Burla e dieci anni di graffiti a Casa Pomposa

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Emanuele Battarra, per tutti Burla. 38 anni e 10 anni di lavoro sul campo in ambito educativo, grazie a una grande passione e a un prezioso talento da writer. Tutto è cominciato a Casa Pomposa, storico spazio aggregativo ed espressivo per i giovani riminesi, gestito dalla coop. sociale Il Millepiedi in una struttura del Comune di Rimini.

“Frequentavo Casa Pomposa già da qualche tempo anche come luogo dove realizzare i miei graffiti – ci racconta Emanuele – poi gli educatori mi hanno proposto di collaborare con loro. È nata così l’idea di un corso di graffiti rivolto ad adolescenti e giovani. Da allora sono trascorsi 10 anni e abbiamo realizzato tanti corsi e laboratori: i ragazzi che li frequentano a volte sono gli stessi, poi crescono, cambiano, i loro interessi si trasformano, a volte ritornano…io per loro resto a disposizione e spesso mi chiedono un punto di vista sul loro lavoro anche quando non frequentano più il centro”.

Un lavoro artistico che dunque cambia sempre, si evolve: “È molto interessante osservare come la libera creatività dei ragazzi non si fermi alla sola arte dei graffiti ma possa trovare molte e diverse forme di espressione. Penso ad amici come Blatta, Korj, Felix…solo per citarne alcuni. Ci sono ragazzi che hanno frequentato il mio corso e oggi si sono buttati in un’avventura editoriale. Qualcuno frequenta scuole d’arte in Italia o in Europa. C’è chi è diventato un grafico o un tatuatore. Mi piace stimolare i ragazzi ad amare e a frequentarla, per questo ad esempio quando dipingiamo ascoltiamo sempre musica”.

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Quattro giorni e quattro città (più una) in Puglia e Basilicata

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Lama Monachile a Polignano a Mare

Quattro giorni, quattro città (e una in aggiunta) sono la sintesi di questo viaggio nel sud della penisola. Una Puglia calda e accogliente – uno dei luoghi in Italia in cui amo maggiormente tornare – e una Basilicata tutta da scoprire.

Un viaggio semplice ma ricco di piccoli tesori e meraviglie disseminati in queste distese verdi, perché viaggiare in Puglia significa anche lasciarsi rigenerare dal blu intenso del mare e abbracciare dal verde degli estesissimi uliveti, sognando un giorno di dormire in una delle antiche masserie in pietra incastonate nella natura che caratterizzano queste zone.

Ecco allora le tappe e le cose più belle da vedere in questo itinerario tra il Salento e la Basilicata:

Polignano a Mare. E’la prima tappa del nostro viaggio, la meta più a nord. Polignano è proprio come ti immagini la Puglia. Con la sua pietra bianca, il mare cristallino, calda, ospitale. Ci si innamora tra i suoi vicoli, negozi, chiese e piazzette, ti fanno compagnia i versi dei poeti su porte, muri e finestre.
E poi a toglierti il fiato le tre balconate: tre diversi punti di vista su Cala Porto, la celebre caletta circondata dai caratteristici scogli su cui è arroccato tutto il centro storico. E’ solo il 28 aprile ma qui è piena estate e molti si tuffano dagli scogli e nuotano in questo angolo di mare blu.
Da non perdere a Polignano: piazza Vittorio Emanuele con la Chiesa di Santa Maria Assunta e la Casa dell’Orologio, la Balconata Santo Stefano, il monumento dedicato a Domenico Modugno, il viadotto romano che conduce alla spiaggia di Lama Monachile o Cala Porto, uno degli scorci più pittoreschi di Puglia. Se avete più tempo (io non ci sono riuscita) è possibile visitare anche la Fondazione Museo Pino Pascali.
On air: Nel blu dipinto di blu – Domenico Modugno

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La statua dedicata a Domenico Modugno a Polignano a Mare


 

