Maria: “Il Natale in comunità, bello e triste al tempo stesso”

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Maria – Foto: Monica Romei

Mi chiamo Maria, ho 24 anni e vivo in provincia di Salerno. Lavoro in una fabbrica come operaia. Sono di origine rumena, arrivata in Italia quando avevo 15 anni. Sono stata una ragazza costretta, purtroppo, a crescere troppo in fretta.

Sono stata accolta in una casa-famiglia, “Casa di Kim”, dall’eta di 15 anni. Quando si sono avvicinati i 18 anni la comunità ha provato a farmi conoscere una famiglia affidataria, ma nessun successo.

Ho tanti ricordi, tristi e belli al tempo stesso, legati al periodo di Natale.

Ho trascorso cinque volte il Natale in comunità, ogni volta è stata diversa dall’altra. Quando si avvicinavano le feste mi sentivo triste, perché ero l’unica della casa-famiglia a non avere una famiglia da cui tornare o una famiglia affidataria oppure di appoggio che mi ospitasse. Mi sentivo anche un peso per i miei educatori, che dovevano organizzarsi per portarmi a casa loro o per lavorare durante le vacanze.

Prima di Natale era abitudine, però, organizzare una cena tutti insieme. C’eravamo noi ragazzi della comunità, gli educatori ma anche gli amici, i volontari, persone importanti come il sindaco. Era un momento bellissimo, in cui facevamo festa.

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Buon Natale, davvero.

MASTER CLASS

Buon Natale, allora, anche a tutti i bambini e i ragazzi esclusi, rifiutati, nati e cresciuti nel posto sbagliato, troppo soli, diversi.
Ma anche bambini e ragazzi attenti, coraggiosi, risoluti, altruisti, infaticabili costruttori di pace.
Natale è la festa di Dio che irrompe nella storia, nella nostra storia per dirci che c’è un’unica forza capace di cambiare, ostinatamente e inaspettatamente, il mondo.
La nascita. La vita.
E la nostra capacità di custodirla.

Buon Natale, davvero.

Il mio Natale in comunità

dolci-642x336Arriva sempre il fatidico momento della domanda di un compagno di classe che ti guarda con occhi curiosi: “Cosa farai per Natale?”. È la stessa sensazione che si prova quando, alle scuole elementari, scatta l’ “ora x” del tema: “Parla della tua famiglia”. In passato mi è capitato di dare le risposte più fantasiose a queste domande. Raccontavo di vacanze sulla neve con la mia famiglia, di cenoni della vigilia a base di ricche portate, di alberi di Natale addobbati insieme ai miei genitori. Da qualche tempo non ho più paura però di raccontare un’altra storia: la storia di chi, le vacanze di Natale, le trascorre in una comunità.

Questo, per noi ragazzi e ragazze in comunità, è un periodo particolarmente strano e delicato. Alcuni ragazzi sono tristi. C’è chi aspetta una telefonata che non arriverà mai, chi ha invece la fortuna di poter tornare a casa qualche giorno, chi farà gli auguri ai suoi genitori lontanissimi attraverso una chiamata con Skype.

C’è chi crede nel Natale, c’è chi non crede in niente, c’è chi professa un’altra religione. Mi è capitato spesso di vedere ragazzi piangere il giorno di Natale o di dover consolare la mia compagna di stanza che non vorrebbe alzarsi dal letto e ascolta la sua musica triste a tutto volume.

Io a Natale in comunità invece mi sento proprio a casa. In salotto addobbiamo un albero grandissimo, pieno di luci e colori, che appena entri in casa già ti mette allegria. C’è Carmen, un’educatrice, che dalla mattina presto si mette ai fornelli e prepara un sacco di piatti squisiti. C’è Ahmed che, anche se è musulmano, ci aiuta a preparare il presepe. Chiara ogni anno ci regala i biscotti alla cannella.

