Non importa ciò che sei…ma ciò che dici!!

Sarai 2Un nuovo progetto promosso dall’ Autorità Nazionale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza sta coinvolgendo un gruppo di giovani provenienti da diverse parti d’Italia, compresa la nostra città. Si tratta della prima radio istituzionale fatta dai e per i ragazzi per raccontare il loro mondo rendendoli protagonisti aggregando un network di radio digitali di tutta Italia.

Un’idea nata ispirandosi a una delle prime web radio fatte da studenti in Italia: Radio Kreattiva di Bari, che racconta il mondo con la voce diretta dei più giovani e che è nata nel territorio barese anche come azione di contrasto alla cultura mafiosa e a tutte le forme di devianza. Ma sono state coinvolte anche Radio USB di Milano, Radio 100 passi di Palermo e il network di Napoli che dà voce a un gruppo di giovani migranti.

Sarai Teens Digital Radio, il nome scelto per questo progetto, ha in palinsesto diversi programmi e altri format verranno man mano ideati dalle redazioni di tutta Italia e dai gruppi dei giovani coinvolti. Obiettivo della radio sarà anche quello di essere uno strumento di partecipazione e di riscatto per quei ragazzi che vivono in territori spesso considerati ai margini.

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In barca…per imparare la vita

sailing-690289_640Un gruppo di adolescenti provenienti da Ravenna, Cesenatico e Rimini. Una partnership tra 9 soggetti: l’associazione onlus Piccoli Passi e la cooperativa sociale onlus La Vela di Cesenatico, le associazioni Marinando di Ravenna e di Rimini, l’associazione Sonora Social Club di Bagnacavallo, la cooperativa Il Millepiedi di Rimini, l’associazione Verba Manent onlus e la Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore onlus di Bologna. Tre barche guidate da skipper esperti e un gruppo di educatori e operatori sociali.

Sono questi alcuni degli ingredienti dell’avventura in mare che hanno vissuto un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 17 anni durante l’Estate grazie al progetto “Albatross. Giovani in Adriatico”, un progetto di prevenzione del disagio giovanile nato con l’obiettivo di potenziare l’autostima dei giovani coinvolti sviluppando in loro maggiori capacità di interazione e convivenza, responsabilizzazione e stimolo alla trasmissione delle proprie competenze attraverso un mediatore molto speciale: la barca a vela.

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A 18 anni e un giorno tutto è diverso

blinds-201173_640-640x336È incredibile come la tua vita possa cambiare completamente da un giorno all’altro, senza un apparente motivo. Fino a solo pochi giorni fa vivevo in una casa enorme, con altri nove ragazzi. Una casa colorata e chiassosa, educatori e volontari che ci giravano intorno, tutte le sere un litigio per decidere quale programma guardare alla televisione. Oggi sono solo nella stanza di un residence. I servizi sociali hanno deciso di aiutarmi con un contributo economico per pagare l’affitto e le altre spese. Dovrei essere contento, e in parte lo sono, ma sono anche spaventato.

In questi anni ho affrontato tante difficoltà, combinato anche qualche guaio. Ma ho sempre trovato la mano forte e salda di qualcuno che ha saputo tenermi in pugno e aiutarmi a ritornare su una strada più sicura. I miei educatori, la mia assistente sociale, alcuni dei miei insegnanti…sono stati a modo loro i genitori che non avevo mai avuto. Ma adesso? A 18 anni e un giorno tutto è diverso. Ho imparato tante cose in questi anni: so come fare la spesa e prepararmi da mangiare, so caricare una lavatrice, ho preso il patentino per lo scooter. Uno scooter usato che ho comprato con i soldi del mio stage e con l’aiuto di uno dei miei educatori.

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Non è colpa di nessuno

Cocorico'Non è colpa della famiglia. Fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo. Non prendiamocela sempre con loro. E poi il vero problema sono gli amici, le compagnie.

Non è colpa di Rimini. Rimini non è solo eventi, sballo e divertimento. Però il turismo è importante, ci dà da mangiare. Non possiamo rinunciare a certi locali o a certe feste, portano gente.

E così non è colpa neppure del Cocoricò. Lo sanno tutti che i ragazzi assumono le sostanze ancora prima di andare a ballare, le comprano altrove. E poi ormai al Cocoricò ci sono sempre controlli, forze dell’ordine, personale sanitario. È una discoteca molto più sicura di altre.

