Servizio logopedia: cercando le parole si trovano i pensieri

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Ph. Servizio logopedia Il Millepiedi

Disturbi del linguaggio, disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa): negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione intorno a questi temi, sia a scuola che in famiglia. Nascono così anche nuovi servizi, per rispondere alle esigenze di bambini e famiglie in maniera efficace. È il caso ad esempio del Servizio Logopedia e DSA promosso dalla coop. sociale Il Millepiedi di Rimini. Ce ne parla l’ideatrice: Federica Cani, psicologa e logopedista.

Come e quando è nato questo servizio?

Io sono laureata in psicologia e lavoravo da alcuni anni come responsabile di struttura in una comunità. Successivamente mi sono laureata anche in logopedia e ho pensato che sarebbe stato interessante aprire un servizio all’interno della cooperativa per cui lavoravo. La Millepiedi ha accolto la mia proposta e nel 2012 abbiamo finalmente inaugurato il “Servizio logopedia e DSA”. In questi anni non sono mai mancati pazienti, anzi, il servizio si è ampliato. I primi tempi abbiamo lavorato soprattutto sui disturbi del linguaggio per poi cominciare ad occuparci anche di disturbi dell’apprendimento, arricchendoci di nuove figure professionali. Oltre a me, che svolgo il ruolo di responsabile, lavorano per il servizio Martina Fabbri (logopedista), Silvia Baldazzi (psicologa), Daniela Ramagli (educatrice). Una delle novità di quest’anno è stata l’apertura del doposcuola “Mille…e una strategia” rivolto a bambini e ragazzi Dsa e Bes. Il doposcuola si trova presso la scuola D.G. Marconi di San Vito, e ci lavorano la nostra psicologa e la nostra educatrice, formata come tutor dell’apprendimento.

Com’è cambiato rispetto al passato l’approccio a queste problematiche?

A differenza del passato esistono trattamenti molto più efficaci. Anche i genitori sono più attenti, conoscono meglio l’offerta e cercano le risposte più adeguate ai loro bisogni. A noi si rivolgono famiglie con bambini dai 3 anni in su, con o senza diagnosi. Spesso le famiglie ci chiamano anche solo se hanno dei dubbi, non necessariamente perché ricevono una segnalazione da parte degli insegnanti.

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La lavatrice del cuore

Di persone che ti donano la vita e di altre che ti insegnano a vivere.
Di pietre e pasticcini.
Di lavaggi e centrifughe per mandare via i pensieri tristi e le paure.
Di abbandoni e abbracci al collo.
Di genitori e figli “veri” e di come tutte queste definizioni non abbiano poi così senso. 
Di domande inopportune.
Di risposte azzeccate.
Di… “non mi ricordo”.
Di burocrazia e lunghe attese.
Di famiglie di sangue e di cuore.
Di manine sulla maniglia di una porta, di nuovi inizi, di figli amati ancor prima di esserlo.

Di tutto questo e molto altro è piena “La lavatrice del cuore”.

22528562_10214541822086477_4663079558640319415_n(Uno spettacolo di Edoardo Erba con Maria Amelia Monti, tratto dal libro “Cara adozione” e dalle centinaia di lettere di genitori e figli adottivi. A Rimini lo scorso 20 ottobre al Teatro Novelli in occasione del “Mese delle Famiglie” promosso dal Centro per le Famiglie del Comune di Rimini).

L’esperienza dei Magnifici lettori volontari

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Ph. Silvia Sanchini

Dalle panchine “lettura fresca” dell’estate del 2007 alle corsie degli ospedali e ai corsi di formazione: da 20 anni il Centro per le famiglie del Comune di Rimini investe sulla promozione della lettura.

L’obiettivo è quello di costruire un lessico comune e valorizzare le molteplici narrazioni che una stessa storia può offrire, per favorire il dialogo e scoprire che narrare ha un potere terapeutico e inclusivo.

Oggi i Magnifici Lettori Volontari del Centro per le Famiglie decidono di regalare le loro voci e le loro storie soprattutto a chi rischia di essere maggiormente escluso o ai margini. Saranno inoltre protagonisti, il prossimo 21 ottobre, di una maratona di lettura promossa dal Comune di Rimini in occasione del “Mese delle famiglie”. Ci saranno diversi punti di lettura nelle piazzette riqualificate del centro storico e in contemporanea in ospedale, insieme agli stand e ai laboratori organizzati dalle associazioni.

