In barca…per imparare la vita

sailing-690289_640Un gruppo di adolescenti provenienti da Ravenna, Cesenatico e Rimini. Una partnership tra 9 soggetti: l’associazione onlus Piccoli Passi e la cooperativa sociale onlus La Vela di Cesenatico, le associazioni Marinando di Ravenna e di Rimini, l’associazione Sonora Social Club di Bagnacavallo, la cooperativa Il Millepiedi di Rimini, l’associazione Verba Manent onlus e la Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore onlus di Bologna. Tre barche guidate da skipper esperti e un gruppo di educatori e operatori sociali.

Sono questi alcuni degli ingredienti dell’avventura in mare che hanno vissuto un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 17 anni durante l’Estate grazie al progetto “Albatross. Giovani in Adriatico”, un progetto di prevenzione del disagio giovanile nato con l’obiettivo di potenziare l’autostima dei giovani coinvolti sviluppando in loro maggiori capacità di interazione e convivenza, responsabilizzazione e stimolo alla trasmissione delle proprie competenze attraverso un mediatore molto speciale: la barca a vela.

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Tornare a Parigi, e godersi “un po’la strada”

“Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada”…

Buon viaggio (Share the love) – C. Cremonini

Il bello di visitare una città per la seconda o terza volta, è sicuramente quello di non essere più presi da quell’ansia da prestazione che attanaglia il turista determinato a vedere ogni cosa sottoponendosi a tour de force estenuanti e a camminate folli degne del miglior maratoneta.

Tornare nuovamente in un luogo, ti permette di concederti il lusso di scegliere, assaporare ogni cosa con uno spirito rilassato, perdendoti anche per ore a camminare tra i vicoli della città senza bisogno di raggiungere a tutti i costi una meta ma semplicemente godendoti il paesaggio.

Per questo motivo non condividerò della mia visita a Parigi dello scorso Maggio un itinerario vero e proprio ma piuttosto luoghi e suggestioni che ho riportato a casa da questo ultimo viaggio.

DSC00654Non posso non cominciare dal Musée Picasso (era anche uno dei miei #TravelDreams2015!). Desideravo tornare a Parigi anche per visitare questa esposizione, riaperta al pubblico nel 2014 dopo consistenti lavori di restauro. L’edificio si trova nel quartiere del Marais, si raggiunge facilmente a piedi scendendo con la Metro alla fermata St-Paul, per poi godersi una passeggiata tra i vicoli e le vetrine chic del quartiere. Lungo la strada anche la “Chapelle de l’Humanité” con il suo motto: “L’Amour pour principe et l’Ordre pour base; le Progrès pour but” (A. Comte), ma soprattutto edifici e palazzi dall’elegante architettura e tanti, tantissimi giardini che conferiscono a queste strade un’atmosfera unica. L’edificio che accoglie il Museo è l’Hotel Salé, uno splendido palazzo progettato tra il 1656 e il 1660 dall’architetto Jean Boulier. Il museo è chiuso il Lunedì e apre la mattina piuttosto tardi (11.30 dal Martedì al Venerdì, 9.30 il Sabato e la Domenica), l’ingresso è di 11 euro (sicuramente ben spesi) e dovrete probabilmente fare un po’di coda all’ingresso, anche se avete scelto la Paris Visite Pass. 11107729_10206789656807190_8926937973015701565_nMa non arrendetevi, se amate il pittore spagnolo, ne vale la pena! La collezione è ricchissima: oltre 3.500 opere esposte tra dipinti, ceramiche, sculture, disegni, incisioni. Quattro piani in cui perdersi tra corridoi e stanze per scoprire anche molto delle fasi di studio e preparazione alle opere del grande maestro. Ci sono, ad esempio, i bozzetti del Les Demoiselles d’Avignon (che avevo visto al MoMa di New York) e un intero piano (Level -1) dedicato a far conoscere il lavoro di Picasso nel suo studio parigino e le fasi che condussero allo sviluppo e all’affermazione del Cubismo in Europa. Interessante anche il Level 3 dove è custodita la collezione privata dell’artista che contiene dipinti di grandi maestri quali Cézanne, Degas, Renoir, Modigliani. La pittura di Picasso è potente, la sua personalità decisamente sopra le righe ed eclettica. Scriveva nel 1935: “My picture is a sum of destructions. I do a picture – then I destroy it. In the end, though, nothing is lost: the red I took away from one place turns up somewhere else” e questa sua tensione interiore è evidente in tutta la sua opera e ben rappresentata da questa esposizione che aiuta veramente a penetrare nel suo mondo, o perlomeno in parte di esso. (http://www.museepicassoparis.fr/)

