Vacanze di Natale in Villa

natale-in-villa-del-bianco-misano-rimini-autismo_3Una visita ai mercatini di Natale, una cioccolata calda, preparare insieme golosi biscotti, un viaggio in trenino attraverso la città…piccoli piaceri e divertimenti che durante le feste natalizie a tutti piace concedersi.

Ecco allora un’idea perché anche i ragazzi con autismo possano godersi le feste: il progetto “Vacanze di Natale in Villa” promosso per il sesto anno consecutivo dall’Associazione Rimini Autismo Onlus in collaborazione con la Cooperativa sociale “Il Millepiedi”, la Cooperativa Cad e altre realtà del territorio.

Per sei pomeriggi dei giorni feriali delle vacanze di Natale a partire da lunedì 28 Dicembre, i ragazzi di Rimini Autismo iscritti al progetto, trascorreranno tre ore ogni giorno con educatori specializzati, vivendo insieme a loro momenti piacevoli e socializzanti in questo tempo di festa, a partire da un luogo molto importante: “Villa del Bianco”. Villa del Bianco è una struttura messa a disposizione dal Comune di Misano, uno spazio in cui da sei anni si svolgono progetti di accoglienza e integrazione per i ragazzi con autismo.

Cristina Righetti è mamma di Filippo che ha 19 anni ed è affetto da autismo e da una grave forma di ritardo mentale. Dal 2010 Cristina coordina i progetti “Natale in Villa” e “Pasqua in villa”, pensati per dare un sollievo alle famiglie e offrire opportunità ricreative ai ragazzi durante i periodi di vacanza e il progetto “Ricomincio da noi”, per prendersi cura anche delle fragilità e delle ferite dei familiari dei ragazzi con autismo.

Ci racconta come sono nate queste intuizioni: “Nel 2010 scrissi una lettera aperta per chiedere aiuto alle istituzioni e individuare luoghi e occasioni di sostegno alle famiglie creando uno spazio specializzato aperto tutto l’anno (http://www.riminiautismo.it/it/villa-del-bianco.php) suggerendo di mettere a disposizione una colonia tra Rimini e Riccione. Il Comune di Misano ha accolto l’appello e ci ha concesso l’utilizzo di Villa Del Bianco”.

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Voglio vederti danzare. #BuonFerragosto

foto libro madriTorno con piacere a parlarvi grazie a Punto Famiglia del libro “Madri” e di quella meraviglia che sono Antonia Chiara Scardicchio e sua figlia Serena, nonchè della felice intuizione della HopeSchool!
Con le sue parole di ‪‎speranza‬, auguro a tutti buon Ferragosto!

«Madri è un piccolo gioiello. Semplice, delicato, intenso, profondo ed eccentrico. Proprio come la sua autrice». Sono le parole di Piero D’Argento, consulente del Welfare della Regione Puglia, così efficaci nel descrivere un libro che è molto di più del semplice racconto di una mamma e del suo rapporto con la figlia affetta da autismo.

L’autrice, Antonia Chiara Scardicchio, è ricercatrice in Pedagogia sperimentale e professore di Progettazione e valutazione dei processi formativi presso l’Università degli studi di Foggia. Dal 1988 conduce atelier autobiografici mediante i linguaggi del gioco e dell’arte. Ha al suo attivo numerose pubblicazione e nel 2015 ha fondato insieme alle Edizioni “La Meridiana” la prima scuola italiana di “speranza scientificamente fondata”: la “HopeSchool”. È sposata con Giovanni ed è mamma di Serena e Gabriele.

Come nasce il libro “Madri” è qual è il messaggio che questo testo desidera trasmettere?

Il messaggio del libro muove, posso dire con Ligabue, da “il giorno di dolore che uno ha”: non riguarda dunque soltanto la disabilità di mia figlia Serena ma la sofferenza che tutti – seppur in forme diverse – attraversiamo nella nostra storia. Ed è il racconto del dolore, che è solo la penultima notizia, perché la croce – come amava ripetere don Tonino Bello – è “collocazione provvisoria”.

Questo non significa negare il peso, la fatica, la tragedia. Significa non riconoscergli eternità. Ed è allora – quando il dolore smette di farci credere che è senza scampo – che la vita ci stupisce.

“Madri”, per esempio, è nato in maniera del tutto inaspettata, in risposta ad una situazione dolorosa. Il testo che avevo scritto per me era nel mio cassetto, a segnare un momento di passaggio nella mia storia. Finché Antonella Chiadini, medico e giornalista riminese dallo straordinario estro, mi ha dato l’occasione di trasformarlo in condivisione, grazie alle Edizioni NFC e alla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile, una ONLUS impegnata nel tutelare i diritti dell’infanzia e promuovere una positiva cultura della maternità.

