Il dibattito sulla serie Netflix SanPa e la mia idea di educazione

SanPa, la serie in 5 puntate su Netflix

Tutti i grandi leader che la storia ci ha consegnato hanno avuto vicende segnate da luci ed ombre e ci sono molte verità che possono essere raccontate. 
Tutte le imprese educative richiedono di assumersi dei rischi.
“Il mondo è fatto anche di tonalità di grigio, devi capire quante ne puoi accettare”, dice Gianluca Neri, ideatore della serie su San Patrignano, intervistato da Selvaggia Lucarelli.

Chi lavora in ambito educativo lo sa. Vive la paura quotidiana e la responsabilità di confrontarsi con l’errore e il fallimento, con quelle sfumature di grigio. 
Lo sapeva bene don Roberto Malgesini, che sulla strada è morto colpito proprio da una delle persone che aveva aiutato.
O Patch Adams, il medico inventore della risoterapia che ha visto uccidere uno dei suoi migliori amici da un paziente.
Lo ha scoperto Don Claudio Burgio che un giorno ha assistito impotente alla scelta di Monsef e Tarik, due ragazzi della sua comunità di accoglienza, di arruolarsi nell’Isis.
Potrebbero esserci tanti di altri esempi, anche meno estremi.
L’educazione non è una scienza esatta e non esistono certezze. Camminiamo sempre sul crinale scivoloso dello sbaglio.

Nel guardare la serie tv Netflix dedicata a SanPa ho deciso che se proprio dovevo aggiungere un modesto contributo alla grande quantità di cose che sono state dette, poteva essere il tentativo di tornare a riflettere su quella che è la mia idea di educazione, di prevenzione e di mondo.

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“Questo è il giorno più bello della mia vita fino ad oggi”. Buon Natale.

“Questo è il giorno più bello della mia vita fino ad oggi”.

Non vediamo l’ora di lasciarci alle spalle questo anno, in un atto quasi scaramantico che sembra voler cancellare idealmente i lutti, la solitudine, i silenzi, i drammi economici e lavorativi, la disperazione nelle corsie d’ospedale, gli abbracci mancati.

È umano, e giusto.

Eppure io voglio restino fissati anche i ricordi buoni di questo anno, e tra questi c’è una storia che mi è stata data in dono qualche settimana fa (e ringrazio di cuore Rudy Mesaroli, direttore di Civico Zero, per averla condivisa) e che credo tracci una rotta molto chiara dentro alla nostra esperienza.

Un giovane migrante arriva a Roma solo e senza nulla, dopo un viaggio terribile. Per fortuna trova qualcuno ad accoglierlo e dopo qualche tempo la sua vita comincia a prendere un’altra piega.

Entrato in confidenza con uno dei suoi educatori dopo alcuni mesi chiede di potergli confidare un segreto.
L’educatore pensa a una confessione scottante, al racconto di un episodio difficile o a una richiesta.
Il segreto invece è molto più tenero e semplice, quasi disarmante: il ragazzo chiede di poter assistere a una partita di tennis, perché è un grande patito di questo sport.
Per fortuna vivono a Roma e grazie all’aiuto di qualche amico possono assistere a una partita importante. Il ragazzo, con l’adrenalina a mille, vede giocare dal vivo il suo campione del cuore.
Quando il match finisce lui grida, con tutto il fiato che ha in gola e quell’energia vitale che solo a 16 anni possiedi.
Il campione incredibilmente lo sente e lo raggiunge, lo saluta, si scatta una foto con lui.
Questo ragazzo ha una vita alle spalle tutta in salita ma guarda negli occhi i suoi educatori e li ringrazia dicendo: “Questo è il giorno più bello della mia vita fino ad oggi”.

Ecco, in questa frase c’è tutto il senso che voglio dare a questo tempo e in generale ai tempi difficili che ci troviamo a vivere.

