10 consigli per stare accanto a “ragazzi difficili”

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Pro-vocazione – Manu Invisible 2018

Lo scorso 7 ottobre sono stata ospite (coccolatissima…ancora grazie) del Convegno Educatori dell’Azione Cattolica della Diocesi di Padova.

Durante la mattinata al Seminario Minore insieme a Monica Coppola (psicologa) e Irene Zandarin (avvocato) ci siamo confrontate con circa 400 educatori dei gruppi giovani. Un quiz a risposte multiple con il Kahoot (provatelo!) per riflettere sul tema della relazione educativa, tra prossimità e giusta distanza. Cosa fare se un ragazzo nel gruppo mi racconta di fare uso di sostanze? E se mi innamoro di uno dei “miei” giovanissimi? Come accettare che i ragazzi possano anche deludermi? Tante domande per orientare la progettazione e le iniziative delle diverse parrocchie.

Nel pomeriggio abbiamo lavorato a gruppi e a me è stato affidato il tema della relazione educativa con ragazzi che vivono situazioni difficili. Quelli che nel gruppo non mancano mai, quelli che ci sfidano, quelli che in fin dei conti ci fanno crescere e migliorare.

Mi sono lasciata guidare da alcuni riferimenti: il libro di don Claudio Burgio “Non esistono ragazzi cattivi” (Paoline 2010), il manuale di Piero Bertolini “Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento” (riedito nel 2017 da Franco Angeli, un vero e proprio caposaldo della mia formazione), l’immagine del writer Manu Invisible “Pro-vocazione” e le tante considerazioni che gli educatori mi hanno consegnato.

Ne è nato questo decalogo, dieci semplici consigli (nessuna ricetta, ma solo un punto di partenza) per stare accanto a ragazzi che vivono situazioni difficili.

Lo condivido volentieri, per continuare il dibattito e il confronto in occasioni future o con chi avrà voglia di leggere e commentare.

Un decalogo per lavorare con ragazzi che vivono esperienze difficili

  1. Sospendere il giudizio (Esercitare l’epoché)
  2. Capire cosa c’è “dietro” (un comportamento, una provocazione…)
  3. Osservare e conoscere il contesto
  4. Non concentrarsi solo su quello che manca…ma su quello che c’è (risorse/potenzialità/opportunità/competenze)
  5. Creare alleanze con le altre agenzie educative
  6. Lavorare in squadra (quello che non vedo io, può vederlo un altro…dove non riesco io può arrivare l’altro…)
  7. Al centro la relazione. Condita da empatia, prossimità e anche un po’di ironia
  8. Permettere di dilatare il campo dell’esperienza (esperienza del bello, del difficile, esperienza spirituale)
  9. Ricordarsi che l’azione educativa è intenzionale e irreversibile
  10. Accogliere il “tradimento”

E infine…lasciare sempre un “buon ricordo”, certi che – per usare le parole di Dostoevskij – anche solo un ricordo. può essere occasione di salvezza.

Vi ritrovate in queste indicazioni? Come affrontate la relazione con i “ragazzi difficili” nei diversi contesti educativi in cui operate? Avete consigli di lettura su questo tema da suggerire?

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Cilento incontaminato. E la promessa di tornare

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Parco archeologico di Paestum

Sono stata in Cilento poco più di un mese fa, per il matrimonio di due carissimi amici. Attraversare la Campania da Napoli ad Acciaroli, circa 200 km di costa tirrenica, è stata una piacevolissima scoperta.

Il Cilento è una terra bellissima, incontaminata, ancora non troppo inflazionata. Una terra rigogliosa e con un mare cristallino, ricca di gioielli da scoprire.
Ma è anche una terra martoriata, perché anche qui come nella “Terra dei fuochi” in tanti muoiono per i tumori causati dai rifiuti tossici. Perché proprio ad Acciaroli Angelo Vassallo è stato ucciso in un attentato dalla sospetta matrice camorristica.

Anche per questo sono luoghi che mi hanno conquistato, scrigno di dolore e al tempo stesso di profonda bellezza, pieni di potenziale e di contraddizioni.

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Almas: “Finalmente una stanza tutta per me”

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Almas – Foto: Monica Romei

Per la rubrica “Storie resilienti” dell’associazione Agevolando, questo mese il racconto di Almas.

Sono nata in un lontano paesino a nord del Pakistan il 21 dicembre di 23 anni fa, mi chiamo Almas. Sono arrivata in Italia quando avevo 8 anni e mezzo, insieme ai miei genitori e ai miei quattro fratelli.
Mi ricordo il primo impatto con la scuola: noi eravamo appena arrivati in questo paese e io non sapevo neanche una parola d’italiano. È stato traumatico.

Poi è iniziato per me un periodo molto difficile: il divorzio dei miei genitori, il nuovo matrimonio di mio padre e purtroppo la sua continua violenza su noi figli.

A un certo punto la misura era colma e abbiamo deciso di chiedere aiuto al Tribunale per i minorenni. Da quel momento è iniziata una nuova fase della mia vita, con l’inserimento in una comunità prima a Riva del Garda e poi a Trento, grazie alla Progetto92.