Matera. Roccia e acqua sono gli elementi che contraddistinguono Matera. Che ha il fascino delle cose nascoste e poi svelate, di chi per troppo tempo non si è accorto della sua bellezza e si guarda allo specchio ancora con un po’di stupore. Qui ti senti dentro a un set cinematografico o a un videoclip musicale, immagini di incontrare i volti drammatici de “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini o i musicisti scanzonati di “Basilicata coast to coast”. Camminando per Matera attraversi la storia, la pietra di questi luoghi è intrisa di memoria e di dolore. Matera è anche una storia di riscatto: da “vergogna d’Italia” a “Capitale della cultura 2019”. Ecco perché chi qui ci vive ne è così orgoglioso. Matera è una scommessa appena iniziata e ancora tutta da vincere. Matera è sicuramente, per me, la scoperta più bella di questo viaggio.
Da non perdere a Matera: il panorama dei Sassi, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, il verde del parco della Murgia, piazza Vittorio Veneto e il Palombaro Lungo, piazza Duomo e la bellissima Cattedrale, la visita ad almeno una delle Chiese rupestri che qui sono conservate e che custodiscono splendidi affreschi sopravvissuti ai secoli, l’ingresso ad una delle Casa museo per rendersi conto com’è stata la vita in questi luoghi, così come Carlo Levi l’ha raccontata e per troppo tempo ignorata.
On air: Basilicata on my mind – Rocco Papaleo

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I sassi e le case di Matera

Lecce: A Lecce bisogna camminare senza perdere di vista nulla, con lo sguardo che si sposta dal basso verso l’alto perché ad ogni altezza c’è qualcosa da scoprire. Balconi decorati, la tipica pietra bianca e giallina, le porte e le finestre dei palazzi nobiliari, le innumerevoli chiese e i molteplici strati delle diverse epoche storiche che si sovrappongono. Tutto concorre a dare forma e a rendere irripetibile questa città, gioiello del barocco pugliese.
Da non perdere a Lecce: piazza Duomo e la Cattedrale, la Basilica di Santa Croce e il Convento dei Celestini, la Chiesa di Santa Chiara, la Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo e le decine di altre chiese che costellano il centro storico, piazza Sant’Oronzo, l’Anfiteatro romano, le botteghe dei maestri cartapestai.
On air: Ad esempio a me piace il Sud – Rino Gaetano

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Storici palazzi di Lecce

Ostuni: l’ultima tappa del tour. Città bianchissima che guarda verso il mare.
Cuore e essenza di un Salento luminoso, accogliente, ricco di storia e tradizioni. Camminare nei vicoli di Ostuni significa ritrovarsi tra incantevoli porticine e finestre, piante di cactus, gatti pigri, riempiendosi gli occhi con il bianco dato dal latte di calce che illumina questi luoghi.
Da non perdere a Ostuni: piazza della Libertà, palazzo Zevallos, la Cattedrale, palazzo Vescovile, il Museo di Civiltà preclassiche della Murgia che custodisce i resti della mamma più antica del mondo (uno scheletro risalente a più di 20.000 anni fa), la Chiesa dell’Annunziata.
On air: Me fece mele a chepa – Daniele Silvestri

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Ostuni: la città bianca

Da aggiungere all’itinerario la città di Alberobello, che è il luogo dove si trovava il nostro albergo e punto di partenza di ogni giornata. Tradizione e turismo sfrenato si fondono in questa cittadina, dove le piccole abitazioni tradizionali – i trulli – sono ormai stati tutti trasformati in ristoranti, negozietti, botteghe.
Salire su una delle terrazze panoramiche per perdere lo sguardo tra muri bianchi e tetti a forma di cono è un’esperienza da non mancare.

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I trulli di Alberobello

 

// Guide di viaggio: Puglia (Lonely Planet), I sassi di Matera (edizioni Giannatelli) //

Tutte le foto sulla pagina Facebook Riportando tutto a casa

Itinerario insolito al Carnevale di Venezia

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Una domenica al Carnevale di Venezia può spaventare, soprattutto per chi non ama la confusione o i luoghi troppo affollati. D’altra parte partecipare a uno dei carnevali più belli del mondo è un’esperienza unica e sicuramente divertente, quindi vale la pena rischiare, ma con qualche accorgimento. Ecco il nostro itinerario, un po’insolito, a prova di grandi folle.