Dopo la tragica morte di Lamberto Lucaccioni, 16 anni, sentitosi male mentre ballava al Cocoricò dopo una massiccia assunzione di ecstasy, è cominciato il balletto dei passi indietro. Certo, i sensi di colpa servono a poco. Non riporteranno Lamberto tra le braccia dei suoi genitori. Non restituiranno a quel ragazzo di 16 anni un futuro irrimediabilmente perduto.

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[Foto tratta dalla pagina facebook del Cocorico’]

#DIRITTIALFUTUROTOUR. A RIMINI CON IL GARANTE NAZIONALE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

10422109_438113589677071_551310592522563661_nDiritti al futuro tour. Una piccola grande Italia da raccontare. Dieci tappe in giro per l’Italia in cerca di «buone pratiche» per far girare informazioni, energia, speranza. E’ questo lo spirito del Tour promosso dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza(tour.garanteinfanzia.org) e che è stato inaugurato il 15 Febbraio all’Aquila e si prolungherà fino alla fine di Marzo. La quarta tappa del tour ha toccato lo scorso 24 Febbraio la città di Rimini dove il Garante Vincenzo Spadafora ha incontrato i ragazzi e i volontari di “Mare di Libri”, Festival dei ragazzi che leggono (www.maredilibri.it) e a seguire l’Associazione Agevolando (www.agevolando.org), al Centro Giovani “RM25”.

L’incontro con “Mare di Libri” si svolge al Museo della Città alla presenza anche dell’Assessore alla Cultura Massimo Pulini. È un incontro nato in maniera molto speciale. Viola, 16 anni, legge su Facebook che il Garante è in cerca di “buone notizie” che riguardino i bambini e gli adolescenti per incontrare realtà significative del territorio nazionale. Viola è da ormai 5 anni volontaria del Festival, un’esperienza che la rende molto orgogliosa. Decide di scrivere al Garante per invitarlo ad incontrare lei e gli altri ragazzi che organizzano il Festival e lui accetta subito il suo invito.

Davanti a un folto gruppo di adolescenti con le loro felpe blu e ai genitori e responsabili adulti del Festival che li accompagnano, Viola e Elena raccontano in maniera appassionata il loro amore per la lettura e Elena esprime anche la sua rabbia: “Siamo stanchi di sentire mass-media e adulti che descrivono la nostra generazione come superficiale, disinteressata ai libri e alla cultura, incapace di impegnarsi. La realtà di Mare di Libri, organizzata quasi totalmente da noi ragazzi, dimostra che gli adolescenti italiani hanno molto da dire e da offrire”.

Il Garante rimane piacevolmente colpito da questa realtà così unica nel panorama nazionale e si impegna a sostenere il Festival e a farlo conoscere affinchè sia un evento sempre più partecipato e coinvolgente, a partire dalla prossima edizione che si svolgerà a Rimini il 12-13-14 Giugno.

Dal Museo della Città ci si sposta al Centro Giovani “RM25”, dove il Garante incontra i ragazzi e i volontari dell’Associazione Agevolando. Ci racconta questo momento una delle protagoniste, Adina Jujic, socia di Agevolando Ferrara e del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna:

Un momento davvero significativo l’incontro a Rimini tra Agevolando (che propone servizi ai ragazzi neomaggiorenni, vissuti fuori dal contesto famigliare, il sostegno necessario per diventare autonomi) e il Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora. Lo scambio di opinioni, idee e realtà differenti è stato incredibile:si percepiva l’impegno e la passione di chi portava le testimonianze, gli obiettivi raggiunti dai progetti, e di chi ne prendeva atto. Sono stati ricordati molti dei bisogni dei ragazzi, ospiti di comunità, riassunti il più fedelmente possibile nelle dieci Raccomandazioni del Care Leavers Network (una rete costituita DA ragazzi ex ospiti di comunità, PER i ragazzi che sentono la necessità di dire la loro, esprimere il proprio punto di vista o segnalare un comportamento non corretto da parte del sistema che li circonda), che verrà ufficializzato il 28 marzo 2015 a Bologna. L’ascolto interessato e sincero da parte del Garante ha reso possibile l’instaurazione di un dialogo, un impegno reciproco che è diventato simbolo dell’inizio di un cambiamento. Il tutto amplificato da un ambiente intimo e confortevole, capace di trasmettere benessere ai presenti”.

