Top 5 Puglia e Basilicata – before leaving

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La valigia di Primavera è un po’confusa: ho infilato dentro a forza dal piumino al costume. Ma quello che rimane certezza prima di un viaggio è la necessità di musica, letture, film a farmi compagnia.

Ecco la mia classifica (questa volta – in realtà – un po’ top 3 e un po’top 5) per prepararmi a questo viaggio nel Sud Italia, tra la Basilicata e il Salento.

Film

1. Basilicata coast to coast. Un film del 2010 di Rocco Papaleo, che ha segnato il debutto di Max Gazzè come attore. Un viaggio picaresco per un gruppo di musicisti un po’scombinati, che lungo il cammino da una costa all’altra della Basilicata ritrovano soprattutto loro stessi. Sulle note di “Mentre dormi” ho iniziato a desiderare più forte di scoprire questa regione del Sud spesso dimenticata.

2. Il Vangelo secondo Matteo. Il realismo di Pier Paolo Pasolini con cui racconta la vita di Cristo attraverso volti di tanti attori non protagonisti e una narrazione fedele all’opera dell’Evangelista, trova la sua perfetta cornice tra i sassi di Matera, che il regista ha voluto come rappresentazione della città di Gerusalemme.

3. Mine vaganti. Il cinema ama il Salento. Ferzan Ozpetek a Lecce ha addirittura guadagnato la cittadinanza onoraria. Questo film del regista turco, girato interamente in Puglia, racconta la storia di una famiglia il cui perbenismo si trova a fare i conti con la verità.

Libri

1. Cristo si è fermato a Eboli. In questo racconto autobiografico Carlo Levi racconta, a distanza di anni, il suo esilio in Basilicata a causa del fascismo portando l’attenzione sulla questione meridionale e la vita rurale del Mezzogiorno.

2. Né qui né altrove. Ci troviamo un po’ più al nord rispetto al Salento, la storia è ambientata a Bari. E anche se il mio itinerario non include il capoluogo pugliese, mi piace come Gianrico Carofiglio racconta la sua terra e questo viaggio nella memoria dei tre protagonisti è coinvolgente e appassionante. Perché tutti in qualche modo possiamo sentirci di voler fuggire o appartenere alle nostre città.

3. Don Tonino Bello. Biografia di un poeta. Per me Salento significa anche (e soprattutto) ricordo di don Tonino. Un Vescovo illuminato, che ha anticipato in qualche modo la Chiesa di Papa Francesco, che da poco gli ha reso omaggio. Un Vescovo autentico, attento, umile, povero tra i poveri, pieno di coraggio. Che aveva il dono della scrittura poetica. La sua opera è stata integralmente pubblicata da una preziosa editrice pugliese, la Meridiana. Il testo che ho indicato è, invece, una sua recente biografia. Don Tonino è stato e continua ad essere profeta e maestro: per questo non si può attraversare la sua terra senza ricordarlo.

Musica

1. Mentre dormi – Max Gazzè (già citata…ma non può mancare)

2. Vieni a ballare in Puglia – Caparezza

3. Il ballo di San Vito – Vinicio Capossela

4. L’esigenza – Radiodervish

5. Le radici ca tieni – Sud Sound System

A presto, con foto e racconti dal nostro Sud.

 

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“Uno sguardo ti cambia la vita”. Intervista a don Claudio Burgio e a Daniel, Comunità Kayros

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Don Claudio Burgio e Daniel – Foto: Monica Romei

Ragazzi ribelli, devianti, ragazzi di strada, bulli, delinquenti. Per don Claudio Burgio semplicemente ragazzi. Ragazzi a cui ha donato la sua vita: a partire dal 1996, quando ha fatto ingresso per la prima volta al Carcere minorile Beccaria di Milano. Per poi arrivare a fondare, nel 2000, l’associazione Kayros che gestisce servizi di accoglienza per minorenni e neomaggiorenni in difficoltà.

