Fate il nostro gioco – Mostra a Rimini

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La mostra “Fate il nostro gioco”

L’idea di fondo è applicare la matematica e le scienze per spiegare fenomeni sociali.

“Fate il nostro gioco” è un’efficacissima mostra a cura di Taxi1729 per aiutare i visitatori a riflettere sugli aspetti emotivi e matematici che governano il mondo dell’azzardo.

Lo sapevate che è più facile che l’asteroide Apophis 99942 colpisca la terra che azzeccare una sestina all’enalotto?
O che i “Gratta e vinci” con un premio elevato sono pochissimi, mentre è molto facile vincere piccole cifre che invitano poi a tornare a giocare?

Attraverso esperienze dirette, la mostra svela i segreti e le regole del gioco per accrescere la nostra consapevolezza e contrastare un fenomeno dal volume d’affari di 102 miliardi l’anno.

La mostra è a Rimini, ancora, fino al 17 febbraio.
Consigliatissima per tutti, soprattutto educatori, insegnanti, ragazzi.

Per saperne di più >> http://www.fateilnostrogioco.it

 

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I miei Oscar culturali 2018

Pronti a scoprire la colonna sonora e le letture che mi hanno fatto compagnia nell’anno che si è appena concluso? Da un’idea di Alice Bigli (che potete conoscere un po’di più leggendo questa intervista) ecco gli Oscar culturali 2018.

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MIGLIOR LIBRO PER RAGAZZI – “Anche Superman era un rifugiato” (Il Battello a vapore 2018). C’è chi viaggia per piacere o spinto da curiosità e chi si mette in viaggio per necessità, per sfuggire a un dolore o a una mancanza. C’è chi viaggia, in fin dei conti, semplicemente per vivere. A questi veri supereroi è dedicato il libro a cura di Unhcr (Agenzia Onu per i rifugiati) e Igiaba Scego che attraverso le penne di grandi autori mette a confronto le vite incredibili di rifugiati di ieri e di oggi. Da Freddie Mercury a Enea, da Hannah Arendt a Marc Chagall…per arrivare alle storie di Ahmed o Keita. Un libro per ragazzi ma anche per insegnanti, educatori e per chiunque abbia voglia di incontrare questi viaggiatori coraggiosi.

MIGLIOR LIBRO PER ADULTI – “Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman (Garzanti 2017). Questo libro mi ha spezzato il cuore, e al tempo stesso mi ha fatto sentire a casa. Vi innamorete di Eleanor, della sua dignità, e al termine del libro avrete solo voglia di abbracciarla (ma non stringete troppo, a lei non piacerebbe).

MIGLIOR FILM AL CINEMA – “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini (2018). Ho scelto questo film che ho avuto la fortuna di vedere al Cinema Fulgor di Rimini introdotto da Ilaria Cucchi e dall’avvocato Fabio Anselmo, perchè è un film asciutto, misurato, intelligente. Non indugia nel dolore o nella violenza, non fa un “santino” di Stefano Cucchi ma ce lo restituisce nella sua dolorosa umanità, contrapposta all’insensibilità e alla vigliaccheria delle persone incontrate in quei sette drammatici giorni. E Ilaria Cucchi non sta lottando solo per Stefano ma per tutti gli “ultimi” dimenticati. Per questo la sentiamo così vicina.

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Maria: “Il Natale in comunità, bello e triste al tempo stesso”

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Maria – Foto: Monica Romei

Mi chiamo Maria, ho 24 anni e vivo in provincia di Salerno. Lavoro in una fabbrica come operaia. Sono di origine rumena, arrivata in Italia quando avevo 15 anni. Sono stata una ragazza costretta, purtroppo, a crescere troppo in fretta.

Sono stata accolta in una casa-famiglia, “Casa di Kim”, dall’eta di 15 anni. Quando si sono avvicinati i 18 anni la comunità ha provato a farmi conoscere una famiglia affidataria, ma nessun successo.

