Quattro giorni e quattro città (più una) in Puglia e Basilicata

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Lama Monachile a Polignano a Mare

Quattro giorni, quattro città (e una in aggiunta) sono la sintesi di questo viaggio nel sud della penisola. Una Puglia calda e accogliente – uno dei luoghi in Italia in cui amo maggiormente tornare – e una Basilicata tutta da scoprire.

Un viaggio semplice ma ricco di piccoli tesori e meraviglie disseminati in queste distese verdi, perché viaggiare in Puglia significa anche lasciarsi rigenerare dal blu intenso del mare e abbracciare dal verde degli estesissimi uliveti, sognando un giorno di dormire in una delle antiche masserie in pietra incastonate nella natura che caratterizzano queste zone.

Ecco allora le tappe e le cose più belle da vedere in questo itinerario tra il Salento e la Basilicata:

Polignano a Mare. E’la prima tappa del nostro viaggio, la meta più a nord. Polignano è proprio come ti immagini la Puglia. Con la sua pietra bianca, il mare cristallino, calda, ospitale. Ci si innamora tra i suoi vicoli, negozi, chiese e piazzette, ti fanno compagnia i versi dei poeti su porte, muri e finestre.
E poi a toglierti il fiato le tre balconate: tre diversi punti di vista su Cala Porto, la celebre caletta circondata dai caratteristici scogli su cui è arroccato tutto il centro storico. E’ solo il 28 aprile ma qui è piena estate e molti si tuffano dagli scogli e nuotano in questo angolo di mare blu.
Da non perdere a Polignano: piazza Vittorio Emanuele con la Chiesa di Santa Maria Assunta e la Casa dell’Orologio, la Balconata Santo Stefano, il monumento dedicato a Domenico Modugno, il viadotto romano che conduce alla spiaggia di Lama Monachile o Cala Porto, uno degli scorci più pittoreschi di Puglia. Se avete più tempo (io non ci sono riuscita) è possibile visitare anche la Fondazione Museo Pino Pascali.
On air: Nel blu dipinto di blu – Domenico Modugno

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Top 5 Puglia e Basilicata – before leaving

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La valigia di Primavera è un po’confusa: ho infilato dentro a forza dal piumino al costume. Ma quello che rimane certezza prima di un viaggio è la necessità di musica, letture, film a farmi compagnia.

Ecco la mia classifica (questa volta – in realtà – un po’ top 3 e un po’top 5) per prepararmi a questo viaggio nel Sud Italia, tra la Basilicata e il Salento.

Film

1. Basilicata coast to coast. Un film del 2010 di Rocco Papaleo, che ha segnato il debutto di Max Gazzè come attore. Un viaggio picaresco per un gruppo di musicisti un po’scombinati, che lungo il cammino da una costa all’altra della Basilicata ritrovano soprattutto loro stessi. Sulle note di “Mentre dormi” ho iniziato a desiderare più forte di scoprire questa regione del Sud spesso dimenticata.

2. Il Vangelo secondo Matteo. Il realismo di Pier Paolo Pasolini con cui racconta la vita di Cristo attraverso volti di tanti attori non protagonisti e una narrazione fedele all’opera dell’Evangelista, trova la sua perfetta cornice tra i sassi di Matera, che il regista ha voluto come rappresentazione della città di Gerusalemme.

3. Mine vaganti. Il cinema ama il Salento. Ferzan Ozpetek a Lecce ha addirittura guadagnato la cittadinanza onoraria. Questo film del regista turco, girato interamente in Puglia, racconta la storia di una famiglia il cui perbenismo si trova a fare i conti con la verità.

Libri

1. Cristo si è fermato a Eboli. In questo racconto autobiografico Carlo Levi racconta, a distanza di anni, il suo esilio in Basilicata a causa del fascismo portando l’attenzione sulla questione meridionale e la vita rurale del Mezzogiorno.