Incontriamo don Claudio lo scorso 10 marzo a Bologna, durante l’assemblea nazionale dei soci di Agevolando.

Com’è stato il tuo primo impatto con il mondo dei ragazzi del Beccaria?

Un impatto ovviamente difficile, perché ogni incontro contiene il prefisso “in” per indicare lo stare insieme, la condivisione ma c’è anche un “contro”. Il primo messaggio che i ragazzi mi rivolgono è quasi sempre una provocazione. Ma non dimentichiamo che nella parola provocazione c’è anche l’idea di vocazione, di chiamata. Una chiamata “pro” e quindi a vantaggio di. Con le loro parole dure e i loro comportamenti difficili, i ragazzi che ogni giorno incontro mi provocano ma al tempo stesso mi chiamano, cercano una relazione. L’importante è andare oltre quell’atteggiamento, quel primo impatto.

Qual è la filosofia delle comunità di accoglienza Kayros che tu hai fondato?

Il nostro tentativo è quello di puntare più sulla libertà che sulle regole. Una scommessa che ovviamente non sempre riesce… Ma vorremmo offrire ai ragazzi la possibilità di scommettere sul proprio talento e allargare il loro orizzonte, lo spazio delle possibilità. I ragazzi non rimarranno in comunità per sempre, la vera sfida li attende fuori. È a questo che dobbiamo prepararli, prima di ogni cosa.

Come accettare anche la fragilità e il fallimento che in qualche modo caratterizzano sempre la relazione educativa?

All’inizio quasi sempre i ragazzi ti usano. Ma ho capito che è necessario anche lasciarsi sfruttare e tradire. Ognuno di noi adulti ha il suo equilibrio, i suoi affetti. Nella nostra libertà possiamo tollerare quel tradimento, senza averne paura. Penso alla storia di Monsef e Tarik, due ragazzi accolti nella mia comunità che hanno scelto di partire per la Siria e diventare jihadisti. Io non ho potuto impedire la loro scelta, ma spero che in loro qualcosa sia comunque rimasto. Potevo vivere come un tradimento la loro partenza, ma so che il nostro rapporto è stato comunque vero e questo nessuno potrà togliercelo. Spesso più che una guerra di religione o una difficoltà di integrazione, il vero problema di questi ragazzi è l’identità. Non hanno chiaro chi sono e cercano risposte forti, è importante invece scegliere le persone giuste con cui stare, di cui fidarsi. Io credo che in fondo il momento in cui siamo più fragili e in cui veniamo traditi è il momento in cui davvero certifichiamo il nostro amore.
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I miei Oscar culturali 2017

E’tempo di riprendere l’appuntamento inaugurato nel 2015 grazie alla mia amica Alice e che l’anno scorso, purtroppo, ho mancato. Ecco i miei “oscar culturali” del 2017:

Lorenza-Ghinelli-Anche-gli-alberi-bruciano-693x1024MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI“Anche gli alberi bruciano”, di Lorenza Ghinelli (Rizzoli 2017). Un nonno ex partigiano che affronta il progredire dell’alzheimer, un adolescente che decide di prendere in mano la sua vita e finalmente decidere, anche sbagliando. Basterebbero questi presupposti già per dare vita a una storia grandiosa, ma “Anche gli alberi bruciano” è molto altro: è la storia di un primo amore, di mele che cadono lontane dall’albero che le ha generate, di radici buone o cattive, della fatica di crescere quando tutto intorno a te sembra finto o fuori luogo, di coraggio e ribellione. Un romanzo prezioso per adulti e ragazzi e con un ulteriore valore aggiunto: un’autrice deliziosa, che il mondo degli adolescenti lo conosce da vicino, e che sa parlare al cuore con intelligenza.

le otto montagneMIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Le otto montagne”, di Paolo Cognetti (Einaudi 2016). Uscito nel 2016 ma vincitore del Premio Strega 2017, quindi spero perdonerete la licenza :). “Le otto montagne” è la storia dell’amicizia tra due bambini che diventano adulti ma anche del legame particolare e difficile tra padri e figli, del rapporto tra natura e civiltà. Nella complessità due diversi modi di affrontare la vita: scalare il monte Sumeru fino in cima, o viaggiare attraverso le 8 montagne e gli 8 mari che circondano il monte. A noi la possibilità di scegliere e di sentirci a volte Pietro o a volte Bruno in questo cammino.

