Get your way: formazione e crescita in Turchia

1382893_10203045453841762_6950665218221964424_nUno degli ambiti di intervento più significativi coordinati da Volontarimini (Centro servizi per il volontariato della provincia di Rimini) riguarda la possibilità di promuovere scambi europei. Dal 2009 ad oggi sono stati infatti finanziati dall’Unione Europea e coordinati da Volontarimini 6 progetti nell’ambito del Programma Leonardo da Vinci per la mobilità europea. Grazie a questi progetti ben 531 giovani e 97 professionisti e volontari che si occupano di inserimento lavorativo di persone disabili o con disagio sociale hanno avuto l’opportunità di fare esperienze di tirocinio formativo e scambi professionali all’estero. Diversi anche gli Stati europei coinvolti: Spagna, Lituania, Grecia, Turchia, Portogallo, Slovenia, Germania, Svezia, U.K., Malta, Irlanda, Polonia. I ragazzi che hanno avuto l’opportunità di partire sono soprattutto giovani con problematiche particolari legate alla disabilità o giovani a rischio di emarginazione e disagio, che difficilmente potrebbero fare esperienze all’estero di questo tipo da soli.

Tra i progetti di scambio coinvolge da tre anni il territorio riminese il progetto “GET YOUR WAY” (European challenges to enhance knowledge and living skill through education and job training): un’iniziativa per favorire l’inserimento lavorativo attraverso tirocini formativi all’estero promossa da Volontarimini e realizzata in partenariato con i Centri di Servizio per il Volontariato delle province di Forli-Cesena, Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Piacenza, Cosenza e della regione Marche.

Tra i giovani che hanno potuto recentemente fruire del progetto ci sono anche cinque ragazzi riminesi: Francesco, Mustapha, Sara, Claudio e Jilmas che insieme agli accompagnatori Lunida Ruli e Livio Liguori sono stati ospiti della città di Ankara per due settimane, dal 9 al 23 Ottobre scorsi.

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La festa degli allievi di “I care” e “P.O.I.”. Obiettivo: integrazione!

IMG-20140606-WA0005Da più di 10 anni la Fondazione Enaip S. Zavatta si impegna nel creare un ponte tra Formazione e Lavoro per ragazzi in situazione di svantaggio o disabilità attraverso le azioni dell’Operazione P.O.I. (Progetto Obiettivo Integrazione). L’obiettivo è quello di agevolare il passaggio di questi ragazzi, che frequentano le scuole medie superiori, dalla scuola al mondo del lavoro con percorsi diversificati e personalizzati tramite un approccio di progettazione partecipata. Negli anni sono stati coinvolti 11 istituti scolastici ed è stato definito un protocollo d’intesa con i diversi soggetti coinvolti per favorire l’integrazione sociale e lavorativa delle persone con disabilità.

Il progetto si struttura concretamente con due azioni: i laboratori “I care” e i tirocini orientativi/formativi.
I laboratori prevedono simulazioni di attività lavorative e pratiche, riproducendo fedelmente uno spazio lavorativo e produttivo, diventando il luogo di condivisione di esperienze non strettamente disciplinari condotte in un clima relazionale non competitivo, in cui è possibile trasformare una necessità individuale in una risorsa comune, favorire il senso di reciprocità e di appartenenza, favorire il faticoso ma importante tragitto di costruzione di un’identità adulta.

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La spiaggia, un bene di tutti. Parola di Stefano Mazzotti

Se pensate che il turismo riminese sia solo divertimento, fenomeno di massa e locali notturni, oggi abbiamo il piacere di smentirvi raccontandovi un’altra Rimini. Una Rimini accogliente, inclusiva, solidale… che desidera offrire un turismo accessibile a tutti, nessuno escluso. Siamo al Bagno 27 di Marina Centro, uno stabilimento balneare che Walter e Stefano Mazzotti (padre e figlio) prendono in gestione nel 1995, dopo una vita trascorsa a vendere macchine da cucire e filati.
Oltre a gestire lo stabilimento, Stefano Mazzotti è anche presidente del Consorzio Spiaggia Rimini Network, il primo consorzio dei bagni e ristobar della Riviera che riunisce ad oggi oltre 200 strutture.

Al Bagno 27 si respira un’aria accogliente, un’atmosfera confortevole e familiare. I servizi non mancano: filodiffusione, wi-fi gratuito, un parco giochi e animazione per i bambini, lettini di varie dimensioni… ma c’è qualcosa in più. La scelta più importante è stata infatti quella di rendere la spiaggia pienamente accessibile anche alle persone con disabilità, creando una serie di servizi dedicati che fanno di questo stabilimento un fiore all’occhiello e un’avanguardia nel settore del turismo accessibile.
Scopriamo questi servizi parlandone proprio con il titolare dello stabilimento, Stefano Mazzotti.

