Verona in love

20161220_120052Due giorni a Verona, gli scorsi 19 e 20 dicembre. Per ascoltare, con cuore grato, le riflessioni che i care leavers del Veneto hanno voluto consegnarci.

Hanno cominciato così:”Perdiamo fiducia nei confronti del mondo nel momento in cui dobbiamo lasciare la nostra famiglia di origine. Dobbiamo però cercare di recuperarla e per fare questo chiediamo aiuto a voi”. E ancora, sul rapporto tra fratelli: “Sappiamo che là fuori da qualche parte del mondo ci possono essere i nostri fratelli e sorelle e spesso ci domandiamo: come stanno? Ci pensano? Anche loro chiedono di noi o forse si sono dimenticati?”.
Si è parlato anche di casa: “Casa non è solo un luogo dove vivi o hai vissuto. Casa sono i rapporti, le relazioni, i punti di riferimento”.
E, per concludere: “Crediamo che le nostre esperienze siano importanti e utili per le istituzioni e la politica al fine di produrre miglioramenti al sistema di protezione e cura. Ci piacerebbe che le nostre proposte, che crediamo essere costruttive, venissero prese sul serio”.
A noi il compito di custodire queste parole e dare un seguito, insieme, alle tante proposte.

Due giorni intensi, ma non è mancata l’occasione per godersi anche il centro storico di Verona. Tra luci, addobbi e mercatini di Natale ancora più bello. E, ulteriore fortuita circostanza, in questi giorni a Verona si trovano diverse opere del Museo Picasso di Parigi esposte a Palazzo Forti. La mostra, dedicata alle “Figure” che hanno trovato felice rappresentazione nella pittura e scultura (ma non solo) dell’eclettico artista, merita di essere visitata per lasciarsi guidare alla scoperta delle diverse fasi della vita di Picasso con una ricca collezione di 91 opere. Tra le tante in mostra sono rimasta senza fiato davanti alla potenza de”L’acrobata”, ho ammirato i colori e l’intensità de “La donna che legge” , la tensione amorosa di una piccola tela come “Il Bacio”. Un artista pieno di carisma che, a 89 anni, ancora dipingeva con straordinaria vitalità. Come ne “L’abbraccio”, ultima opera che incanta i visitatori di questa bella retrospettiva.

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I miei oscar culturali 2015 (grazie Ali!)

Prendo in prestito dalla cara Alice una nuova tradizione per celebrare la fine di un anno. Mi piacciono i piccoli riti che si ripetono ed è bello condividere con gli amici e con chi ti legge passioni e scoperte. Con Pennac sono convinta che “amare vuol dire far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo”. E così grazie di cuore ad Alice ed ecco le mie preferenze  con la mia (umilissima e forse banale, abbiate pietà) classifica culturale del 2015.

MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI – Sicuramente “La Libraia” di Fulvia Degl’Innocenti (San Paolo Edizioni). Perché è stata una piacevole e inaspettata scoperta, perché racconta in modo molto verosimile il mondo dell’affido e delle comunità e di come una passione e gli incontri giusti possano cambiare – e a volte salvare – la vita.

MIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi (Mondadori). Da tempo non mi commuovevo e sorridevo così tanto con un libro. E’una storia di profondo dolore e solitudine ma anche di nuovi inizi. Mi è piaciuto perché vi ho trovato la mia stessa passione viscerale per il mare, l’idea che l’aiuto possa provenire da persone e situazioni spesso impensabili e infine perché i personaggi del romanzo non sono eroi irraggiungibili ma persone assolutamente normali, che ti fanno arrabbiare, che mille volte vorresti rimproverare e nei quali poterti identificare con le tue paure, limiti, incoerenze (e poi c’è Zot: personaggio indimenticabile!).

MIGLIOR FILM AL CINEMA – Anche in questo caso premio un italiano: Nanni Moretti e il suo ultimo film, “Mia madre”. Perché credo che per questo film Moretti abbia avuto molto coraggio nel mettersi a nudo e raccontarsi e chi ammette e condivide le sue fragilità e la sua umanità con intelligenza, per me va sempre premiato.