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#LettoDaMe. Un elefante nella stanza di Susan Kreller

Con molto piacere ho recensito e proposto ai ragazzi di “Mare di Libri” (Festival dei Ragazzi che leggono) il libro “Un elefante nella stanza” di Susan Kreller, che affronta il delicato tema delle violenze sui minori in ambito familiare. Ecco qui:

Questo è un libro che vi farà arrabbiare. E che vi spingerà a farvi, inevitabilmente, molte domande.
Perché nessuno ascolta il grido d’aiuto di Masha?
Perché Max e Julia non si ribellano al loro papà, anche se violento?
Perché, anzi, Julia tende quasi a giustificare tutto quello che le accade?
Un elefante nella stanzaun_elefante_nella_stanza dell’autrice tedesca Susan Kreller è un libro difficile. È la storia di Masha che ha tredici anni e trascorre l’ennesima estate insieme ai nonni in un paesino della Germania. Masha sta rielaborando il dolore che prova per la morte di sua mamma, il suo papà è lontano… non solo fisicamente.
In un parco giochi conosce Max e Julia.
Due bambini insoliti, che subito la incuriosiscono.
E, poco alla volta, con un coraggio da grande scopre il loro segreto.
E decide di proteggerli e aiutarli.
Certo, combinando un bel pasticcio, ma facendo qualcosa anche contro l’indifferenza più totale degli adulti.
Le domande che vi porrete leggendo queste pagine sono le stesse che mi ritrovo a farmi quotidianamente nel mio lavoro, quando incontro bambini e ragazzi che vivono vicende familiari altrettanto difficili e drammatiche.
Se c’è una cosa che ho capito da queste situazioni è che risposte facili non esistono. Ho imparato a sospendere il giudizio, a cercare di approfondire, a guardare le cose da diversi punti di vista.
Con lo stesso atteggiamento credo che debba essere letto Un elefante nella stanza. Lasciandosi incuriosire… ma anche interpellare. Perché il libro è una storia di coraggio. Di generosità audace e totale gratuità. Di una ragazzina che a soli 13 anni ha deciso di schierarsi e scegliere da che parte stare.
Nessuno degli adulti del libro fa una bella figura. Per questo motivo è un libro che farà bene anche a noi grandi, per ricordarci quante volte siamo disattenti e superficiali, quanto spesso ci rassegniamo al perbenismo e al silenzio.
Masha ci insegna invece che non ci sono giustificazioni, che non possiamo fingere che l’elefante nella stanza non esista, che i problemi non vanno nascosti ma affrontati anche quando mettono in discussione le nostre sicurezze, che chi è vittima di violenza spesso non riesce ad uscirne da solo ma ha bisogno di qualcuno capace di infondergli coraggio.
Leggere o regalare questo libro vi aiuterà a ricordarlo.

Silvia Sanchini

Susan Kreller, Un elefante nella stanza, Il Castoro
Età di lettura consigliata: dagli 11 anni

In: http://www.maredilibri.it/news/notizie/un-elefante-nella-stanza/

Diritti al futuro

10995817_10206037602366299_6387657668718654679_nDi questa giornata con l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora qui nella nostra città, a Rimini, porto a casa Viola e Elena, e il loro amore per la lettura. La loro freschezza, positività, l’impegno condiviso con tanti altri adolescenti per una realtà preziosa come quella di Mare di Libri. Porto a casa l’immagine di adulti capaci di dare fiducia e anche di mettersi da parte, perchè qualcun altro possa crescere e brillare. E ancora: il Garante che tiene in tasca il bigliettino di Ilaria, e in quel biglietto c’è non solo racchiusa una richiesta, ma una speranza. Porto a casa la bellezza di condividere passi, sentieri, relazioni, creando sinergie anche insolite o inaspettate. Porto a casa l’autentica passione educativa di tanti (colleghi, amici) che offrono il loro supporto a cause difficili, che ogni giorno si mettono in discussione, capaci di dare spesso senza riserve. Porto a casa il sorriso dei ragazzi di RadioKreattiva Bari che si esprimono, si informano, fanno domande, raccontano. Porto a casa alcune frasi: “Speriamo che le cose cambino davvero”, “Non dovete sentirvi soli”, “Il futuro a volte mi fa paura”. Porto a casa il pensiero di quel dolore e quella preoccupazione che “la sera pesano quando appoggi la testa al cuscino” e il desiderio di allievare un po’quella pesantezza. Porto a casa la fatica e la complessità dei processi partecipativi, ma anche la loro opportunità e il loro valore. Porto a casa la consapevolezza che esperienze come quelle di Agevolando, nella loro fragilità, non sono solo utili, ma necessarie ed insostituibili. Andremo forse ancora e sempre “in direzione ostinata e contraria”, ma lo faremo insieme. E oggi con un po’di forza in più.