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Istantanee del 2014 e #Traveldreams per il 2015

Più che con bilanci e parole, ho voglia di raccontare questo 2014 per immagini. Non ho velleità da fotografa, ma credo che la fotografia possa essere un ottimo strumento per fare sintesi e fissare luoghi, incontri, scoperte. E così ecco qualche immagine dal 2014 si è aperto in Sicilia, tra volti amici, in Marzo mi ha portato a Roma, che per me è sempre un po’casa, e mi ha permesso di incontrare una donna dall’animo davvero grande: Chiara Scardicchio.

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Tra aprile e maggio: un primo anno di blog e la trasferta in Calabria. Poi l’Estate: un evento importante a Roma che mi ha portato anche a una svolta professionale, la mostra di Frida Kahlo, la scoperta di Londra, la nascita di due creaturine da ricolmare d’amore.

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A Settembre Rimini ha salutato il Festival Francescano, e io ho avuto l’opportunità di partecipare al progetto di storytelling del Comune di Rimini: #MyRimini. E poi Arezzo e Camaldoli nel ricordo di Paolo VI, l’incontro con Antonio Distefano e nuovi stimoli personali e professionali. Fino ad arrivare a Novembre e Dicembre con le note di Fabi Silvestri e Gazzè, Trento e il MUSE e infine Bologna che si è animata con i volti e le storie di ragazzi cresciuti “fuori famiglia”.

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Avrei voluto fare più cose e soprattutto viaggiare di più, ma in questo momento non mi è permesso, e per fortuna ho tanti libri, film, storie da scrivere, volti da scoprire…a farmi compagnia. E visto che sognare non costa nulla, ispirata dall’hashtag #TravelDreams delle bravissime blogger Manuela di Pensieri in viaggio, Lucia di Respirare con la pancia e Farah di Viaggi nel cassetto, ecco alcune immagini di luoghi che mi piacerebbe visitare (una selezione di 5, ovviamente sarebbero infiniti!). Alcuni sono più fattibili (Trieste, ad esempio), altri razionalmente irraggiungibili in questo momento…ma “mettere il cuore davanti all’ostacolo” è qualcosa che mi fa stare bene. P.S. Grazie a Lunida, a cui ho “rubato” la foto del Marocco e la meraviglia di quei luoghi vista attraverso i suoi occhi!

Ecco dunque 5 dei miei #TravelDreams (sì lo so con il punto 4 ho un po’barato!):

1. Trieste

2. Bali

3. Marocco (città imperiali)

4. Una capitale europea a scelta tra Praga, Budapest o Copenaghen. Ma anche Dublino andrebbe bene! 🙂

5. Tornare a Parigi per vedere il Museo Picasso che ha finalmente riaperto! (nel frattempo potrei accontentarmi della mostra a Firenze se riesco…)

Foto di Lunida Ruli

Foto di elseaurora in turistipercaso.it

Io sto con la sposa (e con Manar)

maxresdefaultTasnim è bellissima, di una bellezza malinconica e sofisticata. È lei la sposa, ed è lei a pronunciare alcune delle frasi più intense del film: “C’è un sole unico per tutta l’umanità, una sola luna. Anche il mare è di tutti, così la vita. È di tutti e per tutti”. Come è possibile che alcuni siano liberi di attraversare il mare, mentre per altri farlo significa rischiare di morire? Ahmad e Mona sono marito e moglie, sembrano personaggi usciti da un film di Ozpetek. Non sono giovanissimi, ma si tengono per mano come due adolescenti innamorati. Lei ha sempre detto che non avrebbe mai lasciato la Siria, lui le aveva promesso di portarla in Francia…e alla fine ci è riuscito. Alaa al-din è un uomo alto, con una grande dignità e orgoglio, e un forte senso della famiglia. Si chiede come sia possibile che uomini e donne arrivino a pagare cifre esorbitanti per affrontare un viaggio della speranza e, a volte, morire. Con lui c’è suo figlio Manar, che mi ha subito rubato il cuore. Ha 12 anni, la sua passione è il rap, ha una proprietà di linguaggio e una furbizia che lo fanno apparire più grande…ma anche quegli occhi teneri e profondi e il naso un po’a patata che gli restituiscono tutta la sua fanciullezza e innocenza. E infine Abdallah: giovane studente, ha già conosciuto da vicino la morte e la disperazione. È uno dei sopravvissuti alla strage di Lampedusa dell’11 Ottobre, era su quella barca che ha visto annegare in mare 250 persone. È proprio grazie a lui che nasce l’idea del film: un pomeriggio a Milano in cui alla stazione di Porta Garibaldi incontra Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry e Tareq Al Jabr e chiede loro dove prendere un treno per la Svezia.