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Abdoul…e una nuova collaborazione con “Punto Famiglia”

person-690354_640-640x336E così inizia una nuova avventura. Se vi va di seguirmi mi trovate ogni due settimane sul portale Punto Famiglia, un importante magazine che si propone di accompagnare e sostenere la famiglia (e poi su Riminisocial2.0), per raccontarvi storie di ragazze e ragazzi che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia”. La prima storia che vi racconto è quella di Abdoul, giovane arrivato dal Marocco quando aveva solo 14 anni. Storie che ho incrociato e incrocio ancora grazie al lavoro con la Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS e l’Associazione Agevolando. Storie inventate da me, ma al tempo stesso autentiche perché sempre ispirate alla realtà. Se vi va di seguirmi, leggere e commentare, criticare, discutere…beh, inutile dirvi che per me sarebbe molto bello. Un grande grazie va, come sempre, a chi ha fiducia in me e non smette di offrirmi opportunità e occasioni di parlare di questi temi.

Quando sono arrivato in Italia avevo 14 anni. Ero poco più che un bambino, ma mi sentivo un uomo. Avevo viaggiato per settimane – non so nemmeno dire quante – nascosto in un camion che trasportava pneumatici. La mia famiglia aveva pagato più di 5.000 euro per farmi fare quel viaggio. Abbiamo attraversato il Marocco, la Spagna, la Francia…e infine l’Italia. Il camion mi ha lasciato ai bordi di una strada, nei pressi di Rimini. Era il 12 febbraio e faceva freddo, ma io avevo soprattutto sete. Sentivo dentro lo stomaco come una voragine, qualcosa che mi risucchiava, non riuscivo a capire cosa. Ho cominciato a camminare, non avevo idea di dove mi trovassi e intorno a me vedevo solo scritte in una lingua che non capivo minimamente. Avevo un numero di telefono. Mia madre mi aveva detto di chiamare mio cugino Ahmed appena arrivavo in Italia e che avrebbe pensato lui a me. Su una cosa era stata chiarissima: per nessun motivo sarei dovuto tornare indietro. Continua a leggere

Tornare a Parigi, e godersi “un po’la strada”

“Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada”…

Buon viaggio (Share the love) – C. Cremonini

Il bello di visitare una città per la seconda o terza volta, è sicuramente quello di non essere più presi da quell’ansia da prestazione che attanaglia il turista determinato a vedere ogni cosa sottoponendosi a tour de force estenuanti e a camminate folli degne del miglior maratoneta.

Tornare nuovamente in un luogo, ti permette di concederti il lusso di scegliere, assaporare ogni cosa con uno spirito rilassato, perdendoti anche per ore a camminare tra i vicoli della città senza bisogno di raggiungere a tutti i costi una meta ma semplicemente godendoti il paesaggio.

Per questo motivo non condividerò della mia visita a Parigi dello scorso Maggio un itinerario vero e proprio ma piuttosto luoghi e suggestioni che ho riportato a casa da questo ultimo viaggio.

DSC00654Non posso non cominciare dal Musée Picasso (era anche uno dei miei #TravelDreams2015!). Desideravo tornare a Parigi anche per visitare questa esposizione, riaperta al pubblico nel 2014 dopo consistenti lavori di restauro. L’edificio si trova nel quartiere del Marais, si raggiunge facilmente a piedi scendendo con la Metro alla fermata St-Paul, per poi godersi una passeggiata tra i vicoli e le vetrine chic del quartiere. Lungo la strada anche la “Chapelle de l’Humanité” con il suo motto: “L’Amour pour principe et l’Ordre pour base; le Progrès pour but” (A. Comte), ma soprattutto edifici e palazzi dall’elegante architettura e tanti, tantissimi giardini che conferiscono a queste strade un’atmosfera unica. L’edificio che accoglie il Museo è l’Hotel Salé, uno splendido palazzo progettato tra il 1656 e il 1660 dall’architetto Jean Boulier. Il museo è chiuso il Lunedì e apre la mattina piuttosto tardi (11.30 dal Martedì al Venerdì, 9.30 il Sabato e la Domenica), l’ingresso è di 11 euro (sicuramente ben spesi) e dovrete probabilmente fare un po’di coda all’ingresso, anche se avete scelto la Paris Visite Pass. 11107729_10206789656807190_8926937973015701565_nMa non arrendetevi, se amate il pittore spagnolo, ne vale la pena! La collezione è ricchissima: oltre 3.500 opere esposte tra dipinti, ceramiche, sculture, disegni, incisioni. Quattro piani in cui perdersi tra corridoi e stanze per scoprire anche molto delle fasi di studio e preparazione alle opere del grande maestro. Ci sono, ad esempio, i bozzetti del Les Demoiselles d’Avignon (che avevo visto al MoMa di New York) e un intero piano (Level -1) dedicato a far conoscere il lavoro di Picasso nel suo studio parigino e le fasi che condussero allo sviluppo e all’affermazione del Cubismo in Europa. Interessante anche il Level 3 dove è custodita la collezione privata dell’artista che contiene dipinti di grandi maestri quali Cézanne, Degas, Renoir, Modigliani. La pittura di Picasso è potente, la sua personalità decisamente sopra le righe ed eclettica. Scriveva nel 1935: “My picture is a sum of destructions. I do a picture – then I destroy it. In the end, though, nothing is lost: the red I took away from one place turns up somewhere else” e questa sua tensione interiore è evidente in tutta la sua opera e ben rappresentata da questa esposizione che aiuta veramente a penetrare nel suo mondo, o perlomeno in parte di esso. (http://www.museepicassoparis.fr/)