Mi raccomando!

DSCN7371Le ragazze e i ragazzi che vivono in comunità, affido o casa-famiglia sono saliti in cattedra. E non in senso metaforico, ma realmente: lo scorso 13 Dicembre un gruppo di 38 giovani provenienti da esperienze “fuori famiglia” ha presentato dieci “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di accoglienza e transizione all’autonomia nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Bologna in occasione della prima Conferenza del “Care Leavers Network” dell’Emilia-Romagna promossa dall’Associazione Agevolando. Ad ascoltarli operatori sociali, rappresentanti istituzionali, giornalisti, studenti, docenti universitari.

Il primo a prendere il microfono è Abdel, un ragazzo marocchino di 23 anni, con lo sguardo sveglio e vivace e una storia difficile alle spalle. Un viaggio della speranza per raggiungere l’Italia, un periodo di clandestinità, e poi l’incontro con una comunità di accoglienza a Ravenna, l’inizio di un percorso di impegno e responsabilità e oggi, finalmente, il raggiungimento di importanti obiettivi: una casa, un lavoro, una serenità, relazioni e amicizie su cui contare.

“Voglio ringraziare tutti per averci permesso di partecipare a questo progetto e per essere qui ad ascoltarci” – esordisce Abdel – “io porto soprattutto la testimonianza dei ragazzi stranieri che arrivano qui in Italia da soli, senza genitori o adulti che si prendono cura di noi. La nostra è un’esperienza difficile, vi chiediamo sempre maggiore impegno per sostenerci e non lasciarci soli”.

Con lui prende la parola A., ancora minorenne ma alle spalle già tanto dolore e tanta fatica, ospite di una comunità di accoglienza a Rimini, ci dice: “Siamo ragazzi che stanno facendo un percorso, che vogliono guardare al futuro con fiducia nonostante tutte le difficoltà che abbiamo conosciuto. Vi chiediamo di averci non solo in mente, ma anche nel vostro cuore”.

Si giunge così alle vere e proprie “Raccomandazioni”: un decalogo rivolto ai decisori politici, agli educatori, ai servizi sociali, ai giornalisti e alla cittadinanza tutta redatto dai ragazzi in due mesi di intenso lavoro insieme ai volontari di Agevolando.

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Il protagonismo giovanile nelle mani che tremano di Alban

10847809_10205708416540018_5531640906245936244_nLa mamma di Chiara è in carcere, il papà non l’ha mai conosciuto… quando dice che si sente sola al mondo è difficile darle torto. Kalim è arrivato in Italia quando aveva 14 anni, senza un soldo in tasca e senza documenti, senza nessuno che si prendesse cura di lui. Luca è in comunità solo da qualche mese mentre i suoi genitori stanno facendo un percorso per vincere la dipendenza dall’alcool, ma gli hanno promesso che staranno bene e potrà tornare presto a casa. Andrea ha solo 16 anni ma ha già conosciuto la solitudine, la violenza, il carcere.

Sabato scorso a Bologna è successa una cosa un po’anomala. Questi ragazzi, insieme ad altri loro coetanei, hanno preso la parola. Non per raccontare le loro storie, non per impietosire, non per cercare consensi. Hanno preso la parola per dire la loro su alcuni temi importanti: come si cresce, come dovrebbero essere gli adulti che incontrano, come si diventa autonomi, cosa significa sentirsi parte attiva del proprio percorso di vita. E, in particolare, cosa significa farlo quando per diverse ragioni ci si trova a vivere parte della propria infanzia e/o adolescenza “fuori famiglia”: in una comunità di accoglienza, in una casa-famiglia o in affido. Ritrovandosi, spesso, completamente soli al compimento del diciottesimo anno di età.