Ho tanti ricordi, tristi e belli al tempo stesso, legati al periodo di Natale.

Ho trascorso cinque volte il Natale in comunità, ogni volta è stata diversa dall’altra. Quando si avvicinavano le feste mi sentivo triste, perché ero l’unica della casa-famiglia a non avere una famiglia da cui tornare o una famiglia affidataria oppure di appoggio che mi ospitasse. Mi sentivo anche un peso per i miei educatori, che dovevano organizzarsi per portarmi a casa loro o per lavorare durante le vacanze.

Prima di Natale era abitudine, però, organizzare una cena tutti insieme. C’eravamo noi ragazzi della comunità, gli educatori ma anche gli amici, i volontari, persone importanti come il sindaco. Era un momento bellissimo, in cui facevamo festa.

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Ahmed: “L’integrazione? Tanta pazienza e la fortuna di incontrare le persone giuste”

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Ahmed – Foto Letizia Agosti

Mi chiamo Ahmed, per tutti Momo, ho 23 anni. Ho lasciato la scuola in Egitto a 11 anni per andare a lavorare. Un giorno la mia famiglia mi ha chiesto di lasciare tutto e partire per l’Italia, per accompagnare mio fratello più piccolo. Ho raccontato tante volte il mio viaggio. Un viaggio terribile, attraverso il deserto, e su una barca per dieci giorni nel mare agitato prima di raggiungere Lampedusa.

Ma oggi voglio raccontare soprattutto cosa succede a noi ragazzi stranieri dopo l’arrivo in Italia.

Io e mio fratello siamo stati inseriti prima in una Casa di pronta accoglienza, Amarkord, e poi a Casa Clementini, entrambe a Rimini.

È molto faticoso all’inizio: sei un ragazzo solo, straniero, non conosci la lingua italiana. Ti trovi in un paese nuovo senza la tua famiglia, devi conoscere una nuova cultura e adattarti.

I responsabili e gli educatori della Fondazione San Giuseppe e della Cooperativa Il Millepiedi mi hanno aiutato tanto.

Ci sono tante realtà (cooperative, associazioni…) che aiutano i ragazzi quando arrivano in Italia e il loro compito è fondamentale. Le persone che lavorano in queste realtà sono molto importanti per l’Italia.

Gli educatori fanno un lavoro pagato troppo poco, ma davvero bello. Donano una parte della loro vita e del loro tempo per aiutare ragazzi come noi.

Ricordo il coordinatore Roberto, Annalisa, Giacomo e tutti gli educatori che all’inizio ci hanno accolto. Hanno avuto la pazienza di conoscerci, un poco alla volta, dedicandosi a noi. Mi hanno dato un grande sostegno morale, prima che pratico. Ci hanno dato il tempo giusto per conoscerci, senza urlare o arrabbiarsi, e ci hanno insegnato tante cose che era importante sapere.

Ricordo Nikka, un’educatrice, la prima volta che mi ha accompagnato a prendere l’autobus. Sono piccole cose ma per noi importantissime per imparare come vivere qui in Italia.

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10 consigli per stare accanto a “ragazzi difficili”

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Pro-vocazione – Manu Invisible 2018

Lo scorso 7 ottobre sono stata ospite (coccolatissima…ancora grazie) del Convegno Educatori dell’Azione Cattolica della Diocesi di Padova.

Durante la mattinata al Seminario Minore insieme a Monica Coppola (psicologa) e Irene Zandarin (avvocato) ci siamo confrontate con circa 400 educatori dei gruppi giovani. Un quiz a risposte multiple con il Kahoot (provatelo!) per riflettere sul tema della relazione educativa, tra prossimità e giusta distanza. Cosa fare se un ragazzo nel gruppo mi racconta di fare uso di sostanze? E se mi innamoro di uno dei “miei” giovanissimi? Come accettare che i ragazzi possano anche deludermi? Tante domande per orientare la progettazione e le iniziative delle diverse parrocchie.

