Non siamo mai completi. Abbiamo bisogno degli altri. Intervista ad Andrea Canevaro

“Per aver dato impulso con i suoi studi e le sue ricerche, allo sviluppo del pensiero sui temi della disabilità, delle differenze e dei sistemi educativi a livello nazionale ed europeo […]. Per aver accompagnato il mondo dell’associazionismo e della cooperazione sociale riminese nella progettazione e nella costruzione di realtà di accoglienza e di inclusione sociale, educativa e occupazionale […] Per averci insegnato a guardare al benessere e all’inclusione delle giovani generazioni come elemento imprescindibile nella costruzione del futuro della nostra società […]”.
Con queste motivazioni l’Amministrazione Comunale ha scelto di conferire lo scorso 20 Novembre, Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, la cittadinanza onoraria ad Andrea Canevaro, ordinario di Pedagogia Speciale all’Università degli Studi di Bologna e figura chiave nello sviluppo del pensiero pedagogico in ambito nazionale e internazionale.

Durante la cerimonia solenne sono intervenuti la Presidente del Consiglio Comunale Donatella Turci, il sindaco Andrea Gnassi e la vice sindaco Gloria Lisi. La tradizionale laudatio è stata affidata all’Assessore alla Scuola e all’Università della Regione Emilia-Romagna Patrizio Bianchi che in un appassionato discorso ha sottolineato il dna educativo che contraddistingue la città di Rimini e che Canevaro ha contribuito ad implementare divenendo maestro per generazioni di educatori e operatori sociali, nell’ottica di una Pedagogia della complessità che si contrappone alla banalizzazione e alla linearizzazione così diffuse nella società odierna. Alla cerimonia solenne in onore del prof. Canevaro si è aggiunta poi una festa al Centro per le Famiglie dove simbolicamente l’amministrazione comunale ha voluto conferire ai bambini stranieri nati in Italia e residenti a Rimini la cittadinanza onoraria, come auspicata premessa dell’effettivo riconoscimento della cittadinanza italiana da parte della legislazione nazionale. In questa giornata che ha certamente riconosciuto il valore della sua persona ma anche e soprattutto inviato un messaggio preciso alla città di Rimini da parte dell’amministrazione, chiediamo proprio ad Andrea Canevaro un commento e qualche riflessione.

Qual è il suo rapporto con la città di Rimini e con i riminesi?
“Rimini mi ha sempre affascinato. Da bambino, andando a trovare una mia zia che stava a Torre Pedrera – io arrivavo, con i miei, dal ravennate – e sentivo che quando mi avvicinavo a Rimini mi sembrava di avvicinarmi ad un luogo proibito e meraviglioso. Quando, cresciuto, sono tornato a Rimini, il luogo non è stato più proibito ed è rimasto meraviglioso. Certi scorci della città, vicino al Castello o nelle piazzette tipo quella dei Teatini mi fanno sognare di essere a… Parigi. E incontro persone meravigliose, che tengono un caffè o un forno da pane con l’eleganza disponibile di chi conosce le antiche leggi dell’ospitalità.”

Come è possibile, allora, in questo contesto far crescere i valori dell’accoglienza e dell’educazione anche nella nostra città, in particolare nell’ottica dell’inclusione delle persone con bisogno speciali?
“Occorre partire dalle risorse esistenti per valorizzarle in un progetto che permetta l’assunzione della responsabilità dell’accompagnamento nel progetto di vita, che può anche comprendere la residenzialità, in diverse forme e accanto ad altre proposte. La logica dell’accompagnamento nel progetto di vita dovrebbe introdurre un cambiamento sostanziale: dalla percezione di percorso per un soggetto con bisogni speciali costituito da segmenti, alla costruzione di un percorso personalizzato in cui le parole intreccio e rete siano riferimenti di pratiche socio-educative capaci di dare vita a proposte riabilitative domiciliari, sociali, laboratoriali, residenziali per solo alloggio, residenziali con accoglienza completa…e gli operatori acquisiscano competenze per padroneggiare l’intera gamma delle possibilità che sortiranno, e che nasceranno anche dal loro operare progettando. E questo sarà fatto con il costante dialogo con i famigliari e le reti sociali dei soggetti con bisogni speciali.”