Com’è nato il vostro impegno per realizzare una spiaggia accessibile alle persone diversamente abili?
Qualche anno fa siamo stati l’unico stabilimento della zona Rimini Sud ad aderire al progetto “Spiaggia Libera Tutti” promosso dalla Provincia di Rimini. Da lì è nato il nostro impegno a dotarci non solo dei tradizionali e necessari servizi per le persone diversamente abili (scivoli all’ingresso, servizi igienici dedicati) ma anche di una serie di altri strumenti che potessero rendere la nostra spiaggia davvero alla portata di tutti. Abbiamo quindi acquistato due carrozzine speciali che possono permettere alle persone che non camminano sia di entrare in acqua che di muoversi sul bagnasciuga. Abbiamo lettini rialzati realizzati ad hoc perché le persone in carrozzina possano facilmente spostarsi sul lettino dalla carrozzina. Abbiamo messo all’ingresso dello stabilimento le pedane tattili che le persone non vedenti possono utilizzare per orientarsi in autonomia negli spazi e scoprire tutti i servizi del nostro Bagno. E infine le passerelle in materiale eco compatibile che permettono di spostarsi facilmente e di raggiungere tutti i diversi luoghi della spiaggia.

Poi l’incontro con l’Associazione “Rimini Autismo”…
Esatto, un incontro casuale, nato dall’amicizia su Facebook tra me e il presidente dell’Associazione Enrico Fantaguzzi. Enrico mi ha fatto capire cos’era l’autismo e quali erano le esigenze delle famiglie con bambini e ragazzi autistici. Roberto Maldini di Impronta Digitale ha realizzato per noi un logo e da qui è nato ufficialmente Friendly Autismo Beach, un progetto avviato nel 2013 e che, ad oggi, ha già coinvolto 40 stabilimenti balneari, 15 alberghi e oltre 400 famiglie. Oltre ai servizi pensati ad hoc per questi ragazzi e per le loro famiglie e al lavoro per sensibilizzare la cittadinanza e tutti gli ospiti dei nostri stabilimenti sul tema dell’autismo quest’anno vogliamo proporre un’importantissima novità: un progetto pilota finalizzato all’assunzione di ragazzi con autismo per lavorare nelle nostre spiagge. Pensiamo infatti che la spiaggia sia un ambiente ideale dove questi ragazzi possano esprimersi e impegnarsi in un’attività lavorativa vera e propria rendendosi così sempre più autonomi. L’obiettivo è quello non solo di una Friendly Autismo Beach ma di una Friendly Autismo Rimini.

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Chiara Scardicchio: la scoperta dell’autismo, la rinascita, la gratitudine

Oggi 2 Aprile è la Giornata Mondiale dell’autismo. Se vi va di spendere 5 minuti del vostro tempo per leggere le parole di Chiara Scardicchio e ascoltarla nel video realizzato da Icaro TV, vi assicuro che saranno minuti spesi bene!

1898136_10202544787132866_1395961264_nAntonia Chiara Scardicchio è nata a Bari nel 1974, ma racconta di essere rinata una seconda volta undici anni fa quanto ha dovuto ripensare totalmente la sua esistenza nel vivere l’avventura della maternità con una bimba speciale, Serena. Chiara Scardicchio è anche docente e ricercatrice in Pedagogia all’Università degli Studi di Foggia e si occupa dal 1997 di progettazione e formazione nei contesti dell’educazione e della cura. È autrice di alcune pubblicazioni: Logica e Fantastica. “Altre” parole nella formazione (Ets, 2012); Il sapere claudicante. Appunti per un’estetica della ricerca e della formazione (Mondadori, 2012); Adulti in gioco. Progettazioni formative tra caos, narrazione e movimento (Stilo, 2011). Di recente ha pubblicato il volumetto Madri… Voglio vederti danzare, un libro che racconta del suo amore per Serena ma in generale dell’essere madri e genitori in un percorso fatto di dolore, redenzione, bellezza (presentato a Rimini lo scorso 7 marzo). Un “breviario di felicità” nato su iniziativa di un’amica di Chiara: Antonella Chiadini, medico e giornalista riminese, per contribuire a sostenere la spesa per il sostegno scolastico di Serena, quest’anno negato a causa di un ennesimo taglio alla spesa pubblica.

