Il Cinema Fulgor torna a splendere

26805131_1133427036792554_439827762816484034_nFinalmente Rimini ha un luogo simbolicamente dedicato a Federico Fellini. Nel giorno del suo 98esimo compleanno, il Cinema Fulgor torna a splendere. Sono tanti i riminesi in fila in questi giorni per visitare queste sale, che riportano il cinema in pieno centro storico. Oro e rosso i colori scelti da Dante Ferretti per impreziosire questo luogo, popolato per l’occasione dai personaggi più amati dei film del regista riminese. Visitate il Fulgor e poi soprattutto guardate e riguardate “Lo sceicco bianco”, “Amarcord”, “8 e 1/2”, “La dolce vita”…perché quella stessa magia possa rivivere ancora oggi.

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Roberto Mercadini: l’integrazione? Un’Odissea

Al centro della scena c’è Roberto Mercadini, un narratore pieno di carisma ed energia, un “poeta parlante” come ama definirsi. Lo spettacolo è un monologo (andato in scena lo scorso 28 dicembre e 4 gennaio al Teatro Il Lavatoio di Santarcangelo) ma il palco è idealmente abitato da numerosi personaggi e come un grande atlante ci fa viaggiare attraverso il mondo.

Odissee anonime – Monologo sull’integrazione porta in scena le storie vere di Senza Nome e Nessuno, raccontate da Roberto Mercadini. I due personaggi nascono dall’incontro con gli operatori e i giovani e gli adulti accolti nel progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) dell’Unione Valmarecchia. 19 posti tra Santarcangelo e Verucchio gestiti dalle cooperative sociali Il Millepiedi e Cento Fiori.

La prima parte dello spettacolo è dedicata al racconto di due viaggi. Quello di Senza Nome inizia in Afghanistan. Prosegue con modalità rocambolesche attraverso il Pakistan, la Turchia e la Grecia. Senza Nome a 8 anni già lavora 15 ore al giorno, poi fa il muratore e vive nelle case che sta costruendo, ma lavora anche come guida turistica a cavallo, dorme in fabbriche dismesse. Arriva infine in Italia, nascosto nel vano di un camion.

Nessuno ha una bella famiglia in Costa d’Avorio ma la guerra civile la distrugge dopo le elezioni del 2011 e il declino di Gbagbo. Nessuno è solo e decide di scappare in Mali, poi in Burkina Faso e in Niger. Lo illudono che in Libia possa trovare fortuna, ma incontra solo gli Asma boys, bande armate e criminali. Un giorno è obbligato da chi lo sfrutta a salire su un gommone. Non sa neppure dove è diretto…

Roberto Mercadini, come è stato per lei l’incontro con questo mondo?

È stato molto forte dal punto di vista umano ed emotivo. Sembrano storie di altri tempi o di romanzi picareschi, invece sono drammaticamente vere. Ho sempre pensato ai viaggi sui barconi attraverso il Mediterraneo come il momento più difficile, in realtà dietro ai percorsi migratori c’è molto altro e spesso attraversare il mare è solo l’ultima tappa dei viaggi epici e drammatici che questi ragazzi intraprendono. Sono Odissee anonime, che meritano però di essere conosciute e ascoltate, per capire.

Nella seconda parte dello spettacolo si concentra sull’arrivo dei due giovani in Italia. Lei parla di “effetto Circe”: di cosa si tratta?

Non è vero, come erroneamente pensiamo, che Circe nell’Odissea trasforma gli uomini in maiali: in realtà il suo potere è quello di mutare gli uomini a seconda della loro natura interiore, facendo emergere la bestialità che hanno dentro. La prima difficoltà con cui i migranti si devono confrontare in Italia sono le opinioni della gente su di loro: nel web l’effetto Circe sembra trasformare le persone a volte in leoni, oppure in avvoltoi, o anche in iene ridens. Io mi sento un po’come una cernia: con gli occhi spalancati mentre leggo la cattiveria e la spietatezza di cui siamo capaci. Nello spettacolo cerco di sfatare anche alcuni luoghi comuni: è davvero un’invasione? Vivono in alberghi a 5 stelle? Le nostre tasse servono per pagare la loro accoglienza? Ci portano via lavoro? O il classico: aiutiamoli a casa loro. Ovviamente la realtà è molto più complessa ed è importante informarsi per non cadere vittime di questi pregiudizi e inutili semplificazioni.