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Geometrie fiorentine

Firenze è così. Ci trascorri solo poche ore e circoscritte a poche strade, ma sono sufficienti per lustrarsi gli occhi e rimanere incantati. Soprattutto se il cielo è così blu.

Prima tappa. L’istituto degli Innocenti. L’Istituto degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata. Non solo un gioiello dal punto di vista artistico: si tratta infatti di una delle prime architetture rinascimentali, nata su progetto di Filippo Brunelleschi. Ma anche un luogo centrale per i diritti dell’infanzia: da ospedale dei bambini abbandonati a luogo di servizi (ospita oggi due asili nido, una scuola per l’infanzia, tre case famiglia) e centro di documentazione e analisi sull’infanzia e l’adolescenza.

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Seconda tappa. Via dei Servi e Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze. Simbolo della città, è la terza chiesa più grande al mondo. Tra i suoi gioielli: la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto.

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Istantanee del 2014 e #Traveldreams per il 2015

Più che con bilanci e parole, ho voglia di raccontare questo 2014 per immagini. Non ho velleità da fotografa, ma credo che la fotografia possa essere un ottimo strumento per fare sintesi e fissare luoghi, incontri, scoperte. E così ecco qualche immagine dal 2014 si è aperto in Sicilia, tra volti amici, in Marzo mi ha portato a Roma, che per me è sempre un po’casa, e mi ha permesso di incontrare una donna dall’animo davvero grande: Chiara Scardicchio.

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Tra aprile e maggio: un primo anno di blog e la trasferta in Calabria. Poi l’Estate: un evento importante a Roma che mi ha portato anche a una svolta professionale, la mostra di Frida Kahlo, la scoperta di Londra, la nascita di due creaturine da ricolmare d’amore.

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A Settembre Rimini ha salutato il Festival Francescano, e io ho avuto l’opportunità di partecipare al progetto di storytelling del Comune di Rimini: #MyRimini. E poi Arezzo e Camaldoli nel ricordo di Paolo VI, l’incontro con Antonio Distefano e nuovi stimoli personali e professionali. Fino ad arrivare a Novembre e Dicembre con le note di Fabi Silvestri e Gazzè, Trento e il MUSE e infine Bologna che si è animata con i volti e le storie di ragazzi cresciuti “fuori famiglia”.

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Avrei voluto fare più cose e soprattutto viaggiare di più, ma in questo momento non mi è permesso, e per fortuna ho tanti libri, film, storie da scrivere, volti da scoprire…a farmi compagnia. E visto che sognare non costa nulla, ispirata dall’hashtag #TravelDreams delle bravissime blogger Manuela di Pensieri in viaggio, Lucia di Respirare con la pancia e Farah di Viaggi nel cassetto, ecco alcune immagini di luoghi che mi piacerebbe visitare (una selezione di 5, ovviamente sarebbero infiniti!). Alcuni sono più fattibili (Trieste, ad esempio), altri razionalmente irraggiungibili in questo momento…ma “mettere il cuore davanti all’ostacolo” è qualcosa che mi fa stare bene. P.S. Grazie a Lunida, a cui ho “rubato” la foto del Marocco e la meraviglia di quei luoghi vista attraverso i suoi occhi!

