La voce dei ragazzi di Agevolando in Parlamento

Anche Agevolando, la prima associazione in Italia nata dall’iniziativa di giovani che hanno trascorso parte della loro infanzia e adolscenza “fuori famiglia”, ha partecipato al convegno promosso lo scorso 13 Febbraio alla Camera dei Deputati dal titolo: “Affidamento temporaneo: abuso o tutela? Ovverosia il fenomeno degli allontanamenti facili”. L’incontro, come è evidente già dal titolo, correva purtroppo il rischio di affrontare il tema in modo demagogico e generico, per questo è stato importante ascoltare anche la voce di chi è stato personalmente coinvolto in un percorso di allontanamento dalla propria famiglia di origine. Qui trovate un mio resoconto dell’evento e in particolare un riferimento all’intervento di Federico Zullo, presidente nazionale di Agevolando, e Giovanni Fulvi, presidente nazionale del Cncm (Coordinamento nazionale comunità minori). E soprattutto la proposta più significativa di Agevolando in questo momento: un Disegno di Legge, presentato dalla sen. Amati, dedicato proprio ai giovani in uscita da percorsi di tutela.

Popolati di libri e di amici/ part 3

Per la terza puntata della mia rubrica “Libri & amici”, oggi vi consiglio innanzitutto il libro fresco di stampa curato dalla giornalista riminese ma trapiantata a Milano Francesca Lozito, insieme a Paola Binetti: “Il caso Stamina e la prova dei fatti. Riflessioni sull’etica di cura e di ascolto” (Ma.gi Editore, 2014). Dopo mesi in cui sulla vicenda Stamina si è sentito e detto tutto e il contrario di tutto, finalmente un lavoro serio e analitico sul tema che Francesca ha condotto con grande coraggio e determinazione e che merita davvero di essere letto per fare chiarezza su questa triste e complessa vicenda.

Vorrei poi parlarvi di una casa editrice riminese molto particolare, la Fara Editore. Fara è una parola cinese che significa “l’universo che sta sotto le parole” e il punto di forza di questa piccola casa editrice penso che sia proprio quello di occuparsi di libri e parole non solo attraverso pubblicazioni ma anche in un universo correlato alla parola fatto di kermesse, eventi, concorsi, spazi di condivisione. Questo soprattutto grazie alla cura quotidiana per i “suoi” autori che il responsabile della casa editrice, Alessandro Ramberti, riserva a ciascuno con costante dedizione. Ampio spazio è dedicato nel catalogo di Fara alla poesia e tra i poeti coinvolti anche la mia amica Giorgia Bascucci ha partecipato con le sue opere a due raccolte: “Chi scrive ha fede?” e “Scrittura felice”. Tra le opere più interessanti di Fara segnalo  la “Comedìa” a cura di Massimo Sannelli, un commento alla Divina Commedia corredato dalle illustrazioni di Francesco Ramberti. Io ho collaborato con Fara  nell’inedita e immeritata veste di giurata per l’edizione 2013 del premio Faraexcelsior che ha visto tra i vincitori l’opera “Il tempo delle mani” di Patrizia Rigoni, un romanzo breve maturo e raffinato, un viaggio nella memoria e nel presente. Correlati a Fara segnalo anche il blog Farapoesia e Narrabiliando.

9788810411421g.jpgInfine concludo segnalandovi l’ultima fatica di Matteo Ferrari: “In quello stesso giorno. L’«oggi» della Parola nel Vangelo di Luca” (Edb 2014). Matteo Ferrari è monaco benedettino a Camaldoli, un’ oasi di pace e bellezza immersa nella foresta del Casentino dove da mille (!) anni i monaci camaldolesi con la loro intelligenza e creatività (Matteo e Emanuele, lo so che state sorridendo…🙂 ) si dedicano alla preghiera, allo studio, al lavoro con una forte vocazione anche all’accoglienza. Camaldoli è un luogo dove davvero  sentirsi a casa e riconciliarsi con il mondo e con se stessi. Matteo Ferrari nei suoi studi si occupa soprattutto di liturgia ed è responsabile delle diverse interessantissime proposte che potete consultare sul sito della Comunità, alcune rivolte nello specifico anche ai più giovani.

Una casa che vuol essere famiglia

Cinzia ha uno sguardo dolce e accogliente, ma anche molto determinato e concreto. Non potrebbe essere altrimenti visto che è mamma di quattro figli e di lavoro fa l’infermiera professionale. Massimo, nella coppia, è forse il più idealista e sognatore, ha lavorato come rappresentante ma anche come imprenditore agricolo.
Così complementari e al tempo stesso così uniti da 21 anni, si apprestano ad affrontare insieme a Chiara, Francesco, Pietro e Marco una nuova sfida: aprirsi all’accoglienza di altri bambini e ragazzi.