Come arrivare. Innanzitutto noi abbiamo scelto di arrivare in treno: mettetevi il cuore in pace perché nell’ultimo tratto, in particolare tra Padova e Venezia, ci sarà sicuramente molta gente. Ma per fortuna è un breve tragitto! Per chi sceglie la macchina, qualcuno del nostro gruppo l’ha fatto, è consigliato parcheggiare proprio a Padova o a Mestre e poi proseguire con il bus o il treno, ci sono molte possibilità.

L’itinerario. Grazie ai consigli di un’amica*, noi abbiamo scelto di evitare di raggiungere la mattina piazza San Marco. È vero, abbiamo perso il volo dell’aquila (uno dei tradizionali “voli” dal campanile di San Marco), ma con le nuove regole e limitazioni all’accesso in piazza sapevamo che sarebbe stato molto difficile anche solo raggiungere il luogo dell’evento e vedere qualcosa. Per questo abbiamo scelto di andare “controcorrente” e, una volta scesi dal treno, ci siamo diretti dalla parte opposta rispetto al flusso di persone che cercava di raggiungere il centro di Venezia.

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I miei Oscar culturali 2017

E’tempo di riprendere l’appuntamento inaugurato nel 2015 grazie alla mia amica Alice e che l’anno scorso, purtroppo, ho mancato. Ecco i miei “oscar culturali” del 2017:

Lorenza-Ghinelli-Anche-gli-alberi-bruciano-693x1024MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI“Anche gli alberi bruciano”, di Lorenza Ghinelli (Rizzoli 2017). Un nonno ex partigiano che affronta il progredire dell’alzheimer, un adolescente che decide di prendere in mano la sua vita e finalmente decidere, anche sbagliando. Basterebbero questi presupposti già per dare vita a una storia grandiosa, ma “Anche gli alberi bruciano” è molto altro: è la storia di un primo amore, di mele che cadono lontane dall’albero che le ha generate, di radici buone o cattive, della fatica di crescere quando tutto intorno a te sembra finto o fuori luogo, di coraggio e ribellione. Un romanzo prezioso per adulti e ragazzi e con un ulteriore valore aggiunto: un’autrice deliziosa, che il mondo degli adolescenti lo conosce da vicino, e che sa parlare al cuore con intelligenza.

le otto montagneMIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Le otto montagne”, di Paolo Cognetti (Einaudi 2016). Uscito nel 2016 ma vincitore del Premio Strega 2017, quindi spero perdonerete la licenza :). “Le otto montagne” è la storia dell’amicizia tra due bambini che diventano adulti ma anche del legame particolare e difficile tra padri e figli, del rapporto tra natura e civiltà. Nella complessità due diversi modi di affrontare la vita: scalare il monte Sumeru fino in cima, o viaggiare attraverso le 8 montagne e gli 8 mari che circondano il monte. A noi la possibilità di scegliere e di sentirci a volte Pietro o a volte Bruno in questo cammino.

 

WONDERMIGLIOR FILM AL CINEMA – “Wonder”, di Stephen Chbosky. L’ultimo film che ho visto al cinema in questo anno merita il primo gradino del podio. Tratto da un romanzo per ragazzi che ho amato tantissimo (leggetelo!), racconta la storia di Auggie che affronta con coraggio insieme alla sua famiglia la difficoltà di convivere con la sua diversità ed è capace di cambiare in meglio la vita di tutte le persone che lo circondano. Un film (e un libro) per educatori, insegnanti, genitori ma anche per bambini e ragazzi che possono imparare a confrontarsi con la disabilità. Forse una storia troppo ideale e romantica? Non importa. Wonder scalda il cuore e ci insegna a praticare l’arte della gentilezza, e questo mi basta per consigliarlo e per dire che farà bene a chiunque lo vedrà.