“Madri” raccoglie anche diversi preziosi contributi: le interviste di Mariangela Taccogna e Alessandra Erriquez, le fotografie di Giovanni Ventura, le illustrazioni di Patrizia Casadei, le opere della scultrice Angela Micheli. È dunque un coro, una comunità di voci che racconta che sì, si può morire anche mentre siamo in vita. Ma le croci al terzo giorno si possono spiantare.

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“Madri” – Diventiamo maestri di speranza

11149283_866157260097728_6964535485508909819_nIn questa giornata non posso non parlarvi di un libro dedicato a tutte le madri, e non solo. Antonia Chiara Scardicchio, l’autrice, è formatrice e ricercatrice all’Università degli studi di Foggia e mamma di Serena, una bimba speciale. E’ inoltre ideatrice della “HopeSchool”, Scuola di Speranza, promossa insieme alle Edizioni La Meridiana.

“Madri” è un libro che ha avuto un grande successo, tanto da essere stato appena riproposto in una seconda edizione ampliata. Qual è il cuore di questa opera?

Il messaggio del libro muove, posso dire con Ligabue, da “il giorno di dolore che uno ha”: non riguarda dunque soltanto la disabilità di mia figlia Serena ma la sofferenza che, tutti, seppur in forme diverse, attraversiamo nella nostra storia. Ed è il racconto che questo dolore è solo la penultima notizia, perché la croce – come amava ripetere don Tonino Bello – è “collocazione provvisoria”. Questo non significa negare il peso, la fatica, la tragedia. Significa non riconoscergli eternità. Ed è allora – quando il dolore smette di farci credere che è senza scampo – che la vita ci stupisce. “Madri”, per esempio, è nato in maniera del tutto inaspettata, in risposta ad una situazione dolorosa. Il testo che è il cuore del libro lo avevo scritto solo per me ed era nel mio cassetto, a segnare un momento di passaggio nella mia storia. Finché Antonella Chiadini, medico e giornalista riminese dallo straordinario estro, mi ha dato l’occasione di trasformarlo in condivisione, grazie alle Edizioni NFC e alla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile. “Madri” raccoglie anche diversi preziosi contributi: le interviste di Mariangela Taccogna e Alessandra Erriquez, le fotografie di Giovanni Ventura, le illustrazioni di Patrizia Casadei, le opere della scultrice Angela Micheli. E’ dunque un coro, una comunità di voci che racconta che, sì, si può morire anche mentre siamo in vita… Ma le croci al terzo giorno si possono spiantare.

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17 Aprile…tutti a scuola di speranza con Chiara SCARDICCHIO

17-4-2015 Incontro con Chiara ScardicchioL’Azione Cattolica della Parrocchia Nostra Signora di Fatima di Rivabella di Rimini e la Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS promuovono l’incontro pubblico: “A scuola di speranza. Da Jovanotti a Don Tonino Bello, una storia di resurrezione”.

L’incontro si svolgerà Venerdì 17 Aprile p.v. alle ore 20.45 nel Teatro della Parrocchia di Rivabella (via Coletti 174 – Rimini). Interverrà ANTONIA CHIARA SCARDICCHIO, formatrice e ricercatrice dell’Università degli studi di Foggia, esperta di narrazione autobiografica, e mamma di Serena, una bimba speciale affetta da autismo.

Nell’incontro verrà presentata la nuova edizione ampliata del libro “Madri…voglio vederti danzare” (NFC Edizioni, 2015 http://www.agenzianfc.com/shop/madri-1) che racconta la storia di Chiara e Serena anche grazie al contributo di Antonella Chiadini, Mariangela Taccogna e Alessandra Erriquez e attraverso le fotografie di Giovanni Ventura, le illustrazioni di Patrizia Casadei e le opere dell’artista Angela Micheli.

“Madri è un libro che parla di autismo e del mio rapporto con mia figlia Serena, ma non solo”spiega Chiara Scardicchio. “È la storia di chiunque si trovi a vivere una situazione di fatica e sofferenza e invece di cedere il passo alla disperazione, sceglie di rialzarsi in piedi e ricominciare. Solo così la disgrazia può trasformarsi in grazia, il dolore in speranza. La felicità infatti non consiste nell’assenza di pesi o di dolore ma nella loro trasformazione”.