 

WONDERMIGLIOR FILM AL CINEMA – “Wonder”, di Stephen Chbosky. L’ultimo film che ho visto al cinema in questo anno merita il primo gradino del podio. Tratto da un romanzo per ragazzi che ho amato tantissimo (leggetelo!), racconta la storia di Auggie che affronta con coraggio insieme alla sua famiglia la difficoltà di convivere con la sua diversità ed è capace di cambiare in meglio la vita di tutte le persone che lo circondano. Un film (e un libro) per educatori, insegnanti, genitori ma anche per bambini e ragazzi che possono imparare a confrontarsi con la disabilità. Forse una storia troppo ideale e romantica? Non importa. Wonder scalda il cuore e ci insegna a praticare l’arte della gentilezza, e questo mi basta per consigliarlo e per dire che farà bene a chiunque lo vedrà.

20170714_221939MIGLIOR DISCO E MIGLIOR CONCERTO – “Prisoner 709” di Caparezza è un album che ho consumato nel 2017. Un disco che parla di rinascita e consapevolezza (il rapper di Molfetta ha scoperto un acufene all’orecchio che gli crea importanti problemi di udito), un album forse un po’cupo ma al tempo stesso liberante. Sul miglior concerto non ho dubbi: vince Brunori Sas il 14 luglio a Sogliano sul Rubicone (FC) con il suo tour “A casa tutto bene”. Perchè Brunori mi/ci piace? Perchè è un bravo musicista e interprete, perchè è ironico e ai suoi concerti ti strappa sempre un sorriso, perchè racconta la nostra generazione con una sana dose di cinismo e disincanto ma senza perdere fiducia, perchè è diventato – come mi ha detto qualcuno – per molti, ma fortunatamente non ancora per tutti. Perchè ci aiuta a esorcizzare le nostre paure e ci ricorda che “basta una canzone – anche una stupida canzone – a ricordarti chi sei”.

logandina-grande-teatro-e1380915884960MIGLIOR SPETTACOLO DAL VIVO – “La lavatrice del cuore”, di Maria Amelia Monti. Visto al Teatro Novelli di Rimini lo scorso 19 ottobre (ne ho scritto qui) è la storia di un’adozione e al tempo stesso di tante adozioni. Tratto dalla vicenda vera dell’attrice protagonista e dalle lettere di genitori e figli, è il racconto dei diversi modi che esistono per sentirsi famiglia e per amare. Tenero, commovente, vero.

20171002_162453MIGLIORE MOSTRA – “Dentro Caravaggio”, Palazzo Reale Milano. Venti capolavori del travagliato artista provenienti da diversi musei italiani e stranieri. Incredibile la sua capacità pittorica di giocare con luci e ombre, raffigurando soggetti conturbanti e a modo loro ipnotici. Oltre ai dipinti la mostra presenta alcune immagini radiografiche: un’interessante opportunità per conoscere il “dietro alle quinte” del percorso dell’artista.

Quest’anno ho dovuto davvero fare una difficile sintesi, perchè avrei voluto raccontare molto altro e perchè è stato un 2017 ricco di tante occasioni belle di arte e cultura. Speriamo in un 2018 altrettanto ricco per me e ciascuno di voi! Buon anno!