È fiducioso che questo sia possibile?
“Dobbiamo vivere la speranza, che è davanti a noi e non alle nostre spalle. La speranza, dice il vocabolario è attesa viva e fiduciosa di un bene futuro. Sperare è aprirsi al futuro. In una favola di La Fontaine, a proposito di un uomo vecchio che spera di conquistare una fra tre fanciulle, si dice che è meglio che non si illuda: quittez le long espoir et les vastes pensées (Abbandoni la speranza troppo ampia e i pensieri troppo vasti). Significa che il futuro deve essere misurato sul possibile, e non lasciato nel vago di un tempo impossibile. Chi vive l’emergenza continua della condizione assistenziale, non ha davanti il tempo. Lo ha alle spalle. Se l’attesa è di qualcosa di impossibile, cresce la disperazione. Viaggiando si può imparare a vivere il tempo, anche il tempo dell’attesa. Si può imparare a vivere attese possibili. Vivere gli incontri con fiducia, imparando a distinguere, superando i pietismi che sovente circondano chi vive in condizioni particolari e può sentirsi valutato sempre totalmente, e non unicamente per la specificità di una situazione.”

In questo senso potremmo quindi intendere il viaggio come metafora della vita?
“Certo. Basti pensare che quando eravamo bambini dipendevamo in tutto e per tutto dai nostri genitori, poi siamo cresciuti, siamo diventati capaci di camminare poi di andare in bicicletta: i periodi potrebbero essere scanditi in durate più brevi che permettono di capire meglio quello che succede in una serie di tappe importanti; non siamo nati già completi eppure riteniamo di aver avuto una vita in cui eravamo completi, normali, funzionanti, e poi… ci siamo accorti, finalmente, che non siamo mai completi e abbiamo sempre bisogno gli uni degli altri…”.

Dunque, in qualsiasi situazione ci troviamo, nel viaggio della vita abbiamo sempre e comunque bisogno gli uni degli altri e questo non è mai un limite, ma una ricchezza. Grazie ad Andrea Canevaro e alla città di Rimini per avercelo ricordato.

Silvia Sanchini

in http://www.newsrimini.it/sociale
foto: Comune di Rimini

canevaro_cittadinanza

Il sogno di Samir, Emmanuel, Aminul

anci2.2012A proposito di diritti dei mionori (ieri, 20 Novembre, si celebrava proprio la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza), ho avuto l’opportunità di scrivere per il Settimanale della Diocesi di Rimini, Il Ponte, un articolo dedicato al tema dei “minori stranieri non accompagnati”:

Il sogno di Samir, Emmanuel, Aminul

C’è Emmanuel, che ha lasciato il proprio amato paese – l’Africa – per sfuggire a un conflitto etnico e civile di cui nessuno parla. Ha 16 anni e sogna di fare il cuoco oppure, come tanti suoi coetanei, il calciatore. E poi c’è Aminul, che viene dal Bangladesh, e ha un papà gravemente malato che però non può permettersi le cure e quindi desidera soltanto trovare un lavoro, e in fretta, per poterlo aiutare. E Abdul, che a soli 17 anni ha lasciato un bimbo in Senegal, di cui sente una tremenda nostalgia ma al quale vorrebbe offrire un futuro migliore qui in Italia. Ma ci sono anche le storie di Rino e Samir, rispettivamente albanese e tunisino, che dopo un’accoglienza in comunità e un percorso di formazione professionale concluso positivamente hanno trovato un buon lavoro qui a Rimini e hanno scelto di andare a vivere insieme.
I nomi qui riportati sono fittizi ma le storie raccontate sono straordinariamente reali.  Continua a leggere

Il blog di Don Claudio Burgio

“Mi sono convinto, tuttavia, che sono almeno due i motivi per cui vale la pena dedicare tutto me stesso ai voi ragazzi: primo, perché credo in ognuno di voi; secondo, perché credo in Dio.”

Anche oggi segnalo volentieri un blog speciale dedicato all’educazione. E’curato da Don Claudio Burgio, sacerdote milanese. Don Claudio è Presidente dell’Associazione “Kairos” che dal 2000  gestisce comunità di accoglienza per minori e servizi educativi  per adolescenti e collabora con Don Gino Rigoldi come cappellano all’Istituto Penale Minorile Beccaria di Milano. E’ autore di un libro nel quale mi sono ritrovata al 100%, “Non esistono ragazzi cattivi” (Paoline 2010), e che due anni fa proprio in questo periodo abbiamo avuto la fortuna di presentare in un incontro a Rimini alla Fondazione San Giuseppe.

Tra le sezioni del blog la mia preferita è la “Lettera ai ragazzi” che Don Claudio ha dedicato proprio ai giovani di cui si occupa. Belle anche le sezioni interattive che prevedono il contributo diretto dei ragazzi e i video delle puntate di “Kestoria” con i ragazzi dell’Associazione Kairos.

Ecco il link: http://donclaudioburgio.blogspot.it/

Educatori e non…buona lettura!