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La più grande paura di una donna

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Un noto e molto amato locale riminese promuove su Facebook una serata organizzata per aiutare i single a conoscere persone nuove e divertirsi. Fin qui tutto bene. Ma l’inserzione si apre con una domanda: “Qual è la più grande paura di una donna?”. La risposta a caratteri cubitali: “RIMANERE SOLA!”.

Senza nessun tipo di pregiudizio nei confronti del locale (che frequento abitualmente e che mi piace molto), vorrei rispondere. Non tanto a chi organizza questi eventi, ma soprattutto a chi dovrebbe pubblicizzarli. E in generale a tutti quelli che, in modo più o meno consapevole, avrebbero dato la stessa risposta a quella domanda.

È vero, ci sono donne che hanno paura di rimanere sole.

Ma lo stesso, credetemi, può valere per molti uomini.

E soprattutto molto più della solitudine fanno paura le relazioni sbagliate. Persone e legami patologici, violenti, disfunzionali, portatori di squilibri. O anche solo artefatti e banali.

Le donne (e gli uomini) vogliono divertirsi, conoscere persone, sentirsi libere e soddisfatte di sé e delle proprie relazioni, poter scegliere. Possono affrontare la vita con coraggio e intraprendenza sia da sole che in coppia.

Ma francamente nel 2018 le donne no, non hanno paura di rimanere sole.

Odiano piuttosto dover ancora spiegare perché.

In: http://www.newsrimini.it/2018/01/la-piu-grande-paura-donna/ 

I miei Oscar culturali 2017

E’tempo di riprendere l’appuntamento inaugurato nel 2015 grazie alla mia amica Alice e che l’anno scorso, purtroppo, ho mancato. Ecco i miei “oscar culturali” del 2017:

Lorenza-Ghinelli-Anche-gli-alberi-bruciano-693x1024MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI“Anche gli alberi bruciano”, di Lorenza Ghinelli (Rizzoli 2017). Un nonno ex partigiano che affronta il progredire dell’alzheimer, un adolescente che decide di prendere in mano la sua vita e finalmente decidere, anche sbagliando. Basterebbero questi presupposti già per dare vita a una storia grandiosa, ma “Anche gli alberi bruciano” è molto altro: è la storia di un primo amore, di mele che cadono lontane dall’albero che le ha generate, di radici buone o cattive, della fatica di crescere quando tutto intorno a te sembra finto o fuori luogo, di coraggio e ribellione. Un romanzo prezioso per adulti e ragazzi e con un ulteriore valore aggiunto: un’autrice deliziosa, che il mondo degli adolescenti lo conosce da vicino, e che sa parlare al cuore con intelligenza.

le otto montagneMIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Le otto montagne”, di Paolo Cognetti (Einaudi 2016). Uscito nel 2016 ma vincitore del Premio Strega 2017, quindi spero perdonerete la licenza :). “Le otto montagne” è la storia dell’amicizia tra due bambini che diventano adulti ma anche del legame particolare e difficile tra padri e figli, del rapporto tra natura e civiltà. Nella complessità due diversi modi di affrontare la vita: scalare il monte Sumeru fino in cima, o viaggiare attraverso le 8 montagne e gli 8 mari che circondano il monte. A noi la possibilità di scegliere e di sentirci a volte Pietro o a volte Bruno in questo cammino.

 

WONDERMIGLIOR FILM AL CINEMA – “Wonder”, di Stephen Chbosky. L’ultimo film che ho visto al cinema in questo anno merita il primo gradino del podio. Tratto da un romanzo per ragazzi che ho amato tantissimo (leggetelo!), racconta la storia di Auggie che affronta con coraggio insieme alla sua famiglia la difficoltà di convivere con la sua diversità ed è capace di cambiare in meglio la vita di tutte le persone che lo circondano. Un film (e un libro) per educatori, insegnanti, genitori ma anche per bambini e ragazzi che possono imparare a confrontarsi con la disabilità. Forse una storia troppo ideale e romantica? Non importa. Wonder scalda il cuore e ci insegna a praticare l’arte della gentilezza, e questo mi basta per consigliarlo e per dire che farà bene a chiunque lo vedrà.