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Il presepe più bello

img_20161228_123842Quest’anno il presepe più bello di Rimini, non lo troverete segnalato su nessun sito o rivista di informazione turistica.
E’l’opera dell’artista bulgaro, ma ormai borghigiano d’adozione, Kiril Cholakov. E’un acrilico su tela, 310×990 cm esposto alla Chiesa di San Giuliano Martire (nel borgo San Giuliano di Rimini). L’artista ha voluto raffigurare tutte le situazioni che, come è capitato alla famiglia di Nazaret, spingono a dover lasciare drammaticamente la propria casa. E così in questo straordinario presepe entrano a pieno titolo le vittime del terremoto, rifugiati e migranti, persone senza fissa dimora. Ma non manca anche un messaggio di speranza: una bimba, tra le braccia di Papa Francesco. Un ramoscello che germoglia tra le macerie. E i tre re magi, simbolicamente raffigurati come volontari della Croce rossa e della protezione civile.
L’autore sembra anticipare le parole di Papa Francesco nell’omelia di Natale: “Il mistero del Natale, che è luce e gioia, interpella e scuote, perché è nello stesso tempo un mistero di speranza e di tristezza. Porta con sé un sapore di tristezza, in quanto l’amore non è accolto, la vita viene scartata. Così accadde a Giuseppe e Maria, che trovarono le porte chiuse e posero Gesù in una mangiatoia, “perché per loro non c’era posto nell’alloggio”. Gesù nacque rifiutato da alcuni e nell’indifferenza dei più. Anche oggi ci può essere la stessa indifferenza, quando Natale diventa una festa dove i protagonisti siamo noi, anziché Lui; quando le luci del commercio gettano nell’ombra la luce di Dio; quando ci affanniamo per i regali e restiamo insensibili a chi è emarginato”.
Un’opera non solo piena di intensità e bellezza, ma che racchiude in sè e ci aiuta a meditare il senso vero del Natale. Penso che un presepe così, sarebbe piaciuto anche a San Francesco.

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Non c’era posto

non-cera-posto-per-loro-nellalbergobuon-natale-a-chi-non-ha-nullama-in-fondo-ha-tuttoperche-sa-fare-posto-agli-altri“Non c’era posto per loro nell’albergo”.

È il versetto del Vangelo che ha risuonato con più forza nel mio cuore in questo tempo di attesa.

Non trovare posto, rimanere fuori, non sentirsi parte di qualcosa. A tutti è capitato di soffrire a causa di uno di questi motivi.

Ho pensato a chi non trova posto.

C’è Mario, che anche oggi ha bevuto fino a stare male. E così, come spesso accade, non troverà posto neppure in un dormitorio stanotte. Sono le regole, e lui passerà la vigilia di Natale sulla strada.

Oppure Ronald che ha ripreso la stessa nave che lo aveva portato, minorenne e solo, qui a Rimini dall’Albania. Ronald non aveva amici o parenti, difficoltà a capire e adattarsi, non era mai andato a scuola. Qui in Italia per lui non c’era posto, nessuna soluzione o disponibilità ad accoglierlo una volta divenuto maggiorenne. È tornato in quella baracca di legno in cui è cresciuto, senza futuro o opportunità.

Marica è una ragazzina con autismo. I suoi genitori, quotidianamente, si sentono dire che non c’è posto. A scuola, dove trovare una classe giusta per lei è difficile. A un corso di ballo, in cui non se la sentono di accettarla, anche se Marica quando sente la musica è felice e leggera. A volte persino in parrocchia, perché – spiegano i catechisti – è troppo difficile inserire Marica nel gruppo degli altri ragazzi.

Ma poi penso anche a Barbara. Che da più di vent’anni accoglie in affido bambini e ragazzi nella sua famiglia. A quel bimbo con sindrome di down che, alla fine, è diventato suo figlio.

E penso a Ugo, che in Sardegna dà un’opportunità a qualcuno che difficilmente troverebbe posto da solo nel mondo del lavoro.

Penso ad Agnese, che ha trovato spazio nel suo cuore per il perdono.

Ai ragazzi e alle ragazze “fuori famiglia” che non hanno avuto paura di ricominciare. Perché, scrivono, “le nostre storie rimangono ma non ci devono schiacciare”.

La voce del “non c’è posto per voi” è sicuramente più forte. Ma c’è una rivoluzione silenziosa di cui nessuno, forse, parlerà ma che come quel bambino nato in una mangiatoia ha la forza di cambiare il mondo.

È la rivincita di chi non ha nulla, ma in fondo ha tutto, perché sa fare posto agli altri.

Buon Natale. Silvia

 

Verona in love

20161220_120052Due giorni a Verona, gli scorsi 19 e 20 dicembre. Per ascoltare, con cuore grato, le riflessioni che i care leavers del Veneto hanno voluto consegnarci.

Hanno cominciato così:”Perdiamo fiducia nei confronti del mondo nel momento in cui dobbiamo lasciare la nostra famiglia di origine. Dobbiamo però cercare di recuperarla e per fare questo chiediamo aiuto a voi”. E ancora, sul rapporto tra fratelli: “Sappiamo che là fuori da qualche parte del mondo ci possono essere i nostri fratelli e sorelle e spesso ci domandiamo: come stanno? Ci pensano? Anche loro chiedono di noi o forse si sono dimenticati?”.
Si è parlato anche di casa: “Casa non è solo un luogo dove vivi o hai vissuto. Casa sono i rapporti, le relazioni, i punti di riferimento”.
E, per concludere: “Crediamo che le nostre esperienze siano importanti e utili per le istituzioni e la politica al fine di produrre miglioramenti al sistema di protezione e cura. Ci piacerebbe che le nostre proposte, che crediamo essere costruttive, venissero prese sul serio”.
A noi il compito di custodire queste parole e dare un seguito, insieme, alle tante proposte.