2. Né qui né altrove. Ci troviamo un po’ più al nord rispetto al Salento, la storia è ambientata a Bari. E anche se il mio itinerario non include il capoluogo pugliese, mi piace come Gianrico Carofiglio racconta la sua terra e questo viaggio nella memoria dei tre protagonisti è coinvolgente e appassionante. Perché tutti in qualche modo possiamo sentirci di voler fuggire o appartenere alle nostre città.

3. Don Tonino Bello. Biografia di un poeta. Per me Salento significa anche (e soprattutto) ricordo di don Tonino. Un Vescovo illuminato, che ha anticipato in qualche modo la Chiesa di Papa Francesco, che da poco gli ha reso omaggio. Un Vescovo autentico, attento, umile, povero tra i poveri, pieno di coraggio. Che aveva il dono della scrittura poetica. La sua opera è stata integralmente pubblicata da una preziosa editrice pugliese, la Meridiana. Il testo che ho indicato è, invece, una sua recente biografia. Don Tonino è stato e continua ad essere profeta e maestro: per questo non si può attraversare la sua terra senza ricordarlo.

Musica

1. Mentre dormi – Max Gazzè (già citata…ma non può mancare)

2. Vieni a ballare in Puglia – Caparezza

3. Il ballo di San Vito – Vinicio Capossela

4. L’esigenza – Radiodervish

5. Le radici ca tieni – Sud Sound System

A presto, con foto e racconti dal nostro Sud.

 

Itinerario insolito al Carnevale di Venezia

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Una domenica al Carnevale di Venezia può spaventare, soprattutto per chi non ama la confusione o i luoghi troppo affollati. D’altra parte partecipare a uno dei carnevali più belli del mondo è un’esperienza unica e sicuramente divertente, quindi vale la pena rischiare, ma con qualche accorgimento. Ecco il nostro itinerario, un po’insolito, a prova di grandi folle.

Come arrivare. Innanzitutto noi abbiamo scelto di arrivare in treno: mettetevi il cuore in pace perché nell’ultimo tratto, in particolare tra Padova e Venezia, ci sarà sicuramente molta gente. Ma per fortuna è un breve tragitto! Per chi sceglie la macchina, qualcuno del nostro gruppo l’ha fatto, è consigliato parcheggiare proprio a Padova o a Mestre e poi proseguire con il bus o il treno, ci sono molte possibilità.

L’itinerario. Grazie ai consigli di un’amica*, noi abbiamo scelto di evitare di raggiungere la mattina piazza San Marco. È vero, abbiamo perso il volo dell’aquila (uno dei tradizionali “voli” dal campanile di San Marco), ma con le nuove regole e limitazioni all’accesso in piazza sapevamo che sarebbe stato molto difficile anche solo raggiungere il luogo dell’evento e vedere qualcosa. Per questo abbiamo scelto di andare “controcorrente” e, una volta scesi dal treno, ci siamo diretti dalla parte opposta rispetto al flusso di persone che cercava di raggiungere il centro di Venezia.

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Da Rimini intorno al mondo…un’avventura in bicicletta

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Ph. Cyclinghoboz

Gevelyn è nata e cresciuta a Rimini, ma con un’insaziabile desiderio di rompere la routine e viaggiare in libertà. Dopo qualche stagione lavorativa in montagna, decide di imparare meglio l’inglese: e dove se non in Australia? Un visto di lavoro, un volo prenotato, prima il lavoro in fattoria e poi in un ristorante come cameriera. Qui conosce Anton: musicista, chef, barista, pizzaiolo e… tuttofare. Anche lui con lo stesso sogno: viaggiare. Insieme hanno girato zaino in spalla l’Australia e l’Europa e vissuto per tre anni a Edinburgo. Nel 2015 hanno deciso di lasciare la Scozia e pedalare fino a Barcellona. Ma non è finita qui: sempre in sella alle loro bici lo scorso giugno decidono di fare ritorno in Australia e aprono il blog https://cyclinghoboz.wordpress.com/ e la pagina Facebook Bike trip per condividere la loro avventura di viaggiatori vegetariani in bicicletta. Due Hobo, come amano definirsi, lavoratori itineranti che amano il viaggio più che la destinazione. Li abbiamo contattati mentre si trovano a Tblilissi, in Georgia, in attesa di un visto per l’Iran.