L’esperienza dei Magnifici lettori volontari

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Ph. Silvia Sanchini

Dalle panchine “lettura fresca” dell’estate del 2007 alle corsie degli ospedali e ai corsi di formazione: da 20 anni il Centro per le famiglie del Comune di Rimini investe sulla promozione della lettura.

L’obiettivo è quello di costruire un lessico comune e valorizzare le molteplici narrazioni che una stessa storia può offrire, per favorire il dialogo e scoprire che narrare ha un potere terapeutico e inclusivo.

Oggi i Magnifici Lettori Volontari del Centro per le Famiglie decidono di regalare le loro voci e le loro storie soprattutto a chi rischia di essere maggiormente escluso o ai margini. Saranno inoltre protagonisti, il prossimo 21 ottobre, di una maratona di lettura promossa dal Comune di Rimini in occasione del “Mese delle famiglie”. Ci saranno diversi punti di lettura nelle piazzette riqualificate del centro storico e in contemporanea in ospedale, insieme agli stand e ai laboratori organizzati dalle associazioni.

A coordinare il gruppo del Magnifici Lettori riminesi Desiree Monciardini, counselor familiare e interculturale e esperta di biblioterapia, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Chi sono i lettori volontari e dove svolgono la loro attività?

I volontari che prestano la loro voce per il progetto Magnifici Lettori Volontari sono uomini e donne di tutte le età che decidono di donare il loro tempo in un periodo storico in cui tutti sembriamo non averne. Oggi i Lettori si dedicano in particolare ai bambini ricoverati nei reparti di Chirurgia Pediatrica, Pediatria, Oncologia Pediatrica e Terapia Intensiva Neonatale, abbiamo inoltre avviato un progetto in sperimentazione con il Lettore a domicilio dedicato a bambini con particolare fragilità, difficoltà motorie o malattie che impediscono loro di uscire. Abbiamo anche Lettori che regolarmente leggono in una delle strutture protette del territorio che ospita mamme e bambini vittime di violenza domestica.

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Un albero con le radici verso il cielo, parole per comprendere il dolore. La storia di Elisa Luvarà

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Elisa Luvarà – Foto di Matteo Coltro

“Le parole con me si sono sempre fatte avanti, lasciandomi l’idea che il dolore può essere compreso”. Sono versi di Luigi Cappello, uno dei più grandi poeti contemporanei, recentemente scomparso.

Dall’esigenza di raccontare e raccontarsi è nato il libro “Un albero al contrario” (Rizzoli 2017) che giovedì 5 ottobre alle 18 a “Il Giardino della Madia” (via Pimentel 5 – Milano) verrà presentato in un incontro organizzato da Agevolando Lombardia, in collaborazione con Rizzoli e con il sostegno della coop. sociale Comin.

Come è nata in te l’idea di questo libro?

Ho sempre scritto, sin da bambina. Anche in comunità un’educatrice mi aveva regalato una macchina da scrivere! Io scrivevo i miei racconti e obbligavo i più piccoli a leggerli. Passavo tanto tempo a narrare, a immaginare. Ho continuato a farlo anche in affido, tanto che un giorno la mia mamma affidataria mi ha detto: ‘Perché non racconti la tua storia? Potrebbe servire a te e agli altri’. Ho pensato: ‘Proviamo!’. È nato un diario, un lungo flusso di coscienza. Ho pubblicato questa prima versione del libro su una piattaforma di crowdfunding e inaspettatamente ho raccolto in poco tempo 4.000 euro, senza alcuna pubblicità. Dopo questa prima pubblicazione sono stata contattata da alcuni editori e in particolare ho ricevuto una proposta da Rizzoli, che mi ha subito convinto. Mi hanno chiesto di riscrivere il libro, con un nuovo taglio: dovevo staccarmi dal personaggio e avere una visione più obiettiva. Così dal mio diario è nata la storia di Ginevra, un vero e proprio romanzo, pubblicato a marzo di quest’anno.

Scrivere ti è stato d’aiuto per rielaborare la tua storia?    