Che cosa ha significato per lei scoprirsi madre di una bimba come Serena?
Ho sempre basato la mia vita e la mia professione sulla parola. Le parole (tante) che uso per relazionarmi agli altri, le parole che leggo e che scrivo nel mio lavoro di insegnante e ricercatrice e per passione. Provate a pensare che paradosso per me trovarmi ad essere madre di una bimba che non parla. All’inizio anch’io mi sono trovata senza parole, chiusa nel mio dolore e nel mio silenzio, ho smesso di scrivere e avevo sempre meno voglia di parlare. Poi nel silenzio ho trovato parole nuove e questa è stata per me una seconda nascita. Scrivere per me è diventato anche un modo di prendermi cura di me stessa, di conoscermi, di resistere e di sbrogliare i miei pensieri, dando un nome alle mie paure. Ma soprattutto scrivo per raccontare ad altre madri la possibilità di vivere in maniera nuova e diversa la propria maternità.

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Blog Crossing Day

In vista della seconda Assemblea generale e materiale sulla CONSULENZA PEDAGOGICA che si terrà a Milano il 16 novembre 2013, alcuni blogger che ne prenderanno parte hanno deciso di lanciare in rete un blog crossing day nel quale parleranno, in un breve post, del perché hanno scelto l’educazione come professione e di come sono entrati in contatto con il gruppo Facebook “Educatori, Consulenti pedagogici e pedagogisti” da dove tutto ha avuto inizio.

I contributi saranno condivisi sui diversi Social con #assembleagenerale e #consulenzapedagogica.

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Mafie in riviera. Intervista al coordinatore provinciale di Libera

mafie_in_rivieraÈ stato presentato lo scorso 11 Ottobre al Liceo Scientifico “A. Volta” di Riccione alla presenza del Prefetto di Rimini e di molti rappresentanti istituzionali davanti a una platea di circa 300 studenti il rapporto sulle Ecomafie, un dossier curato dalla Fondazione Libera Informazione e da Legambiente con un apposito focus proprio sul tema delle infiltrazioni mafiose nella riviera romagnola. Numeri che sconcertano: i dati relativi al 2012 vedono infatti l’Emilia Romagna al decimo posto della classifica nazionale con 1.035 infrazioni accertate, 944 persone denunciate e 410 sequestri effettuati. Sono ben 200 le strutture alberghiere, su 2.400 censite nella provincia di Rimini, finite sotto i riflettori della magistratura per modalità sospette. E Rimini si segnala anche per la frequenza di casi di abusivismo edilizio, o mancate demolizioni.
Commentiamo questi dati e non solo con Michael Binotti, educatore e coordinatore della sezione provinciale di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

Le mafie, dunque, sono sempre più radicate anche in Romagna?
Purtroppo sì. Basti pensare che in Romagna sono presenti tutte le mafie italiane (soprattutto la camorra e in particolare i casalesi) e alcune organizzazioni internazionali. La mafia cerca i luoghi dove si concentrano denaro e potere e lì si inserisce. Non stupisce allora la sua presenza nel territorio romagnolo attraverso attività quali il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro tramite anche il settore alberghiero. Anche la vicinanza alla Repubblica di San Marino ha esposto il nostro territorio a forti rischi, ne sono una testimonianza il volume “San Marino spa” di Davide Maria De Luca e Davide Grassi (Rubbettino 2013) e gli studi portati avanti dal “Gruppo Antimafia Pio La Torre”.

Nel contrasto alla criminalità mafiosa nel nostro territorio, qual è il ruolo di “Libera”?
Libera Rimini è un coordinamento di associazioni impegnate per la legalità e la giustizia che si è ricostituito nel 2012. Le attività principali di Libera e delle sue associate sono tre: la prima è un’attività di informazione perché è fondamentale un lavoro di studio e di ricerca per conoscere e far conoscere alla cittadinanza il fenomeno. La seconda azione di Libera riguarda la promozione sociale perché siamo convinti che il cambiamento possa avvenire veramente solo dal basso, a partire dall’impegno di tutti. La criminalità organizzata è infatti solo la punta più efferata e visibile di un iceberg, ma se esiste è perché esiste un contesto che non la ostacola, che le permette di emergere. Infine la terza azione è quella che forse ci sta più a cuore e riguarda l’educazione alla legalità, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.