Due giorni intensi, ma non è mancata l’occasione per godersi anche il centro storico di Verona. Tra luci, addobbi e mercatini di Natale ancora più bello. E, ulteriore fortuita circostanza, in questi giorni a Verona si trovano diverse opere del Museo Picasso di Parigi esposte a Palazzo Forti. La mostra, dedicata alle “Figure” che hanno trovato felice rappresentazione nella pittura e scultura (ma non solo) dell’eclettico artista, merita di essere visitata per lasciarsi guidare alla scoperta delle diverse fasi della vita di Picasso con una ricca collezione di 91 opere. Tra le tante in mostra sono rimasta senza fiato davanti alla potenza de”L’acrobata”, ho ammirato i colori e l’intensità de “La donna che legge” , la tensione amorosa di una piccola tela come “Il Bacio”. Un artista pieno di carisma che, a 89 anni, ancora dipingeva con straordinaria vitalità. Come ne “L’abbraccio”, ultima opera che incanta i visitatori di questa bella retrospettiva.

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Vacanze di Natale in Villa

natale-in-villa-del-bianco-misano-rimini-autismo_3Una visita ai mercatini di Natale, una cioccolata calda, preparare insieme golosi biscotti, un viaggio in trenino attraverso la città…piccoli piaceri e divertimenti che durante le feste natalizie a tutti piace concedersi.

Ecco allora un’idea perché anche i ragazzi con autismo possano godersi le feste: il progetto “Vacanze di Natale in Villa” promosso per il sesto anno consecutivo dall’Associazione Rimini Autismo Onlus in collaborazione con la Cooperativa sociale “Il Millepiedi”, la Cooperativa Cad e altre realtà del territorio.

Per sei pomeriggi dei giorni feriali delle vacanze di Natale a partire da lunedì 28 Dicembre, i ragazzi di Rimini Autismo iscritti al progetto, trascorreranno tre ore ogni giorno con educatori specializzati, vivendo insieme a loro momenti piacevoli e socializzanti in questo tempo di festa, a partire da un luogo molto importante: “Villa del Bianco”. Villa del Bianco è una struttura messa a disposizione dal Comune di Misano, uno spazio in cui da sei anni si svolgono progetti di accoglienza e integrazione per i ragazzi con autismo.

Cristina Righetti è mamma di Filippo che ha 19 anni ed è affetto da autismo e da una grave forma di ritardo mentale. Dal 2010 Cristina coordina i progetti “Natale in Villa” e “Pasqua in villa”, pensati per dare un sollievo alle famiglie e offrire opportunità ricreative ai ragazzi durante i periodi di vacanza e il progetto “Ricomincio da noi”, per prendersi cura anche delle fragilità e delle ferite dei familiari dei ragazzi con autismo.

Ci racconta come sono nate queste intuizioni: “Nel 2010 scrissi una lettera aperta per chiedere aiuto alle istituzioni e individuare luoghi e occasioni di sostegno alle famiglie creando uno spazio specializzato aperto tutto l’anno (http://www.riminiautismo.it/it/villa-del-bianco.php) suggerendo di mettere a disposizione una colonia tra Rimini e Riccione. Il Comune di Misano ha accolto l’appello e ci ha concesso l’utilizzo di Villa Del Bianco”.

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Elogio dell’ingratitudine

aiutare-altri-e-se-stessiUn post un po’particolare…per i miei auguri di Buon Natale!

Con tutto quello che ho fatto per lui…è questo il modo di ripagarmi?
Quante volte ho pensato, detto o sentito pronunciare questa frase.

Non sono genitore, ma immagino che sia un pensiero che ogni tanto sfiora anche i padri e le madri. So per certo che è una sensazione ricorrente per chi opera in ambito educativo o sociale. Capita spesso di sentirsi delusi o frustrati quando ci sembra che le attenzioni o il tempo che abbiamo dedicato a qualcuno non siano ricompensati da eguale impegno e dagli attesi risultati.

