensiva possano diventare veri e propri insulti, lame taglienti, mine esplosive…quando utilizzati in maniera distorta.
Decidere se utilizzare o meno una determinata parola non è solo un esercizio formale o un atto retorico di buonismo, ma una scelta sostanziale.

L’ironia e l’umorismo sono di vitale importanza anche quando si ha a che fare con la disabilità (e i genitori lo sanno bene), non si sta qui facendo un elogio della seriosità ma evidenziando alcuni confini che sarebbe importante non valicare mai.
A questo proposito, in questi giorni, alcuni media tra cui Avvenire, Famiglia Cristiana, la Federazione italiana settimanali cattolici e l’Agenzia Armando Testa hanno lanciato la campagna “Migliorisipuò, insieme contro la discriminazione”. A Rimini anche il Settimanale Il Ponte ha aderito. Il messaggio è molto chiaro: anche le parole possono uccidere, trafiggere (come i volti scelti ad immagine dei manifesti), per questo occorre un’opera di informazione per superare i pregiudizi e costruire una società più sensibile e attenta.

Sempre in questi giorni il giornalista Luca Pagliari ha presentato agli studenti riminesi lo spettacolo “Link-storie di vita online”, che racconta una storia di cyber-bullismo. Pagliari ha più volte ricordato ai ragazzi che anche un “mi piace” di troppo su Facebook o una parola scritta sul web possono distruggere, ferire, finanche uccidere (come è successo al giovane romano, Andrea Spezzacatena).
Una parola scritta lascia il segno, non si cancella, rimane per sempre…e questo vale soprattutto per tutte quelle volte in cui ci sentiamo forti, perché ci nascondiamo dietro a uno schermo di un pc.
Perché, citando il film Palombella Rossa di Nanni Moretti: “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste. Le parole sono importanti!”.

Silvia Sanchini

http://www.newsrimini.it/2014/10/parole-come-sassi/