A coordinare il gruppo del Magnifici Lettori riminesi Desiree Monciardini, counselor familiare e interculturale e esperta di biblioterapia, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Chi sono i lettori volontari e dove svolgono la loro attività?

I volontari che prestano la loro voce per il progetto Magnifici Lettori Volontari sono uomini e donne di tutte le età che decidono di donare il loro tempo in un periodo storico in cui tutti sembriamo non averne. Oggi i Lettori si dedicano in particolare ai bambini ricoverati nei reparti di Chirurgia Pediatrica, Pediatria, Oncologia Pediatrica e Terapia Intensiva Neonatale, abbiamo inoltre avviato un progetto in sperimentazione con il Lettore a domicilio dedicato a bambini con particolare fragilità, difficoltà motorie o malattie che impediscono loro di uscire. Abbiamo anche Lettori che regolarmente leggono in una delle strutture protette del territorio che ospita mamme e bambini vittime di violenza domestica.

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Un albero con le radici verso il cielo, parole per comprendere il dolore. La storia di Elisa Luvarà

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Elisa Luvarà – Foto di Matteo Coltro

“Le parole con me si sono sempre fatte avanti, lasciandomi l’idea che il dolore può essere compreso”. Sono versi di Luigi Cappello, uno dei più grandi poeti contemporanei, recentemente scomparso.

Dall’esigenza di raccontare e raccontarsi è nato il libro “Un albero al contrario” (Rizzoli 2017) che giovedì 5 ottobre alle 18 a “Il Giardino della Madia” (via Pimentel 5 – Milano) verrà presentato in un incontro organizzato da Agevolando Lombardia, in collaborazione con Rizzoli e con il sostegno della coop. sociale Comin.

Come è nata in te l’idea di questo libro?

Ho sempre scritto, sin da bambina. Anche in comunità un’educatrice mi aveva regalato una macchina da scrivere! Io scrivevo i miei racconti e obbligavo i più piccoli a leggerli. Passavo tanto tempo a narrare, a immaginare. Ho continuato a farlo anche in affido, tanto che un giorno la mia mamma affidataria mi ha detto: ‘Perché non racconti la tua storia? Potrebbe servire a te e agli altri’. Ho pensato: ‘Proviamo!’. È nato un diario, un lungo flusso di coscienza. Ho pubblicato questa prima versione del libro su una piattaforma di crowdfunding e inaspettatamente ho raccolto in poco tempo 4.000 euro, senza alcuna pubblicità. Dopo questa prima pubblicazione sono stata contattata da alcuni editori e in particolare ho ricevuto una proposta da Rizzoli, che mi ha subito convinto. Mi hanno chiesto di riscrivere il libro, con un nuovo taglio: dovevo staccarmi dal personaggio e avere una visione più obiettiva. Così dal mio diario è nata la storia di Ginevra, un vero e proprio romanzo, pubblicato a marzo di quest’anno.

Scrivere ti è stato d’aiuto per rielaborare la tua storia?    

Avevo tante cose da raccontare. Intrecci, storie, episodi anche divertenti, legami di amicizia con gli altri ragazzi… e qualcosa sul rapporto con la mia famiglia di origine. Scrivere mi ha aiutato a fare pace con aspetti della mia vita di cui non parlavo mai: gli incontri difficili con mia madre, i nostri dialoghi assurdi. È stato anche un modo per parlarne agli altri, a tante persone con cui non mi ero ancora aperta. Mi sentivo figlia di una storia complessa e antica, che sembrava lontanissima e troppo fuori dalla normalità, non mi andava di spiattellarla. Avevo paura di raccontare di mia mamma e della sua sofferenza mentale, che è ancora oggi un tabù per molti. La meraviglia è stata poter allargare il cerchio di persone con cui potevo parlare senza ferirmi. Mi sono sentita risarcita di un silenzio troppo lungo. Le persone che leggono questa storia mi stanno vicino come se tornassimo indietro nel tempo, al momento in cui provavo quel dolore.

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