Immagine

Neomaggiorenni Attivi. Non più assistiti ma protagonisti

neo_attiviLo scorso 6 Novembre il primo effettivo evento di carattere nazionale promosso dall’associazione ha riunito a Bologna tante persone, e in particolare diversi ragazzi, per presentare un nuovo servizio di supporto all’autonomia promosso nelle province di Ravenna e Bologna e per riflettere sul tema della cittadinanza attiva e del delicato passaggio alla maggiore età per i ragazzi cresciuti in comunità, affido o casa-famiglia.
Il Convegno si è svolto nella prestigiosa cornice della Cappella Farnese di Bologna che – come ha ricordato l’Assessore ai servizi sociali del Comune di Bologna, Amelia Frascaroli – si è così colorata, come di rado accade, dei volti e dei sorrisi di tanti giovani. Gino Passarini, responsabile del Servizio Politiche Familiari Infanzia e Adolescenza della Regione Emilia Romagna, ha introdotto i lavori della giornata con una cornice istituzionale al tema a partire dalla riflessione avviata in Regione con la Legge 14/2008, un punto di non ritorno per quanto riguarda le politiche giovanili in Emilia Romagna. Si è entrati poi nel vivo degli argomenti trattati con la densa relazione di Liviana Marelli, referente nazionale minori del Coordinamento Nazionale Comunità d’Accoglienza (CNCA). Nel suo intervento ha evidenziato l’importanza di continuare a progettare anche in questo momento di precarietà, rifiutando l’idea di ineluttabilità della crisi. Ha inoltre denunciato il paradigma che ci ha condotto a questa situazione di crisi economica mettendo al centro solo la finanza e l’economia e la necessità di tornare invece a un modello in cui sia la persona ad essere al centro, il suo benessere, i suoi diritti. Solo così le politiche sociali non saranno più percepite come un costo e una spesa da tagliare ma come un’opportunità di crescita per tutti. Fondamentale è inoltre tornare a fare cultura intorno a questi temi utilizzando un linguaggio accessibile a tutti e non solo per addetti ai lavori, onde evitare il rischio che occuparsi di chi è più fragile appaia come affare solo di pochi.

La descrizione vera e propria del progetto “Voi come noi… noi come voi”, promosso da Agevolando con il finanziamento della Fondazione Del Monte, è stata affidata alla coordinatrice del progetto, Anna Bolognesi, che ne ha descritte le diverse fasi, gli obiettivi e gli esiti. In particolare ci si è soffermati sul profilo dei 18 giovani coinvolti attivamente (provenienti da 11 comunità educative delle province di Bologna e Ravenna) che non più come utenti ma, appunto, come soggetti attivi si sono resi protagonisti della realizzazione del portale www.sportellodelneomaggiorenne.it, uno spazio in cui tanti ragazzi come loro potranno trovare informazioni utili sulla ricerca di casa e lavoro, sul rinnovo dei documenti, sulla gestione del denaro… e dialogare e confrontarsi attraverso lo spazio del Forum. La parola è poi passata ai ragazzi stessi che hanno raccontato la loro esperienza ed è stato bello ed emozionante ascoltare le loro parole e la loro forza nell’affermare che: “Siamo cresciuti insieme…perché quello che fai per gli altri lo fai anche per te stesso”. Ampio spazio è stato dato anche alla presentazione di altre esperienze presenti sul territorio nazionale rivolte ai neomaggiorenni: l’esperienza dello “Sportello del Neomaggiorenne” della Provincia di Rimini promosso dalla Fondazione San Giuseppe e presente con una delegazione di volontari e ragazzi, il progetto “A partire dalla fine” dell’Associazione Arimo di Milano presentato da Paolo Tartaglione e le attività realizzate nella provincia di Ferrara presentate da Maurizio Pesci, direttore ASP.

Infine la riflessione di Maria Teresa Pedrocco Biancardi, psicoterapeuta che si è soffermata sul tema della “cura” necessaria anche per gli adulti e l’intervento del Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Luigi Fadiga che ha opportunamente fatto riferimento agli aspetti legislativi connessi al compimento della maggiore età.
Il convegno è stato coordinato da Federico Zullo, ideatore e Presidente nazionale di Agevolando, che ha sottolineato i tre aspetti-chiave che contraddistinguono l’azione progettuale di Agevolando: la rete (da costruire e mantenere); la solidarietà della cittadinanza, la partecipazione e il protagonismo dei ragazzi stessi. In particolare quest’ultimo aspetto è stato un filo conduttore trasversale a tutti gli interventi e ben evidente anche nelle parole e nell’esperienza dei ragazzi coinvolti: quello che Agevolando desidera promuovere è infatti un modello che esca dalla logiche di dipendenza o assistenzialismo ma costruisca invece diritti di cittadinanza. Dalle difficoltà, infatti, si può uscire – e questi giovani ce lo testimoniano quotidianamente – solo uscendo dalla condizione di assistenza e provando a farcela insieme, agevolandosi – appunto – a vicenda.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it//news/2013/novembre/09/rimini/neomaggiorenni_attivi._non_pia__assistiti_ma_protagonisti.html

Per info:
www.agevolando.org
www.sportellodelneomaggiorenne.it

Blog Crossing Day

In vista della seconda Assemblea generale e materiale sulla CONSULENZA PEDAGOGICA che si terrà a Milano il 16 novembre 2013, alcuni blogger che ne prenderanno parte hanno deciso di lanciare in rete un blog crossing day nel quale parleranno, in un breve post, del perché hanno scelto l’educazione come professione e di come sono entrati in contatto con il gruppo Facebook “Educatori, Consulenti pedagogici e pedagogisti” da dove tutto ha avuto inizio.