Quali sono le attività che avete avviato a questo proposito?
Innanzitutto una serie di progetti nelle scuole, tra cui quest’anno la novità della costituzione di un gruppo di studenti selezionati al Liceo Scientifico A. Einstein che svolgeranno durante tutto l’anno scolastico un’attività di volontariato nella nostra associazione. Un’altra novità in cantiere e che ci auguriamo davvero possa concretizzarsi è la promozione di un momento di formazione rivolto proprio a chi si occupa dell’educazione dei più giovani: insegnanti, educatori, capi scout… in collaborazione con l’Ufficio scuola e l’Ufficio di Pastorale sociale della Diocesi di Rimini.

Cosa significa educare i più giovani alla legalità?
Io parto dal presupposto fondamentale che ciascuno di noi può essere agente di cambiamento. Perché questo accada deve innanzitutto conoscere e informarsi. La conoscenza implica una responsabilità, il dover scegliere da che parte stare (non dimenticandosi che anche non fare niente è una scelta!). Alla scelta devono conseguire delle azioni personali, perché sono proprio i piccoli gesti di ogni giorno che magari consideriamo banali (chiedere lo scontrino al bar, scegliere con attenzione i prodotti che acquistiamo, avere cura dell’ambiente in cui viviamo…) che possono poco alla volta cambiare le cose. Ma l’azione personale non basta se non diventa anche un’azione condivisa. In questo il ruolo delle associazioni mi sembra particolarmente importante. In fondo le mafie sono potenti, perché sono delle criminalità “organizzate”. Come possiamo pensare di sconfiggerle se anche noi non ci uniamo per combatterle?

Cosa è possibile fare oggi, in concreto, per collaborare alle attività di “Libera” nella nostra Provincia?
Innanzitutto potete seguire le nostre attività nella pagina Facebook “Libera Rimini” oppure chiedendo informazioni all’indirizzo e-mail rimini@libera.it. Chi desidera impegnarsi in maniera continuativa può partecipare alle riunioni di coordinamento che si svolgono mensilmente presso il Centro Giovani “RM25” di Rimini e aderire all’associazione. In generale penso che comunque quello che conti maggiormente è darsi da fare nell’ottica di sentire nel profondo quel “morso in più” (per usare le parole del presidente e fondatore di Libera Don Luigi Ciotti) cioè quel valore aggiunto e quella spinta necessari per operare delle scelte capaci davvero di portare un cambiamento positivo nel mondo.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it/sociale

For…mare. Giornata di formazione del progetto “Già cittadini”

378634_166635530110786_1942570138_n“For…mare”, giornata di scambio per i ragazzi protagonisti del progetto “Già Cittadini in Romagna” si è svolta a Rimini sabato 6 Luglio presso il Centro Giovani “RM25”. Il progetto è promosso dall’Associazione Agevolando ONLUS, la prima associazione in Italia nata dall’iniziativa di alcuni giovani che hanno trascorso parte della loro infanzia e adolescenza “fuori famiglia” ed è stato co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Obiettivo del progetto è quello di favorire il protagonismo e l’autonomia dei ragazzi fuori famiglia in particolare nel delicato passaggio alla maggiore età attraverso la metodologia dell’action learning process (informarsi, agire, interrogarsi) e mediante l’utilizzo di diversi strumenti (attività di formazione, laboratorio fotografico, workshop).

Alla giornata di sabato hanno partecipato circa 30 ragazzi e educatori proventi da Rimini, Forlì, Cesena, Ravenna insieme ai volontari dell’Associazione Agevolando, in particolare il Presidente Federico Zullo e la coordinatrice del progetto Anna Bolognesi.

I ragazzi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi nella mattinata sul tema delicato e quanto mai attuale della ricerca lavorativa con la dott.ssa Manila Rossi, formatrice e responsabile nel campo della selezione e gestione del personale. Ma la giornata è stata anche l’occasione, oltre che per trascorrere un piacevolissimo pomeriggio insieme al mare, per fare il punto in generale sull’andamento del progetto.

I ragazzi di Agevolando, infatti, sognano in grande. Dopo l’esperienza, prima in Italia, dello “Sportello del Neomaggiorenne” della provincia di Rimini, l’Associazione intende realizzare entro il 2016 altri sportelli ad accesso diretto e/o online in tutte le Province della Regione Emilia Romagna. Le attività della rete degli sportelli saranno supportate dalla realizzazione di una “Guida ai servizi della Regione Emilia-Romagna” per giovani care-leavers, prodotta anche grazie al contributo dei ragazzi stessi che in questi mesi si sono attivati per reperire informazioni utili nei loro territori di appartenenza. Parallelamente il desiderio è quello di proseguire con le attività di formazione, aggregazione e scambio tra giovani al fine di arrivare alla costituzione di un vero e proprio network “Agevolando Emilia Romagna” che proponga congressi regionali e nazionali sul tema dei care leavers sensibilizzando la cittadinanza tutta sulle difficoltà e le istanze di chi si trova a vivere un periodo della propria vita “fuori famiglia”. Nel frattempo ci ritroveremo a Settembre, probabilmente a Cesena, per una seconda giornata di formazione e di scambio in cui verranno sistematizzate le informazioni raccolte e le fotografie realizzate dai ragazzi per la realizzazione della Guida.