20170714_221939MIGLIOR DISCO E MIGLIOR CONCERTO – “Prisoner 709” di Caparezza è un album che ho consumato nel 2017. Un disco che parla di rinascita e consapevolezza (il rapper di Molfetta ha scoperto un acufene all’orecchio che gli crea importanti problemi di udito), un album forse un po’cupo ma al tempo stesso liberante. Sul miglior concerto non ho dubbi: vince Brunori Sas il 14 luglio a Sogliano sul Rubicone (FC) con il suo tour “A casa tutto bene”. Perchè Brunori mi/ci piace? Perchè è un bravo musicista e interprete, perchè è ironico e ai suoi concerti ti strappa sempre un sorriso, perchè racconta la nostra generazione con una sana dose di cinismo e disincanto ma senza perdere fiducia, perchè è diventato – come mi ha detto qualcuno – per molti, ma fortunatamente non ancora per tutti. Perchè ci aiuta a esorcizzare le nostre paure e ci ricorda che “basta una canzone – anche una stupida canzone – a ricordarti chi sei”.

logandina-grande-teatro-e1380915884960MIGLIOR SPETTACOLO DAL VIVO – “La lavatrice del cuore”, di Maria Amelia Monti. Visto al Teatro Novelli di Rimini lo scorso 19 ottobre (ne ho scritto qui) è la storia di un’adozione e al tempo stesso di tante adozioni. Tratto dalla vicenda vera dell’attrice protagonista e dalle lettere di genitori e figli, è il racconto dei diversi modi che esistono per sentirsi famiglia e per amare. Tenero, commovente, vero.

20171002_162453MIGLIORE MOSTRA – “Dentro Caravaggio”, Palazzo Reale Milano. Venti capolavori del travagliato artista provenienti da diversi musei italiani e stranieri. Incredibile la sua capacità pittorica di giocare con luci e ombre, raffigurando soggetti conturbanti e a modo loro ipnotici. Oltre ai dipinti la mostra presenta alcune immagini radiografiche: un’interessante opportunità per conoscere il “dietro alle quinte” del percorso dell’artista.

Quest’anno ho dovuto davvero fare una difficile sintesi, perchè avrei voluto raccontare molto altro e perchè è stato un 2017 ricco di tante occasioni belle di arte e cultura. Speriamo in un 2018 altrettanto ricco per me e ciascuno di voi! Buon anno!

Minori non accompagnati: non più soli

tutori-volontariAvvocati, studenti universitari, insegnanti, pensionati, genitori adottivi. Cosa possono avere in comune? Sono un gruppo di privati cittadini, molto diversi tra loro, che si sono ritrovati intorno a uno stesso tavolo perché hanno deciso di formarsi per intraprendere un’esperienza di tutela legale e genitorialità sociale nei confronti dei minori stranieri non accompagnati. Sono i “tutori volontari”, una figura che già esisteva da diversi anni, ma che la nuova Legge quadro sui minori stranieri non accompagnati (Legge 47/2017) ha voluto formalizzare con la creazione di appositi elenchi.
Questi elenchi vengono gestiti dai Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza, il cui compito è quello di selezionare e formare gli aspiranti tutori e a garantire l’aggiornamento continuo di queste figure e adeguati spazi di supporto.

Dalla legge al bando. Anche l’Emilia-Romagna ha risposto all’appello e la Garante Clede Maria Garavini, in sinergia con il Tribunale per i minorenni, ha predisposto l’apertura di un avviso pubblico (disponibile sul sito www.assemblea.emr.it) per la selezione e la formazione di soggetti idonei a svolgere la funzione di tutore volontario. L’avviso fornisce indicazioni precise e dettagliate sui requisiti previsti per la presentazione della domanda e indicazioni per la presentazione della candidatura e sulla procedura che sarà seguita per la selezione degli aspiranti tutori.
È necessario avere almeno 25 anni e non avere avuto precedenti problemi con la giustizia. Requisiti preferenziali, una pregressa esperienza, volontaria o professionale, nel campo dell’integrazione e della tutela minori.

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Da Rimini intorno al mondo…un’avventura in bicicletta

cyclinghoboz

Ph. Cyclinghoboz

Gevelyn è nata e cresciuta a Rimini, ma con un’insaziabile desiderio di rompere la routine e viaggiare in libertà. Dopo qualche stagione lavorativa in montagna, decide di imparare meglio l’inglese: e dove se non in Australia? Un visto di lavoro, un volo prenotato, prima il lavoro in fattoria e poi in un ristorante come cameriera. Qui conosce Anton: musicista, chef, barista, pizzaiolo e… tuttofare. Anche lui con lo stesso sogno: viaggiare. Insieme hanno girato zaino in spalla l’Australia e l’Europa e vissuto per tre anni a Edinburgo. Nel 2015 hanno deciso di lasciare la Scozia e pedalare fino a Barcellona. Ma non è finita qui: sempre in sella alle loro bici lo scorso giugno decidono di fare ritorno in Australia e aprono il blog https://cyclinghoboz.wordpress.com/ e la pagina Facebook Bike trip per condividere la loro avventura di viaggiatori vegetariani in bicicletta. Due Hobo, come amano definirsi, lavoratori itineranti che amano il viaggio più che la destinazione. Li abbiamo contattati mentre si trovano a Tblilissi, in Georgia, in attesa di un visto per l’Iran.

