Nicholas, la sua chitarra e il suo cuore

Italias-Got-Talent-2016-Nicholas-AngiuloNon ho grande simpatia per i talent show televisivi. Diciamocela tutta: ho un’innata idiosincrasia per quel mondo. Penso che nella maggior parte dei casi siano luoghi in cui si abusa della parola talento, in cui si distorcono le emozioni e che contribuiscano a creare in chi vi partecipa, soprattutto nei più giovani, false illusioni senza costruire nessuna reale opportunità. Cancellerei senza remore dal lessico degli italiani frasi come: “L’importante è arrivare (?) al pubblico” o “Sei stato eliminato, ma per noi tu hai già vinto”. Però devo ammettere che quello che è successo mercoledì sera a “Italia’s got talent”, è stato davvero qualcosa di importante.
Nicholas ha 17 anni, oggi vive in Calabria. Ha vissuto un’infanzia segnata da ferite e dolore, è cresciuto in affido e comunità, ha attraversato molti momenti difficili fino a trovare una famiglia che lo ha accolto.
Le sue canzoni non parlano quasi mai di amore. Parlano di temi complessi: di abusi, di malattia, di solitudine, di cosa significa vivere sulla strada. Quando era in comunità Nicholas ha conosciuto l’Associazione con cui collaboro, Agevolando. Per due anni di fila è stato ospite della nostra festa nazionale (“AgevolanDay”) e si è esibito per noi, coinvolgendo un sacco di suoi coetanei con la sua musica e le sue parole. Da quel momento seguiamo il suo canale Youtube, facciamo il tifo per lui, aspettiamo ogni suo nuovo singolo per ascoltare quello che avrà da raccontare.
Molti criticano questo tipo di esibizioni televisive perché sostengono che portare in televisione storie difficili sia solo un modo per suscitare falsi pietismi e commuovere. In alcuni casi lo penso anch’io, ma questa volta penso proprio che non sia andata così e vorrei per una volta lasciare da parte diffidenze e polemiche.
La chitarra e l’anima di Nicholas ci dicono altro: ci dicono che dal dolore si può risorgere, che nessun destino è irrimediabilmente segnato, che la musica è un potente antidoto alla solitudine e alla depressione ed è un mezzo di espressione incredibile. Ci dicono che anche se sei stato in comunità e hai vissuto esperienze familiari difficili, non sta scritto da nessuna parte che devi ritagliarti o farti cucire addosso l’etichetta di fallito. Il messaggio di Nicholas, che supera le sue parole (già così potenti), è un messaggio per tutte quelle ragazze e quei ragazzi che stanno vivendo un’esperienza simile alla sua e che spesso preferiscono sentirsi invisibili, nascosti. Per tutti coloro che pensano di non aver nulla da dire, o che non ci sia nessuno disposti ad ascoltarli.
Nicholas con la sua voce ci apre il suo cuore e ci fa entrare nel suo mondo con molto coraggio e dignità. E questa volta, davvero, chissenefrega delle imperfezioni o delle stonature. D’altronde la nostra vita non è proprio più interessante proprio perché imperfetta?
Grazie Nicholas perché su quel palco, forse senza volerlo, hai portato anche tutti i ragazzi come te e la vostra gigantesca voglia di riscrivere la vostra storia e costruire il vostro futuro.

In http://www.riminisocial.it

Qui l’esibizione di Nicholas: http://italiasgottalent.it/showvideo/282646/nicholas-vita-in-musica/04-05-2016/

I miei oscar culturali 2015 (grazie Ali!)

Prendo in prestito dalla cara Alice una nuova tradizione per celebrare la fine di un anno. Mi piacciono i piccoli riti che si ripetono ed è bello condividere con gli amici e con chi ti legge passioni e scoperte. Con Pennac sono convinta che “amare vuol dire far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo”. E così grazie di cuore ad Alice ed ecco le mie preferenze  con la mia (umilissima e forse banale, abbiate pietà) classifica culturale del 2015.

MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI – Sicuramente “La Libraia” di Fulvia Degl’Innocenti (San Paolo Edizioni). Perché è stata una piacevole e inaspettata scoperta, perché racconta in modo molto verosimile il mondo dell’affido e delle comunità e di come una passione e gli incontri giusti possano cambiare – e a volte salvare – la vita.

MIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi (Mondadori). Da tempo non mi commuovevo e sorridevo così tanto con un libro. E’una storia di profondo dolore e solitudine ma anche di nuovi inizi. Mi è piaciuto perché vi ho trovato la mia stessa passione viscerale per il mare, l’idea che l’aiuto possa provenire da persone e situazioni spesso impensabili e infine perché i personaggi del romanzo non sono eroi irraggiungibili ma persone assolutamente normali, che ti fanno arrabbiare, che mille volte vorresti rimproverare e nei quali poterti identificare con le tue paure, limiti, incoerenze (e poi c’è Zot: personaggio indimenticabile!).

MIGLIOR FILM AL CINEMA – Anche in questo caso premio un italiano: Nanni Moretti e il suo ultimo film, “Mia madre”. Perché credo che per questo film Moretti abbia avuto molto coraggio nel mettersi a nudo e raccontarsi e chi ammette e condivide le sue fragilità e la sua umanità con intelligenza, per me va sempre premiato.

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Non importa ciò che sei…ma ciò che dici!!

Sarai 2Un nuovo progetto promosso dall’ Autorità Nazionale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza sta coinvolgendo un gruppo di giovani provenienti da diverse parti d’Italia, compresa la nostra città. Si tratta della prima radio istituzionale fatta dai e per i ragazzi per raccontare il loro mondo rendendoli protagonisti aggregando un network di radio digitali di tutta Italia.

Un’idea nata ispirandosi a una delle prime web radio fatte da studenti in Italia: Radio Kreattiva di Bari, che racconta il mondo con la voce diretta dei più giovani e che è nata nel territorio barese anche come azione di contrasto alla cultura mafiosa e a tutte le forme di devianza. Ma sono state coinvolte anche Radio USB di Milano, Radio 100 passi di Palermo e il network di Napoli che dà voce a un gruppo di giovani migranti.

Sarai Teens Digital Radio, il nome scelto per questo progetto, ha in palinsesto diversi programmi e altri format verranno man mano ideati dalle redazioni di tutta Italia e dai gruppi dei giovani coinvolti. Obiettivo della radio sarà anche quello di essere uno strumento di partecipazione e di riscatto per quei ragazzi che vivono in territori spesso considerati ai margini.

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Su cattive strade ma in buona compagnia

10394509_10205701035352334_1598952785757740104_nSe c’è un artista che ha saputo cantare e raccontare il mondo del sociale, l’universo di chi è più fragile o apparentemente marginale, sicuramente è stato Fabrizio De André. De André ha guardato a coloro che definiamo ultimi, forse con un po’ di retorica, non con sguardo compassionevole ma schierandosi con convinzione dalla loro parte.

