Matrioska Lab Store va in pensione (ma solo per un weekend)

matrioska_cover.jpgLa prima reazione di chiunque abiti in zona è stata: “Villa Manzi? E’ impossibile…si saranno sbagliati”. Villa Manzi è una pensione abbandonata da anni sul lungomare di Rivabella, ha un aspetto polveroso e un po’decadente ma anche quel fascino delle atmosfere anni ’50 che riportano indietro nel tempo, a un modo di fare turismo che forse non c’è più. In questi giorni chi pensava che fosse un luogo impossibile da utilizzare e veder tornare in vita ha dovuto ricredersi. A poco a poco le sue pareti esterne si sono colorate grazie al Colorificio Sammarinese e ad alcuni writers. Un’insegna al neon, realizzata da Paolo Ciabatta e Neon Rimini, è comparsa all’ingresso. E qualcosa di magico, colorato, divertente è accaduto anche all’interno di ciascuna stanza e del cortile della Villa che dà proprio sulla spiaggia. E così asettici corridoi e vecchie stanze si sono trasformati in spazi espositivi inediti e sofisticati.

Una roulotte vintage colorata di tinte pastello rosa e verde acqua è diventata la location originalissima per ospitare le creazioni di Paper Jewels Pamphplet e SUNVIBES. Gioielli handmade realizzati con vecchie pagine di libri, atlanti, fumetti… e abiti e accessori di una linea made in Italy romantica, elegante e dal sapore retrò. 
Semplici farfalle nere di cartone hanno decorato in maniera molto suggestiva le pareti della stanza del marchio “Atelier Rose”, con i suoi manichini per mettere in mostra copricapi e cerchietti. 
Onde del mare, una lavatrice, ferro da stiro e bolle di sapone nella “Lavanderia” di Hatta Lab, cornice un po’surreale per originali lampade di design ricavate da barattoli, colini, tazze, bottiglie… e tanti altri oggetti.

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Psycho pop: fumetti per parlare di diversità, psicosi e dipendenze in chiave pop

Si è da poco conclusa l’edizione 2014 del Salone Internazionale del Libro di Torino: oltre 300.000 ingressi e un incremento dei dati di vendita dei libri tra il 10 e il 20%. Cinque giornate di eventi, presentazioni, incontri con l’autore, dibattiti. Una sezione del Salone è stata dedicata anche al Fumetto, con una novità particolarmente originale e interessante.
È stata infatti lanciata una nuova collana di graphic novel dal titolo “Psycho pop”, una collana di fumetti alternativi per parlare di psicosi, dipendenze, storie d’amore, violenza, discriminazioni e in generale della diversità in tutte le sue sfaccettature.

La collana è curata dalla scrittrice e blogger sarda ma trapiantata a Milano Micol Arianna Beltramini, da sempre appassionata divoratrice di fumetti e incaricata dall’Editrice di cultura pop BD di scegliere i temi, contattare gli autori, tradurli e dare vita a questa nuova collana.
“Psycho” per i temi scelti: tutte le distorsioni della realtà rifiutando ciò che è troppo realistico, e “pop” per lo stile “leggero, cinico, dritto alla pancia, politicamente scorretto se serve”.
Tra i primi autori selezionati: Nate Powell e le sue storie con protagonisti adolescenti alle prese con i primi amori e i primi disastri, Pat Grant, un autore australiano che racconta nei suoi fumetti di surf, amicizia e localismo e Ellen Forney, già famosissima in America, per la sua storia di disturbo bipolare a cui non si è rassegnata ma che ha deciso di raccontare con ironia e creatività.

L’idea è quella di stanare anche autori poco conosciuti per raccontare una forma di scrittura, quella del fumetto, poco esplorata e che molti adulti reputano ancora una cosa solo da bambini mostrando invece un’arte capace di affrontare i temi più disparati e importanti in maniera straordinariamente incisiva.
L’obiettivo di Micol Beltramini è quello “di portare al mondo cose belle”, scoprire cose nuove e riscoprire le vecchie, raccontare temi difficili non con un tono malinconico ma in maniera un po’ surreale e disincantata, leggera ma nient’affatto superficiale.
I primi volumi della collana usciranno a breve nel mercato italiano, nel frattempo sono già disponibili, per ingolosire tutti gli appassionati del genere e non solo, le prime tre copertine.

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Il blog di Micol Beltramini: www.vieniminelcuore.it