Ecco dunque 5 dei miei #TravelDreams (sì lo so con il punto 4 ho un po’barato!):

1. Trieste

2. Bali

3. Marocco (città imperiali)

4. Una capitale europea a scelta tra Praga, Budapest o Copenaghen. Ma anche Dublino andrebbe bene! 🙂

5. Tornare a Parigi per vedere il Museo Picasso che ha finalmente riaperto! (nel frattempo potrei accontentarmi della mostra a Firenze se riesco…)

Foto di Lunida Ruli

Foto di elseaurora in turistipercaso.it

Viaggi e miraggi

Ogni viaggio, ogni luogo in cui sono stata è per me quasi sempre legato anche a una lettura o a un film che mi hanno preparata o accompagnata prima della partenza o durante il viaggio stesso. Così posso sempre unire tre delle mie grandi passioni: libri, cinema e viaggi.

Al Brasile mi sono preparata tuffandomi tra le pagine di Jeorge Amado e in particolare di “Dona Flor e i suoi due mariti”, che ho visto anche nella trasposizione cinematografica in lingua originale. Amado ha la straordinaria capacità di raccontare la magia, i colori, le abitudini del Brasile e così camminando per le strade di San Paolo o di Apucarana mi sono spesso tornate in mente le sue pagine e i suoi racconti.

Prima di partire per la Turchia mi sono rituffata nelle pagine di uno dei miei poeti preferiti, Nazim Hikmet, molto amato anche dal popolo turco. A Hikmet ho immediatamente associato il film “Le fate ignoranti”, che pur essendo ambientato in Italia ha per regista l’italo-turco Ferzan Ozpetek, che nei suoi film riesce sempre a creare delle atmosfere molto particolari e suggestive che ho ritrovato anche nel mio viaggio sulla Costa Egea.

La Grecia fa parte del nostro immaginario e della nostra cultura e tradizione in maniera molto forte. A Rimini c’è un delizioso ristorante greco (“Magna Grecia”) in cui spesso ceno con amici e colleghi. Nella narrazione di Omero Ulisse soggiornò anche sull’isola di Corfù (Scheria), allora governata dai Feaci, dove conobbe Nausica, la figlia del re.Prima di partire per Corfù, due anni fa, mi è venuta voglia di rileggere un po’di quella mitologia greca che avevo studiato negli anni del liceo e un libro che avevo amato tantissimo, “Itaca per sempre” di Luigi Malerba che racconta le vicende di Ulisse da un inedito punto di vista, quello di Penelope.  Ma Grecia è sinonimo anche di ironia, musica, festa: quale film migliore per raccontare anche questi aspetti del popolo greco se non “Il mio grosso grasso matrimonio greco”?

Una riflessione a parte meriterebbe la letteratura israeliana, una delle mie preferite, che mi ha fatto assaporare prima della partenza le atmosfere di quella “Terra Santa” che ancora oggi porto impresse nel mio cuore. David Grossman, Amos Oz, Abraham Yehoshua sono tra i rappresentanti di questo filone letterario quelli che ho forse amato di più per la capacità di rappresentare la complessità di quella terra in modo così vero e al tempo stesso poetico. Ma non poteva mancare nel prepararmi a questo viaggio anche una lettura del Cardinal Carlo Maria Martini, che tanto ha amato questa terra e scritto, tra gli altri, il libro “Verso Gerusalemme”.

E poi c’è la Sicilia, con le pagine di Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri e Gesualdo Bufalino e film capolavoro come quelli di Giuseppe Tornatore. Barcellona e “L’ombra del vento” di Carlo R. Zafon. Il Nord della Francia con il divertente film “Giù al Nord” di Dany Boon e le pagine di Gustave Flaubert e la sua “Madame Bovary”.

Ora, invece, comincio a prepararmi così a New York:

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Brasile, un gigante che si è svegliato


suormilena_brasileSuor Milena Fabbri
, riminese ma ormai brasiliana d’adozione, vive oggi a Icozinho nello stato del Cearà (una delle zone più povere del Paese) dopo aver trascorso diversi anni ad Apucarna (nel Paranà) come responsabile di una Casa di Accoglienza e di un Centro Educativo per ragazze in difficoltà, il Cepes.

Per tutti ormai Irma Milena Insieme alle altre sorelle francescane (meglio conosciute dai riminesi come Suore di Sant’Onofrio) ha scelto il Brasile come luogo in cui vivere e mettere il suo cuore grande a servizio dei poveri. La abbiamo contattata per capire meglio quello che sta accadendo in uno dei paesi dall’economia più sviluppata del mondo ma in cui persistono ancora forti contraddizioni e disuguaglianze.

