“Futura”, un film da cui ripartire

Una scena del film “Futura”

Portare persone in una sala cinematografica di questi tempi è difficile. Un po’perché ancora sperimentiamo le conseguenze e le paure della pandemia e un po’perché siamo tutti sempre più incollati alle piattaforme di streaming. Ma vi prego: uscite di casa e andate nelle sale a vedere “Futura”.

*Futura è un film corale in tutti i sensi.Collettiva è la regia, firmata da Pietro Marcello, Francesco Munzi e Alice Rohrwacher.
Condiviso il processo che ha portato alla scelta dei contenuti, delle tecniche di ripresa e dei gruppi di giovani da intervistare, grazie alla consulenza di Stefano Laffi, straordinario esperto di politiche giovanili e partecipazione, che insieme al gruppo di Codici Ricerca e Intervento ha gettato le prime basi di questa sceneggiatura con il libro “Quello che dovete sapere di me” (Feltrinelli 2016). Una raccolta di centinaia di lettere di ragazzi e ragazze che custodisco sempre come punto di partenza per le mie riflessioni in ambito educativo.
Futura è, infine, un film corale perché intervista gruppi di adolescenti e giovani che i registi hanno incontrato percorrendo l’Italia da nord a sud.

Più che alle loro storie individuali, in questo caso il documentario presta attenzione alle loro opinioni e alla voce di questa generazione. Si parla (tanto) di lavoro, futuro, politica e almeno apparentemente meno di sentimenti come se nell’asprezza di questo presente non ci fosse sufficiente spazio e respiro per sogni e aspirazioni. Ricorrenti alcuni temi: il mancato riconoscimento di adulti di riferimento, il desiderio di lasciare l’Italia, la paura di essere discriminati e, ovviamente, le conseguenze di un’emergenza sanitaria capitata proprio nel mezzo delle riprese. Ma c’è anche chi sogna una vita da agricoltore e di donare il suo trattore a un futuro figlio e chi non vorrebbe mai lasciare il proprio quartiere, ma magari renderlo anche solo più bello con un campo da calcio. Le domande degli adulti alla regia sono solo uno strumento di intermediazione, perché in realtà la camera sembra voler soprattutto accogliere e restituire, cercando il meno possibile di giudicare.

Abituati come siamo a una narrazione stereotipata di questa generazione che con estrema facilità demonizziamo e a volte, se ci conviene, edulcoriamo, in questo film i protagonisti appaiono invece in tutta la loro poetica e a volte disturbante verità. In questa narrazione decine di ragazzi e ragazze che i registi definiscono efficacemente i “divenienti” compaiono sullo schermo con le loro competenze e le loro resistenze, i loro pregiudizi e le loro domande, le loro passioni e la loro visione.

E come spesso accade – e chi si occupa di educazione lo sa bene – quello che parla e che colpisce in modo deflagrante spesso sono proprio i silenzi. Ed è anche dall’ascolto attento di quei silenzi e di queste loro parole che dovremmo, così come ci insegna “Futura”, con onestà ripartire.

#iorestoacasa – giorno 49

Adolescenti e genitori 2019-20

Ritornano, online, gli appuntamenti del Centro per le Famiglie del Comune di Rimini dedicati a genitori, educatori di ragazzi preadolescenti e adolescenti.

Questa sera si parla di affettività e sessualità in un incontro dal titolo “E’sempre bello?” condotto dalle esperte Caterina Rivola e Chiara Casadei.
Per collegarsi è necessario accedere a questo link qualche minuto prima delle 20,45: https://meet.jit.si/Esemprebello

Proiettato in anteprima questa sera anche il video che ho realizzato insieme ad Alberto Romanotto con intervista agli esperti: Alice Bigli, Manuel Mussoni, Valerio Minicucci, Annalisa Bianchi e Stefano Mazzotti. Speriamo vi piaccia!

 

#iorestoacasa
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Volevo correre più forte degli altri

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Sogni, desideri, paure sono al centro del percorso di crescita degli adolescenti. Ma come è cambiato il loro modo di proiettarsi nel futuro? E come vivono le sconfitte e i fallimenti? Quale il modo migliore per stare loro accanto come adulti?

“Volevo correre più forte degli altri” è il verso di una canzone di Irama ma è anche il titolo proposto dal Centro per le Famiglie del Comune di Rimini per il secondo incontro del ciclo “Adolescenti e genitori: l’età delle opportunità”.

Come sempre due appuntamenti in due scuole diverse con un’ampia partecipazione: il 3 dicembre alla Scuola Madre Teresa di Calcutta di San Giuliano e il 17 dicembre alla Scuola Bertola. Ad aprire le serate quattro video interviste sul tema: in questa occasione sono stati interpellati Gaia Brunelli (educatrice), Stefano Stargiotti (allenatore di rugby), Alice Dionisi (mamma) e Irene Settembrino (insegnante). Quattro sguardi molto diversi per capire come gli adolescenti che incontrano vivono i loro limiti e al tempo desiderano il futuro.