Da dove parte e dove vi porterà questo vostro viaggio?

L’idea è nata qualche tempo fa. Il primissimo viaggio in bici che abbiamo fatto è stato infatti da Edimburgo a Barcellona. Abbiamo vissuto ad Edimburgo per 2 anni e mezzo ma soprattutto a causa del clima abbiamo deciso di trasferirci a Barcellona. Volevamo portarci dietro le nostre biciclette, che abbiamo sempre usato per muoverci e andare al lavoro, e non eravamo molto propensi a venderle per poi comprarne altre. Così abbiamo deciso di prendere il traghetto fino ad Amsterdam e poi iniziare a pedalare, prendendo solo qualche treno regionale (gli unici che permettono di viaggiare con la bici montata). Dopo un po’di tempo ci abbiamo preso così tanto gusto che abbiamo deciso di usare solo le nostre biciclette. Abbiamo vissuto un anno e mezzo a Barcellona ma la voglia di viaggiare in bici non ci ha mai abbandonato. Così abbiamo iniziato a progettare il nostro nuovo viaggio e a mettere insieme una lista di cose necessarie. L’obiettivo di questo nostro nuovo itinerario è raggiungere Warrnambool, in Australia, dove la mamma di Anton vive, ma abbiamo anche altre idee e vorremmo viaggiare in Africa, e dall’Alaska alla Terra del Fuoco.

Come è nata la vostra passione per i viaggi in bicicletta?

La bicicletta è l’opzione più bilanciata per noi. Ci permette di viaggiare alla lentezza necessaria per vedere e conoscere le diverse culture e i diversi popoli che incontriamo, con i loro costumi e usanze. Al tempo stesso non si è lenti come nel camminare. Viaggiare con le nostre bici ci permette di essere completamente autonomi, e in più è come viaggiare con la nostra casa! Per esempio possiamo sempre trasportare la tenda, con confortevoli materassini ad aria e sacchi a pelo.  Abbiamo la nostra cucina con tutto il necessario per cucinare deliziosi pasti vegetariani, incluso un fornello a gas e un fornello a legna pieghevole e compatto. Non importa quanti chilometri pedaliamo o se siamo nel deserto o tra le montagne: abbiamo una soluzione per tutto.

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Verona in love

20161220_120052Due giorni a Verona, gli scorsi 19 e 20 dicembre. Per ascoltare, con cuore grato, le riflessioni che i care leavers del Veneto hanno voluto consegnarci.

Hanno cominciato così:”Perdiamo fiducia nei confronti del mondo nel momento in cui dobbiamo lasciare la nostra famiglia di origine. Dobbiamo però cercare di recuperarla e per fare questo chiediamo aiuto a voi”. E ancora, sul rapporto tra fratelli: “Sappiamo che là fuori da qualche parte del mondo ci possono essere i nostri fratelli e sorelle e spesso ci domandiamo: come stanno? Ci pensano? Anche loro chiedono di noi o forse si sono dimenticati?”.
Si è parlato anche di casa: “Casa non è solo un luogo dove vivi o hai vissuto. Casa sono i rapporti, le relazioni, i punti di riferimento”.
E, per concludere: “Crediamo che le nostre esperienze siano importanti e utili per le istituzioni e la politica al fine di produrre miglioramenti al sistema di protezione e cura. Ci piacerebbe che le nostre proposte, che crediamo essere costruttive, venissero prese sul serio”.
A noi il compito di custodire queste parole e dare un seguito, insieme, alle tante proposte.