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Presepi e alberi di Natale: come non rinunciare alla tradizione anche ai tempi del Covid

Video proiezioni alla Basilica di San Francesco ad Assisi. Foto: http://www.perugiatoday.it

Anche se non potremo viaggiare e spostarci come in passato, è possibile comunque non rinunciare alla tradizione di visitare presepi e alberi di Natale.

Una tradizione che non è solo un segno simbolico – come ci ha ricordato Papa Francesco – ma che si riempie di significato perché anche in questi gesti risplende “la bontà di Dio che Lui ci ha rivelato”.

A Rimini non ci sarà la tradizionale “Mostra dei Presepi dal mondo” organizzata ogni anno dalla Caritas Diocesana e Migrantes. Ma se vi troverete a passeggiare per le vie del centro storico, quest’anno la mostra è itinerante nelle vetrine di alcuni negozi che espongono i presepi delle diverse comunità presenti nella provincia di Rimini.

“Il Natale di Francesco” è l’iniziativa della comunità francescana ad Assisi. San Francesco desiderava che tutti potessero vivere l’esperienza di “immergersi” nel presepe. Ecco perché grazie alla web app ilnataledifrancesco.it sarà possibile ammirare fino al 6 gennaio le video proiezioni della Natività di Gesù e dell’Annunciazione di Maria, affreschi di Giotto e bottega presenti nella Basilica Inferiore di San Francesco, e l’esclusivo video mapping dell’interno del Complesso Monumentale.

Anche la “Mostra dei 100 presepi” a Roma quest’anno sarà all’aperto: per l’occasione la location scelta è il Colonnato di sinistra di piazza San Pietro. La mostra sarà visitabile fino a domenica 13 gennaio 2021. 

E, infine, per gli appassionati dell’accensione dell’albero di Natale di Gubbio – il più grande del mondo – si può visitare il sito www.alberodigubbio.com

Quest’anno, tra l’altro, l’Albero di Gubbio compie 40 anni e ci sono diverse iniziative in corso tra cui la raccolta fondi “Adotta una luce”, il film documentario “Alberaioli” e la raccolta di album fotografici.

Conoscete altre iniziative da segnalare a questo proposito per vivere pienamente i segni del Natale anche in epoca Covid?

Tante idee regalo uniche per il Natale

La corsa ai regali non mi appartiene, ma mi piace dedicare attenzioni alle persone che amo e poter donare loro qualcosa per me è un atto di cura a cui non posso proprio rinunciare. Mi piace scegliere però, il più possibile, regali che abbiano un significato e un valore che va oltre l’oggetto in sé.

In vista del Natale le organizzazioni di volontariato e gli enti del terzo settore si scatenano con la creatività e le proposte: sicuramente la vostra onlus del cuore avrà delle idee regalo da proporre o comunque potrete cercare proposte per la causa che vi sta più a cuore: ambiente, infanzia, giovani, protezione civile, migranti…. Il sito di Italia non profit ha raccolto a questo link moltissime proposte del mondo non profit: https://italianonprofit.it/regali-solidali-di-natale/

Trovate la categoria abbigliamento, addobbi, cibo, oggettistica o donazioni. Potete scoprire anche nuove associazioni in base all’elenco per temi predisposto dal portale.

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Il viaggio di Blastociccio, un viaggio verso la propria casa

Foto: Silvia Sanchini

Se c’è una cosa che il mio lavoro (e la vita) mi hanno insegnato è che non esiste un solo modo di interpretare l’idea di famiglia o genitorialità. Ci sono tante sfumature dell’essere genitore, ma anche di sentirsi figlia o figlio.

Ma ci sono al tempo stesso sentimenti universali.

Il viaggio di Blastociccio” di Paola Russo (ed. Rotas 2019) racconta con delicatezza – anche grazie al dono delle illustrazioni di Clara Esposito – sentimenti comuni: la pazienza nel custodire un sogno e un’attesa, il bisogno di sentirsi chiamati per nome e di sentirsi amati.

Ci sono scelte che possono o meno essere condivise, diversi sentieri da percorrere.