Qual è in questo momento la situazione del Brasile?
Il Brasile oggi è un gigante che si è svegliato di soprassalto. Il fatto che centinaia di migliaia di persone per più giorni abbiano manifestato, è qualcosa di davvero inedito per Il Paese: non accadeva da almeno trent’anni in queste dimensioni. I giovani brasiliani non sono poi cosi alienati e apatici come si pensava! Quando, dopo le prime manifestazioni, i vari governi locali hanno cominciato a diminuire le tariffe dei mezzi pubblici, la gente ha cominciato a pensare: “Perbacco! Funziona!”. Questo messaggio, trasmesso soprattutto attraverso internet, ha ingigantito la portata della protesta, ora non più ristretta alle grandi città (San Paolo e Rio de Janeiro), ma diffusa in tutto il territorio nazionale. Ed è stato davvero come un effetto domino: uno dopo l’altro i governi, dal federale ai locali, hanno risposto alle richieste del popolo. Un esempio che è sintomatico: la proposta di legge che proponeva di cambiare un articolo della Costituzione e avrebbe tolto al Pubblico Ministero il potere di investigazione lasciandolo solo nelle mani della polizia (molto spesso corrotta) si trascinava ormai da anni. Questa volta nel giro di 48 ore il Parlamento, sotto pressione della piazza, ha rigettato la proposta di legge, con una votazione di 496 favorevoli contro soli 6 voti contrari!

Oltre all’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici quali sono le questioni sociali più importanti che cercano di sollevare i manifestanti?
La questione delle tariffe è stato solo lo stoppino iniziale. Le rivendicazioni vanno appunto dalla pressione contro quella proposta di legge, alla sanità – che è un vero disastro nel Paese – all’educazione/istruzione e soprattutto sono contro la corruzione a tutti i livelli, contro i partiti (l’assoluta maggioranza dei manifestanti si dichiara senza partito), insieme ad altre rivendicazioni per problematiche locali.

Qual è stata la reazione del governo alle proteste che hanno coinvolto tutto il paese?
Il governo Dilma per ora sta appoggiando questa ondata e sta prendendo diversi provvedimenti in favore della popolazione. Tutto questo dimostra – se ancora qualcuno non ne fosse convinto – che il popolo ha davvero potere: se organizzato ottiene quel che chiede. Scene di violenza, confusione, tumulti sono dovute a gruppi di vandali che si infiltrano approfittando della massa, e logicamente sono represse dalla polizia. Ma certamente sono una minoranza, il 99,9% delle persone sta agendo pacificamente.

Tra poche settimane il Brasile ospiterà Papa Francesco e migliaia di giovani da tutto il mondo per la Giornata Mondiale della Gioventù. Come vi state preparando a questo momento?
Nella nostra Diocesi stiamo seguendo con entusiasmo la preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù. I nostri giovani si stanno preparando per partecipare a questo evento e stiamo organizzando un evento per dare la possibilità a chi non potrà partecipare di assaporarne un poco lo spirito. Il 7 luglio prevediamo l’afflusso di circa 5.000 giovani della diocesi per un evento indimenticabile dove la preghiera, la musica, la Messa celebrata dal nostro Vescovo e le attività culturali ci permetteranno di mostrare alla diocesi che i nostri giovani sono “vivi” e hanno tanta voglia di dare, in Cristo, un senso autentico alla propria vita. Certamente il Brasile e la nostra gioventù non saranno più gli stessi dopo la GMG. Il paese si sta mobilitando per questo grande evento e fervono gli ultimi preparativi. I giovani sono a mille nell’attesa di questo momento che cambierà la nostra storia visto che coincide anche – se non mi sbaglio – con il primo viaggio internazionale del nostro meraviglioso Papa. Siamo in attesa delle sue parole che risuoneranno come una bomba atomica nel cuore dei giovani del mondo intero. Aver scelto il Brasile per la realizzazione di questo grande evento ci permetterà di mostrare al mondo intero la bellezza di questo nostro paese.

