La spiaggia, un bene di tutti. Parola di Stefano Mazzotti

Se pensate che il turismo riminese sia solo divertimento, fenomeno di massa e locali notturni, oggi abbiamo il piacere di smentirvi raccontandovi un’altra Rimini. Una Rimini accogliente, inclusiva, solidale… che desidera offrire un turismo accessibile a tutti, nessuno escluso. Siamo al Bagno 27 di Marina Centro, uno stabilimento balneare che Walter e Stefano Mazzotti (padre e figlio) prendono in gestione nel 1995, dopo una vita trascorsa a vendere macchine da cucire e filati.
Oltre a gestire lo stabilimento, Stefano Mazzotti è anche presidente del Consorzio Spiaggia Rimini Network, il primo consorzio dei bagni e ristobar della Riviera che riunisce ad oggi oltre 200 strutture.

Al Bagno 27 si respira un’aria accogliente, un’atmosfera confortevole e familiare. I servizi non mancano: filodiffusione, wi-fi gratuito, un parco giochi e animazione per i bambini, lettini di varie dimensioni… ma c’è qualcosa in più. La scelta più importante è stata infatti quella di rendere la spiaggia pienamente accessibile anche alle persone con disabilità, creando una serie di servizi dedicati che fanno di questo stabilimento un fiore all’occhiello e un’avanguardia nel settore del turismo accessibile.
Scopriamo questi servizi parlandone proprio con il titolare dello stabilimento, Stefano Mazzotti.

Com’è nato il vostro impegno per realizzare una spiaggia accessibile alle persone diversamente abili?
Qualche anno fa siamo stati l’unico stabilimento della zona Rimini Sud ad aderire al progetto “Spiaggia Libera Tutti” promosso dalla Provincia di Rimini. Da lì è nato il nostro impegno a dotarci non solo dei tradizionali e necessari servizi per le persone diversamente abili (scivoli all’ingresso, servizi igienici dedicati) ma anche di una serie di altri strumenti che potessero rendere la nostra spiaggia davvero alla portata di tutti. Abbiamo quindi acquistato due carrozzine speciali che possono permettere alle persone che non camminano sia di entrare in acqua che di muoversi sul bagnasciuga. Abbiamo lettini rialzati realizzati ad hoc perché le persone in carrozzina possano facilmente spostarsi sul lettino dalla carrozzina. Abbiamo messo all’ingresso dello stabilimento le pedane tattili che le persone non vedenti possono utilizzare per orientarsi in autonomia negli spazi e scoprire tutti i servizi del nostro Bagno. E infine le passerelle in materiale eco compatibile che permettono di spostarsi facilmente e di raggiungere tutti i diversi luoghi della spiaggia.

Poi l’incontro con l’Associazione “Rimini Autismo”…
Esatto, un incontro casuale, nato dall’amicizia su Facebook tra me e il presidente dell’Associazione Enrico Fantaguzzi. Enrico mi ha fatto capire cos’era l’autismo e quali erano le esigenze delle famiglie con bambini e ragazzi autistici. Roberto Maldini di Impronta Digitale ha realizzato per noi un logo e da qui è nato ufficialmente Friendly Autismo Beach, un progetto avviato nel 2013 e che, ad oggi, ha già coinvolto 40 stabilimenti balneari, 15 alberghi e oltre 400 famiglie. Oltre ai servizi pensati ad hoc per questi ragazzi e per le loro famiglie e al lavoro per sensibilizzare la cittadinanza e tutti gli ospiti dei nostri stabilimenti sul tema dell’autismo quest’anno vogliamo proporre un’importantissima novità: un progetto pilota finalizzato all’assunzione di ragazzi con autismo per lavorare nelle nostre spiagge. Pensiamo infatti che la spiaggia sia un ambiente ideale dove questi ragazzi possano esprimersi e impegnarsi in un’attività lavorativa vera e propria rendendosi così sempre più autonomi. L’obiettivo è quello non solo di una Friendly Autismo Beach ma di una Friendly Autismo Rimini.

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Il Centro Giovani di Cattolica fa festa

centro_giovani_cattolica.jpgPrendi un’idea, nata un pomeriggio al Centro Giovani durante l’assemblea dei ragazzi con gli educatori.
Prendi un gruppo musicale, nato da poco nella Sala prove del Centro, ma con tanta voglia di farsi conoscere e suonare.
Prendi uno skateboard per disegnare le linee dritte e un bidone per realizzare le ruote di un pulmino di cartone per il set fotografico a tema hippie.
E poi il volantino creato insieme, coca-cola e patatine, il sound-check, un gruppo di rapper, il dj-set.
Un mese di entusiasmo e passione per coltivare insieme queste idee e realizzare una serata che non ha deluso le aspettative.

