Intervista a Paolo Tartaglione: “No all’abolizione dei Tribunali per i Minorenni”

ahVdPuSLUOcFhYB-800x450-noPadPaolo Tartaglione, pedagogista, counselor e formatore, è vicepresidente della Cooperativa Arimo di Milano e referente dell’Area Infanzia, Adolescenza e Famiglie del CNCA della Lombardia, oltre che socio di Agevolando. Da alcuni mesi è stato promotore di una petizione su Change.org per fermare l’abolizione dei Tribunali per i Minorenni che, ad oggi, ha raccolto più di 16.000 adesioni. Chiediamo a lui di aiutarci a capire meglio i cambiamenti in atto nel sistema di Giustizia del nostro Paese e in particolare quelli che riguardano la Giustizia minorile.

Quali sono, in sintesi, i cambiamenti al sistema della Giustizia minorile che introduce la Riforma Orlando?

Al momento la Legge delega sulla riforma del processo civile (disegno di legge A.C. 2953-A) è stata approvata dalla Camera ed è in attesa di essere sottoposta al Senato. Nell’ultimo anno il Parlamento ha cambiato orientamento spesso e in maniera macroscopica su questo progetto di Riforma: fino a gennaio la riforma aveva pianificato di trasformare il Tribunale per i Minorenni in Tribunale per la Famiglia. Poi questa via è stata abbandonata e si è passati a una proposta di un passaggio al Tribunale ordinario di tutte le competenze sui Minori, attraverso l’istituzione di sezioni specializzate dedicate a minori e famiglia. L’idea che mi sono fatto è che il legislatore non abbia un disegno in mente preciso, ma sia un po’ in balia di diverse istanze provenienti da parti diverse.

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Clicca qui per firmare la petizione “Fermiamo l’abolizione dei Tribunali per i Minorenni”

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Trentenni: cosa ci sta succedendo?

trentenniI trentenni non esistono più, secondo Zerocalcare, siamo “una generazione generosa, che si è dannata l’anima per trovare un posto nel mondo e ha visto tradite le sue aspettative”. Una generazione smarrita, secondo la sociologa Bernadette Bawin Legros, uomini e donne contraddistinti da un sentimento diffuso di disillusione. “Generazione Bim Bum Bam”, l’ha definita Alessandro Aresu (filosofo classe 1983).

Siamo cresciuti con le canzoni di Cristina D’Avena e giocando con il Crystal Ball. Abbiamo vissuto la caduta del Muro di Berlino e il mito, ormai deluso, di un’Europa veramente unita. Siamo i figli della generazione del ’68, del boom economico, della tragedia del terrorismo in Italia. Abbiamo scoperto il potere della tecnologia, le conseguenze di un sistema consumistico portato all’estremo.

Oggi siamo una generazione precaria e insicura, o almeno così ci dipingono. Molti di noi sono all’estero o hanno dovuto lasciare la loro città natale. Accettiamo lavori sottopagati e sottostimati rispetto al nostro titolo di studio e alle nostre competenze. Rimandiamo sempre più avanti nel tempo scelte definitive quali l’andare a vivere da soli, sposarsi, avere un figlio.

Una generazione vittima di un sistema che le ha tarpato le ali. Secondo il Presidente dell’Inps Tito Boeri chi è nato negli anni ’80 sarà costretto a lavorare almeno fino ai 75 anni e prenderà una pensione almeno il 25% più bassa di quelle di oggi.

Ma una generazione anche con delle proprie responsabilità: spesso volutamente assente dallo spazio pubblico, incapace di ribellarsi a ciò che non va, chiusa in un esasperato individualismo.

Trentenni che prolungano un’indefinita adolescenza o già troppo adulti per manifestare energie e riscattarsi.

Da qualche giorno la generazione dei trentenni si è resa protagonista di una terribile vicenda di cronaca nera, di cui tutti parlano. Roma, la città de “La grande bellezza”, ancora una volta insanguinata e ferita. Palcoscenico di nottate contraddistinte da sesso e divertimento senza regole, in cui smarrire la propria umanità.

Due persone, praticamente mie coetanee, che uccidono in modo così atroce un ragazzo di soli 23 anni, non possono che indurmi a riflettere sulla nostra identità generazionale.

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Foto dal blog “I Trentenni”

Non importa ciò che sei…ma ciò che dici!!