IMG_1148La Svezia: sogno proibito di tanti rifugiati in fuga da paesi in guerra come i protagonisti di questo film documentario. Un viaggio che ha realmente coinvolto 23 persone tra palestinesi, siriani e italiani: giornalisti, operatori sociali e cooperanti ma anche una troupe di operatori guidati dal regista Antonio Agugliaro. Obiettivo: raggiungere la Svezia partendo da Milano e attraversando la Francia, la Germania e la Danimarca, quattro giorni e tremila chilometri, inscenando un corteo nuziale. Perché, “quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti a una sposa?”. Un film che gli autori definiscono: “una storia fantastica ma al tempo stesso dannatamente reale”. Un film che ha un po’ il sapore delle atmosfere di Kusturica e di Mihăileanu, un film che chiede di schierarsi, di scegliere da che parte stare. E non è un caso che sia nato da una produzione dal basso: oltre 2.000 persone che attraverso il crowdfunding hanno finanziato l’opera, scegliendo apertamente di stare dalla parte della sposa. Un film che è soprattutto un viaggio: per attraversare la “Fortezza Europa”, e dimostrare che il Mediterraneo, culla della nostra civiltà, può essere ancora un mare che unisce invece che dividere. Del film mi è piaciuto lo sguardo non retorico ma concreto e reale di chi ha conosciuto e visto la guerra con i propri occhi. I rifugiati protagonisti del film non appaiono qui come vittime ma in tutta la loro autentica umanità: con la loro ironia, nostalgia, coraggio e fragilità. E poi c’è Manar. Manar ha lo stesso sorriso di Ahmed, Mohammed, Nordin, Omar…di tutti i ragazzi che ogni giorno intrecciano le nostre esistenze di operatori impegnati in percorsi di accoglienza. Ragazzi con un progetto che, come canta Manar, “o fallisce o sparisce”.Ragazzi a cui vorremmo restituire un po’di speranza e di fiducia nel futuro, che è un loro diritto, a dispetto di tutte le discriminazioni e i pregiudizi con cui si trovano ogni giorno a convivere e a lottare in un paese che sembra almeno all’apparenza sempre meno accogliente e solidale.  E allora, non posso fare a meno di sentirmi ancor più dalla sua parte e di cantare insieme a Manar:

Voglio raccontare la mia vita con le mie parole

Perché durino nel tempo.

Per me è solo l’inizio.

L’inizio della libertà.

Fratello, è un mio diritto!

Sul serio fratello, è una responsabilità.

Penso a quando vivevamo felici in Palestina

E adesso siamo rifugiati, di nuovo in fuga.

Che Dio abbia misericordia di noi rifugiati.

Siamo bambini normali,

vogliamo un po’di tenerezza.

Torneremo in Palestina, riavremo ciò che è nostro”

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it/2014/12/io-sto-con-la-sposa-e-con-manar/

Il sito ufficiale di “Io sto con la sposa”: http://www.iostoconlasposa.com/

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Nyc day by day

10413430_10205025349180602_742158879632201044_nMentre mi facevo prendere dalla nostalgia e da una stretta al cuore (anche se non è da me!) ripensando al mio viaggio di esattamente un anno fa a New York, mi sono accorta di non aver ancora pubblicato qui sul blog l’itinerario giorno per giorno che ho preparato per Turisti per Caso.

Per cui approfitto per riproporvelo, sperando che possa essere interessante e utile per qualcuno!

Ecco una sintesi del nostro itinerario di viaggio newyorkese, con l’augurio che possa essere d’aiuto a qualcuno in partenza o anche solo per farvi/farci sognare un po’!

Noi siamo state a New York dieci giorni pieni, credo più che sufficienti per un’infarinatura complessiva della città (anche se l’elenco delle cose che avrei voluto fare/vedere senza riuscirci è ancora molto lungo!)