“Ieri cantavo i vinti” – scrive il cantautore – “mentre oggi canto i futuri vincitori: quelli che coltivano la propria diversità con dignità e coraggio”. L’universo artistico e personale di De André si anima così con naturalezza di prostitute, migranti, uomini e donne soli, rom, senzatetto, anime fragili. La città di Rimini ha reso omaggio a questo interprete nel 16esimo anniversario della sua scomparsa con uno spettacolo: “Le cattive strade” lo scorso 11 Gennaio, al Teatro Novelli. Sul palco Andrea Scanzi, giornalista e scrittore, appassionato di storia dei cantautori italiani, racconta quasi tutto d’un fiato il percorso artistico di De André e alcuni temi che attraversano la sua opera, pur con accezioni diverse, in maniera trasversale: la consapevolezza che la morte peggiore è quella del pensiero, la difesa della libertà, le tensione politica e civile ma anche le delusioni e le disfatte, l’idea che l’errore sia molto più interessante della perfezione, l’impegno contro ogni guerra e ogni forma di sopraffazione. Non mancano di essere riportate anche le critiche che sono state negli anni rivolte all’artista: non è l’intento di Scanzi fare un santino di De André, ma piuttosto raccontarne anche le inquietudini e le fatiche, descriverlo nella sua complessità. Scanzi in questo è straordinariamente efficace. Insieme a lui Giulio Casale, già leader degli Estra, reinterpreta e riarrangia le canzoni del cantautore con rispetto ma anche forte personalità, non per imitare un artista inimitabile ma piuttosto per rendere omaggio alla sua opera. E lo fa con voce graffiante, sonorità ricercate, forte interpretazione. Si parte da “Nuvole barocche” per arrivare a “Smisurata preghiera”, passando da “Fiume Sand Creek”, “Se ti tagliassero a pezzetti”, “Canzone del maggio”, e non può mancare ovviamente anche “Rimini” con l’immagine di Faber sulle nostre spiagge che scruta il mare malinconico. Sul palco ci sono idealmente anche tutti quei personaggi, quei “giganti” a cui De André si è affidato negli anni per nutrirsi e creare cose nuove o che lo hanno affiancato nel suo percorso autoriale: Fernanda Pivano, Georges Brassens, Paolo Villaggio, Francesco De Gregori, Ivano Fossati, Bob Dylan, Massimo Modula, la PFM. Ma sul palco c’è soprattutto anche lui, Fabrizio De Andrè: fotografie di repertorio, citazioni, e un video live del ’98 sulle note di “Sidùn”, straziante poesia sulla strage in Libano del 1982. E allora le strade percorse saranno anche cattive, ma sicuramente si camminano in buona compagnia. In compagnia di chi non ha avuto paura della propria o altrui diversità, di chi ha saputo vedere nelle fragilità una forza nascosta (“dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”), di chi ha praticato l’arte del perdono, di chi ha lasciato un segno indelebile nella coscienza di chi lo ha amato e continua ancora oggi a farsi scuotere e interrogare dalla sua opera così unica e preziosa, e che anche alla luce di quanto accade oggi nel mondo risuona ancor più profetica ed attuale.

Silvia Sanchini

Fabi, Silvestri, Gazzè live insieme…ed è una vera festa! #fsglive

La terra rossa dell’Africa sullo sfondo di “Life is sweet”. Le percussioni che sanno di Sudamerica di Ramon. La natura semplice e perfetta che accompagna le parole e i suoni di “Costruire”. E infine le atmosfere marziane de “Il padrone della festa”. Un viaggio simbolico nello spazio ma anche nel tempo, a partire dagli anni ’90 di “Cara Valentina” o “Capelli”, passando per il primo decennio del 2000 sulle note di “Salirò”, “Il negozio di antiquariato”, “Il solito sesso”, fino ad arrivare ad oggi (peccato per non aver ascoltato “Il Dio delle piccole cose”, sarebbe stata la mia ciliegina sulla torta!). Un disco scritto a sei mani, “Il padrone della festa”, nato dopo l’esperienza di un viaggio insieme in Sud Sudan dei tre cantautori romani per sostenere le attività della ONG “Medici con l’Africa CUANN”. Un’amicizia artistica tra Niccolo’ Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri che nasce più di 20 anni fa sulla scena musicale romana e che si è nutrita in questi anni di diverse collaborazioni fino al progetto di un disco congiunto. Dopo alcune date all’estero, l’ #FSGLIVE (FabiGazzèSilvestri Live) è stato inaugurato in Italia a Rimini Venerdì 14 Novembre al 105 Stadium e proseguirà con una serie di tappe in giro per tutto il paese. Io ho avuto la fortuna di partecipare a questa bellissima serata di musica che, come dicevo, è stata non solo un viaggio metaforico, ma molto di più: è stata la scarpa a punta di Gazzè che gli impediva di suonare la gran cassa, la presenza sul palco degli amici musicisti di sempre, il divertente errore di scaletta di Silvestri, musiche e suoni in un’inedita fusione, il duello a suon di successi tra Gazzè e Fabi, molte risate, parole cariche di forza poetica, la preghiera del clown di Totò reintrepretata da Valerio Mastandrea, impegno sociale grazie all’attenzione per l’Africa e per la salute del nostro pianeta (“il sasso su cui poggia il nostro culo è il padrone della festa”). Un concerto e un album che hanno saputo valorizzare l’unicità e le peculiarità di ciascun artista, in una fusione equilibrata e mai eccessiva, in cui la percezione è stata proprio quella che non ci fosse da parte di nessuno l’intento di primeggiare, ma una vera coralità, che ha contribuito a creare un clima divertente, senza rinunciare a contenuti importanti. Perchè è stata una serata in cui “il collettivo ha prevalso sull’individuo” (Niccolo’ Fabi). Grazie quindi ai padroni di casa, Niccolo’, Daniele e Max, per averci invitati alla loro festa, per averci aperto la porta e fatto entrare tanta buona musica, per averci fatto alzare le mani, per aver dato voce ai nostri pensieri e alle nostre emozioni più complicate e più belle. E se la sfida era quella di portare sul palco “la componente ludica e giocosa del suonare insieme, mantenendo freschezza, originalità e voglia di fare”, possiamo tranquillamente affermare che è stata vinta.