Avevo tante cose da raccontare. Intrecci, storie, episodi anche divertenti, legami di amicizia con gli altri ragazzi… e qualcosa sul rapporto con la mia famiglia di origine. Scrivere mi ha aiutato a fare pace con aspetti della mia vita di cui non parlavo mai: gli incontri difficili con mia madre, i nostri dialoghi assurdi. È stato anche un modo per parlarne agli altri, a tante persone con cui non mi ero ancora aperta. Mi sentivo figlia di una storia complessa e antica, che sembrava lontanissima e troppo fuori dalla normalità, non mi andava di spiattellarla. Avevo paura di raccontare di mia mamma e della sua sofferenza mentale, che è ancora oggi un tabù per molti. La meraviglia è stata poter allargare il cerchio di persone con cui potevo parlare senza ferirmi. Mi sono sentita risarcita di un silenzio troppo lungo. Le persone che leggono questa storia mi stanno vicino come se tornassimo indietro nel tempo, al momento in cui provavo quel dolore.

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Perdono, una logica alternativa

20160828_162751Affrontare il tema del perdono non è semplice. Facile cadere in banalizzazioni o fraintendimenti. Il perdono con fatica si può definire, o dire in astratto.

Il gruppo “Cristiani in ricerca” promosso dalla FUCI e dal MEIC, che per il settimo anno consecutivo si è incontrato al Monastero di Camaldoli dal 26 al 28 agosto scorsi, ha scelto nell’anno dedicato alla misericordia di affrontare questo tema interrogandosi innanzitutto sulla possibilità concreta di una “logica alternativa” nel percorrere itinerari di perdono.

Siamo partiti da uno sguardo alla Scrittura, guidati da Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli. Attraverso la lettura di alcuni testi (il Salmo 85, Osea 11, Matteo 18, Romani 5,8-11) abbiamo scoperto il perdono come elemento costitutivo della fede cristiana e, soprattutto, come conseguenza di sapersi gratuitamente perdonati da Dio di un debito apparentemente insaldabile. La dinamica del perdono di Dio diventa quindi il fondamento del perdono umano.

Di un perdono come atto gratuito e liberante, è stata per noi straordinaria testimone Agnese Moro. Grazie all’incontro con Guido Bertagna e con un gruppo di docenti dell’Università Cattolica (raccontato ne “Il libro dell’incontro” – Il Saggiatore, 2015) ha intrapreso un percorso insieme ad altre vittime e familiari di dialogo con i protagonisti della lotta armata.

Il perdono non è un atto di bontà – ci ha detto chiaramente – non è neppure un colpo di spugna o un sentimento, sarebbe sbagliato pensare che esista un dislivello tra chi perdona e chi è perdonato. Non è neppure possibile creare una memoria comune, ma ci si può educare a rendersi partecipi della memoria gli uni degli altri. Il perdono diviene così una decisione, la volontà precisa di interrompere una catena di dolore, che altrimenti seguiterebbe all’infinito. La violenza distrugge le persone, le trasforma in cose: solo il perdono aiuta a riscoprire l’umanità dell’altro ed è l’unica possibilità per rinascere e ricominciare realmente ad amare, e a vivere.

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5 libri per l’Estate

5libriEstateVa bene, l’Estate è ormai agli sgoccioli (non ricordatemelo!), ma i consigli letterari non scadono, giusto?

Ecco cinque libri da leggere sotto l’ombrellone, su una panchina in riva a un lago, davanti a un bel tramonto in montagna…insomma, dove volete! Cinque libri che mi hanno fatto compagnia durante l’Estate (o giù di lì) e che mi va di consigliare.