Ma la strada del pinguino Blastociccio è la stessa che ciascuno di noi compie per arrivare a quel luogo in cui potersi sentire a casa. Ci sono diversi punti di partenza e si può arrivare a un bosco oppure a un igloo, ma casa è innanzitutto dove ci sono delle braccia pronte ad accogliere e sorrisi pronti a schiudersi.

“Il viaggio di Blastociccio” è allora una storia ma anche tante storie perché, come spiega l’autrice, “tutte le storie si possono raccontare”.

E questo pinguino ce lo ricorda con attenzione e dolcezza.

Foto: Silvia Sanchini

“Il viaggio di Blastociccio”
di Paola Russo
Illustrazioni di Clara Esposito
Editrice Rotas Barletta 2019
Formato 22×22
44 pagine libri
Consigliato dai 5 anni in su

Calendari e sussidi per l’Avvento: qualche idea originale

La tradizione del “Calendario dell’Avvento” nasce più di 100 anni fa in Germania: nel 1908, infatti, l’editore tedesco Gerhard Lang mette in vendita un calendario in cartone con sportellini per ogni giornata, arricchiti da disegni, angeli, preghiere o dal volto di Gesù Bambino.

Oggi ne esistono tantissime versioni, alcune tengono conto dell’aspetto più tradizionale e spirituale, in altri casi i Calendari dell’Avvento sono diventati anche un modo simpatico e spesso goloso per avvicinarsi al Natale.

In questo articolo vi segnalo alcuni Calendari dell’Avvento molto originali che potrete seguire attraverso il web e, infine, anche alcune proposte per la preghiera in questo tempo liturgico.

Si può aderire al Calendario dell’Avvento solidale di “Mani Tese”, diventando volontari digitali della Ong impegnata per la giustizia sociale, economica e ambientale nel mondo. Ci si può iscrivere attraverso l’apposito form e pubblicare ogni giorno sui social post e spunti per sensibilizzare le persone sulla condizione delle donne e dei bambini sfruttati in Guinea-Bissau e sulle attività di Mani Tese.

La pagina Facebook “Visit Santarcangelo di Romagna” ha ideato un calendario che ogni giorno omaggia cittadini, commercianti o artisti del suggestivo borgo romagnolo. La prima casella è stata inaugurata dall’artista Elvis Spadoni, santarcangiolese d’adozione che ha raccontato la sua scelta di vivere e lavorare a Santarcangelo. Ogni giorno una nuova storia e un nuovo video da scoprire.

Tantissimi spunti, come sempre, arrivano anche dai giovanissimi volontari del Festival “Mare di libri”: sulla loro pagina Facebook ogni giorno il “Calendario dell’Avvento letterario” con il libro scelto da un volontario o da una volontaria per la sua personale letterina a Babbo Natale.

L’anno scorso avevo aderito a un’iniziativa che penso possa essere bello riproporre ogni anno: un Calendario dell’Avvento al contrario, ideato da Silvia Lonardo di Cosedamamme. Basta prendere una cesta e riempirla ogni giorno dal 1°al 24 dicembre con un prodotto (olio, pasta, zucchero, crackers, farina, cereali…) da donare poi alla fine dell’Avvento a chi può averne più bisogno.

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Mascherine eco e solidali: dove trovarle

Dalla pagina Facebook di “Condivisione fra i popoli”

A prescindere da come evolverà la pandemia e la diffusione del Covid-19, abbiamo ormai compreso che le mascherine ci accompagneranno ancora a lungo.

Non si può inoltre negare la preoccupazione per l’impatto ambientale di questi presidi di protezione: esperti e associazioni hanno più volte sottolineato la difficoltà a smaltire le mascherine usa e getta.

E allora armiamoci di pazienza e cerchiamo almeno di procurarci mascherine che possano rispettare i requisiti di rispetto per l’ambiente e avere anche se possibile una finalità benefica.