Sarai 2Un nuovo progetto promosso dall’ Autorità Nazionale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza sta coinvolgendo un gruppo di giovani provenienti da diverse parti d’Italia, compresa la nostra città. Si tratta della prima radio istituzionale fatta dai e per i ragazzi per raccontare il loro mondo rendendoli protagonisti aggregando un network di radio digitali di tutta Italia.

Un’idea nata ispirandosi a una delle prime web radio fatte da studenti in Italia: Radio Kreattiva di Bari, che racconta il mondo con la voce diretta dei più giovani e che è nata nel territorio barese anche come azione di contrasto alla cultura mafiosa e a tutte le forme di devianza. Ma sono state coinvolte anche Radio USB di Milano, Radio 100 passi di Palermo e il network di Napoli che dà voce a un gruppo di giovani migranti.

Sarai Teens Digital Radio, il nome scelto per questo progetto, ha in palinsesto diversi programmi e altri format verranno man mano ideati dalle redazioni di tutta Italia e dai gruppi dei giovani coinvolti. Obiettivo della radio sarà anche quello di essere uno strumento di partecipazione e di riscatto per quei ragazzi che vivono in territori spesso considerati ai margini.

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A 18 anni e un giorno tutto è diverso

blinds-201173_640-640x336È incredibile come la tua vita possa cambiare completamente da un giorno all’altro, senza un apparente motivo. Fino a solo pochi giorni fa vivevo in una casa enorme, con altri nove ragazzi. Una casa colorata e chiassosa, educatori e volontari che ci giravano intorno, tutte le sere un litigio per decidere quale programma guardare alla televisione. Oggi sono solo nella stanza di un residence. I servizi sociali hanno deciso di aiutarmi con un contributo economico per pagare l’affitto e le altre spese. Dovrei essere contento, e in parte lo sono, ma sono anche spaventato.

In questi anni ho affrontato tante difficoltà, combinato anche qualche guaio. Ma ho sempre trovato la mano forte e salda di qualcuno che ha saputo tenermi in pugno e aiutarmi a ritornare su una strada più sicura. I miei educatori, la mia assistente sociale, alcuni dei miei insegnanti…sono stati a modo loro i genitori che non avevo mai avuto. Ma adesso? A 18 anni e un giorno tutto è diverso. Ho imparato tante cose in questi anni: so come fare la spesa e prepararmi da mangiare, so caricare una lavatrice, ho preso il patentino per lo scooter. Uno scooter usato che ho comprato con i soldi del mio stage e con l’aiuto di uno dei miei educatori.

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#DIRITTIALFUTUROTOUR. A RIMINI CON IL GARANTE NAZIONALE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

10422109_438113589677071_551310592522563661_nDiritti al futuro tour. Una piccola grande Italia da raccontare. Dieci tappe in giro per l’Italia in cerca di «buone pratiche» per far girare informazioni, energia, speranza. E’ questo lo spirito del Tour promosso dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza(tour.garanteinfanzia.org) e che è stato inaugurato il 15 Febbraio all’Aquila e si prolungherà fino alla fine di Marzo. La quarta tappa del tour ha toccato lo scorso 24 Febbraio la città di Rimini dove il Garante Vincenzo Spadafora ha incontrato i ragazzi e i volontari di “Mare di Libri”, Festival dei ragazzi che leggono (www.maredilibri.it) e a seguire l’Associazione Agevolando (www.agevolando.org), al Centro Giovani “RM25”.

L’incontro con “Mare di Libri” si svolge al Museo della Città alla presenza anche dell’Assessore alla Cultura Massimo Pulini. È un incontro nato in maniera molto speciale. Viola, 16 anni, legge su Facebook che il Garante è in cerca di “buone notizie” che riguardino i bambini e gli adolescenti per incontrare realtà significative del territorio nazionale. Viola è da ormai 5 anni volontaria del Festival, un’esperienza che la rende molto orgogliosa. Decide di scrivere al Garante per invitarlo ad incontrare lei e gli altri ragazzi che organizzano il Festival e lui accetta subito il suo invito.

Davanti a un folto gruppo di adolescenti con le loro felpe blu e ai genitori e responsabili adulti del Festival che li accompagnano, Viola e Elena raccontano in maniera appassionata il loro amore per la lettura e Elena esprime anche la sua rabbia: “Siamo stanchi di sentire mass-media e adulti che descrivono la nostra generazione come superficiale, disinteressata ai libri e alla cultura, incapace di impegnarsi. La realtà di Mare di Libri, organizzata quasi totalmente da noi ragazzi, dimostra che gli adolescenti italiani hanno molto da dire e da offrire”.