Giorno 1° (24/10/2013)

Arriviamo in serata dopo un volo perfetto al JFK Airport, poi in taxi fino alla 40esima strada, a due passi da Times Square, dove si trova il nostro hotel (Four Points Hotel). Non ci facciamo scoraggiare dalla stanchezza e dal freddo e la nostra prima notte newyorkese comincia nel quartiere di Chelsea dove sappiamo esserci un party con Giorgio Armani e altre celebrities (che stalker!!)… non a caso ci scappa una foto con Renee Zellweger… e siamo tutte un po’ Bridiget Jones! 🙂 Il freddo è pungente e alla fine desistiamo e ci ripariamo al Diner Club per un cappuccino… Primo impatto: la città è un po’come te l’aspetti: enorme, caotica, in continuo movimento… hai la sensazione che qui tutto possa succedere!

Giorno 2° (25/10/2013)

Giornata intensa e piena nel cuore di Manhattan. Prima tappa Times Square con il suo impatto molto forte e travolgente, poi Rockfeller Centre con i suoi edifici imponenti in stile art deco e la famosa pista di pattinaggio (già frequentatissima), a seguire Cattedrale di St. Patrick, anima cattolica della città, ma purtroppo esternamente in restauro. Proseguiamo per Bryant Park, una zona deliziosa, e ci concediamo una pausa pranzo da “Hale and Hearty Foods” e una sosta in un “giardino urbano” (idea deliziosa, da esportare!!!). Si prosegue con il Centro Nazionale di Fotografia e l’edificio dell’American Bank progettato da Renzo Piano per concludere con due vere “chicche”: la New York Public Library e il Moma! La NYPB è un luogo meraviglioso in cui trascorrere un po’di tempo con i suoi soffitti in legno decorati e i volti di tante persone che si riparano dalla frenesia della città sfogliando libri di ogni tipo. Ci sono anche esposizioni temporanee e in particolare ho la fortuna di visitarne una dedicata alla lettura per ragazzi (Why Children’s book matter) dove mi perdo tra le immagini di Mary Poppins, Alice e Il mago di Oz! Al Moma (Museum of Modern Art) approfittiamo della giornata di ingresso gratuito (il venerdì) e anche se la coda da fare è molto lunga scorre piuttosto in fretta. L’attesa comunque vale la pena e ci permette di immergerci nel paradiso dell’arte moderna e contemporanea con opere di Dalì, De Chirico, Mirò, Van Gogh, Gauguin, Cezanne, Pollock, Wharol, Lichtenstein…solo per citarne alcuni. Anche se c’è molta ressa e confusione mi godo la visita e penso che sia bello vedere così tanta gente e così variegata in un museo! Ceniamo in zona Times Square in un posto sicuramente molto “da turisti” ma divertente: il “Bubba Gump Restaurant”, un omaggio al bellissimo film “Forrest Gump” con un menù rigorosamente a base di gamberi e camerieri che accorrono all’invito “Stop Forrest Stop”! 🙂

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Un’Estate diversa per i giovani volontari del Treno della Grazia

treno_grazia.jpgDopo avere parlato dei giovanissimi volontari di “Mare di Libri” e dei giovani che hanno partecipato ai campi estivi dell’Associazione Libera sulle terre confiscate alle mafie, torniamo a raccontarvi di altri giovani riminesi che hanno scelto di vivere un’Estate diversa, all’insegna del volontariato.
Quarantuno ragazzi riminesi sono partiti infatti alla volta di Loreto lo scorso 20 Giugno per la XXVIII edizione del “Treno della Grazia”, promosso dall’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) dell’Emilia-Romagna, dall’Azione Cattolica Ragazzi della Diocesi di Rimini e dalla Commissione Regionale per le Famiglie. Si tratta principalmente di studenti delle scuole superiori riminesi e studenti universitari o giovani lavoratori che scelgono di partecipare a questo progetto: un po’ pellegrinaggio un po’ campo scuola – così lo definiscono gli organizzatori – un colorato viaggio di quattro giorni pensato per le famiglie e in particolare per i bambini, con una speciale attenzione dei bisogni di ciascuno.

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Live dal “Festival Francescano”. Terzo giorno giorno

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“Per sperare partirò”.

È una delle frasi che si legge sul wall “Appunti di viaggio” in piazza Tre Martiri, uno spazio dedicato ai partecipanti al Festival per lasciare pensieri, immagini, suggestioni. È una frase di Padre Daniele Badiali, sacerdote e missionario faentino, ucciso in Perù nel 1997.

Se partire è sinonimo di speranza, non vi è dubbio che questa quinta edizione del Festival Francescano abbia lasciato un messaggio di speranza nel cuore di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di parteciparvi.