Nel pomeriggio abbiamo lavorato a gruppi e a me è stato affidato il tema della relazione educativa con ragazzi che vivono situazioni difficili. Quelli che nel gruppo non mancano mai, quelli che ci sfidano, quelli che in fin dei conti ci fanno crescere e migliorare.

Mi sono lasciata guidare da alcuni riferimenti: il libro di don Claudio Burgio “Non esistono ragazzi cattivi” (Paoline 2010), il manuale di Piero Bertolini “Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento” (riedito nel 2017 da Franco Angeli, un vero e proprio caposaldo della mia formazione), l’immagine del writer Manu Invisible “Pro-vocazione” e le tante considerazioni che gli educatori mi hanno consegnato.

Ne è nato questo decalogo, dieci semplici consigli (nessuna ricetta, ma solo un punto di partenza) per stare accanto a ragazzi che vivono situazioni difficili.

Lo condivido volentieri, per continuare il dibattito e il confronto in occasioni future o con chi avrà voglia di leggere e commentare.

Un decalogo per lavorare con ragazzi che vivono esperienze difficili

  1. Sospendere il giudizio (Esercitare l’epoché)
  2. Capire cosa c’è “dietro” (un comportamento, una provocazione…)
  3. Osservare e conoscere il contesto
  4. Non concentrarsi solo su quello che manca…ma su quello che c’è (risorse/potenzialità/opportunità/competenze)
  5. Creare alleanze con le altre agenzie educative
  6. Lavorare in squadra (quello che non vedo io, può vederlo un altro…dove non riesco io può arrivare l’altro…)
  7. Al centro la relazione. Condita da empatia, prossimità e anche un po’di ironia
  8. Permettere di dilatare il campo dell’esperienza (esperienza del bello, del difficile, esperienza spirituale)
  9. Ricordarsi che l’azione educativa è intenzionale e irreversibile
  10. Accogliere il “tradimento”

E infine…lasciare sempre un “buon ricordo”, certi che – per usare le parole di Dostoevskij – anche solo un ricordo. può essere occasione di salvezza.

Vi ritrovate in queste indicazioni? Come affrontate la relazione con i “ragazzi difficili” nei diversi contesti educativi in cui operate? Avete consigli di lettura su questo tema da suggerire?

Cilento incontaminato. E la promessa di tornare

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Parco archeologico di Paestum

Sono stata in Cilento poco più di un mese fa, per il matrimonio di due carissimi amici. Attraversare la Campania da Napoli ad Acciaroli, circa 200 km di costa tirrenica, è stata una piacevolissima scoperta.

Il Cilento è una terra bellissima, incontaminata, ancora non troppo inflazionata. Una terra rigogliosa e con un mare cristallino, ricca di gioielli da scoprire.
Ma è anche una terra martoriata, perché anche qui come nella “Terra dei fuochi” in tanti muoiono per i tumori causati dai rifiuti tossici. Perché proprio ad Acciaroli Angelo Vassallo è stato ucciso in un attentato dalla sospetta matrice camorristica.

Anche per questo sono luoghi che mi hanno conquistato, scrigno di dolore e al tempo stesso di profonda bellezza, pieni di potenziale e di contraddizioni.

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Almas: “Finalmente una stanza tutta per me”

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Almas – Foto: Monica Romei

Per la rubrica “Storie resilienti” dell’associazione Agevolando, questo mese il racconto di Almas.

Sono nata in un lontano paesino a nord del Pakistan il 21 dicembre di 23 anni fa, mi chiamo Almas. Sono arrivata in Italia quando avevo 8 anni e mezzo, insieme ai miei genitori e ai miei quattro fratelli.
Mi ricordo il primo impatto con la scuola: noi eravamo appena arrivati in questo paese e io non sapevo neanche una parola d’italiano. È stato traumatico.