20170714_221939MIGLIOR DISCO E MIGLIOR CONCERTO – “Prisoner 709” di Caparezza è un album che ho consumato nel 2017. Un disco che parla di rinascita e consapevolezza (il rapper di Molfetta ha scoperto un acufene all’orecchio che gli crea importanti problemi di udito), un album forse un po’cupo ma al tempo stesso liberante. Sul miglior concerto non ho dubbi: vince Brunori Sas il 14 luglio a Sogliano sul Rubicone (FC) con il suo tour “A casa tutto bene”. Perchè Brunori mi/ci piace? Perchè è un bravo musicista e interprete, perchè è ironico e ai suoi concerti ti strappa sempre un sorriso, perchè racconta la nostra generazione con una sana dose di cinismo e disincanto ma senza perdere fiducia, perchè è diventato – come mi ha detto qualcuno – per molti, ma fortunatamente non ancora per tutti. Perchè ci aiuta a esorcizzare le nostre paure e ci ricorda che “basta una canzone – anche una stupida canzone – a ricordarti chi sei”.

logandina-grande-teatro-e1380915884960MIGLIOR SPETTACOLO DAL VIVO – “La lavatrice del cuore”, di Maria Amelia Monti. Visto al Teatro Novelli di Rimini lo scorso 19 ottobre (ne ho scritto qui) è la storia di un’adozione e al tempo stesso di tante adozioni. Tratto dalla vicenda vera dell’attrice protagonista e dalle lettere di genitori e figli, è il racconto dei diversi modi che esistono per sentirsi famiglia e per amare. Tenero, commovente, vero.

20171002_162453MIGLIORE MOSTRA – “Dentro Caravaggio”, Palazzo Reale Milano. Venti capolavori del travagliato artista provenienti da diversi musei italiani e stranieri. Incredibile la sua capacità pittorica di giocare con luci e ombre, raffigurando soggetti conturbanti e a modo loro ipnotici. Oltre ai dipinti la mostra presenta alcune immagini radiografiche: un’interessante opportunità per conoscere il “dietro alle quinte” del percorso dell’artista.

Quest’anno ho dovuto davvero fare una difficile sintesi, perchè avrei voluto raccontare molto altro e perchè è stato un 2017 ricco di tante occasioni belle di arte e cultura. Speriamo in un 2018 altrettanto ricco per me e ciascuno di voi! Buon anno!

Il presepe più bello

img_20161228_123842Quest’anno il presepe più bello di Rimini, non lo troverete segnalato su nessun sito o rivista di informazione turistica.
E’l’opera dell’artista bulgaro, ma ormai borghigiano d’adozione, Kiril Cholakov. E’un acrilico su tela, 310×990 cm esposto alla Chiesa di San Giuliano Martire (nel borgo San Giuliano di Rimini). L’artista ha voluto raffigurare tutte le situazioni che, come è capitato alla famiglia di Nazaret, spingono a dover lasciare drammaticamente la propria casa. E così in questo straordinario presepe entrano a pieno titolo le vittime del terremoto, rifugiati e migranti, persone senza fissa dimora. Ma non manca anche un messaggio di speranza: una bimba, tra le braccia di Papa Francesco. Un ramoscello che germoglia tra le macerie. E i tre re magi, simbolicamente raffigurati come volontari della Croce rossa e della protezione civile.
L’autore sembra anticipare le parole di Papa Francesco nell’omelia di Natale: “Il mistero del Natale, che è luce e gioia, interpella e scuote, perché è nello stesso tempo un mistero di speranza e di tristezza. Porta con sé un sapore di tristezza, in quanto l’amore non è accolto, la vita viene scartata. Così accadde a Giuseppe e Maria, che trovarono le porte chiuse e posero Gesù in una mangiatoia, “perché per loro non c’era posto nell’alloggio”. Gesù nacque rifiutato da alcuni e nell’indifferenza dei più. Anche oggi ci può essere la stessa indifferenza, quando Natale diventa una festa dove i protagonisti siamo noi, anziché Lui; quando le luci del commercio gettano nell’ombra la luce di Dio; quando ci affanniamo per i regali e restiamo insensibili a chi è emarginato”.
Un’opera non solo piena di intensità e bellezza, ma che racchiude in sè e ci aiuta a meditare il senso vero del Natale. Penso che un presepe così, sarebbe piaciuto anche a San Francesco.

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Verona in love

20161220_120052Due giorni a Verona, gli scorsi 19 e 20 dicembre. Per ascoltare, con cuore grato, le riflessioni che i care leavers del Veneto hanno voluto consegnarci.