Due giorni intensi, ma non è mancata l’occasione per godersi anche il centro storico di Verona. Tra luci, addobbi e mercatini di Natale ancora più bello. E, ulteriore fortuita circostanza, in questi giorni a Verona si trovano diverse opere del Museo Picasso di Parigi esposte a Palazzo Forti. La mostra, dedicata alle “Figure” che hanno trovato felice rappresentazione nella pittura e scultura (ma non solo) dell’eclettico artista, merita di essere visitata per lasciarsi guidare alla scoperta delle diverse fasi della vita di Picasso con una ricca collezione di 91 opere. Tra le tante in mostra sono rimasta senza fiato davanti alla potenza de”L’acrobata”, ho ammirato i colori e l’intensità de “La donna che legge” , la tensione amorosa di una piccola tela come “Il Bacio”. Un artista pieno di carisma che, a 89 anni, ancora dipingeva con straordinaria vitalità. Come ne “L’abbraccio”, ultima opera che incanta i visitatori di questa bella retrospettiva.

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I miei oscar culturali 2015 (grazie Ali!)

Prendo in prestito dalla cara Alice una nuova tradizione per celebrare la fine di un anno. Mi piacciono i piccoli riti che si ripetono ed è bello condividere con gli amici e con chi ti legge passioni e scoperte. Con Pennac sono convinta che “amare vuol dire far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo”. E così grazie di cuore ad Alice ed ecco le mie preferenze  con la mia (umilissima e forse banale, abbiate pietà) classifica culturale del 2015.

MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI – Sicuramente “La Libraia” di Fulvia Degl’Innocenti (San Paolo Edizioni). Perché è stata una piacevole e inaspettata scoperta, perché racconta in modo molto verosimile il mondo dell’affido e delle comunità e di come una passione e gli incontri giusti possano cambiare – e a volte salvare – la vita.

MIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi (Mondadori). Da tempo non mi commuovevo e sorridevo così tanto con un libro. E’una storia di profondo dolore e solitudine ma anche di nuovi inizi. Mi è piaciuto perché vi ho trovato la mia stessa passione viscerale per il mare, l’idea che l’aiuto possa provenire da persone e situazioni spesso impensabili e infine perché i personaggi del romanzo non sono eroi irraggiungibili ma persone assolutamente normali, che ti fanno arrabbiare, che mille volte vorresti rimproverare e nei quali poterti identificare con le tue paure, limiti, incoerenze (e poi c’è Zot: personaggio indimenticabile!).

MIGLIOR FILM AL CINEMA – Anche in questo caso premio un italiano: Nanni Moretti e il suo ultimo film, “Mia madre”. Perché credo che per questo film Moretti abbia avuto molto coraggio nel mettersi a nudo e raccontarsi e chi ammette e condivide le sue fragilità e la sua umanità con intelligenza, per me va sempre premiato.

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Abdoul…e una nuova collaborazione con “Punto Famiglia”

person-690354_640-640x336E così inizia una nuova avventura. Se vi va di seguirmi mi trovate ogni due settimane sul portale Punto Famiglia, un importante magazine che si propone di accompagnare e sostenere la famiglia (e poi su Riminisocial2.0), per raccontarvi storie di ragazze e ragazzi che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia”. La prima storia che vi racconto è quella di Abdoul, giovane arrivato dal Marocco quando aveva solo 14 anni. Storie che ho incrociato e incrocio ancora grazie al lavoro con la Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS e l’Associazione Agevolando. Storie inventate da me, ma al tempo stesso autentiche perché sempre ispirate alla realtà. Se vi va di seguirmi, leggere e commentare, criticare, discutere…beh, inutile dirvi che per me sarebbe molto bello. Un grande grazie va, come sempre, a chi ha fiducia in me e non smette di offrirmi opportunità e occasioni di parlare di questi temi.