Il Garante rimane piacevolmente colpito da questa realtà così unica nel panorama nazionale e si impegna a sostenere il Festival e a farlo conoscere affinchè sia un evento sempre più partecipato e coinvolgente, a partire dalla prossima edizione che si svolgerà a Rimini il 12-13-14 Giugno.

Dal Museo della Città ci si sposta al Centro Giovani “RM25”, dove il Garante incontra i ragazzi e i volontari dell’Associazione Agevolando. Ci racconta questo momento una delle protagoniste, Adina Jujic, socia di Agevolando Ferrara e del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna:

Un momento davvero significativo l’incontro a Rimini tra Agevolando (che propone servizi ai ragazzi neomaggiorenni, vissuti fuori dal contesto famigliare, il sostegno necessario per diventare autonomi) e il Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora. Lo scambio di opinioni, idee e realtà differenti è stato incredibile:si percepiva l’impegno e la passione di chi portava le testimonianze, gli obiettivi raggiunti dai progetti, e di chi ne prendeva atto. Sono stati ricordati molti dei bisogni dei ragazzi, ospiti di comunità, riassunti il più fedelmente possibile nelle dieci Raccomandazioni del Care Leavers Network (una rete costituita DA ragazzi ex ospiti di comunità, PER i ragazzi che sentono la necessità di dire la loro, esprimere il proprio punto di vista o segnalare un comportamento non corretto da parte del sistema che li circonda), che verrà ufficializzato il 28 marzo 2015 a Bologna. L’ascolto interessato e sincero da parte del Garante ha reso possibile l’instaurazione di un dialogo, un impegno reciproco che è diventato simbolo dell’inizio di un cambiamento. Il tutto amplificato da un ambiente intimo e confortevole, capace di trasmettere benessere ai presenti”.

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#LettoDaMe. Un elefante nella stanza di Susan Kreller

Con molto piacere ho recensito e proposto ai ragazzi di “Mare di Libri” (Festival dei Ragazzi che leggono) il libro “Un elefante nella stanza” di Susan Kreller, che affronta il delicato tema delle violenze sui minori in ambito familiare. Ecco qui:

Questo è un libro che vi farà arrabbiare. E che vi spingerà a farvi, inevitabilmente, molte domande.
Perché nessuno ascolta il grido d’aiuto di Masha?
Perché Max e Julia non si ribellano al loro papà, anche se violento?
Perché, anzi, Julia tende quasi a giustificare tutto quello che le accade?
Un elefante nella stanzaun_elefante_nella_stanza dell’autrice tedesca Susan Kreller è un libro difficile. È la storia di Masha che ha tredici anni e trascorre l’ennesima estate insieme ai nonni in un paesino della Germania. Masha sta rielaborando il dolore che prova per la morte di sua mamma, il suo papà è lontano… non solo fisicamente.
In un parco giochi conosce Max e Julia.
Due bambini insoliti, che subito la incuriosiscono.
E, poco alla volta, con un coraggio da grande scopre il loro segreto.
E decide di proteggerli e aiutarli.
Certo, combinando un bel pasticcio, ma facendo qualcosa anche contro l’indifferenza più totale degli adulti.
Le domande che vi porrete leggendo queste pagine sono le stesse che mi ritrovo a farmi quotidianamente nel mio lavoro, quando incontro bambini e ragazzi che vivono vicende familiari altrettanto difficili e drammatiche.
Se c’è una cosa che ho capito da queste situazioni è che risposte facili non esistono. Ho imparato a sospendere il giudizio, a cercare di approfondire, a guardare le cose da diversi punti di vista.
Con lo stesso atteggiamento credo che debba essere letto Un elefante nella stanza. Lasciandosi incuriosire… ma anche interpellare. Perché il libro è una storia di coraggio. Di generosità audace e totale gratuità. Di una ragazzina che a soli 13 anni ha deciso di schierarsi e scegliere da che parte stare.
Nessuno degli adulti del libro fa una bella figura. Per questo motivo è un libro che farà bene anche a noi grandi, per ricordarci quante volte siamo disattenti e superficiali, quanto spesso ci rassegniamo al perbenismo e al silenzio.
Masha ci insegna invece che non ci sono giustificazioni, che non possiamo fingere che l’elefante nella stanza non esista, che i problemi non vanno nascosti ma affrontati anche quando mettono in discussione le nostre sicurezze, che chi è vittima di violenza spesso non riesce ad uscirne da solo ma ha bisogno di qualcuno capace di infondergli coraggio.
Leggere o regalare questo libro vi aiuterà a ricordarlo.