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Paolo VI e Oscar Romero sono santi

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…”la soddisfazione di rimetterci al livello dei discepoli, degli Studenti, e di risentirci fra di loro amico e guida, come se fossimo ancora l’Assistente di quegli anni passati”.
(Dal Discorso di Paolo VI alla FUCI il 2 settembre 1963)

A Roma dal 12 al 14 ottobre per partecipare alla canonizzazione di Paolo VI e Oscar Romero e al Convegno per ricordare Giovanni Battista Montini organizzato da Azione Cattolica Italiana, FUCI e Meic. Tre giorni di riflessioni intensa, preghiera, emozione. Con lo stile che Montini ci ha insegnato: lo stile dell’approfondimento, della ricerca, dell’impegno culturale. E l’attenzione ai poveri che Romero ha testimoniato fino alla morte.

 

“Il Bagaglio”: il fenomeno dei minori non accompagnati. Intervista a Luca Attanasio

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Luca Attanasio – Foto: Alda Lollobrigida

Di nuovo in libreria da giovedì 6 settembre il libro “Il Bagaglio. Storie e numeri del fenomeno dei migranti minori non accompagnati” (Albeggi Edizioni). Il libro è andato in stampa in una nuova versione aggiornata e integrata, con la prestigiosa prefazione di Roberto Saviano. In questa intervista la parola all’autore, il giornalista Luca Attanasio (intervista realizzata per l’associazione Agevolando).

In un’epoca in cui il tema migranti è trattato spesso in modo strumentale o impreciso, qual è per te il valore e il senso di un libro come “Il Bagaglio”?

Purtroppo in questo momento storico il tema dei migranti è narrato poco e male. Sono un bacino incredibile di consenso, già dall’epoca del governo Gentiloni con i provvedimenti di Minniti. Salvini ha poi costruito sulla pelle dei migranti il suo consenso. Se domani cessasse per magia l’immigrazione, Salvini crollerebbe. Su questi temi c’è anche una profonda ignoranza: pochi conoscono davvero l’Africa e quello che accade nei paesi di provenienza dei migranti. Con “Il Bagaglio” ho fatto un lavoro più sul piano umano che sociologico. È stato un grande privilegio poter incontrare questa umanità da una parte dolente, dall’altro ricca di fascino, vita, positività. Ho pensato fosse giusto rendere giustizia a questi ragazzi. Restituire loro quanto in parte hanno donato a noi e al nostro mondo.
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Davide: “Abbiamo avuto delle difficoltà, ma abbiamo risorse incredibili”

Per l’associazione Agevolando ho iniziato a raccogliere da alcuni mesi le “storie resilienti” di  ragazzi cresciuti in comunità o in affido. Una volta al mese pubblicate nel sito e nella newsletter dell’associazione. Il mese di settembre è stato dedicato a Davide, da Verona, 13 anni vissuti “fuori famiglia”.

Davide-1-255x300“Sono Davide, ho 28 anni, abito a Verona e ho trascorso circa 13 anni fuori famiglia. Per di più in affido presso delle famiglie ma ho avuto anche una piccola esperienza in comunità (di pochi mesi).

Attualmente sono infermiere e lavoro da circa 3 anni: una professione che mi realizza molto. Nei momenti liberi cerco di stare in compagnia dei miei amici, con i quali mi diverto molto e cerco sempre più di coltivare le mie passioni: ad esempio suono degli strumenti a percussione e ascolto moltissima musica.

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Il ricordo di Patrizia

 

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Domenica alle 19.13 il tempo si è fermato.
Il dolore è assordante.
Quando perdi qualcuno che ami, spesso ti penti di tutte quelle cose che avresti potuto fare e non hai fatto, del bene non sufficientemente detto.
Con Patrizia non è così. Ogni momento speso insieme a lei è stato grazia e dono.
Non ha mai mancato di comunicarmi (e così, sono certa, a tutte le persone a cui voleva bene) il suo affetto e la sua stima.
Perché Patrizia era così.
Generosa, autentica, determinata, solare, profondamente buona, coraggiosa nel prendere posizioni anche scomode.
Fedele a Dio, alla Chiesa, all’umanità.
Ci ha donato tantissimo, forse tutto, di sé.
Ci ha amato, mi ha amato, e io l’ho amata tantissimo anche se eravamo distanti (e chi ha vissuto l’esperienza della FUCI sa di cosa parlo). Grazie a Mariarosaria da alcuni mesi condividevamo nuovi sogni, progetti, idee e speranze.
Dicevo spesso che avrei desiderato essere come lei, che per me era modello e fonte d’ispirazione.

Desiderava tanto vederci uniti, fucini ed ex fucini.
Se potesse sono certa che oggi sarebbe qui ad accarezzarci, a consolarci, a tenerci insieme.
Sono stata così fortunata.
Ma il tempo trascorso con lei oggi mi appare anche drammaticamente breve e tutto mi sembra incomprensibile e ingiusto.