In questa ultima giornata di eventi il meteo non ha purtroppo assistito l’organizzazione, ma la macchina del Festival non si è affatto fermata.

La mattinata si è aperta con la Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Francesco Lambiasi, seguita dall’incontro con Fra Egidio Canil, incentrato sulla figura di Sant’Antonio da Padova.

Molto atteso anche l’appuntamento nel pomeriggio con Padre Raniero Cantalamessa, francescano tra i più noti, e la tavola rotonda: “Stranieri con Dio”, sul tema dell’ospitalità nelle tre religioni monoteiste raccontate da Khaled Fouad Allam, Piero Stefani e padre Claudio Monge moderati dal vaticanista Aldo Maria Valli.

Hanno poi rallegrato i più piccoli le voci bianche del Coro dell’Antoniano di Bologna. E nella Sala del Giudizio del Museo di Rimini, Syusy Blady ha incantato e divertito la platea raccontando e mostrando le immagini più belle della sua esperienza di “turista per caso” in giro per il mondo con uno sguardo sempre curioso e divertito. Ad accompagnarla le note dei Duende.

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Per chi avesse già nostalgia del clima e degli appuntamenti del Festival, ci sarà l’opportunità ancora fino al 3 Novembre di gustarne l’atmosfera visitando le sei mostre dedicate ad arte e spiritualità allestite presso Castel Sismondo volte a raccontare il viaggio come pellegrinaggio, fuga ed esperienza di condivisione, con artisti come Burri e Guercino.

Scendere in piazza, incontrare la gente, uscire dall’autoreferenzialità, diffondere la semplicità e la freschezza del messaggio di San Francesco d’Assisi erano tra i principali obiettivi del Festival Francescano sin da quando nel 2009 nacque dall’idea di un frate cappuccino, Padre Giordano Ferri, ed è diventato oggi un evento sempre più di portata nazionale. L’obiettivo è sicuramente raggiunto, ma la gioia e la bellezza di queste giornate non saranno sufficienti se rimarranno circoscritte al momento presente. Per questo la vera sfida del Festival è quella di trasformare chi vi partecipa, rinnovare l’impegno e la responsabilità di tutti, svolgere un’azione culturale e politica (nel senso più alto del termine) anche nella quotidianità. Con lo stesso spirito autentico e sereno che abbiamo avuto la fortuna di assaporare in questi giorni.

Al Movimento Francescano, agli organizzatori, ai collaboratori e ai volontari va dunque la più sincera gratitudine per queste giornate e, sin da ora, un arrivederci al prossimo anno perché…ebbene sì, il Festival tornerà a Rimini con la sua carica di energia positiva, vitalità ed entusiasmo!

Silvia Sanchini

Foto: Un’immagine del Wall “Appunti di viaggio”, Syusy Blady e i Duende

Live dal “Festival Francescano”. Primo giorno

Camminare per le vie del centro storico di Rimini in questi giorni è un’esperienza particolarmente interessante. Potrete infatti imbattervi in un sorridente esercito di religiosi e religiose con i tradizionali abiti marroni, sandali e cordoncini in vita. Ma potrete anche incontrare insieme a loro bambini, giovani e famiglie, visitare stand e mercatini, partecipare a conferenze e dibattiti fino a provare addirittura l’originale esperienza di fare “fitness spirituale” in compagnia delle Clarisse riminesi.

Per me la giornata inizia presto. Come Fondazione San Giuseppe insieme al Centro Giovani “RM25” e ai ragazzi dell’Associazione “Agevolando” proponiamo nell’ambito del Festival due attività didattiche per i ragazzi delle Scuole Medie Superiori. Tra fotografie, racconti, filmati, storie sul tema del viaggio e – ahimè – qualche intoppo tecnico incontriamo circa 120 ragazzi dell’Istituto Molari di Santarcangelo di Romagna, del Liceo Scientifico A. Einstein, del Liceo Classico e Linguistico G. Cesare Valgimigli. Sono con noi anche quattro ragazzi appena arrivati in Italia da Cina, Bolivia, Repubblica Dominicana, Argentina per un anno di studio grazie al progetto “Intercultura” e una giovane polacca in Italia con il progetto “Leonardo Da Vinci”, ai quali anche la Vicesindaco e Assessore alla scuola Gloria Lisi porta il suo saluto e in bocca al lupo. Insieme cerchiamo di scoprire i molti volti del viaggio: divertimento, avventura, ricerca di sé, viaggi disperati dei giovani che giungono in Italia perché nel loro paese di origine vivono situazioni drammatiche, viaggi di studio o formazione.