  • S. Rossini, Podissea (Antonio Tombolini Editore, 2015)

A metà strada tra l’ironia di Stefano Benni e una partita a scacchi con la morte insieme ad Antonius Block, c’è “Podissea”, il romanzo d’esordio di Stefano Rossini, giornalista freelance. Un libro onirico e anche molto ironico, surreale e grottesco che nasce però da un’esperienza reale: un viaggio dell’autore lungo il fiume Po in compagnia di Michele Marziani. E anche il protagonista del romanzo, Marco Alieni, compie un viaggio lungo il fiume più lungo d’Italia alla ricerca del mitico e misterioso storione d’argento. Tra intermezzi avventurosi e strani incontri di ogni tipo (esilarante il capitolo dedicato a un fantomatico bando europeo per ottenere finanziamenti), Marco e i suoi compagni scopriranno che un viaggio è molto più dei chilometri percorsi e che tra il cielo e la terra il legame è più forte di quel che a volte sembra.

  • A. Matteo, Tutti muoiono troppo giovani (Rubbettino 2016)

“Aveva solo 80 anni, è morto giovane”. Alzi la mano chi non ha mai pronunciato o sentito pronunciare una frase simile. Ebbene sì, in Italia tutti ormai muoiono troppo giovani. Cosa ha a che fare questo con la nostra vita e con l’esperienza di fede? Torna ad interrogarsi a partire da questa domanda il teologo Armando Matteo, con il suo sguardo lucido e profondo sulla realtà ecclesiale e sociale. Se la vecchiaia è uno dei principali tabù della nostra società, se ognuno di noi sente di poter disporre di più vite e di potere ad ogni età in qualche modo ricominciare, se la morte viene ostracizzata o negata come potrà far breccia nel cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo il messaggio cristiano, incentrato sulla morte in croce e sulla resurrezione? La longevità cambia la nostra vita e la nostra fede e ci impone di interrogarci anche sul nostro modo di essere adulti e di educare.

  • G. Bertagna, A. Ceretti, C. Mazzuccato (a cura di), Il libro dell’incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto (Il Saggiatore 2015)

Questo libro mi sta accompagnando in preparazione all’evento a cui parteciperò a fine agosto a Camaldoli (Cristiani in Ricerca). È un libro che non racconta solo una storia, ma che realmente fa la storia. È la testimonianza dell’incontro tra familiari delle vittime e responsabili della lotta armata, una testimonianza concreta, dolorosa e liberante di cosa significhi credere nell’idea e nella possibilità di una giustizia riparativa, che è molto di più della mera applicazione di una pena o risarcimento di un danno. Perché, con le parole di Agnese Moro: “La giustizia si occupa del reato ma non del dolore che il reato lascia”. Ed è questo dolore l’unico sentimento da cui ripartire per ricominciare a vivere, per ricominciare ad amare.

  • G. Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri (Mondadori 2016)

Leggerezza, ironia, semplicità. Sono i tre aggettivi con cui descriverei questo libro, di un giovanissimo ragazzo di Castelfranco Veneto che merita davvero che gli dedichiate qualche ora del vostro tempo. Accettare la disabilità, soprattutto se riguarda la tua famiglia come in questo caso, è molto difficile. Giacomo non lo nega (ed è questo che mi piace di lui) ma al tempo stesso sa divertirsi e impara a scoprire quanto può essere fantastico ogni giorno condividere la propria vita con un fratellino con la sindrome di down. Perché la sua presenza ti aiuta ad essere più autentico e ad avere uno sguardo diverso sul mondo e sulle persone che ti circondano. E forse sei tu quello che deve cambiare occhiali (Se avete bisogno di un’iniezione quotidiana di dolcezza e buonumore seguite Giovanni e Giacomo, Jack and John, sulla loro pagina Facebook, ne vale la pena).

  • F. e G. Carofiglio, La casa nel bosco (Rizzoli 2015)

Un libro senza alcuna pretesa, se non quello di aiutarci a fare un viaggio nei ricordi e un tuffo nell’infanzia a partire da suoni, odori, sapori (in appendice al libro anche alcune gustose ricette). Potranno cambiare gli scenari, ma in tanti potranno ritrovarsi in qualche modo nelle storie e nelle sensazioni che raccontano i due fratelli, autori e protagonisti di questo libro. Si legge in poche ore, ma lascia addosso un sorriso e il sapore dell’Estate (e una gran voglia, perché no, di trovarsi qualche giorno in una masseria della Puglia).