L’opinione pubblica poco conosce o sente parlare di questi temi. A volte vengono affrontanti in maniera distorta o, peggio, strumentale. Anche noi operatori sociali pensiamo talvolta di saperne già abbastanza, di non avere bisogno di ulteriori stimoli per migliorarci nel nostro lavoro. Poi c’è un problema più generale: le politiche giovanili e i processi partecipativi coinvolgono, quasi sempre, solo quei giovani che già sono in possesso di strumenti e risorse. Chi rischia di rimanere più indietro è invece chi in partenza possiede già meno, almeno apparentemente. Chi non crede di potercela fare. Chi non ha mai avuto nessuno che davvero credesse in lei o in lui.

Il 13 Dicembre all’Università di Bologna un gruppo di ragazzi e ragazze che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia” provenienti da 7 province dell’Emilia-Romagna (Rimini compresa) hanno presentato ai decisori politici, agli operatori sociali, ai giornalisti, alla cittadinanza tutta le loro “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di cura e transizione all’autonomia. Un’iniziativa promossa dall’Associazione Agevolando, che ha fatto proprio del tema dell’advocacy una delle sue principali attenzioni. E così grazie a questi ragazzi ho capito che la partecipazione e il protagonismo giovanile sono nelle mani che tremano di Alban. Nelle parole di Nicole che sbuffa e dice: “Speriamo che ci ascoltino!”. Nel tenero balbettio di Karima che si sforza di leggere in una lingua che non è la sua. Nella lettera che Alberto ha scritto alla sua assistente sociale: “Voglio lottare per i miei diritti”.

Perché trovarsi a vivere esperienze familiari difficili non significa non avere niente da dire, ce lo spiega bene il Presidente di Agevolando, Federico Zullo: “A volte ci sentiamo o preferiamo sentirci invisibili. Noi vogliamo rompere questo schema. Se le nostre storie di vita difficili diventano esempio di resilienza per altri facciamo qualcosa di straordinario”.

Sul sito di Agevolando (www.agevolando.org) il testo completo delle Raccomandazioni presentate dai ragazzi del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna: #perfarciascoltare

Silvia Sanchini

Foto: Jennifer Zicca

in: http://www.newsrimini.it/2014/12/il-protagonismo-giovanile-nelle-mani-che-tremano-di-alban/

Leggere a Rimini è un’altra storia

mare_di_libri_2014.jpgSi è conclusa la settima edizione del Festival di letteratura per ragazzi “Mare di Libri” e anche quest’anno il bilancio dell’evento è ampiamente positivo. Positiva la partecipazione del pubblico e della cittadinanza, straordinario l’impegno dei giovanissimi volontari, molto alta la qualità degli ospiti e degli autori presenti.

Lo scorso 13, 14 e 15 Giugno Rimini si è colorata di arancione e blu, i colori del Festival, e di quelle t-shirt bianche e blu indossate dai volontari che come operose formichine hanno lavorato incessantemente per la buona riuscita dell’evento coordinati dallo staff degli adulti.

Un Festival nato a marzo 2008 dalla volontà delle librarie di Viale dei Ciliegi 17 che hanno poi dato vita all’Associazione culturale Mare di Libri: “un manipolo di folli lettori con tanto entusiasmo e fiducia nelle giovani generazioni” (così si definiscono).

Il Festival si è aperto al Museo della Città con le parole del Sindaco Andrea Gnassi e dell’Assessore alla cultura Massimo Pulini ma soprattutto con tre storie: quella di Malala, Samia e Selene. Tre ragazze con sogni luminosissimi raccontati dalle penne di Carlo Annese, Viviana Mazza e Giuseppe Catozzella, neo vincitore del Premio Strega giovani.

Tra gli ospiti illustri delle tre giornate anche Eraldo Affinati, autore di libri molto amati dal giovane pubblico come La città dei ragazzi e Elogio del ripetente, Michela Murgia che quest’anno è stata invitata a rivisitare i personaggi delle opere di J. R. R. Tolkien in una chiave inedita, e poi ancora Francesco D’Adamo, Antonio Ferrara, Licia Troisi e l’attesissimo Stefano Benni che ha incantato e divertito oltre trecento lettori in uno degli eventi conclusivi del Festival.

Ma non solo ospiti italiani, presenti anche autori di fama internazionale come Albert Espinosa, autore di Braccialetti rossi, il libro che ha commosso tanti lettori e che ha ispirato l’omonima fiction televisiva di successo.

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