Hanno cominciato così:”Perdiamo fiducia nei confronti del mondo nel momento in cui dobbiamo lasciare la nostra famiglia di origine. Dobbiamo però cercare di recuperarla e per fare questo chiediamo aiuto a voi”. E ancora, sul rapporto tra fratelli: “Sappiamo che là fuori da qualche parte del mondo ci possono essere i nostri fratelli e sorelle e spesso ci domandiamo: come stanno? Ci pensano? Anche loro chiedono di noi o forse si sono dimenticati?”.
Si è parlato anche di casa: “Casa non è solo un luogo dove vivi o hai vissuto. Casa sono i rapporti, le relazioni, i punti di riferimento”.
E, per concludere: “Crediamo che le nostre esperienze siano importanti e utili per le istituzioni e la politica al fine di produrre miglioramenti al sistema di protezione e cura. Ci piacerebbe che le nostre proposte, che crediamo essere costruttive, venissero prese sul serio”.
A noi il compito di custodire queste parole e dare un seguito, insieme, alle tante proposte.

Due giorni intensi, ma non è mancata l’occasione per godersi anche il centro storico di Verona. Tra luci, addobbi e mercatini di Natale ancora più bello. E, ulteriore fortuita circostanza, in questi giorni a Verona si trovano diverse opere del Museo Picasso di Parigi esposte a Palazzo Forti. La mostra, dedicata alle “Figure” che hanno trovato felice rappresentazione nella pittura e scultura (ma non solo) dell’eclettico artista, merita di essere visitata per lasciarsi guidare alla scoperta delle diverse fasi della vita di Picasso con una ricca collezione di 91 opere. Tra le tante in mostra sono rimasta senza fiato davanti alla potenza de”L’acrobata”, ho ammirato i colori e l’intensità de “La donna che legge” , la tensione amorosa di una piccola tela come “Il Bacio”. Un artista pieno di carisma che, a 89 anni, ancora dipingeva con straordinaria vitalità. Come ne “L’abbraccio”, ultima opera che incanta i visitatori di questa bella retrospettiva.

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Appunti dalla Biennale del Disegno di Rimini

IMG_20160709_130950Si è conclusa anche la seconda edizione della “Biennale del Disegno” di Rimini: 27 mostre, circa 2.000 disegni, opere dal XVI secolo ad oggi. Anche se solo nell’ultima settimana, sono riuscita a visitare un buon numero di esposizioni, usufruendo  degli ingressi gratuiti e diventandone testimone grazie alla partecipazione al photocontest #MyBiennaleRN (per me che adoro Instagram, un’occasione troppo ghiotta!).

Alcuni appunti e alcune suggestioni da questa interessante kermesse: ho sbagliato a non prenotare visite guidate, che avrebbero sicuramente favorito una maggiore consapevolezza e comprensione delle mostre. Non tutto infatti era così accessibile, c’erano alcuni pannelli esplicativi ma lo sguardo di un esperto avrebbe sicuramente giovato per me che non sono un’addetta ai lavori.

Tra le esperienze più belle non posso non citare la mostra dedicata ad Andrea Pazienza (“Credevo fosse uno sprazzo, era invece un inizio”), nel Foyer del Teatro Galli, emozionante e divertente ritrovare il suo tratto così deciso e irriverente in una cornice tanto raffinata e importante. A Castel Sismondo sono invece rimasta colpita dalla sezione dedicata alla Basilica di Loreto (“Profili del cielo”) con i disegni del Pomarancio e di Giuseppe Maccari e dal ritrovare le opere del genio di Bruno Munari (nella mostra “I Marziani”): per chi si occupa di educazione e didattica il Metodo Munari è un punto di riferimento importante, ma è interessante osservarlo come artista poliedrico anche nel campo del disegno e della grafica. Alla FAR (Fabbrica Arte Rimini, Palazzo del Podestà) ho ritrovato con piacere due opere di Eron (la Fontana della Pigna e il Ponte di Tiberio): per me che amo la street art è un onore essere concittadina di un artista così importante nel panorama internazionale.