Una comunità di tipo familiare
Un progetto reso possibile anche grazie alla scelta della Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS di mettere a disposizione della famiglia la casa di proprietà a San Lorenzo in Correggiano. Un’ex casa colonica, ristrutturata con criteri di bioarchitettura, circondata da oltre 15.000 mq di terreno. Nella struttura è stata attivata una Comunità di tipo familiare, ai sensi della Direttiva Regionale 1904/2011, e potrà accogliere minori in situazione di disagio familiare e sociale inviati dai Servizi Sociali competenti, in particolare dal Comune e dall’Ausl di Rimini da subito individuati come primi interlocutori.

L’accoglienza nel DNA
Il progetto prevede la presenza della coppia di adulti accoglienti che verrà affiancata da educatori professionali della Fondazione e da una serie di volontari individuati dalla Parrocchia di San Lorenzo in Correggiano, sin dagli inizi promotrice di questa esperienza. “La comunità parrocchiale di San Lorenzo in Correggiano – ci raccontano Cinzia e Massimo Ruggeri – ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra scelta. La decisione della nostra famiglia è infatti maturata all’interno di un percorso promosso dal nostro parroco ma che ha visto coinvolti anche altri adulti e famiglie in uno spirito di condivisione che per noi è fondamentale. Non solo, determinante è stato l’appoggio dei nostri figli.
Senza la loro disponibilità probabilmente non avremmo mai maturato questa decisione. D’altra parte l’accoglienza ha sempre fatto un po’ parte del dna della nostra famiglia, che in passato ha già partecipato al progetto ‘Operazione cuore’ accogliendo in casa due bambini che dovevano essere sottoposti a un intervento chirurgico”.

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La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa.

Immagine“Ma dove sono finite le mie coetanee?”, è la domanda con cui si apre il libro: “La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa” (Rubbettino 2012) di don Armando Matteo: teologo, classe 1970, già assistente nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e autore di numerosi testi sul rapporto tra cristianesimo e modernità tra cui il molto dibattuto “La prima generazione incredula”.
Dopo essersi interrogato sulla crescente estraneità dei giovani all’esperienza di fede, don Armando Matteo torna a provocare con la consueta intelligenza e a stimolare il dibattito ecclesiale evidenziando come anche il rapporto tra le donne e la Chiesa, riferendosi in particolare alla generazione delle quarantenni, mostri oggi i primi segni di cedimento dopo secoli in cui le donne hanno assunto un ruolo da indiscusse protagoniste nel compito della trasmissione della fede alle nuove generazioni.
“La fuga delle quarantenni” è stato presentato lo scorso 8 Febbraio presso la Biblioteca Diocesana E. Biancheri nell’ambito del ciclo di incontri “Colazione con l’autore” promossi in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose A. Marvelli, la Libreria Pagina e il Servizio Diocesano per il Progetto culturale.
Di alcuni degli snodi più interessanti emersi dalla presentazione del libro e dal vivace dibattito scaturito a margine dell’incontro, discutiamo proprio con l’autore.

Nel suo libro parla di un grande cambiamento culturale che sta coinvolgendo l’universo femminile. Che cosa sta accadendo?
Veniamo da secoli in cui esisteva una priorità maschile molto netta, quasi data per scontata. Oggi stiamo finalmente assistendo a una grande rivoluzione culturale e sociale. Sono d’accordo con il sociologo francese Alaine Touraine che qualche anno fa ha pubblicato il libro “Il mondo è delle donne”, evidenziando come le donne stiano divenendo il motore di un profondo cambiamento. Basti pensare per esempio ai dati sulle laureate in Italia, oggi di gran lunga superiori ai loro coetanei maschi. Questi cambiamenti coinvolgono, naturalmente, anche il vissuto delle nostre chiese.

Cosa è cambiato nelle donne nate dal 1970 in poi?
Per secoli la Chiesa si è affidata quasi esclusivamente alle donne (in quanto madri, insegnanti, catechiste, suore) per trasmettere la fede alle nuove generazioni. Ma numerose ricerche condotte in questi anni ci mostrano che a partire dalla generazione delle quarantenni questa tendenza sta profondamente cambiando. L’alleanza tra donne e Chiesa non è più così stretta, anzi, si riscontra un progressivo allontanamento non solo degli uomini ma anche delle giovani donne dalle pratiche di fede. E questo è un elemento assolutamente innovativo nella storia della Chiesa.

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