Il Centro Giovani di Cattolica nasce nel 2009, si trova in uno stabile in via del Prete 119 ed è un progetto finanziato dalle politiche giovanili del Comune di Cattolica e gestito in convenzione con l’Associazione Sergio Zavatta ONLUS a partire dal 2011.
Vi si svolgono attività educative, ricreative e culturali rivolte ai giovani del territorio. Un progetto relativamente recente ma che lo scorso 24 Aprile ha visto tanti giovani protagonisti di una serata speciale perché organizzata interamente da loro.

Più di 120 ragazzi hanno ascoltato le note degli “Scream of peace”, emozionati ma felici per la loro prima esibizione pubblica. Hanno ballato scatenati, si sono fatti fotografare nel box a tema “Flower power”, hanno chiacchierato, condiviso esperienze, fatto nuove amicizie.
Per lo più giovanissimi, con un bisogno intenso di relazioni e amicizia.
Sotto lo sguardo appassionato e vigile dell’equipe degli educatori – composta da Michael Binotti, Alice Gaudenzi e Fabio Borra – la serata si è svolta in un’atmosfera di grande entusiasmo e che ha regalato ai ragazzi grande soddisfazione. Importante anche la collaborazione di Daniela Badioli, responsabile della Sala Prove del Centro. Si sono uniti ai ragazzi per fare festa anche un gruppo di affezionati frequentatori del “Centro Giovani RM25” di Rimini.

“E’ bello essere qui questa sera tutti insieme, senza divisioni…” ha detto Sarah.
“E’ stato bello organizzare questa festa e ringraziamo il Centro Giovani per averci offerto questa opportunità e una sala prove dove suonare”, sono state le parole di Riccardo, il cantante degli “Scream of peace”.
Al contrario di chi pensa che i più giovani siano incapaci di organizzarsi e impegnarsi in qualcosa, Sarah, Riccardo, Maria, Giorgia, Emanuele, Gianluca, Lorenzo e Bajram… possono davvero essere orgogliosi del loro lavoro.

Silvia Sanchini

in http://www.newsrimini.it/sociale

Foto: Alice Gaudenzi

I libri, una finestra sul mondo. Intervista a Alice Bigli

Per il numero n.4 di Aprile della rivista “Segno” ho intervistato Alice Bigli, libraia riminese e presidente del Festival di letteratura per ragazzi “Mare di Libri“.

DSC_0130Se Alice è uno dei personaggi più famosi della letteratura per ragazzi, non è forse un caso che anche lei abbia scelto di dedicare le sue energie e il suo talento a tutto quello che riguarda il mondo dei libri per i più giovani. Alice Bigli è nata a Varese 36 anni fa, ha una laurea in Scienze dell’Educazione e oggi vive a Rimini dove fa la libraria a Viale dei Ciliegi 17, un posto incantevole e accogliente dove perdersi tra libri, fumetti e giocattoli. Si dedica inoltre ad attività formative e di promozione alla lettura e, un po’ per caso (ma forse no), ha dato vita al primo festival in Italia di letteratura per ragazzi: “Mare di Libri. Festival dei ragazzi che leggono”, un evento che ogni anno riunisce tanti studenti della provincia di Rimini e non solo.

Com’è nata l’idea di “Mare di Libri” e qual è il suo specifico?

“Mare di Libri” è un’idea nata ormai sei anni e mezzo fa in maniera quasi informale. Da tempo pensavo alla necessità di colmare un vuoto che esisteva in Italia. Esistevano infatti diversi eventi ed esperienze dedicate alla lettura per l’infanzia, ma nulla di specifico per pre-adolescenti e adolescenti. L’idea mi stimolava ma mi faceva anche paura, pensavo di non avere le forze per riuscirci, ma ho avuto la grande fortuna di ricevere l’incoraggiamento di Beatrice Masini, che allora era l’editor responsabile del settore ragazzi di Rizzoli. Da quel momento “Mare di Libri” è diventato realtà, e oggi il Festival si appresta a vivere la sua settima edizione.

E’ spesso opinione comune che i giovani leggano poco e non si appassionino al volontariato. Qual è invece la sua esperienza?