Una nota di merito particolare va sicuramente alle location scelte per le esposizioni: le pareti intrise di storia di Castel Sismondo, l’eleganza del Teatro Galli finalmente (almeno in parte) restituito alla città e l’Ala Moderna del Museo cittadino che è ormai  diventata suggestiva cornice dei più importanti appuntamenti culturali e artistici riminesi e che anche in questo caso si è rivelata contesto perfetto per il bellissimo “Cantiere Disegno”: cinquanta artisti che, nella loro diversità, sono stati chiamati a ricomporre “il volto del mondo”.

Insomma, anche quest’anno torno a casa con gli occhi pieni di stimoli e di bellezza.

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Frida Kahlo a Bologna

20160128_152115Passionale, emancipata, resiliente. Sicuramente unica. Un’occasione in più per scoprire Frida Khalo è la mostra fotografica recentemente allestita a Bologna in via Santa Margherita. Molti di questi scatti – realizzati da Leo Matiz – avevo già avuto occasione di ammirarli nell’ambito della mostra dedicata all’artista messicana alle Scuderie del Quirinale di Roma, ma è sempre bello scoprire nuovi sguardi e nuovi aspetti della personalità di Frida. La mostra raccoglie 35 fotografie in diversi formati ed è ospitata dalla Galleria ONO Arte Contemporanea e realizzata in collaborazione con la Fondazione Leo Matiz.

Gli scatti del fotoreporter colombiano raccontano Frida20160128_152918 Kahlo nella sua quotidianità, la ritraggono insieme all’artista e amante Diego Rivera, mostrano la loro “Casa Azul” e il quartiere dove ha vissuto, Coyoacán di Città del Messico. Una quotidianità per Frida molto importante: “Non ho mai dipinto i sogni. Ho dipinto la mia realtà”, scrive infatti l’artista per descrivere il suo percorso pittorico. È evidente il legame anche di amicizia che univa la pittrice messicana al fotografo che in questi scatti ne penetra l’intimità, cogliendone espressioni vive e intense. Frida Kahlo è legata alle tradizioni del suo paese, ama farsi ritrarre con gli abiti tipici delle contadine messicane, ma è anche una donna indipendente, dalla fortissima personalità che emerge in ogni suo gesto, in una sigaretta tenuta in mano o mentre si ripara dal sole in giardino.

20160128_153715Accanto alla mostra fotografica, sono visibili anche gli interessantissimi schizzi preparatori di Vanna Vinci, fumettista e illustratrice conosciuta per la sua “bambina filosofica”, che nell’autunno del 2016 presenterà la sua biografia di Frida Khalo a fumetti e che è impegnata in un intenso lavoro di ricerca per cogliere al meglio ogni aspetto della sua personalità.

L’ingresso alla mostra è gratuito e vale la pena dare uno sguardo anche per il bell’allestimento in questa galleria d’arte bolognese.

I miei oscar culturali 2015 (grazie Ali!)

Prendo in prestito dalla cara Alice una nuova tradizione per celebrare la fine di un anno. Mi piacciono i piccoli riti che si ripetono ed è bello condividere con gli amici e con chi ti legge passioni e scoperte. Con Pennac sono convinta che “amare vuol dire far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo”. E così grazie di cuore ad Alice ed ecco le mie preferenze  con la mia (umilissima e forse banale, abbiate pietà) classifica culturale del 2015.

MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI – Sicuramente “La Libraia” di Fulvia Degl’Innocenti (San Paolo Edizioni). Perché è stata una piacevole e inaspettata scoperta, perché racconta in modo molto verosimile il mondo dell’affido e delle comunità e di come una passione e gli incontri giusti possano cambiare – e a volte salvare – la vita.

MIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi (Mondadori). Da tempo non mi commuovevo e sorridevo così tanto con un libro. E’una storia di profondo dolore e solitudine ma anche di nuovi inizi. Mi è piaciuto perché vi ho trovato la mia stessa passione viscerale per il mare, l’idea che l’aiuto possa provenire da persone e situazioni spesso impensabili e infine perché i personaggi del romanzo non sono eroi irraggiungibili ma persone assolutamente normali, che ti fanno arrabbiare, che mille volte vorresti rimproverare e nei quali poterti identificare con le tue paure, limiti, incoerenze (e poi c’è Zot: personaggio indimenticabile!).