Ecco alcune opportunità che ho trovato nella mia città, a Rimini, ma anche esplorando il web o attraverso le vostre sempre preziose segnalazioni.

Uniscono Africa e Italia le mascherine di “Condivisione fra i popoli”. Con le stoffe acquistate da Stefano Vitali nei suoi viaggi e il lavoro degli artigiani della bottega “Manifattura” di Rimini sono state realizzate queste mascherine. Parte del ricavato dalla loro vendita sarà destinato ai 13 centri nutrizionali del Progetto Rainbow in Zambia, che ogni anno assistono oltre 1.000 bambini malnutriti. Le mascherine sono 100% tessuto wax e hanno un’apertura tasca per l’inserimento del filtro o capsula tnt. Aumentano quindi il livello di sicurezza per chi le indossa e riducono gli sprechi, visto che sono riciclabili. Possono inoltre essere abbinate a bellissime fasce bicolore per i capelli. Per informazioni e ordini potete scrivere alla mail segreteria.condivisione@apg23.org o contattarci direttamente sulle pagine Facebook e Instagram di Condivisione fra i popoli.

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Stefania Buoni, fondatrice di Comip: “Teniamo accesa una luce e aiutiamo i figli di genitori in difficoltà”

Cosa accade a te se mamma e papà “hanno qualcosa che non va”?
Difficile comprenderlo e darsi una risposta se sei poco più che un bambino o una bambina.
Stefania Buoni, romana, fondatrice e presidente dell’associazione Comip (Figli di genitori con un disturbo mentale), questa domanda se l’è posta molte volte e, diventata oggi adulta, ha deciso di provare a offrire qualche risposta.
Nel 2017 insieme a Gaia Cusini, Carlo Miccio e Marco Fiore ha dato vita alla prima associazione italiana creata da e per figli di genitori con un disturbo mentale, spesso – ma non sempre –  anche giovani caregiver.
L’associazione vuole dare voce al dolore e alla resilienza di tanti ma anche abbattere stigma e pregiudizi intorno a queste tematiche e creare una rete di supporto per tutti questi giovani.
L’Oms stima che nel mondo almeno 1 persona su 4 abbia problemi legati alla salute mentale. A partire da questo dato non è difficile ipotizzare che ci siano almeno 1 milione di figli di genitori con problematiche di salute mentale nel nostro Paese.
Insieme a Comip, Stefania Buoni ha fortemente desiderato la pubblicazione di un libro, che si intitola proprio “Quando mamma o papà hanno qualcosa che non va. Miniguida alla sopravvivenza per figli di genitori con un disturbo mentale” (scopri qui come riceverla), che sta facendo il giro d’Italia attraverso scuole, biblioteche… e ovunque ci siano persone e realtà disponibili ad accoglierlo. Anche ogni regione in cui è presente Agevolando ha ricevuto in dono grazie a Stefania la miniguida e la nostra associazione è citata come punto di riferimento.
Abbiamo incontrato – virtualmente – Stefania Buoni per rivolgerle qualche domanda su questi temi per noi così importanti.

Comip sta per festeggiare il suo terzo compleanno. Quali attività ha svolto l’associazione in questi anni? 