Gli adolescenti sono i più forti lettori in Italia, basta leggere i dati Istat. Se è vero, infatti, che purtroppo in Italia si legge poco e male, i ragazzi superano di gran lunga gli adulti come lettori. Per quanto riguarda il volontariato giovanile, “Mare di Libri” è un Festival che vive proprio grazie all’impegno dei ragazzi e di un piccolo staff di adulti che li supporta. Per questo, alla luce della mia esperienza e non solo, penso che questa sia davvero una generazione “calunniata” dall’opinione pubblica e da alcuni media. Si è creato un racconto collettivo distorto rispetto alla realtà di questa generazione che non è affatto così disimpegnata e vuota come spesso vogliono farci credere.

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La storia di Mohammed, il mio augurio di buona Pasqua

Una storia di dolore e resurrezione. E’la storia che mi piace raccontarvi e condividere con voi per augurarvi davvero una gioiosissima e Santa Pasqua!

Il fondo per il lavoro…al lavoro. La storia di Mohammed.

immigrati_lavoro.jpgImmaginate di trovarvi in un paese che non è il vostro, senza conoscere la lingua, i vostri cari lontani. È la storia di tanti ragazzi giovanissimi che, soli, raggiungono l’Italia con un unico grande obiettivo: trovare lavoro e aiutare la propria famiglia. È la storia di Mohammed (nome di fantasia, ndr), che quando è arrivato a Rimini dopo un viaggio rocambolesco era ancora minorenne e aveva una storia dolorosissima, ma aveva anche le idee molto chiare sul da farsi. Il suo percorso ha avuto molti intoppi, molte battute d’arresto.
Non trovare lavoro, essere rifiutato da alcune aziende, il pensiero della propria famiglia in Africa sempre più in difficoltà, ha dilaniato Mohammed per settimane.
Pensieri che si rincorrevano incessanti, paura di aver sbagliato tutto.
Ma anche una certezza che regalava qualche speranza: aver trovato persone che si prendevano cura di lui, che gli volevano bene, di cui poteva fidarsi.
È stato davvero, il caso di dirlo, un lavoro di rete ben fatto.

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Una nuova alleanza tra le generazioni. Il Rapporto Giovani 2013 a Rimini

ImmagineSi parla molto di giovani in Italia, soprattutto negli ultimi anni. Ma poco si fa ancora in concreto per dare vere risposte alle nuove domande di cui le giovani generazioni sono oggi portatrici. Il “Rapporto Giovani”, curato dall’Istituto Giuseppe Toniolo, muove proprio da questa consapevolezza: per offrire risposte è innanzitutto necessario mettersi in ascolto del mondo giovanile, superare luoghi comuni e letture parziali della realtà, effettuare una osservazione e analisi autentica dei cambiamenti in atto. Ecco quindi l’idea di un Osservatorio per conoscere e migliorare la condizione dei Millenials, cioè di quei giovani under 30 che sono diventati maggiorenni dopo il 2000. Una ricerca condotta operativamente da Ipsos nel 2012 su un campione di 9.000 persone tra i 18 e i 29 anni in tutto il territorio nazionale.
Gli esiti di questa indagine, pubblicati nel volume “La condizione giovanile in Italia” (Il Mulino 2014), sono stati presentati a Rimini lo scorso 11 Aprile grazie a un’iniziativa del Centro Culturale Paolo VI in collaborazione con l’Istituto Toniolo e con il patrocinio del Comune di Rimini. L’incontro dal titolo “Giovani: non spettatori ma protagonisti. Ma misi me per l’alto mare aperto… (Inferno XXVI,100)” è stato realizzato nella significativa cornice dell’Aula Magna dell’Università di Bologna – Campus di Rimini.

“Ci sono molti luoghi comuni sui giovani” – ha evidenziato Paola Bignardi, pedagogista e coordinatrice del progetto – “ma il Rapporto ha messo in luce come i giovani siano molto meno schizzinosi e bamboccioni di come li descriviamo o vogliamo credere… Esiste piuttosto uno scarto profondo tra la realtà, sempre più complessa e precaria, e i desideri di autonomia e appartenenza che sembrano abitare il cuore dei più giovani“.

“Un altro dato colpisce profondamente nella ricerca: l’assenza di fiducia che i più giovani ripongono nel mondo adulto. I politici sono all’ultimo posto in questa classifica mentre è straordinario il successo riscosso da una figura come quella di Papa Francesco, anche per i giovani che si dichiarano non credenti. Questo ci dice molto delle responsabilità del mondo adulto e di come i più giovani siano in cerca soprattutto di figure di riferimento coerenti e credibili”.