MIGLIOR FILM AL CINEMA – Anche in questo caso premio un italiano: Nanni Moretti e il suo ultimo film, “Mia madre”. Perché credo che per questo film Moretti abbia avuto molto coraggio nel mettersi a nudo e raccontarsi e chi ammette e condivide le sue fragilità e la sua umanità con intelligenza, per me va sempre premiato.

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Tornare a Parigi, e godersi “un po’la strada”

“Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada”…

Buon viaggio (Share the love) – C. Cremonini

Il bello di visitare una città per la seconda o terza volta, è sicuramente quello di non essere più presi da quell’ansia da prestazione che attanaglia il turista determinato a vedere ogni cosa sottoponendosi a tour de force estenuanti e a camminate folli degne del miglior maratoneta.

Tornare nuovamente in un luogo, ti permette di concederti il lusso di scegliere, assaporare ogni cosa con uno spirito rilassato, perdendoti anche per ore a camminare tra i vicoli della città senza bisogno di raggiungere a tutti i costi una meta ma semplicemente godendoti il paesaggio.

Per questo motivo non condividerò della mia visita a Parigi dello scorso Maggio un itinerario vero e proprio ma piuttosto luoghi e suggestioni che ho riportato a casa da questo ultimo viaggio.

DSC00654Non posso non cominciare dal Musée Picasso (era anche uno dei miei #TravelDreams2015!). Desideravo tornare a Parigi anche per visitare questa esposizione, riaperta al pubblico nel 2014 dopo consistenti lavori di restauro. L’edificio si trova nel quartiere del Marais, si raggiunge facilmente a piedi scendendo con la Metro alla fermata St-Paul, per poi godersi una passeggiata tra i vicoli e le vetrine chic del quartiere. Lungo la strada anche la “Chapelle de l’Humanité” con il suo motto: “L’Amour pour principe et l’Ordre pour base; le Progrès pour but” (A. Comte), ma soprattutto edifici e palazzi dall’elegante architettura e tanti, tantissimi giardini che conferiscono a queste strade un’atmosfera unica. L’edificio che accoglie il Museo è l’Hotel Salé, uno splendido palazzo progettato tra il 1656 e il 1660 dall’architetto Jean Boulier. Il museo è chiuso il Lunedì e apre la mattina piuttosto tardi (11.30 dal Martedì al Venerdì, 9.30 il Sabato e la Domenica), l’ingresso è di 11 euro (sicuramente ben spesi) e dovrete probabilmente fare un po’di coda all’ingresso, anche se avete scelto la Paris Visite Pass. 11107729_10206789656807190_8926937973015701565_nMa non arrendetevi, se amate il pittore spagnolo, ne vale la pena! La collezione è ricchissima: oltre 3.500 opere esposte tra dipinti, ceramiche, sculture, disegni, incisioni. Quattro piani in cui perdersi tra corridoi e stanze per scoprire anche molto delle fasi di studio e preparazione alle opere del grande maestro. Ci sono, ad esempio, i bozzetti del Les Demoiselles d’Avignon (che avevo visto al MoMa di New York) e un intero piano (Level -1) dedicato a far conoscere il lavoro di Picasso nel suo studio parigino e le fasi che condussero allo sviluppo e all’affermazione del Cubismo in Europa. Interessante anche il Level 3 dove è custodita la collezione privata dell’artista che contiene dipinti di grandi maestri quali Cézanne, Degas, Renoir, Modigliani. La pittura di Picasso è potente, la sua personalità decisamente sopra le righe ed eclettica. Scriveva nel 1935: “My picture is a sum of destructions. I do a picture – then I destroy it. In the end, though, nothing is lost: the red I took away from one place turns up somewhere else” e questa sua tensione interiore è evidente in tutta la sua opera e ben rappresentata da questa esposizione che aiuta veramente a penetrare nel suo mondo, o perlomeno in parte di esso. (http://www.museepicassoparis.fr/)

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