La proposta di questa serata è nata dall’incontro tra la sensibilità educativa dell’Azione Cattolica, che da alcuni anni promuove incontri di formazione su tematiche di attualità nella Parrocchia N.S. Di Fatima di Rivabella e l’attività della Fondazione San Giuseppe, da oltre cent’anni impegnata nella promozione di una positiva cultura dell’infanzia e della maternità e che ha concretamente contributo alla pubblicazione del libro “Madri” per sostenere le spese del sostegno scolastico per Serena.

Nella serata verrà inoltre presentata l’iniziativa promossa dalla Editrice Meridiana: “Hope school”, la prima Scuola di Speranza italiana nata a Molfetta grazie all’iniziativa di un gruppo di professioniste nel settore editoria, comunicazione, ricerca, insegnamento e in particolare grazie al contributo della stessa Chiara Scardicchio, Direttrice scientifica della Scuola. Altre informazioni alla pagina http://www.edizionilameridiana.it/hopeschool/. Filosofia della scuola è che “la speranza non si può insegnare ma si può imparare”.

L’incontro di Venerdì 17 Aprile p.v. è gratuito e aperto a tutta la cittadinanza. Sarà seguito, nella mattinata di Sabato 18 Aprile p.v., da un laboratorio di formazione condotto dalla stessa Chiara Scardicchio: “Atelier bibiliografico tra Logica & Fantastica” al quale prenderanno parte gli operatori della Fondazione San Giuseppe e della Cooperativa Sociale “Il Millepiedi”.

Per saperne di più: http://www.sangiuseppe.org/news-eventi/a-scuola-di-speranza-incontro-con-chiara-scardicchio

La spiaggia, un bene di tutti. Parola di Stefano Mazzotti

Se pensate che il turismo riminese sia solo divertimento, fenomeno di massa e locali notturni, oggi abbiamo il piacere di smentirvi raccontandovi un’altra Rimini. Una Rimini accogliente, inclusiva, solidale… che desidera offrire un turismo accessibile a tutti, nessuno escluso. Siamo al Bagno 27 di Marina Centro, uno stabilimento balneare che Walter e Stefano Mazzotti (padre e figlio) prendono in gestione nel 1995, dopo una vita trascorsa a vendere macchine da cucire e filati.
Oltre a gestire lo stabilimento, Stefano Mazzotti è anche presidente del Consorzio Spiaggia Rimini Network, il primo consorzio dei bagni e ristobar della Riviera che riunisce ad oggi oltre 200 strutture.

Al Bagno 27 si respira un’aria accogliente, un’atmosfera confortevole e familiare. I servizi non mancano: filodiffusione, wi-fi gratuito, un parco giochi e animazione per i bambini, lettini di varie dimensioni… ma c’è qualcosa in più. La scelta più importante è stata infatti quella di rendere la spiaggia pienamente accessibile anche alle persone con disabilità, creando una serie di servizi dedicati che fanno di questo stabilimento un fiore all’occhiello e un’avanguardia nel settore del turismo accessibile.
Scopriamo questi servizi parlandone proprio con il titolare dello stabilimento, Stefano Mazzotti.

Com’è nato il vostro impegno per realizzare una spiaggia accessibile alle persone diversamente abili?
Qualche anno fa siamo stati l’unico stabilimento della zona Rimini Sud ad aderire al progetto “Spiaggia Libera Tutti” promosso dalla Provincia di Rimini. Da lì è nato il nostro impegno a dotarci non solo dei tradizionali e necessari servizi per le persone diversamente abili (scivoli all’ingresso, servizi igienici dedicati) ma anche di una serie di altri strumenti che potessero rendere la nostra spiaggia davvero alla portata di tutti. Abbiamo quindi acquistato due carrozzine speciali che possono permettere alle persone che non camminano sia di entrare in acqua che di muoversi sul bagnasciuga. Abbiamo lettini rialzati realizzati ad hoc perché le persone in carrozzina possano facilmente spostarsi sul lettino dalla carrozzina. Abbiamo messo all’ingresso dello stabilimento le pedane tattili che le persone non vedenti possono utilizzare per orientarsi in autonomia negli spazi e scoprire tutti i servizi del nostro Bagno. E infine le passerelle in materiale eco compatibile che permettono di spostarsi facilmente e di raggiungere tutti i diversi luoghi della spiaggia.