Quando sono arrivato in Italia avevo 14 anni. Ero poco più che un bambino, ma mi sentivo un uomo. Avevo viaggiato per settimane – non so nemmeno dire quante – nascosto in un camion che trasportava pneumatici. La mia famiglia aveva pagato più di 5.000 euro per farmi fare quel viaggio. Abbiamo attraversato il Marocco, la Spagna, la Francia…e infine l’Italia. Il camion mi ha lasciato ai bordi di una strada, nei pressi di Rimini. Era il 12 febbraio e faceva freddo, ma io avevo soprattutto sete. Sentivo dentro lo stomaco come una voragine, qualcosa che mi risucchiava, non riuscivo a capire cosa. Ho cominciato a camminare, non avevo idea di dove mi trovassi e intorno a me vedevo solo scritte in una lingua che non capivo minimamente. Avevo un numero di telefono. Mia madre mi aveva detto di chiamare mio cugino Ahmed appena arrivavo in Italia e che avrebbe pensato lui a me. Su una cosa era stata chiarissima: per nessun motivo sarei dovuto tornare indietro. Continua a leggere

Tornare a Parigi, e godersi “un po’la strada”

“Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada”…

Buon viaggio (Share the love) – C. Cremonini

Il bello di visitare una città per la seconda o terza volta, è sicuramente quello di non essere più presi da quell’ansia da prestazione che attanaglia il turista determinato a vedere ogni cosa sottoponendosi a tour de force estenuanti e a camminate folli degne del miglior maratoneta.

Tornare nuovamente in un luogo, ti permette di concederti il lusso di scegliere, assaporare ogni cosa con uno spirito rilassato, perdendoti anche per ore a camminare tra i vicoli della città senza bisogno di raggiungere a tutti i costi una meta ma semplicemente godendoti il paesaggio.

Per questo motivo non condividerò della mia visita a Parigi dello scorso Maggio un itinerario vero e proprio ma piuttosto luoghi e suggestioni che ho riportato a casa da questo ultimo viaggio.

DSC00654Non posso non cominciare dal Musée Picasso (era anche uno dei miei #TravelDreams2015!). Desideravo tornare a Parigi anche per visitare questa esposizione, riaperta al pubblico nel 2014 dopo consistenti lavori di restauro. L’edificio si trova nel quartiere del Marais, si raggiunge facilmente a piedi scendendo con la Metro alla fermata St-Paul, per poi godersi una passeggiata tra i vicoli e le vetrine chic del quartiere. Lungo la strada anche la “Chapelle de l’Humanité” con il suo motto: “L’Amour pour principe et l’Ordre pour base; le Progrès pour but” (A. Comte), ma soprattutto edifici e palazzi dall’elegante architettura e tanti, tantissimi giardini che conferiscono a queste strade un’atmosfera unica. L’edificio che accoglie il Museo è l’Hotel Salé, uno splendido palazzo progettato tra il 1656 e il 1660 dall’architetto Jean Boulier. Il museo è chiuso il Lunedì e apre la mattina piuttosto tardi (11.30 dal Martedì al Venerdì, 9.30 il Sabato e la Domenica), l’ingresso è di 11 euro (sicuramente ben spesi) e dovrete probabilmente fare un po’di coda all’ingresso, anche se avete scelto la Paris Visite Pass. 11107729_10206789656807190_8926937973015701565_nMa non arrendetevi, se amate il pittore spagnolo, ne vale la pena! La collezione è ricchissima: oltre 3.500 opere esposte tra dipinti, ceramiche, sculture, disegni, incisioni. Quattro piani in cui perdersi tra corridoi e stanze per scoprire anche molto delle fasi di studio e preparazione alle opere del grande maestro. Ci sono, ad esempio, i bozzetti del Les Demoiselles d’Avignon (che avevo visto al MoMa di New York) e un intero piano (Level -1) dedicato a far conoscere il lavoro di Picasso nel suo studio parigino e le fasi che condussero allo sviluppo e all’affermazione del Cubismo in Europa. Interessante anche il Level 3 dove è custodita la collezione privata dell’artista che contiene dipinti di grandi maestri quali Cézanne, Degas, Renoir, Modigliani. La pittura di Picasso è potente, la sua personalità decisamente sopra le righe ed eclettica. Scriveva nel 1935: “My picture is a sum of destructions. I do a picture – then I destroy it. In the end, though, nothing is lost: the red I took away from one place turns up somewhere else” e questa sua tensione interiore è evidente in tutta la sua opera e ben rappresentata da questa esposizione che aiuta veramente a penetrare nel suo mondo, o perlomeno in parte di esso. (http://www.museepicassoparis.fr/)

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Geometrie fiorentine

Firenze è così. Ci trascorri solo poche ore e circoscritte a poche strade, ma sono sufficienti per lustrarsi gli occhi e rimanere incantati. Soprattutto se il cielo è così blu.