Silvia Sanchini

Susan Kreller, Un elefante nella stanza, Il Castoro
Età di lettura consigliata: dagli 11 anni

In: http://www.maredilibri.it/news/notizie/un-elefante-nella-stanza/

Mi raccomando!

DSCN7371Le ragazze e i ragazzi che vivono in comunità, affido o casa-famiglia sono saliti in cattedra. E non in senso metaforico, ma realmente: lo scorso 13 Dicembre un gruppo di 38 giovani provenienti da esperienze “fuori famiglia” ha presentato dieci “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di accoglienza e transizione all’autonomia nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Bologna in occasione della prima Conferenza del “Care Leavers Network” dell’Emilia-Romagna promossa dall’Associazione Agevolando. Ad ascoltarli operatori sociali, rappresentanti istituzionali, giornalisti, studenti, docenti universitari.

Il primo a prendere il microfono è Abdel, un ragazzo marocchino di 23 anni, con lo sguardo sveglio e vivace e una storia difficile alle spalle. Un viaggio della speranza per raggiungere l’Italia, un periodo di clandestinità, e poi l’incontro con una comunità di accoglienza a Ravenna, l’inizio di un percorso di impegno e responsabilità e oggi, finalmente, il raggiungimento di importanti obiettivi: una casa, un lavoro, una serenità, relazioni e amicizie su cui contare.

“Voglio ringraziare tutti per averci permesso di partecipare a questo progetto e per essere qui ad ascoltarci” – esordisce Abdel – “io porto soprattutto la testimonianza dei ragazzi stranieri che arrivano qui in Italia da soli, senza genitori o adulti che si prendono cura di noi. La nostra è un’esperienza difficile, vi chiediamo sempre maggiore impegno per sostenerci e non lasciarci soli”.

Con lui prende la parola A., ancora minorenne ma alle spalle già tanto dolore e tanta fatica, ospite di una comunità di accoglienza a Rimini, ci dice: “Siamo ragazzi che stanno facendo un percorso, che vogliono guardare al futuro con fiducia nonostante tutte le difficoltà che abbiamo conosciuto. Vi chiediamo di averci non solo in mente, ma anche nel vostro cuore”.

Si giunge così alle vere e proprie “Raccomandazioni”: un decalogo rivolto ai decisori politici, agli educatori, ai servizi sociali, ai giornalisti e alla cittadinanza tutta redatto dai ragazzi in due mesi di intenso lavoro insieme ai volontari di Agevolando.

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Il protagonismo giovanile nelle mani che tremano di Alban

10847809_10205708416540018_5531640906245936244_nLa mamma di Chiara è in carcere, il papà non l’ha mai conosciuto… quando dice che si sente sola al mondo è difficile darle torto. Kalim è arrivato in Italia quando aveva 14 anni, senza un soldo in tasca e senza documenti, senza nessuno che si prendesse cura di lui. Luca è in comunità solo da qualche mese mentre i suoi genitori stanno facendo un percorso per vincere la dipendenza dall’alcool, ma gli hanno promesso che staranno bene e potrà tornare presto a casa. Andrea ha solo 16 anni ma ha già conosciuto la solitudine, la violenza, il carcere.

Sabato scorso a Bologna è successa una cosa un po’anomala. Questi ragazzi, insieme ad altri loro coetanei, hanno preso la parola. Non per raccontare le loro storie, non per impietosire, non per cercare consensi. Hanno preso la parola per dire la loro su alcuni temi importanti: come si cresce, come dovrebbero essere gli adulti che incontrano, come si diventa autonomi, cosa significa sentirsi parte attiva del proprio percorso di vita. E, in particolare, cosa significa farlo quando per diverse ragioni ci si trova a vivere parte della propria infanzia e/o adolescenza “fuori famiglia”: in una comunità di accoglienza, in una casa-famiglia o in affido. Ritrovandosi, spesso, completamente soli al compimento del diciottesimo anno di età.

L’opinione pubblica poco conosce o sente parlare di questi temi. A volte vengono affrontanti in maniera distorta o, peggio, strumentale. Anche noi operatori sociali pensiamo talvolta di saperne già abbastanza, di non avere bisogno di ulteriori stimoli per migliorarci nel nostro lavoro. Poi c’è un problema più generale: le politiche giovanili e i processi partecipativi coinvolgono, quasi sempre, solo quei giovani che già sono in possesso di strumenti e risorse. Chi rischia di rimanere più indietro è invece chi in partenza possiede già meno, almeno apparentemente. Chi non crede di potercela fare. Chi non ha mai avuto nessuno che davvero credesse in lei o in lui.