“Tra gli stimoli che il Rapporto Giovani offre” – ha commentato poi Giuseppe Savagnone, docente di formazione politica al “Centro Arrupe” di Palermo – “vi è sicuramente la necessità di ripensare al rapporto tra autonomia e libertà. Ci crediamo più liberi rispetto al passato, e in parte sicuramente lo siamo, ma dimentichiamo un aspetto fondamentale della libertà: non c’è libertà senza l’altro! Senza l’altro anche il mio io appassisce e i desideri si spengono. Il concetto di libertà si lega indissolubilmente a quello di responsabilità. Spesso il mondo adulto si pone davanti ai giovani completamente a mani vuote. Deve invece riscoprire la capacità di offrire alle nuove generazioni desideri profondi e motivi veri per cui la vita valga la pena di essere vissuta…

Ha concluso Emilio Rebecchi, psichiatra e psicoterapeuta, evidenziando la presenza di un altro aspetto fondamentale messo in luce nel Rapporto: “Non può esserci autonomia senza lavoro, e questa situazione di fatica e precarietà che vivono tanti giovani dal punto di vista lavorativo è uno dei limiti più forti alla loro realizzazione ed emancipazione. Dobbiamo tornare a trasmettere ai più giovani che non sono i consumi che contano, ma i valori”.

I tre relatori sono stati sollecitati nella loro presentazione anche dalle domande di alcuni gruppi giovanili presenti, in particolare l’Associazione universitaria Slash e la Gioc (Gioventù Operaia Cristiana) riminese. Tanti i temi sollevati dai portavoce delle due associazioni, Luca Carrai e Davide Melucci, che hanno innanzitutto evidenziato la mancanza di positività che il mondo adulto spesso trasmette ai più giovani e che li porta a chiudersi in se stessi e all’apatia ma anche la mancanza di ascolto, dialogo e spazio per il protagonismo delle nuove generazioni e la mancanza di una solidarietà intergenerazionale che andrebbe invece riscoperta e ricostruita. Perché i giovani ci sono e hanno voglia di impegnarsi, anche per gli altri.

Suggestive le risposte. Se è vero, infatti, che è necessario un ripensamento del rapporto tra le generazioni a partire innanzitutto da una revisione del mondo adulto e delle istituzioni (politiche, educative, ecclesiali), è altrettanto vero che anche ai più giovani è richiesto di riscoprire la capacità di pensare e pensarsi nel futuro, scrutando il mare come Telemaco che attendeva il ritorno del padre Ulisse.
Solo da una nuova alleanza tra adulti responsabili e giovani capaci di guardare oltre l’orizzonte sarà possibile provocare dei cambiamenti positivi e offrire nuove e reali possibilità.

Silvia Sanchini

www.rapportogiovani.it
www.paolosestorimini.org

in http://www.newsrimini.it/sociale

Calabria, un cuore grande come il mare

Qualche scatto della mia ultima, brevissima, trasferta in Calabria. Un fine settimana dedicato all’Azione Cattolica per raccontare, indegnamente, la figura di Alberto Marvelli, giovane riminese beatificato esattamente dieci anni fa da Papa Giovanni Paoli II a Loreto, nella piana di Montorso. Giovane libero, coraggioso, esigente, impegnato…che non ha rinunciato a nessun aspetto dell’umano (studio, lavoro, amicizia, amore, politica, sport…) ma  con nel cuore una profonda “passione per le altezze”, che ha saputo santificare ogni sua scelta lasciandosi illuminare dall’Eucaristia e dal Vangelo. 28 anni spesi a servizio della città di Rimini e della Chisa, in particolare nella drammatica fase del ventennio fascista e della Seconda Guerra Mondiale, impegnandosi con straordinaria generosità nella ricostruzione.

Della Calabria porto a casa il blu intenso del mare, l’ospitalità cordiale, il golfo di Squillace, il paesaggio che cambia repentino dal mare alla montagna, tanti volti di gente bella e buona.

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Il Golfo di Squillace

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Santuario Maria delle Grazie – Torre Ruggiero

 

Il tuo 5×1000 alla Fondazione San Giuseppe

ImmagineDONA IL TUO 5X1000 ALLA FONDAZIONE SAN GIUSEPPE
Non costa nulla, ed è un’importante scelta di solidarietà.I bambini, il nostro futuro.
Noi ci prendiamo cura di loro da oltre un secolo.
A te basta un attimo per aiutarli.