Poi è iniziato per me un periodo molto difficile: il divorzio dei miei genitori, il nuovo matrimonio di mio padre e purtroppo la sua continua violenza su noi figli.

A un certo punto la misura era colma e abbiamo deciso di chiedere aiuto al Tribunale per i minorenni. Da quel momento è iniziata una nuova fase della mia vita, con l’inserimento in una comunità prima a Riva del Garda e poi a Trento, grazie alla Progetto92.

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Paolo VI e Oscar Romero sono santi

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…”la soddisfazione di rimetterci al livello dei discepoli, degli Studenti, e di risentirci fra di loro amico e guida, come se fossimo ancora l’Assistente di quegli anni passati”.
(Dal Discorso di Paolo VI alla FUCI il 2 settembre 1963)

A Roma dal 12 al 14 ottobre per partecipare alla canonizzazione di Paolo VI e Oscar Romero e al Convegno per ricordare Giovanni Battista Montini organizzato da Azione Cattolica Italiana, FUCI e Meic. Tre giorni di riflessioni intensa, preghiera, emozione. Con lo stile che Montini ci ha insegnato: lo stile dell’approfondimento, della ricerca, dell’impegno culturale. E l’attenzione ai poveri che Romero ha testimoniato fino alla morte.

 

“Il Bagaglio”: il fenomeno dei minori non accompagnati. Intervista a Luca Attanasio

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Luca Attanasio – Foto: Alda Lollobrigida

Di nuovo in libreria da giovedì 6 settembre il libro “Il Bagaglio. Storie e numeri del fenomeno dei migranti minori non accompagnati” (Albeggi Edizioni). Il libro è andato in stampa in una nuova versione aggiornata e integrata, con la prestigiosa prefazione di Roberto Saviano. In questa intervista la parola all’autore, il giornalista Luca Attanasio (intervista realizzata per l’associazione Agevolando).

In un’epoca in cui il tema migranti è trattato spesso in modo strumentale o impreciso, qual è per te il valore e il senso di un libro come “Il Bagaglio”?

Purtroppo in questo momento storico il tema dei migranti è narrato poco e male. Sono un bacino incredibile di consenso, già dall’epoca del governo Gentiloni con i provvedimenti di Minniti. Salvini ha poi costruito sulla pelle dei migranti il suo consenso. Se domani cessasse per magia l’immigrazione, Salvini crollerebbe. Su questi temi c’è anche una profonda ignoranza: pochi conoscono davvero l’Africa e quello che accade nei paesi di provenienza dei migranti. Con “Il Bagaglio” ho fatto un lavoro più sul piano umano che sociologico. È stato un grande privilegio poter incontrare questa umanità da una parte dolente, dall’altro ricca di fascino, vita, positività. Ho pensato fosse giusto rendere giustizia a questi ragazzi. Restituire loro quanto in parte hanno donato a noi e al nostro mondo.
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Davide: “Abbiamo avuto delle difficoltà, ma abbiamo risorse incredibili”

Per l’associazione Agevolando ho iniziato a raccogliere da alcuni mesi le “storie resilienti” di  ragazzi cresciuti in comunità o in affido. Una volta al mese pubblicate nel sito e nella newsletter dell’associazione. Il mese di settembre è stato dedicato a Davide, da Verona, 13 anni vissuti “fuori famiglia”.

Davide-1-255x300“Sono Davide, ho 28 anni, abito a Verona e ho trascorso circa 13 anni fuori famiglia. Per di più in affido presso delle famiglie ma ho avuto anche una piccola esperienza in comunità (di pochi mesi).

Attualmente sono infermiere e lavoro da circa 3 anni: una professione che mi realizza molto. Nei momenti liberi cerco di stare in compagnia dei miei amici, con i quali mi diverto molto e cerco sempre più di coltivare le mie passioni: ad esempio suono degli strumenti a percussione e ascolto moltissima musica.

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