Il 13 Dicembre all’Università di Bologna un gruppo di ragazzi e ragazze che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia” provenienti da 7 province dell’Emilia-Romagna (Rimini compresa) hanno presentato ai decisori politici, agli operatori sociali, ai giornalisti, alla cittadinanza tutta le loro “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di cura e transizione all’autonomia. Un’iniziativa promossa dall’Associazione Agevolando, che ha fatto proprio del tema dell’advocacy una delle sue principali attenzioni. E così grazie a questi ragazzi ho capito che la partecipazione e il protagonismo giovanile sono nelle mani che tremano di Alban. Nelle parole di Nicole che sbuffa e dice: “Speriamo che ci ascoltino!”. Nel tenero balbettio di Karima che si sforza di leggere in una lingua che non è la sua. Nella lettera che Alberto ha scritto alla sua assistente sociale: “Voglio lottare per i miei diritti”.

Perché trovarsi a vivere esperienze familiari difficili non significa non avere niente da dire, ce lo spiega bene il Presidente di Agevolando, Federico Zullo: “A volte ci sentiamo o preferiamo sentirci invisibili. Noi vogliamo rompere questo schema. Se le nostre storie di vita difficili diventano esempio di resilienza per altri facciamo qualcosa di straordinario”.

Sul sito di Agevolando (www.agevolando.org) il testo completo delle Raccomandazioni presentate dai ragazzi del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna: #perfarciascoltare

Silvia Sanchini

Foto: Jennifer Zicca

in: http://www.newsrimini.it/2014/12/il-protagonismo-giovanile-nelle-mani-che-tremano-di-alban/

25° Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

10703903_338165403036898_1180810597604886945_nOggi in tutto il mondo si celebra la Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Una data non casuale, che celebra l’anniversario (quest’anno il 25°) dell’adozione da parte delle Nazioni Unite della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dall’Italia nel 1991. Eppure ci sono circa 100.000 bambini presi in carico dai servizi sociali perchè vittime di maltrattamenti e abusi sessuali (dati Terres de Hommes), 3,8 milioni di minori in Italia vivono situazioni di povertà economica (dati Commissione parlamentare per l’infanzia). Oltre 30.000 minori che lavorano o vittime di sfruttamento in Italia. Tanti ragazzi soli abbandonati al compimento del diciottesimo anno d’età. O ancora: bambini disabili privi di una famiglia. Insomma, il cammino da compiere, per il pieno raggiungimento dei diritti dei bambini e degli adolescenti in Italia e nel mondo, è ancora molto lungo. Rimbocchiamoci le maniche…

Minori stranieri non accompagnati: usciamo dall’emergenza

MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI: USCIAMO DALL’EMERGENZA
Dall’inizio dell’anno sono approdati in Italia
12000 bambini soli e 3000 di loro sono irreperibili

10553477_688846844556316_7742316005636791199_nL’Associazione Agevolando, l’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia,  l’Associazione Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie), l’Associazione Consulta Diocesana per le Attività a favore dei minori e delle famiglie ONLUS, il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, il Coordinamento Nazionale Comunità per Minori, il Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia,  il Coordinamento regionale comunità per minori dell’Emilia Romagna, il Coordinamento regionale comunità per minori delle Marche, Federazione Progetto Famiglia ONLUS, SOS Villaggi dei Bambini ONLUS e Terra dei Piccoli ONLUS esprimono sincera preoccupazione per l’attuale situazione dell’Emergenza minori stranieri non accompagnati (MSNA) che sta coinvolgendo tutto il territorio nazionale, e per la sua gestione.

Secondo il report diffuso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dall’inizio del 2014 i minori non accompagnati arrivati in Italia dal nord Africa sono stati oltre 12mila: di questi poco più di 3mila – un quarto del totale – non si trovano più!
Una questione davvero grave perché questi 3.000 ragazzi irreperibili sono potenziali vittime di sfruttamento sessuale, lavorativo e accattonaggio forzato.
Su questo, anche in seguito alle nostre segnalazioni, la Senatrice Silvana Amati,  insieme ad altri 20 Senatori, ha predisposto e depositato in questi giorni una interrogazione parlamentare.

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