Poi l’incontro con l’Associazione “Rimini Autismo”…
Esatto, un incontro casuale, nato dall’amicizia su Facebook tra me e il presidente dell’Associazione Enrico Fantaguzzi. Enrico mi ha fatto capire cos’era l’autismo e quali erano le esigenze delle famiglie con bambini e ragazzi autistici. Roberto Maldini di Impronta Digitale ha realizzato per noi un logo e da qui è nato ufficialmente Friendly Autismo Beach, un progetto avviato nel 2013 e che, ad oggi, ha già coinvolto 40 stabilimenti balneari, 15 alberghi e oltre 400 famiglie. Oltre ai servizi pensati ad hoc per questi ragazzi e per le loro famiglie e al lavoro per sensibilizzare la cittadinanza e tutti gli ospiti dei nostri stabilimenti sul tema dell’autismo quest’anno vogliamo proporre un’importantissima novità: un progetto pilota finalizzato all’assunzione di ragazzi con autismo per lavorare nelle nostre spiagge. Pensiamo infatti che la spiaggia sia un ambiente ideale dove questi ragazzi possano esprimersi e impegnarsi in un’attività lavorativa vera e propria rendendosi così sempre più autonomi. L’obiettivo è quello non solo di una Friendly Autismo Beach ma di una Friendly Autismo Rimini.

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Chiara Scardicchio: la scoperta dell’autismo, la rinascita, la gratitudine

Oggi 2 Aprile è la Giornata Mondiale dell’autismo. Se vi va di spendere 5 minuti del vostro tempo per leggere le parole di Chiara Scardicchio e ascoltarla nel video realizzato da Icaro TV, vi assicuro che saranno minuti spesi bene!

1898136_10202544787132866_1395961264_nAntonia Chiara Scardicchio è nata a Bari nel 1974, ma racconta di essere rinata una seconda volta undici anni fa quanto ha dovuto ripensare totalmente la sua esistenza nel vivere l’avventura della maternità con una bimba speciale, Serena. Chiara Scardicchio è anche docente e ricercatrice in Pedagogia all’Università degli Studi di Foggia e si occupa dal 1997 di progettazione e formazione nei contesti dell’educazione e della cura. È autrice di alcune pubblicazioni: Logica e Fantastica. “Altre” parole nella formazione (Ets, 2012); Il sapere claudicante. Appunti per un’estetica della ricerca e della formazione (Mondadori, 2012); Adulti in gioco. Progettazioni formative tra caos, narrazione e movimento (Stilo, 2011). Di recente ha pubblicato il volumetto Madri… Voglio vederti danzare, un libro che racconta del suo amore per Serena ma in generale dell’essere madri e genitori in un percorso fatto di dolore, redenzione, bellezza (presentato a Rimini lo scorso 7 marzo). Un “breviario di felicità” nato su iniziativa di un’amica di Chiara: Antonella Chiadini, medico e giornalista riminese, per contribuire a sostenere la spesa per il sostegno scolastico di Serena, quest’anno negato a causa di un ennesimo taglio alla spesa pubblica.

Che cosa ha significato per lei scoprirsi madre di una bimba come Serena?
Ho sempre basato la mia vita e la mia professione sulla parola. Le parole (tante) che uso per relazionarmi agli altri, le parole che leggo e che scrivo nel mio lavoro di insegnante e ricercatrice e per passione. Provate a pensare che paradosso per me trovarmi ad essere madre di una bimba che non parla. All’inizio anch’io mi sono trovata senza parole, chiusa nel mio dolore e nel mio silenzio, ho smesso di scrivere e avevo sempre meno voglia di parlare. Poi nel silenzio ho trovato parole nuove e questa è stata per me una seconda nascita. Scrivere per me è diventato anche un modo di prendermi cura di me stessa, di conoscermi, di resistere e di sbrogliare i miei pensieri, dando un nome alle mie paure. Ma soprattutto scrivo per raccontare ad altre madri la possibilità di vivere in maniera nuova e diversa la propria maternità.

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Madri…voglio vederti danzare

“Non avevo mai imparato, prima dei miei 30 anni, a osservare senza sentenziare, ad accogliere e non rifiutare la realtà inaspettata, ad amare anche quello che non va. In una parola: a ringraziare”

(Madri… voglio vederti danzare, Antonia Chiara Scardicchio)

1898136_10202544787132866_1395961264_nParlare di disabilità e felicità può sembrare un connubio ardito. Eppure Antonia Chiara Scardicchio, ricercatrice e docente all’Università di Foggia e mamma di Serena, una bimba speciale, non ha paura di accostare dolore e danza, vita e morte, disabilità e bellezza.