Avete letto questi libri? Che ne pensate? E avete qualche ulteriore lettura estiva da consigliare?

Ecco perchè il film dedicato al “Piccolo Principe” per me è un capolavoro a metà

(ATTENZIONE. POST AD ALTO CONTENUTO DI SPOILER)

piccolo-principe-33Ho atteso il film ispirato al romanzo di Saint-Exupery con desiderio e timore. Desiderio perchè come milioni di persone nel mondo ho amato sin da bambina le pagine del “Piccolo Principe”, l’ho letto e riletto, regalato, utilizzato per attività didattiche, riscritto e condiviso le citazioni più belle.

Timore perchè trasporre sul grande schermo un libro così amato e conosciuto è sempre un rischio, avevo paura che potesse in qualche modo dissolversi la magia di questo racconto davvero insuperabile.

Ora, dopo averlo visto al cinema, posso dire che il film di Mark Osborne è secondo me un capolavoro a metà, e vi spiego perchè.

Ne ho amato la fotografia, la poesia delle immagini, la colonna sonora, l’ottimo doppiaggio di tanti celebri attori italiani. Mi è piaciuta l’idea di attualizzare la vicenda intrecciandola con la storia di una bimba sin troppo matura per la sua età e di una mamma che le trasmette solo responsabilità e pressioni. Mi è piaciuto il rapporto di amicizia con il vecchio aviatore, che restituisce alla piccola Prodigy l’infanzia e la capacità di sognare.

Ma ecco cosa non mi è piaciuto (ed ecco lo spoiler): non mi è piaciuta l’idea di dare un seguito alla storia del Piccolo Principe, costruendo un finale diverso da quello dell’autore. Il piccolo principe del romanzo rimane inizialmente sullo sfondo (anche se è protagonista di alcune delle sequenze più belle grazie alla raffinata tecnica della slot motion), ma vederlo poi cresciuto sulla terra è stata per me una forzatura, quasi uno shock. L’idea di un piccolo principe che ha scordato chi era, vittima anche lui del mondo cinico degli adulti, stride con l’immagine che credo tutti noi abbiamo sempre custodito nel cuore di uno dei protagonisti più amati della letteratura.

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I miei oscar culturali 2015 (grazie Ali!)

Prendo in prestito dalla cara Alice una nuova tradizione per celebrare la fine di un anno. Mi piacciono i piccoli riti che si ripetono ed è bello condividere con gli amici e con chi ti legge passioni e scoperte. Con Pennac sono convinta che “amare vuol dire far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo”. E così grazie di cuore ad Alice ed ecco le mie preferenze  con la mia (umilissima e forse banale, abbiate pietà) classifica culturale del 2015.

MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI – Sicuramente “La Libraia” di Fulvia Degl’Innocenti (San Paolo Edizioni). Perché è stata una piacevole e inaspettata scoperta, perché racconta in modo molto verosimile il mondo dell’affido e delle comunità e di come una passione e gli incontri giusti possano cambiare – e a volte salvare – la vita.

MIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi (Mondadori). Da tempo non mi commuovevo e sorridevo così tanto con un libro. E’una storia di profondo dolore e solitudine ma anche di nuovi inizi. Mi è piaciuto perché vi ho trovato la mia stessa passione viscerale per il mare, l’idea che l’aiuto possa provenire da persone e situazioni spesso impensabili e infine perché i personaggi del romanzo non sono eroi irraggiungibili ma persone assolutamente normali, che ti fanno arrabbiare, che mille volte vorresti rimproverare e nei quali poterti identificare con le tue paure, limiti, incoerenze (e poi c’è Zot: personaggio indimenticabile!).