Accanto a questi contributi, due professionisti che hanno guidato la riflessione: Marco Lazzarotto Muratori, psichiatra e psicoterapeuta e Maria Paola Camporesi, psicologa e psicoterapeuta del Centro per le Famiglie.

Cominciamo chiedendo al dottor Lazzarotto Muratori: i nostri sogni e i nostri desideri erano gli stessi di quelli dei ragazzi oggi?

Il desiderio è una spinta, una scintilla fondamentale. In adolescenza è molto florida la capacità di sognare e immaginare. Ma oggi forse è cambiato il modo in cui i desideri si strutturano perché è cambiata la vita degli adolescenti. Hanno molto meno tempo libero, poco tempo per annoiarsi e essere creativi. Sono inoltre ipersollecitati: sia per la presenza pervasiva di smartphone e dispositivi tecnologici sia per la maggiore esposizione alla dimensione reale dell’esistenza. Assistiamo a una sorta di “difetto nello slancio”, una certa difficoltà a sognare in grande.

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Mi fido di te. Adolescenti tra libertà e controllo

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Per il terzo anno consecutivo il Comune di Rimini organizza attraverso il Centro per le Famiglie un ciclo di appuntamenti dedicato a genitori, insegnanti e educatori di ragazzi pre-adolescenti e adolescenti. L’edizione 2019/2020 si è aperta in ottobre con una serata condotta dal giornalista Federico Taddia, per poi proseguire con un doppio appuntamento il 5 e il 19 novembre alla Scuola Fermi e poi alla Scuola Panzini. Quest’anno si parte dai versi di alcune canzoni: “Mi fido di te”, ritornello di Lorenzo Jovanotti, è il titolo della prima serata. Sottotitolo: “Tra il bisogno di libertà dei ragazzi e il desiderio di controllo dei genitori”.

Un’altra novità riguarda i video realizzati per introdurre le serate: dopo l’esperienza dello scorso anno con le interviste agli adolescenti, quest’anno la parola è stata data agli adulti di riferimento.

Nel primo video sono comparsi due genitori: Roberto Pagliarani e Giovanna Ceccarelli, due educatori: Giorgia Lanciotti e Marco Quieti e la dirigente scolastica Myriam Toccafondo. Senza pretesa di fornire ricette o soluzioni, gli intervistati hanno raccontato la loro esperienza in famiglia, a scuola e nei Gruppi educativi territoriali, nei contesti in cui ogni giorno sono chiamati ad incontrare e accompagnare i più giovani.

Gli stessi giovani al centro delle riflessioni di Tania Presepi (psicologa della coop. sociale Il Millepiedi) e Paola Marconi (psicologa e psicoterapeuta dell’Ausl Romagna), relatrici delle due serate.

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La parola agli esperti

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Online la playlist completa e aggiornata dei video realizzati lo scorso anno da me insieme a Alberto Romanotto per il Centro per le Famiglie del Comune di Rimini  nell’ambito del ciclo di incontri: “Adolescenti e genitori: raccontare il presente”.

Grazie a tutti gli adolescenti protagonisti delle interviste: Chiara, Daniele, Andrea, Khadija Et-taik, Nicholas, Elena, Marta, Giulio, Marian, Omar, Elena, Yunus, Rocco, Giovanni, Mathias, Sofia, Sara.

Grazie anche a tutti gli amici, educatori, genitori, fratelli e sorelle, insegnanti… che ci hanno aiutato in questo percorso.

Gli incontri sono anche stati tutti riassunti in questi articoli:

 

 

La regola dell’eccezione. Roberto Mercadini racconta l’adolescenza

Si è concluso in modo inedito e suscitando grande entusiasmo il percorso promosso dal Centro per le Famiglie del Comune di Rimini tra novembre 2018 e maggio 2019: “Adolescenti e genitori: raccontare il presente”. Un partecipato percorso dedicato a educatori, insegnanti e genitori di figli adolescenti che ha previsto quattro incontri di approfondimento, replicati in diverse scuole del territorio, più la serata di apertura con Alberto Pellai e la conferenza dedicata al digitale con Elisabetta Zurovac e, infine, lo scorso 10 maggio la conclusione con il monologo teatrale: “La regola dell’eccezione”.

Messo in scena dal “poeta parlante” romagnolo Roberto Mercadini, lo spettacolo è una rivisitazione di un testo che da tempo l’artista porta in scena nelle scuole, in cui ha l’opportunità di incontrare decine di studenti.

Racconta a proposito Mercadini: “Per scrivere questo monologo ho dovuto lavorare su di me e sui miei ricordi. Nel parlare di adolescenza agli adolescenti si corre il rischio di essere percepito come un rompiscatole o come qualcuno di estraneo e distante. Dovevo trovare un modo perché gli adolescenti mi riconoscessero: ho deciso allora di parlare di Roberto Mercadini adolescente. Così in questo spettacolo c’è anche molto di me”.

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Il gruppo per crescere. Essere uguali, essere diversi. Cosa conta in adolescenza

“Quando si è ragazzi per essere qualcuno bisogna essere parecchi”, scriveva Romain Gary. Se nell’infanzia tutto il mondo sembra ruotare intorno alla propria rete familiare, con l’ìngresso nell’adolescenza un nuovo attore inizia a giocare un ruolo fondamentale nella vita dei ragazzi: il gruppo dei coetanei.