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Nel frattempo cominciano a pieno ritmo tutti gli appuntamenti del Festival: le conferenze (tra i relatori lo storico Franco Cardini, Paolo Martinelli, Fiorella Dallari, Giovanni Salonia, Oriano Granella), le attività didattiche rivolte alle scuole di ogni ordine e grado, le rappresentazioni teatrali, i workshop.

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Piazza Tre Martiri e via IV Novembre sono in fermento: al bellissimo colpo d’occhio dei gazebo e degli stand con tanti prodotti unici (la Fondazione San Giuseppe ha realizzato per il Festival con materiale di riciclo più di 400 “ecobracciali”) si uniscono inediti angoli speciali. C’è un apposito spazio con religiosi a disposizione per dialoghi o confessioni, al Tempietto di Sant’Antonio sono esposte le reliquie del Santo di Padova, il Wall “Appunti di viaggio” si arricchisce a poco a poco di pensieri e fotografie (noi lasciamo come contributo i due murales realizzati dall’artista Liliana Quadrelli nella mattinata con le foto dei ragazzi che hanno partecipato ai nostri laboratori), i relatori delle “fast conference” cercano di catturare l’attenzione della piazza con la loro esperienza e i loro racconti.

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Il Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi, non può mancare all’evento e conclude con un saluto sul Ponte dei Miracoli l’itinerario nei luoghi francescani della città di Rimini proposto nel pomeriggio agli appassionati camminatori.

Ultimo appuntamento della ricchissima prima giornata di Festival lo spettacolo con Gian Antonio Stella e la Compagnia delle Acque: “L’orda. Storie, canti e immagini di emigranti”. Immagini, musiche e racconti per ricordarci di “quando gli albanesi eravamo noi”.

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Preghiera, cultura, fraternità, scoperta…sono parole che riassumono bene questa prima giornata di Festival e mi unisco alle parole che oggi tante volte ho sentito ripetere: è bello vedere la nostra città così!

Silvia Sanchini

http://www.festivalfrancescano.it

Nelle foto: Due immagini dei laboratori della Fondazione San Giuseppe con le scuole superiori, l’artista Liliana Quadrelli all’opera, due immagini dalla Piazza, lo spettacolo di Gian Antonio Stella

Andata e ritorno.

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Tra gli eventi in programma nella ricca edizione 2013 del Festival di Letteratura per ragazzi “Mare di Libri”, vero e proprio fiore all’occhiello della nostra città, un incontro sarà dedicato al tema del viaggio e alle storie di giovani migranti attraverso la presentazione di due libri. Il primo, Storia di Ismael che ha attraversato il mare di Francesco D’Adamo, è la storia di un ragazzo metà beduino e metà berbero che a soli 15 anni decide di “attraversare il mare” per raggiungere l’Italia per “comprarsi un’altra vita”. Yusdra e la città della sapienza, di Daniela Morelli, è invece la storia di un viaggio per ritornare alle origini intrapreso da una ragazzina marocchina che approfitta di una gita scolastica a Genova per imbarcarsi e riscoprire il suo paese. Due viaggi in opposte direzioni ma che hanno in comune l’essere narrati entrambi da due giovani alle prese con la loro identità e le loro speranze per il futuro. L’incontro, che si svolgerà venerdì 14 giugno p.v. alle ore 16.30 nella Sala Civica del Palazzo del Podestà di Rimini, sarà presentato da Simonetta Bitasi, lettrice “ambulante” di professione e impegnata in numerose attività di promozione alla lettura, ma sarà anche preceduto dalla voce di due giovani che, come i protagonisti dei romanzi, due anni fa hanno lasciato il loro paese, l’Egitto, per raggiungere il nostro paese e in particolare la nostra città. Entrambi sono oggi ospiti di due comunità per minori della Fondazione San Giuseppe e frequentano un corso di formazione professionale alla Fondazione Enaip S. Zavatta per prepararsi al lavoro. Sarà un’occasione sicuramente bella non solo per ascoltare affascinanti ma spesso anche drammatiche storie di viaggio, ma soprattutto per affrontare il tema delle migrazioni dall’inedito punto di vista dei più giovani.

Per prenotarsi e partecipare a questo incontro e consultare il programma completo del Festival: www.maredilibri.it