Silvia Sanchini

in http://www.newsrimini.it/social

Agevolando in audizione alla Commissione Infanzia e Adolescenza

10254036_586804038093931_479926285776369674_n“Avere avuto famiglie in difficoltà non significa essere figli di nessuno, siamo parte della collettività.”
Con questa forte consapevolezza, l’Associazione “Agevolando” ha vissuto un altro momento importante.
I desideri, le paure, le proposte dei ragazzi che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia” in Italia sono arrivati fino alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Un’audizione di circa un’ora e mezza che si è svolta lo scorso 6 Maggio a Roma, presso la sede della Commissione, in via del Seminario.
Una delegazione composta dal Presidente Federico Zullo, dalla Vicepresidente Merita Gasi, dalla Consigliera Nazionale Denise Pergher e dalla volontaria di Agevolando Nasim Mohammad ha partecipato all’audizione alla presenza della Presidente della Commissione, on. Michela Brambilla, della Vicepresidente Rosetta Enza Blundo e di alcuni senatori e deputati.
L’audizione è stata preparata da un lavoro vivace e partecipato nelle varie sedi di Agevolando attraverso la raccolta delle testimonianze dei ragazzi con una traccia preparata dalle socie dell’Associazione Jennyfer Zicca, Diletta Mauri, Jenny Calzolari e Denise Pergher. Un lavoro che ha coinvolto 25 ragazzi, rielaborato da Diletta Mauri, e che è poi confluito nella relazione che la stessa Denise Pergher ha presentato durante l’audizione.
Molto concrete e chiare le proposte dei ragazzi in prospettiva della maggiore età: un supporto innanzitutto nella ricerca di casa e lavoro con agevolazioni per i giovani in uscita dai percorsi di tutela, la proposta di una figura di “tutor” che accompagni i ragazzi anche dopo la maggiore età, la possibilità di accedere agli studi universitari con borse di studio e altre forme di supporto, continuità nel supporto psicologico anche una volta compiuti 18 anni, un tempo congruo nelle strutture ad alta autonomia/di transizione senza sentire sulla propria pelle una “data di scadenza” ma avendo invece la possibilità di costruirsi un percorso graduale e protetto verso la piena autonomia. E poi la richiesta di ascolto, supporto, fiducia “perché il compimento dei diciott’anni non sia la fine di un percorso che con fatica si è intrapreso, ma il trampolino di lancio per una vita sempre più felice”. Tutti aspetti contenuto anche nel Disegno di Legge, al quale stiamo lavorando ormai da due anni e mezzo.
Nella sua relazione il Presidente Federico Zullo ha toccato anche il tema dei costi per gli interventi di supporto nei confronti dei neomaggiorenni portando all’attenzione dei rappresentanti delle istituzioni un aspetto fondamentale: “i costi di un mancato intervento di efficace accompagnamento all’autonomia di un giovane che esce da un percorso di tutela e non rientra in famiglia per lo Stato italiano rischiano di essere molto più alti di quelli che si sarebbero potuti sostenere, poiché le conseguenze che possono esserci da questa assenza di supporto, talvolta – e lo possono testimoniare molti dei ragazzi che gravitano attorno alla nostra associazione – sono drammatiche: povertà cronica, devianza, delinquenza, tossicodipendenza, psicopatologie. Tutte conseguenze di un nuovo abbandono che col tempo causano l’avvio di interventi di sociali, sanitari, giudiziari, con costi economici ben più elevati di quelli che dovremmo e potremmo sostenere nella fase successiva all’uscita dai percorsi di accoglienza in affido o in comunità o casa-famiglia”.
Ha evidenziato poi l’importanza fondamentale di una formazione adeguata per il personale educativo che opera con questi ragazzi, chiedendo che vengano superate derive ideologiche e disinformazione e tornando a proporre direalizzare una legge nazionale che definisca gli standard minimi di accoglienza nelle comunità e case-famiglia e un sistema informativo che in “tempo reale” raccolga i dati sui minori fuori famiglia e sulle strutture che li accolgono.
L’audizione è stata un’occasione molto importante di essere ascoltati da uno degli organismi più importanti a livello nazionale in materia di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma l’auspicio è quello che alle parole di stima rivolte dagli onorevoli alle attività di Agevolando, seguano i fatti e proposte e progetti concreti.
Nella stessa giornata Agevolando ha continuato anche il suo intenso percorso di incontri in giro per l’Italia partecipando all’iniziativa promossa a Viterbo dall’Associazione Murialdo“Legalmente maggiorenni…e poi? Costruiamo ponti per il futuro”. Sono intervenuti al Seminario il Presidente Federico Zullo e la Vicepresidente Merita Gasi con una relazione dal titolo: “Situazione nazionale dei giovani al termine della loro esperienza di accoglienza in casa-famiglia o in affido”, accompagnati dalla volontaria di Agevolando e psicologa della Comunità Murialdo di Trento Marzia Saglietti a cui è stato affidato l’intervento: “Lavorare a rete sul territorio nazionale per i giovani. L’esperienza della sede di Agevolando della Comunità Murialdo di Trento”.
L’Associazione Agevolando continua così a diffondersi, incontrare persone e realtà, avviare collaborazioni e soprattutto a sensibilizzare le istituzioni, la politica, tanti operatori del settore (e non solo) sul tema dei neomaggiorenni in uscita dai percorsi di tutela.

in: http://www.agevolando.org

Saper chiedere scusa.

La vicenda di Federico Aldrovandi e l’applauso ai poliziotti che si sono macchiati del suo omicidio, è davvero lo specchio della nostra società. Una società in cui nessuno sa chiedere scusa, in cui ammettere i propri limiti e le proprie responsabilità è visto come un atto di debolezza, invece che di coraggio. Quello che mi spaventa di più, senza entrare nel difficile merito della vicenda, è la violenza che permea alcune scelte e alcuni comportamenti. Anche nel mio lavoro mi rendo conto come a volte basti davvero pochissimo per scatenare delle reazioni violente e inaspettate, un’aggressività sopita che emerge non appena si apre un minimo spiraglio. La politica, le agenzie educative, le associazioni e chiunque abbia un ruolo o una responsabilità sociale devono combattere questa violenza, non alimentarla. E questo vale ancora di più per le Forze dell’Ordine.  Anche noi dovremmo farci un esame di coscienza e non dimenticare che anche nelle nostre piccole scelte quotidiane possiamo cercare di cambiare questa mentalità distorta, che divide il mondo in buoni e cattivi, che inneggia alla violenza come forma di difesa, che rifiuta l’idea che si possa chiedere scusa o ammettere uno sbaglio senza scalfire la propria autostima.  Perché non è forte chi alza di più la voce, chi impone il suo pensiero a tutti i costi, chi si nutre di pregiudizi, chi vessa i più deboli. La vera forza sta nel dialogo e nella banale quanto rivoluzionaria capacità di ammettere i propri limiti e accettare quelli degli altri.