Prima tappa. L’istituto degli Innocenti. L’Istituto degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata. Non solo un gioiello dal punto di vista artistico: si tratta infatti di una delle prime architetture rinascimentali, nata su progetto di Filippo Brunelleschi. Ma anche un luogo centrale per i diritti dell’infanzia: da ospedale dei bambini abbandonati a luogo di servizi (ospita oggi due asili nido, una scuola per l’infanzia, tre case famiglia) e centro di documentazione e analisi sull’infanzia e l’adolescenza.

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Seconda tappa. Via dei Servi e Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze. Simbolo della città, è la terza chiesa più grande al mondo. Tra i suoi gioielli: la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto.

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Istantanee del 2014 e #Traveldreams per il 2015

Più che con bilanci e parole, ho voglia di raccontare questo 2014 per immagini. Non ho velleità da fotografa, ma credo che la fotografia possa essere un ottimo strumento per fare sintesi e fissare luoghi, incontri, scoperte. E così ecco qualche immagine dal 2014 si è aperto in Sicilia, tra volti amici, in Marzo mi ha portato a Roma, che per me è sempre un po’casa, e mi ha permesso di incontrare una donna dall’animo davvero grande: Chiara Scardicchio.

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Tra aprile e maggio: un primo anno di blog e la trasferta in Calabria. Poi l’Estate: un evento importante a Roma che mi ha portato anche a una svolta professionale, la mostra di Frida Kahlo, la scoperta di Londra, la nascita di due creaturine da ricolmare d’amore.

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A Settembre Rimini ha salutato il Festival Francescano, e io ho avuto l’opportunità di partecipare al progetto di storytelling del Comune di Rimini: #MyRimini. E poi Arezzo e Camaldoli nel ricordo di Paolo VI, l’incontro con Antonio Distefano e nuovi stimoli personali e professionali. Fino ad arrivare a Novembre e Dicembre con le note di Fabi Silvestri e Gazzè, Trento e il MUSE e infine Bologna che si è animata con i volti e le storie di ragazzi cresciuti “fuori famiglia”.

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Avrei voluto fare più cose e soprattutto viaggiare di più, ma in questo momento non mi è permesso, e per fortuna ho tanti libri, film, storie da scrivere, volti da scoprire…a farmi compagnia. E visto che sognare non costa nulla, ispirata dall’hashtag #TravelDreams delle bravissime blogger Manuela di Pensieri in viaggio, Lucia di Respirare con la pancia e Farah di Viaggi nel cassetto, ecco alcune immagini di luoghi che mi piacerebbe visitare (una selezione di 5, ovviamente sarebbero infiniti!). Alcuni sono più fattibili (Trieste, ad esempio), altri razionalmente irraggiungibili in questo momento…ma “mettere il cuore davanti all’ostacolo” è qualcosa che mi fa stare bene. P.S. Grazie a Lunida, a cui ho “rubato” la foto del Marocco e la meraviglia di quei luoghi vista attraverso i suoi occhi!

Ecco dunque 5 dei miei #TravelDreams (sì lo so con il punto 4 ho un po’barato!):

1. Trieste

2. Bali

3. Marocco (città imperiali)

4. Una capitale europea a scelta tra Praga, Budapest o Copenaghen. Ma anche Dublino andrebbe bene! 🙂

5. Tornare a Parigi per vedere il Museo Picasso che ha finalmente riaperto! (nel frattempo potrei accontentarmi della mostra a Firenze se riesco…)

Foto di Lunida Ruli

Foto di elseaurora in turistipercaso.it