Solo nell’amore che anche in questi momenti di disperazione Patrizia riesce inspiegabilmente a generare, trovo una “trama di senso”. Patrizia era ed è luce e continua ad avvolgerci.
Che quel calore continui a scaldare la sua famiglia e chi la ama.
Continua, dolce Patrizia, a raccogliere i frammenti della nostra povera umanità e a renderli più belli e più veri.
A Dio…
“Se ti tagliassero a pezzetti il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso”.

Amir: dall’Afghanistan a Rimini…in pizzeria

Questa storia comincia in Afghanistan e finisce in una pizzeria riminese. Protagonista di questa avventura è Amir: è solo un bambino quando si ritrova completamente solo al mondo ed è costretto a lasciare il suo paese e trasferirsi in Pakistan. Da questa repubblica dell’Asia inizia una storia incredibile: Amir ha 8 anni e lavora quindici ore al giornoImpara a fare il pane, e in qualche modo questa abilità gli tornerà utile. Quando è poco più che un ragazzino decide che quella vita è insostenibile e inizia un lungo e incredibile viaggio. Attraversa l’Iran, la Turchia, la Grecia. In ogni paese si arrangia come può per sopravvivere: lavora come muratore, dorme in fabbriche dismesse, vive in strada, lavora addirittura come guida turistica a cavallo in Cappadocia. La sua capacità di adattarsi e resistere è straordinaria.

“Sono stato molto fortunato ad arrivare in Italia. Ho viaggiato con un gruppo di amici fino in Grecia, poi sono rimasto da solo – racconta Amir a Rimini Social – Per un mese ho provato a partire per l’Italia, ma non ci riuscivo. Poi un giorno sono riuscito a nascondermi sotto un camion che era stato imbarcato su una nave. Sono rimasto 30 ore senza mangiare e senza bere. Pensavo: quando finirà questo viaggio, devo avere una bella vita. In Italia davvero tutto è cambiato. È difficile essere da solo in un paese dove non conosci nessuno, senza soldi e senza documenti. Ho pregato molto. L’incontro con gli educatori della cooperativa Il Millepiedi ha cambiato la mia vita, ora finalmente mi sento bene. In Afghanistan e in Pakistan non ho nessuno, ho sempre vissuto da solo. Ora è qui la mia famiglia”.

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Sugli smartphone gli adolescenti scrivono la loro biografia. Intervista a Boccia Artieri

 

Hate speech, cyberbullismo, flaming. Sono termini più o meno conosciuti ma certamente all’ordine del giorno, che raccontano di un mondo del web che sembra diventare sempre più tossico, difficile, ostile. Un cambiamento che può influenzare anche i rapporti tra le generazioni, divise da un diverso approccio alle nuove tecnologie e ai nuovi media.

Ecco perché non è stato strano parlare di “Comunicazione non ostile” anche nel contesto del ciclo di incontri promossi dal Centro per le Famiglie del Comune di Rimini. Un percorso dedicato a genitori, insegnanti ed educatori di ragazzi pre-adolescenti e adolescenti.

Lo scorso 8 maggio l’ultima tappa, con protagonista il prof. Giovanni Boccia Artieri, esperto di media education e docente di Sociologia dei Processi Culturali presso l’Università degli Studi di Urbino.

 

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Casa Arop: un sogno che diventa realtà

inaugurazione_casa_arop4Una nuova casa che accoglierà fino a 5 famiglie di bambini in terapia nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Infermi di Rimini. Inaugurata sabato 16 giugno, diventerà ufficilmente operativa in autunno. È il sogno di Arop, ormai ad un passo dal diventare realtà.

L’associazione riminese oncoematologia pediatrica opera da 16 anni nella provincia di Rimini per sostenere i bambini affetti da malattie oncoematologiche e le loro famiglie. Il presidente è Roberto Romagnoli, che racconta: “L’associazione Arop è nata dall’impegno di un gruppo di genitori che avevano vissuto l’esperienza del ricovero del proprio figlio. Questo ci ha permesso di sviluppare una sensibilità e un’attenzione particolare nei confronti dei genitori e delle famiglie, perché è un’esperienza che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Quando si parla di oncologia pediatrica si focalizza giustamente l’attenzione su malattia e bambino, ma in realtà è di tutto il nucleo familiare che bisogna prendersi cura”.

Aggiunge: “In questi anni l’associazione ha sempre avuto come priorità il desiderio di aiutare il territorio. Partendo da zero abbiamo iniziato a qualificare la nostra presenza come volontari in Ospedale con alcune piccole azioni: l’organizzazione di feste di compleanno per i bambini ricoverati, un’assistenza di base offerta alle famiglie per alleggerire il loro carico… Negli anni il reparto riminese è cresciuto, può contare su personale medico e infermieristico straordinario. È diventato una vera e propria eccellenza, tanto da divenire a partire dal 2010 centro di riferimento regionale. Sono così aumentati anche i casi presi in carico”.

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