“Madri…voglio vederti danzare” di Antonia Chiara Scardicchio, edito da Agenzia NFC in una originale veste grafica e curato da Antonella Chiadini, è una storia che esprime innanzitutto profonda gratitudine non solo per il dono di Serena ma anche per l’incontro con tante madri che hanno saputo trasmetterle la forza e il coraggio di tornare a danzare: “Madri di figli storti eppure fiere, che li guardano e che non pensano che sfortuna ma: che bellezza”. Uno degli scopi dichiarati del libretto è proprio quello di raccontare non solo un modo diverso di essere genitori di un figlio disabile ma, in generale, un modo diverso di essere madri e padri. Un percorso difficile e doloroso ma necessario per uscire dall’autocommiserazione e aprirsi invece a una vita che è benedizione e gioia.
Il libro è accompagnato dalle delicate e suggestive illustrazioni di Patrizia Casadei e da alcune immagini delle sculture dell’artista riminese Angela Micheli, nota proprio come la “scultrice degli affetti materni” per la sua capacità di raccontare il mistero della vita umana e della maternità attraverso sculture che rappresentano abbracci, scene di gioco e di vita quotidiana. Al testo dell’autrice viene accostata anche una sua intervista a cura di Mariangela Taccogna e una recensione delle opere di Angela Micheli redatta da Antonella Chiadini.

Madre, abbraccio Scultura di Angela MicheliIl libro “Madri” verrà presentato a Rimini Venerdì 7 Marzo p.v. a partire dalle ore 16.30 alla Sala del Buonarrivo della Provincia di Rimini (Corso d’Augusto 231) in un incontro dal titolo: “Parlami di felicità… Perché a risorgere come madri e come padri, si impara”. Un evento promosso nell’ambito delle iniziative provinciali per la Giornata internazionale della Donna dalla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS, dall’Associazione Sergio Zavatta ONLUS, dalla cooperativa sociale Il Millepiedi e dalle ACLI provinciali. Interverrà la Consigliera provinciale delegata alle politiche di genere, politiche giovanili e pari opportunità Leonina Grossi e l’autrice del libro Antonia Chiara Scardicchio intervistata da Gabriele Burnazzi. La presentazione del libro sarà accompagnata anche da alcune letture poetiche delle autrici Giorgia Bascucci e Laura Borghesi, collaboratrici della casa editrice “Fara Editore” e voci emergenti del panorama poetico riminese, sulle note di un accompagnamento musicale alla chitarra a cura di Glauco Pini.

L’incontro rientra nel ciclo di iniziative “I pomeriggi educativi” che da alcuni anni la Fondazione San Giuseppe promuove gratuitamente nella città di Rimini per parlare di educazione e formazione in particolare attraverso la presentazione di libri di autori provenienti da tutta Italia (sono stati ospiti della Fondazione don Claudio Burgio, Gabriele Del Grande, Carlotta Mismetti Capua e Eugenio Scardaccione).
L’iniziativa è rivolta ai genitori, agli operatori del settore e a tutta la cittadinanza per riscoprire insieme la capacità di rigenerarsi e risorgere attraverso un nuovo sguardo educativo ed esistenziale.

Silvia Sanchini

in http://www.newsrimini.it/sociale

La locandina dell’incontro

Autismo friendly beach

Questa mattina passeggiando sulla spiaggia di Rimini ho letto con piacere alcuni pannelli realizzati nell’ambito del progetto “Autismo friendly beach“, promosso dall’Associazione Rimini Autismo per rendere più accoglienti le spiagge riminesi per i bambini affetti da autismo. Quello tra turismo e solidarietà mi è sembrato proprio un bel connubio, sicuramente da implementare e promuovere. Leggendo i cartelloni, che declinano il tema “dieci cose che le persone con autismo vorrebbero che tu sapessi”, mi sono soffermata soprattutto sull’ultimo pannello: “Amami senza pregiudizi” in cui l’invito è quello a oltrepassare i limiti, per evidenziare le qualità e vivere un autentico momento di crescita e arricchimento. Mi è sembrato un bel principio da tenere presente non solo nella relazione con le persone con autismo o altre forme di disabilità, ma valido per qualsiasi relazione umana che mette in gioco la nostra unicità e l’irriducibile diversità dell’altro. Amare senza pregiudizi, soffermarsi più sulle potenzialità che sui limiti, essere aperti e disponibili all’incontro con l’altro può sembrare all’apparenza banale ma è forse l’esercizio più alto di amore e gratuità.

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