I contributi saranno condivisi sui diversi Social con #assembleagenerale e #consulenzapedagogica.

Immagine

Un posto per tutti a New York City

20131026_123415 - Copia

20131028_155437 - Copia 20131030_150006 20131031_150206 20131101_11352220131102_231616

 20131028_102632 - CopiaHo selezionato alcuni dei miei scatti del recente viaggio a New York perché credo esprimano bene le tante anime di questa città (o, perlomeno, quelle che io vi ho trovato). Premetto che non ho mai avuto il mito americano e che, tendenzialmente, sono più amante delle città europee, con i loro vicoli, le piazze come luogo di incontro, la loro storia. Aggiungo anche che, come hanno già scritto in molti, New York è talmente impressa nell’immaginario di chiunque grazie al cinema e alla tv che è difficile partire senza avere già un’idea perlomeno vaga di quello che ti aspetti di vedere. In ogni caso devo comunque ammettere che la città di New York è riuscita a stupirmi ed emozionarmi. Ho amato tantissimo alcuni luoghi tanto da sentire quella sensazione di “casa” che solo certi posti al mondo riescono a regalarti così come invece ho odiato e sono rimasta delusa da altri posti che mi hanno al contrario lasciata spaesata e disorientata. Sono stata animata nelle giornate newyorkesi da sentimenti contradditori (penso sia l’effetto New York!) che oscillavano tra l’entusiasmo e l’incanto, l’indifferenza e il disorientamento. Ma ho comunque imparato alcune cose su questa città che, molto umilmente, provo a condividere! 🙂

20131030_183211Ho imparato che a New York ognuno può trovare il proprio posto. Forse è questo uno degli aspetti newyorkesi che mi è piaciuto di più. È una città che offre talmente tanto e in talmente tanti modi diversi che è difficile non potersi cucire addosso il proprio abito da queste parti. Puoi trovare la quiete dei parchi pubblici (magici nei colori autunnali) o le luci stroboscopiche di Times Square, una tranquilla libreria in una strada secondaria dove bere un caffè (ovviamente annacquato!) così come locali all’ultima moda dove sfilare come fossi sul red carpet, puoi fare indigestione di alcune delle più belle opere d’arte del mondo così come perderti tra le vetrine scintillanti della 5th Avenue.

Ho imparato che a New York è tutto grande, big, esagerato, ogni cosa sembra sempre alla ricerca di un primato…e questo a volte è un bene a volte è un male…ma nonostante questo a Manhattan puoi spostarti con facilità con i mezzi pubblici e anche a piedi e non sentirti poi così spaesata.

Ho imparato che qui non importa quanto sei strano, non importa come ti vesti, non importa il colore dei tuoi capelli…nessuno ti noterà per le strade di New York, perché anche la cosa più stralunata che tu possa fare probabilmente qualcuno lì l’ha già fatta molto prima di te!

20131030_151754Ho imparato che pur nella sua frenesia, confusione, spersonalizzazione anche questa città può regalare squarci di grande umanità. Ho impressa nella mente e nel cuore l’immagine di una famiglia che pranza insieme al fast food o quella di un giovane che offre qualcosa da mangiare ad un senza tetto alla fermata della metro o della signora sull’autobus che ci vede con la cartina in mano e ci offre il suo aiuto per trovare la strada o della ragazza all’uscita dal Madison Square Garden che ci regala la maglietta dei Knicks o l’immagine del matrimonio a Central Park o, infine, l’immagine del tifo e del calore del pubblico per i corridori disabili della Maratona. Sono questi sguardi, questi gesti, questa umanità e questi momenti di tenerezza uno dei ricordi più belli che “riporto a casa” da questo viaggio.

Quel che è certo è che sentirò sempre un legame a doppio filo con New York City, che in ogni caso prima o poi dovrò tornarci perché ci sono ancora milioni e milioni di cose che vorrei vedere e che avrò sempre un debito di riconoscenza nei confronti di questa città (e delle mie compagne di viaggio naturalmente!) perché mi ha regalato in un momento difficile attimi di vera serenità, fiducia e libertà.

P.s. A breve l’itinerario di viaggio!

20131025_104545 - Copia