Comip è nata a novembre del 2017, nella Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza, è una piccola associazione che va avanti non senza fatica anche perché è nata proprio nel pieno della riforma del Terzo settore. Noi figli di genitori con disturbi mentali siamo inoltre dei veri e propri “survivor” (sopravvissuti), spesso con vite complicate, e per noi l’impegno nell’associazione è molto grande. Ma non vogliamo arrenderci: il nostro obiettivo è innanzitutto lottare contro lo stigma e la disinformazione e fare in modo che il tema della salute mentale – soprattutto dal punto di vista dei figli minori – non sia più un tabù. Oggi si parla di malattia mentale genitoriale spesso solo in occasione di fatti tragici e questo impedisce un dialogo sereno e una prevenzione vera. I figli non parlano facilmente delle difficoltà dei loro genitori per paura o per mancanza di informazioni, ma soprattutto a causa del grande tabù che ancora esiste in tutto il mondo su questo tema. Questi ragazzi viaggiano con un bagaglio sulle spalle molto pesante, spesso non adeguatamente sostenuti neanche dal servizio pubblico. Come Comip crediamo sia fondamentale ascoltare anche l’opinione del portatore diretto del bisogno, in questo caso genitori e figli, per migliorare le politiche. Le nostre attività sono quindi state essenzialmente legate all’advocacy a livello nazionale ed internazionale e alla sensibilizzazione, attraverso eventi con le scuole e in collaborazione con altre associazioni e realtà pubbliche sensibili al tema. L’obiettivo è stimolare la nascita in tutta Italia di reti territoriali sinergiche a supporto di figli e famiglie, facendo leva sulle potenzialità della rete formale ed informale, che va però prima adeguatamente informata. Tutto questo favorendo la partecipazione delle persone con esperienza vissuta, figli adulti che abbiano elaborato o stiano elaborando il loro vissuto. Parallelamente continuiamo a portare avanti il gruppo di auto mutuo aiuto online in cui ci supportiamo a vicenda fra figli.

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La vita nelle comunità e nelle case-famiglia ai tempi del Coronavirus

Foto: “R-esistenza”, inviata per il concorso fotografico indetto da Agevolando durante il lockdown: “La prima cosa bella”

Si è parlato molto dell’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo in questi mesi e oggi si parla delle conseguenze economiche della crisi, ma in pochi hanno ricordato che esiste anche un’emergenza sociale che non può essere sottovalutata.
Una recente ricerca dell’Ospedale Gaslini di Genova ha messo in luce i forti strascichi sulla salute psicologica di bambini e ragazzi. Molte associazioni evidenziano che gli episodi di violenza nei confronti dei bambini si sono moltiplicati, come ha raccontato in un recente articolo Elena Buccoliero. 

Nonostante questo, ci sono voluti 53 giorni dall’inizio del lockdown perché il presidente del Consiglio Giuseppe Conte pronunciasse per la prima volta la parola bambini.  
Agevolando insieme a un gruppo di organizzazioni, professionisti, cittadini ha voluto mantenere alta l’attenzione su questi temi proponendo un “#DecretoBambini” e avviando una raccolta firme su Change.org che ha trovato oltre 5.000 sostenitori.

La situazione dei bambini e dei ragazzi che vivono “fuori famiglia” e dei giovani care leaver è stata portata all’attenzione delle istituzioni anche dall’Autorità Garante Infanzia e Adolescenza, che ha scritto al Presidente del Consiglio per segnalare le loro difficoltà. Una situazione purtroppo comune anche a tanti care leaver in altri paesi europei con cui Agevolando è in contatto. Tanto che una rappresentanza di loro si è riunita e ha elaborato un documento: “Declaration on responding to the transnational needs of Care leavers amidst Covid-19 and beyond”.

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Un sabato di novembre a Rimini, nel mezzo di un nuovo lockdown

Rimini, 7 novembre 2020. Foto: Silvia Sanchini

Ci sono tante cose salvifiche che puoi fare in una città di mare, anche a novembre, anche nel bel mezzo di una pandemia. 

Puoi camminare, correre, fare sport. Raccogliere conchiglie, sassi e legnetti. Guardare l’alba o il tramonto, portare i bimbi a giocare, i cani a correre. 
C’è anche chi si ostina ancora a fare il bagno.
Puoi metterti ad ascoltare la tua musica a tutto volume o ascoltare il suono delle onde, perderti a guardare l’orizzonte, leggere, scaldarti al sole. 
Puoi riconoscere qualcuno dietro una mascherina. 
Puoi stare solo. 

Forse abbiamo tutti bisogno di questa spinta in questo momento, di immaginare una vita che torna a fiorire e non ad assopirsi. 

Oggi era un sabato autunnale, ma a Rimini più che dell’inverno sembrava il preludio dell’estate.

Silvia Sanchini