MIGLIOR FILM AL CINEMA – Anche in questo caso premio un italiano: Nanni Moretti e il suo ultimo film, “Mia madre”. Perché credo che per questo film Moretti abbia avuto molto coraggio nel mettersi a nudo e raccontarsi e chi ammette e condivide le sue fragilità e la sua umanità con intelligenza, per me va sempre premiato.

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Cio’che inferno non è. Alessandro D’Avenia racconta Padre Pino Puglisi

cio-che-inferno-non-e-900Padre Pino Puglisi, per tutti 3P, era una persona che non semplificava la vita delle persone che incontrava, semmai la rendeva più complicata. Sacerdote del quartiere Brancaccio di Palermo, insegnante di religione, all’aula insegnanti preferiva decisamente il corridoio, dove incontrare i suoi studenti. Lui era fatto così. Era una persona capace di aiutarti ad abitare il tuo volto con autenticità, a non indossare maschere. Soprattutto in quella fase della vita, l’adolescenza, in cui dirsi il proprio io è così difficile. Don Pino sapeva amare e farsi custode della vita degli altri.

A raccontarcelo così è Alessandro D’Avenia, che a Pino Puglisi ha dedicato il suo ultimo romanzo: “Ciò che inferno non è”, presentato a Rimini lo scorso 12 Giugno nell’ambito del Festival di letteratura per ragazzi “Mare di Libri”.

Davanti a una platea bellissima e attenta di giovani lettori, D’Avenia ha reso omaggio a un uomo piccolo ma grande, che ha trasformato il destino in una destinazione, fino alla tragica morte per mano mafiosa, nel giorno del suo compleanno.

Nel cammino della vita, così pieno di pericoli e difficoltà, l’incontro con i “maestri” è una vera benedizione, un aiuto necessario. Di testimoni così i più giovani però ne incontrano sempre meno. Ma Padre Pino è stato capace di indicare una direzione. E lo ha fatto in un quartiere drammaticamente difficile (io l’ho visitato e lo ricordo molto bene), dove sembra non esistano spiragli e fessure in cui la luce possa penetrare. Ma per Padre Pino la bellezza e la grazia abitavano anche quei vicoli, quelle case. Anzi, forse di più. La bellezza dei bambini e degli adolescenti di strada con cui ogni giorno trascorreva il suo tempo e ai quali aveva dedicato uno spazio in cui ritrovarsi, il Centro “Padre Nostro”. La bellezza di tante giovani donne, spesso ragazze madri, a cui la vita aveva insegnato troppo presto cosa significano il dolore e la violenza, e che Padre Pino accoglieva come un padre. La bellezza di quei volti a cui troppe volte era stata sottratta la speranza e che per lui erano diventati vera ragione di vita.

Nel suo libro D’Avenia cita un proverbio molto evocativo della tradizione araba: “Chi semina datteri non mangia datteri”. Un apparente paradosso, che in realtà descrive molto bene la vita di uomini come Pino Puglisi. Un vita in cui l’amore è un gioco a perdere, ma capace di vincere su tutto. Padre Pino ha sempre sorriso a tutti, persino al suo assassino mentre lo stava uccidendo, perché dentro di lui la morte aveva già vinto da tempo. In lui la pianta di datteri aveva già portato frutto, perché non si era mai stancato di seminare. Nonostante la fatica, le delusioni cocenti, la paura. Con una sola certezza e cioè che “se metti amore dove non ce n’è, raccogli amore”. Una perfetta sintesi di ogni esperienza educativa.

Per questo che qualcuno abbia il desiderio di narrare la sua storia, e tanti altri di leggerla e ascoltarla, è oggi così urgente e necessario.

Silvia Sanchini

Pubblicato per: http://www.newsrimini.it/2015/06/padre-pino-puglisi-raccontato-da-alessandro-davenia/