Spesso le traiettorie biografiche di questi giovani, che muovono – per diverse ragioni – da situazioni di svantaggio, sono caratterizzate da percorsi di emarginazione sociale e disagio. I ragazzi di Agevolando sono invece la testimonianza più bella di come, se opportunamente supportati, anche i giovani “fuori famiglia” possano trasformarsi in cittadini attivi e consapevoli, che partecipano con responsabilità alla vita del territorio in cui vivono e mettono al tempo stesso le loro competenze e le loro storie a servizio di altri ragazzi che vivono situazioni simili alle loro. A noi non rimane altro da fare se non metterci in ascolto e ringraziarli per il loro esempio di coraggio e resilienza.

Silvia Sanchini

in: http://www.riminitoday.it/cronaca/for-mare-giornata-di-formazione-del-progetto-gia-cittadini-promosso-dall-ass-ne-agevolando-onlus-1971834.html

Una casa speciale

Si svolgerà a Rimini, il prossimo 21 maggio, un seminario dedicato al tema dell’accoglienza e presa in carico dei “minori fuori famiglia”, a partire da una ricerca condotta nel territorio provinciale dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna e co-finanziata dalla Fondazione San Giuseppe e che ha visto coinvolte istituzioni pubbliche e private, famiglie, agenzie educative e i minori stessi.

Dal sito http://www.minori.it (Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza)

Come promuovere l’inclusione dei minori che vivono fuori dalla famiglia di origine? Come sostenere le famiglie in difficoltà? I relatori del seminario Una casa speciale. Accoglienza e presa in carico dei minori che vivono fuori dalla famiglia di origine e sostegno alla genitorialità complessa: processi di resilienza e modelli educativi, in programma il prossimo 21 maggio a Rimini, partiranno da queste domande, per avviare una riflessione generale su un tema che non riguarda solo i servizi e gli operatori del settore, ma «deve divenire prerogativa di tutta la comunità».

La giornata di studio, organizzata dalla Scuola di psicologia e scienze della formazione dell’Università di Bologna e dalla Fondazione San Giuseppe per l’aiuto materno e infantile Rimini onlus, sarà l’occasione per presentare i risultati di una ricerca sull’inclusione dei minori fuori famiglia e sulle prospettive dei processi di resilienza e dei modelli di “resilienza assistita”, coordinata da Elena Malaguti, docente dell’Università di Bologna e cofinanziata dalla fondazione riminese. L’indagine, condotta nel 2012 sul territorio della provincia di Rimini, ha coinvolto minori fuori famiglia, istituzioni pubbliche e private, agenzie educative e famiglie.

Il seminario è articolato in tre sessioni. La prima prenderà il via con l’intervento di Monica Pedroni, del Servizio politiche familiari, infanzia e adolescenza della Regione Emilia Romagna, sul tema Minori fuori famiglia e sostegno alla genitorialità: il punto di vista della Regione Emilia Romagna, e proseguirà con la presentazione dei risultati della ricerca da parte di Elena Malaguti. Gli interventi successivi, invece, si concentreranno su altri due argomenti: Lavorare con la famiglia nella tutela minorile e Verso una scuola inclusiva? Educare per educarsi.

Nel pomeriggio è prevista la seconda sessione, dedicata alla proiezione del corto Capitolo 18, di Alessia Travaglini, Elena Malaguti e Andrea Zucchini, a cui seguiranno tre workshop incentrati su questi temi:Servizi che includono o escludono? Politiche di welfare e sistemi educativi inclusiviFamiglie e care givers possibili o impossibili? Presa in carico dei minori che vivono fuori dalla famiglia di origineGiocarsi la libertà nel divenire adulti: advocacy, diritti di cittadinanza e processi di resilienza.

La giornata di studio terminerà con la restituzione dei lavori in plenaria e le conclusioni, riportate nel programma della terza e ultima sessione. (bg)

(Crediti foto)

http://www.minori.it/minori/minori-fuori-famiglia-esperti-a-confronto