Da dove parte e dove vi porterà questo vostro viaggio?

L’idea è nata qualche tempo fa. Il primissimo viaggio in bici che abbiamo fatto è stato infatti da Edimburgo a Barcellona. Abbiamo vissuto ad Edimburgo per 2 anni e mezzo ma soprattutto a causa del clima abbiamo deciso di trasferirci a Barcellona. Volevamo portarci dietro le nostre biciclette, che abbiamo sempre usato per muoverci e andare al lavoro, e non eravamo molto propensi a venderle per poi comprarne altre. Così abbiamo deciso di prendere il traghetto fino ad Amsterdam e poi iniziare a pedalare, prendendo solo qualche treno regionale (gli unici che permettono di viaggiare con la bici montata). Dopo un po’di tempo ci abbiamo preso così tanto gusto che abbiamo deciso di usare solo le nostre biciclette. Abbiamo vissuto un anno e mezzo a Barcellona ma la voglia di viaggiare in bici non ci ha mai abbandonato. Così abbiamo iniziato a progettare il nostro nuovo viaggio e a mettere insieme una lista di cose necessarie. L’obiettivo di questo nostro nuovo itinerario è raggiungere Warrnambool, in Australia, dove la mamma di Anton vive, ma abbiamo anche altre idee e vorremmo viaggiare in Africa, e dall’Alaska alla Terra del Fuoco.

Come è nata la vostra passione per i viaggi in bicicletta?

La bicicletta è l’opzione più bilanciata per noi. Ci permette di viaggiare alla lentezza necessaria per vedere e conoscere le diverse culture e i diversi popoli che incontriamo, con i loro costumi e usanze. Al tempo stesso non si è lenti come nel camminare. Viaggiare con le nostre bici ci permette di essere completamente autonomi, e in più è come viaggiare con la nostra casa! Per esempio possiamo sempre trasportare la tenda, con confortevoli materassini ad aria e sacchi a pelo.  Abbiamo la nostra cucina con tutto il necessario per cucinare deliziosi pasti vegetariani, incluso un fornello a gas e un fornello a legna pieghevole e compatto. Non importa quanti chilometri pedaliamo o se siamo nel deserto o tra le montagne: abbiamo una soluzione per tutto.

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Buon Natale, davvero.

MASTER CLASS

Buon Natale, allora, anche a tutti i bambini e i ragazzi esclusi, rifiutati, nati e cresciuti nel posto sbagliato, troppo soli, diversi.
Ma anche bambini e ragazzi attenti, coraggiosi, risoluti, altruisti, infaticabili costruttori di pace.
Natale è la festa di Dio che irrompe nella storia, nella nostra storia per dirci che c’è un’unica forza capace di cambiare, ostinatamente e inaspettatamente, il mondo.
La nascita. La vita.
E la nostra capacità di custodirla.

Buon Natale, davvero.

Servizio logopedia: cercando le parole si trovano i pensieri

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Ph. Servizio logopedia Il Millepiedi

Disturbi del linguaggio, disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa): negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione intorno a questi temi, sia a scuola che in famiglia. Nascono così anche nuovi servizi, per rispondere alle esigenze di bambini e famiglie in maniera efficace. È il caso ad esempio del Servizio Logopedia e DSA promosso dalla coop. sociale Il Millepiedi di Rimini. Ce ne parla l’ideatrice: Federica Cani, psicologa e logopedista.

Come e quando è nato questo servizio?