Se n’è parlato insieme a genitori, insegnanti e professionisti gli scorsi 5 e 19 marzo, quarta tappa del ciclo di appuntamenti promossi dal Centro per le Famiglie del Comune di Rimini: “Adolescenti e genitori: raccontare il presente”. Una serata dal titolo: “Il gruppo per crescere. Essere uguali, essere diversi: cosa conta in adolescenza”, condotta da Fabiana Mordini(psicologa mediatrice familiare) e Silvia Sanchini (educatrice).

In apertura della serata un nuovo video, girato da Alberto Romanotto negli spazi del Centro Giovani Casa Pomposa, che ha dato voce a cinque giovanissimi protagonisti, coinvolti grazie all’aiuto degli educatori del Gruppo Get Regina Pacis di Rimini.

Dottoressa Mordini, quanto conta il gruppo dei pari in adolescenza?

Il gruppo dei pari è elemento centrale e trasversale nella vita degli adolescenti. Scegliere i propri amici è infatti la prima spinta evolutiva fuori dalla famiglia, la prima grande scelta senza il controllo degli adulti. Si tratta di un segno di sviluppo sano, scegliere la compagnia dei propri coetanei è infatti fondamentale anche per assolvere alcuni compiti di sviluppo tipici dell’adolescenza: la costruzione della propria identità personale e di genere, la separazione dalla famiglia di origine, la definizione del proprio progetto di vita. Non è più la famiglia la principale fonte di sicurezza, ma diventa il gruppo la protezione per poter lasciare la mano dei propri genitori ed esplorare il mondo. Nel gruppo l’adolescente sperimenta infatti parti nuove di sè, per capire fuori dalla famiglia l’effetto che possono fare.

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Sugli smartphone gli adolescenti scrivono la loro biografia. Intervista a Boccia Artieri

 

Hate speech, cyberbullismo, flaming. Sono termini più o meno conosciuti ma certamente all’ordine del giorno, che raccontano di un mondo del web che sembra diventare sempre più tossico, difficile, ostile. Un cambiamento che può influenzare anche i rapporti tra le generazioni, divise da un diverso approccio alle nuove tecnologie e ai nuovi media.

Ecco perché non è stato strano parlare di “Comunicazione non ostile” anche nel contesto del ciclo di incontri promossi dal Centro per le Famiglie del Comune di Rimini. Un percorso dedicato a genitori, insegnanti ed educatori di ragazzi pre-adolescenti e adolescenti.

Lo scorso 8 maggio l’ultima tappa, con protagonista il prof. Giovanni Boccia Artieri, esperto di media education e docente di Sociologia dei Processi Culturali presso l’Università degli Studi di Urbino.

 

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Non importa ciò che sei…ma ciò che dici!!

Sarai 2Un nuovo progetto promosso dall’ Autorità Nazionale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza sta coinvolgendo un gruppo di giovani provenienti da diverse parti d’Italia, compresa la nostra città. Si tratta della prima radio istituzionale fatta dai e per i ragazzi per raccontare il loro mondo rendendoli protagonisti aggregando un network di radio digitali di tutta Italia.

Un’idea nata ispirandosi a una delle prime web radio fatte da studenti in Italia: Radio Kreattiva di Bari, che racconta il mondo con la voce diretta dei più giovani e che è nata nel territorio barese anche come azione di contrasto alla cultura mafiosa e a tutte le forme di devianza. Ma sono state coinvolte anche Radio USB di Milano, Radio 100 passi di Palermo e il network di Napoli che dà voce a un gruppo di giovani migranti.

Sarai Teens Digital Radio, il nome scelto per questo progetto, ha in palinsesto diversi programmi e altri format verranno man mano ideati dalle redazioni di tutta Italia e dai gruppi dei giovani coinvolti. Obiettivo della radio sarà anche quello di essere uno strumento di partecipazione e di riscatto per quei ragazzi che vivono in territori spesso considerati ai margini.

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In barca…per imparare la vita

sailing-690289_640Un gruppo di adolescenti provenienti da Ravenna, Cesenatico e Rimini. Una partnership tra 9 soggetti: l’associazione onlus Piccoli Passi e la cooperativa sociale onlus La Vela di Cesenatico, le associazioni Marinando di Ravenna e di Rimini, l’associazione Sonora Social Club di Bagnacavallo, la cooperativa Il Millepiedi di Rimini, l’associazione Verba Manent onlus e la Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore onlus di Bologna. Tre barche guidate da skipper esperti e un gruppo di educatori e operatori sociali.

Sono questi alcuni degli ingredienti dell’avventura in mare che hanno vissuto un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 17 anni durante l’Estate grazie al progetto “Albatross. Giovani in Adriatico”, un progetto di prevenzione del disagio giovanile nato con l’obiettivo di potenziare l’autostima dei giovani coinvolti sviluppando in loro maggiori capacità di interazione e convivenza, responsabilizzazione e stimolo alla trasmissione delle proprie competenze attraverso un mediatore molto speciale: la barca a vela.

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