È un sentimento diffuso anche in chi fa esperienze di volontariato. Nel nostro immaginario molto spesso quelli che definiamo “poveri” e ai quali dedichiamo cure e attenzioni dovrebbero essere pieni di gratitudine per quello che facciamo per loro. Sorridenti e soddisfatti quando serviamo loro un pasto caldo o portiamo una coperta. Riconoscenti se grazie a noi trovano casa o un lavoro. Pronti a ricordarsi di noi quando magari migliorano la loro situazione.

Mi è capitato spesso, invece, di sentire pronunciare da chi si avvicinava al mondo del volontariato, queste frasi: “Gli abbiamo portato vestiti e cose da mangiare…non ci ha neppure ringraziato”, “Quel senzatetto…quante volte gli hanno proposto un letto alla Caritas? Perché continua a dormire in strada e a rifiutare ogni aiuto?”, “Vorrei aiutarlo…ma è così indisponente…”.
Sono ragionamenti plausibili e forse anche giusti. Ma ergersi a giudici di chi vive situazioni e storie di vita così diverse dalle nostre è rischioso.

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Cose belle durante le feste, anche per chi rimane in città

IMG_20150106_180703Certo, partire per qualche meta esotica o alla scoperta di qualche città d’arte sarebbe stato bello e stimolante, ma quest’anno nel periodo natalizio mi sono “accontentata” di quello che aveva offrire il mio territorio e devo dire che non è andata affatto male, soprattutto perchè ho avuto tempo per coltivare relazioni e spendere tempo di qualità con persone care. Tra overdose di presepi e tombole in chiave solidale vi segnalo alcune cose belle viste e sperimentate in questi giorni. Innanzitutto come ogni anno le diverse comunità di immigrati della provincia di Rimini hanno promosso, coordinate dalla Caritas diocesana, la mostra dei “Presepi dal mondo”. Tante e diverse le rappresentazioni della Natività in mostra alla Sala dell’Arengo (in piazza Cavour) che raccontano la cultura e le tradizioni di diversi popoli: e così Gesù Bambino può essere nero o con i tratti sudamericani, indossare abiti tipici dell’Est o nascere in un campo rom. Quest’anno hanno scalato la classifica dei più votati dai visitatori i presepi delle Filippine, del Perù e dell’Afghanistan ma hanno ricevuto una menzione speciale dalla giuria anche l’Associazione Romagna-Irpinia, la Bulgaria e l’Ucraina. Nell’ambito della mostra il 28 Dicembre anche il concerto della Corale Nostra Signora di Fatima: “Waiting for Christmas“. La corale nasce nel 2001 per l’animazione liturgica ed è diretta dal Maestro Loris Tamburini: in repertorio anche numerosi brani della tradizione del Natale che si sono così perfettamente integrati con l’esposizione dei presepi creando una piacevolissima atmosfera.

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Buon Natale (e qualche pensiero sulla famiglia)

IMG_20141224_184848La famiglia di Nazaret che celebriamo a Natale è una famiglia un po’atipica. Giuseppe e Maria non erano sposati, Giuseppe non era il padre naturale di Gesù, si trovavano al momento del parto forestieri in una città che non era casa loro e dove nessuno li voleva. Ogni giorno incontro molte famiglie in qualche modo atipiche, a volte lontane, altre volte in seria difficoltà. Poi incontro bambini e bambine, ragazzi e ragazze che mi insegnano che ci può essere famiglia anche in molti altri modi: anche se cresci per un po’in una casa che non è tua, anche se sei lontano dai tuoi genitori, anche se le persone con cui dividi la stanza non sono i tuoi fratelli e le tue sorelle di sangue. Uno di questi ragazzi, Steven, qualche settimana fa scriveva: “Alla fine tutti hanno bisogno di una famiglia. E per famiglia si intende superare i propri problemi di tutti i giorni insieme, aiutarsi a vicenda, litigare, ridere, scherzare, piangere, spiegarsi, ricadere e risollevarsi sapendo che la tua famiglia c’è sempre. È con te anche quando sei lontano, è dentro di te. Ma qualora non sia possibile avere questo tipo di famiglia c’è chi comunque anche se non è la tua famiglia ti vuole bene lo stesso e ti aiuta, la vita stessa è la tua famiglia”. Questo Natale voglio augurarmi che ciascuno di noi possa essere famiglia per tanti ragazzi e ragazze soli o in difficoltà. Che ciascuno possa sperimentare lo stesso amore che Giuseppe e Maria hanno trasmesso a Gesù. Di avere accanto persone con cui cadere e risollevarsi, pronte a scaldarci, pronte a farci sentire a casa e parte di una famiglia… anche quando ci sembra impossibile. Anche questo, in fondo, è il Natale.

Buone Feste a tutti.

Silvia

P.S. Nella foto un dettaglio del mio Presepe 🙂