Io sono laureata in psicologia e lavoravo da alcuni anni come responsabile di struttura in una comunità. Successivamente mi sono laureata anche in logopedia e ho pensato che sarebbe stato interessante aprire un servizio all’interno della cooperativa per cui lavoravo. La Millepiedi ha accolto la mia proposta e nel 2012 abbiamo finalmente inaugurato il “Servizio logopedia e DSA”. In questi anni non sono mai mancati pazienti, anzi, il servizio si è ampliato. I primi tempi abbiamo lavorato soprattutto sui disturbi del linguaggio per poi cominciare ad occuparci anche di disturbi dell’apprendimento, arricchendoci di nuove figure professionali. Oltre a me, che svolgo il ruolo di responsabile, lavorano per il servizio Martina Fabbri (logopedista), Silvia Baldazzi (psicologa), Daniela Ramagli (educatrice). Una delle novità di quest’anno è stata l’apertura del doposcuola “Mille…e una strategia” rivolto a bambini e ragazzi Dsa e Bes. Il doposcuola si trova presso la scuola D.G. Marconi di San Vito, e ci lavorano la nostra psicologa e la nostra educatrice, formata come tutor dell’apprendimento.

Com’è cambiato rispetto al passato l’approccio a queste problematiche?

A differenza del passato esistono trattamenti molto più efficaci. Anche i genitori sono più attenti, conoscono meglio l’offerta e cercano le risposte più adeguate ai loro bisogni. A noi si rivolgono famiglie con bambini dai 3 anni in su, con o senza diagnosi. Spesso le famiglie ci chiamano anche solo se hanno dei dubbi, non necessariamente perché ricevono una segnalazione da parte degli insegnanti.

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La lavatrice del cuore

Di persone che ti donano la vita e di altre che ti insegnano a vivere.
Di pietre e pasticcini.
Di lavaggi e centrifughe per mandare via i pensieri tristi e le paure.
Di abbandoni e abbracci al collo.
Di genitori e figli “veri” e di come tutte queste definizioni non abbiano poi così senso. 
Di domande inopportune.
Di risposte azzeccate.
Di… “non mi ricordo”.
Di burocrazia e lunghe attese.
Di famiglie di sangue e di cuore.
Di manine sulla maniglia di una porta, di nuovi inizi, di figli amati ancor prima di esserlo.

Di tutto questo e molto altro è piena “La lavatrice del cuore”.

22528562_10214541822086477_4663079558640319415_n(Uno spettacolo di Edoardo Erba con Maria Amelia Monti, tratto dal libro “Cara adozione” e dalle centinaia di lettere di genitori e figli adottivi. A Rimini lo scorso 20 ottobre al Teatro Novelli in occasione del “Mese delle Famiglie” promosso dal Centro per le Famiglie del Comune di Rimini).

L’esperienza dei Magnifici lettori volontari

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Ph. Silvia Sanchini

Dalle panchine “lettura fresca” dell’estate del 2007 alle corsie degli ospedali e ai corsi di formazione: da 20 anni il Centro per le famiglie del Comune di Rimini investe sulla promozione della lettura.

L’obiettivo è quello di costruire un lessico comune e valorizzare le molteplici narrazioni che una stessa storia può offrire, per favorire il dialogo e scoprire che narrare ha un potere terapeutico e inclusivo.

Oggi i Magnifici Lettori Volontari del Centro per le Famiglie decidono di regalare le loro voci e le loro storie soprattutto a chi rischia di essere maggiormente escluso o ai margini. Saranno inoltre protagonisti, il prossimo 21 ottobre, di una maratona di lettura promossa dal Comune di Rimini in occasione del “Mese delle famiglie”. Ci saranno diversi punti di lettura nelle piazzette riqualificate del centro storico e in contemporanea in ospedale, insieme agli stand e ai laboratori organizzati dalle associazioni.

A coordinare il gruppo del Magnifici Lettori riminesi Desiree Monciardini, counselor familiare e interculturale e esperta di biblioterapia, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Chi sono i lettori volontari e dove svolgono la loro attività?

I volontari che prestano la loro voce per il progetto Magnifici Lettori Volontari sono uomini e donne di tutte le età che decidono di donare il loro tempo in un periodo storico in cui tutti sembriamo non averne. Oggi i Lettori si dedicano in particolare ai bambini ricoverati nei reparti di Chirurgia Pediatrica, Pediatria, Oncologia Pediatrica e Terapia Intensiva Neonatale, abbiamo inoltre avviato un progetto in sperimentazione con il Lettore a domicilio dedicato a bambini con particolare fragilità, difficoltà motorie o malattie che impediscono loro di uscire. Abbiamo anche Lettori che regolarmente leggono in una delle strutture protette del territorio che ospita mamme e bambini vittime di violenza domestica.

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