Quali sono le tue principali preoccupazioni e quali le tue speranze per il futuro del Brasile?
Il Brasile ha un enorme potenziale ma è ancora una democrazia giovane e come tutti i giovani è passibile di insicurezze e tentativi senza esito. Tutto quello che sta succedendo in questo momento ha a che fare con l’idea di migliorare le condizioni di vita dei cittadini, ed è il frutto di una maggiore presa di coscienza che sta facendosi strada nel cuore delle persone. Allo stesso tempo assistiamo alla perdita dei valori morali e cristiani sostituiti a volte da falsi misticismi e integralismi nocivi. Infine temo la disuguaglianza sociale, frutto di un capitalismo estremo che sta prendendo sempre più piede. Ma in fondo resto fiduciosa. Credo che un mondo nuovo è possibile se cominciamo a sognare insieme.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it/sociale.html

Vedremo giorni di sole

image-500x283Ho conosciuto Ali Ulusoy lo scorso settembre quando, insieme a un gruppo di professionisti e operatori del sociale, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare al progetto Go to goal, finanziato dall’ Unione Europea e coordinato a Rimini dal Centro di servizi per il Volontariato Volontarimini. Un’opportunità di scambio di esperienze e buone prassi tra chi opera nell’ambito dell’inserimento lavorativo. Sede del nostro viaggio è stata la Turchia, un paese che ci è apparso subito accogliente, dinamico, desideroso di cambiamenti e dalla forte vocazione europea e che oggi è protagonista delle cronache internazionali da quando i giovani turchi (e non solo) sono scesi in piazza per manifestare dapprima contro la chiusura del Gezi Park, un parco nel centro di Istanbul, e poi per contrastare nel suo complesso le politiche attuali del governo.

Ali ha 52 anni e vive da Ankara. Padre di Osama, giovane con la sindrome di down, dedica con straordinaria energia ed entusiasmo la sua vita e il suo lavoro alla promozione dei diritti e a percorsi di inclusione sociale rivolti a giovani con disabilità. In particolare è Responsabile dell’Associazione Happy Kids network che dal 1992 promuove attività per bambini e giovani.
Da cittadino turco da molti anni impegnato nel sociale e a contatto con molte realtà istituzionali e associative chiediamo ad Ali uno sguardo sulla situazione della Turchia alla luce del suo osservatorio privilegiato.

Qual è in questo momento la situazione del tuo Paese?

Il nostro amato Paese sta resistendo al potere politico in particolare del suo primo ministro, Erdogan, che sembra incapace di rispettare le idee diverse dalle sue. Il popolo turco è contrario a questa forma di dittatura.

Quali pensi siano state le principali cause della situazione di conflitto che oggi si è venuta a generare?

Il motivo principale di questo conflitto può essere così sintetizzato: “Le proteste in Turchia sono iniziate il 28 Maggio 2013. Sono state innescate dall’indignazione per il brutale sgombero di Gezi Park a Istanbul, con un sit-in per fermare la demolizione di questo parco. Successivamente proteste e scioperi hanno avuto luogo in tutta la Turchia con proteste per una vasta gamma di problemi quali la mancata libertà di stampa, di espressione, di riunione e il ruolo del governo nello sminuire la laicità del Paese”.

Cosa pensi che accadrà ora in Turchia?

La libertà è molto importante. Se perdi la libertà, non hai più niente. Anche la solidarietà è importante. Penso che la forma più grande di solidarietà sia quella di manifestare contro ogni forma di tirannia e dittatura e dire a gran voce che se vuoi essere veramente un paese moderno e parte dell’Unione Europea, è necessario innanzitutto rispettare gli altri. Il famoso poeta turco Nazim Hikmet ha scritto: Credi. I nostri bambini vedranno giorni migliori. Vedremo giorni di sole”. Noi crediamo che giorni di sole arriveranno anche per il nostro Paese.

Qual è la tua speranza per il tuo paese e in particolare per le nuove generazioni? Il fondatore della Repubblica turca, Mustafa Kemal Atatürk, ha dato grande importanza al ruolo dei giovani e ha detto che proprio i giovani sarebbero stati i “guardiani” della Repubblica. Se alle elezioni verrà sconfitto il partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) che è al governo con Erdogan 2002, i giovani avranno finalmente più libertà. Spero che tanti giovani vadano a votare alle prossime elezioni per sconfiggere Erdogan. Sono certo che la gioventù turca lavorerà duramente e avrà successo.

in: http://www.newsrimini.it/sociale

Foto Corriere.it