Firma e inserisci nella dichiarazione dei redditi il codice fiscale della Fondazione: 82 00 20 10 401

Utilizziamo i proventi del 5×1000 in maniera responsabile e trasparente rendicontandoli ogni anno nel nostro Bilancio sociale, secondo i principi che da più di cento anni animano la Fondazione San Giuseppe ONLUS.

 

Un anno di “Se potessi”

1511366_10202583407419593_1368025503_n1 anno di apertura. 385 accessi allo Sportello. Una media di circa 9 ragazzi ogni venerdì che hanno usufruito dei servizi dello Sportello. 45 curriculum fatti.
Sono solo alcuni dati, sicuramente non esaustivi, per raccontare il primo anno di attività di “Se potessi. Sportello del Neomaggiorenne della Provincia di Rimini”, il primo Sportello nato in Italia che si rivolge principalmente a giovani neomaggiorenni (18/26 anni) provenienti da esperienze “fuori famiglia” (in comunità, affido o casa famiglia).
Il progetto è stato sin dall’inizio promosso e sostenuto dalla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS di Rimini in collaborazione con l’Associazione Agevolando, che da qualche mese ha inaugurato anche la sua sezione riminese, e con il Centro Giovani “RM25” di Rimini.
Si tratta inoltre di un progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Rimini (è un progetto approvato nell’ambito del Piano di zona) e costruito in collaborazione con altre realtà del territorio: il Centro per l’Impiego, la Cooperativa Sociale “Il Millepiedi”, l’Associazione “Madonna della Carità”, la Fondazione Enaip S. Zavatta, l’Ass.ne S. Zavatta ONLUS, l’Ass.ne La Rimini che vorremmo e l’Ass.ne Itaca Psicoanalisi.

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Chiara Scardicchio: la scoperta dell’autismo, la rinascita, la gratitudine

Oggi 2 Aprile è la Giornata Mondiale dell’autismo. Se vi va di spendere 5 minuti del vostro tempo per leggere le parole di Chiara Scardicchio e ascoltarla nel video realizzato da Icaro TV, vi assicuro che saranno minuti spesi bene!

1898136_10202544787132866_1395961264_nAntonia Chiara Scardicchio è nata a Bari nel 1974, ma racconta di essere rinata una seconda volta undici anni fa quanto ha dovuto ripensare totalmente la sua esistenza nel vivere l’avventura della maternità con una bimba speciale, Serena. Chiara Scardicchio è anche docente e ricercatrice in Pedagogia all’Università degli Studi di Foggia e si occupa dal 1997 di progettazione e formazione nei contesti dell’educazione e della cura. È autrice di alcune pubblicazioni: Logica e Fantastica. “Altre” parole nella formazione (Ets, 2012); Il sapere claudicante. Appunti per un’estetica della ricerca e della formazione (Mondadori, 2012); Adulti in gioco. Progettazioni formative tra caos, narrazione e movimento (Stilo, 2011). Di recente ha pubblicato il volumetto Madri… Voglio vederti danzare, un libro che racconta del suo amore per Serena ma in generale dell’essere madri e genitori in un percorso fatto di dolore, redenzione, bellezza (presentato a Rimini lo scorso 7 marzo). Un “breviario di felicità” nato su iniziativa di un’amica di Chiara: Antonella Chiadini, medico e giornalista riminese, per contribuire a sostenere la spesa per il sostegno scolastico di Serena, quest’anno negato a causa di un ennesimo taglio alla spesa pubblica.

Che cosa ha significato per lei scoprirsi madre di una bimba come Serena?
Ho sempre basato la mia vita e la mia professione sulla parola. Le parole (tante) che uso per relazionarmi agli altri, le parole che leggo e che scrivo nel mio lavoro di insegnante e ricercatrice e per passione. Provate a pensare che paradosso per me trovarmi ad essere madre di una bimba che non parla. All’inizio anch’io mi sono trovata senza parole, chiusa nel mio dolore e nel mio silenzio, ho smesso di scrivere e avevo sempre meno voglia di parlare. Poi nel silenzio ho trovato parole nuove e questa è stata per me una seconda nascita. Scrivere per me è diventato anche un modo di prendermi cura di me stessa, di conoscermi, di resistere e di sbrogliare i miei pensieri, dando un nome alle mie paure. Ma soprattutto scrivo per raccontare ad altre madri la possibilità di vivere in maniera nuova e diversa la propria maternità.

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