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SlashFestival: l’Università incontra la Città

Più di 5.000 studenti iscritti, 19 corsi di laurea, oltre 100 docenti, un Dipartimento di Scienze per la Qualità della vita. Sono solo alcuni dati del Campus riminese dell’Università degli studi di Bologna. Una presenza sempre più rilevante nella nostra Città ma che spesso rischia di essere considerata solo un fenomeno da sfruttare o di cui lamentarsi (affitti in nero, rumore notturno, …) invece che una vera e propria risorsa.
Il 17 Ottobre 2013, anche se già l’idea circolava dal mese di aprile, gli universitari riminesi hanno deciso di dire la loro, di riaffermare il loro ruolo di protagonisti nella nostra città e lo hanno fatto costituendosi in un’Associazione.

L’hanno chiamata “Slash” ed è stata un’idea innanzitutto frutto dell’impegno di tre studenti di Economia: Luca Carrai, Davide Cannata, Dario Ferrara.
Oggi Luca è anche Presidente dell’Associazione, che conta al momento 350 soci e 15 studenti impegnati direttamente nel consiglio direttivo. In questo primo anno di attività l’associazione si è dotata di un suo Statuto e ha fissato alcuni obiettivi: innanzitutto stimolare la partecipazione studentesca e, parallelamente, entrare in contatto con il territorio collaborando con le altre associazioni e realtà già presenti e attive. Concretamente sono stati proposti corsi, laboratori, attività ricreative, feste, eventi…soprattutto finalizzati a coinvolgere gli studenti “fuori sede”, tutti coloro cioè che vivono la città di Rimini pur non essendoci nati ma che qui a Rimini decidono di costruire le basi per il loro futuro investendo sugli studi universitari.

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Matrioska Lab Store va in pensione (ma solo per un weekend)

matrioska_cover.jpgLa prima reazione di chiunque abiti in zona è stata: “Villa Manzi? E’ impossibile…si saranno sbagliati”. Villa Manzi è una pensione abbandonata da anni sul lungomare di Rivabella, ha un aspetto polveroso e un po’decadente ma anche quel fascino delle atmosfere anni ’50 che riportano indietro nel tempo, a un modo di fare turismo che forse non c’è più. In questi giorni chi pensava che fosse un luogo impossibile da utilizzare e veder tornare in vita ha dovuto ricredersi. A poco a poco le sue pareti esterne si sono colorate grazie al Colorificio Sammarinese e ad alcuni writers. Un’insegna al neon, realizzata da Paolo Ciabatta e Neon Rimini, è comparsa all’ingresso. E qualcosa di magico, colorato, divertente è accaduto anche all’interno di ciascuna stanza e del cortile della Villa che dà proprio sulla spiaggia. E così asettici corridoi e vecchie stanze si sono trasformati in spazi espositivi inediti e sofisticati.

Una roulotte vintage colorata di tinte pastello rosa e verde acqua è diventata la location originalissima per ospitare le creazioni di Paper Jewels Pamphplet e SUNVIBES. Gioielli handmade realizzati con vecchie pagine di libri, atlanti, fumetti… e abiti e accessori di una linea made in Italy romantica, elegante e dal sapore retrò. 
Semplici farfalle nere di cartone hanno decorato in maniera molto suggestiva le pareti della stanza del marchio “Atelier Rose”, con i suoi manichini per mettere in mostra copricapi e cerchietti. 
Onde del mare, una lavatrice, ferro da stiro e bolle di sapone nella “Lavanderia” di Hatta Lab, cornice un po’surreale per originali lampade di design ricavate da barattoli, colini, tazze, bottiglie… e tanti altri oggetti.

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