Con “Anche se piove”, ogni giorno è alla scoperta del mondo

51Ogni giorno partire alla scoperta del mondo, meravigliandosi di tutte le cose belle che ci sono da conoscere. È in sintesi questa la filosofia di Anche se piove, scuola per l’infanzia della provincia di Rimini con un approccio pedagogico innovativo che intreccia la pedagogia montessoriana, l’outdoor education, la Comunicazione non violenta, la “pedagogia della lumaca” di Gianfranco Zavalloni.

E così ogni giorno i 23 bimbi dai 3 ai 6 anni che frequentano la scuola partono alla scoperta del mondo insieme alle loro insegnanti e ad alcuni semplici strumenti: dallo “zaino dell’esploratore” alla tutina per la pioggia perché – appunto – neppure il maltempo può fermare la curiosità e il desiderio di scoprire.

La scuola, attiva nel territorio riminese dal 2014, e fortemente voluta da alcuni genitori che ne hanno promosso l’avvio, è gestita dalla Cooperativa sociale “Il Millepiedi”, che in questi anni sta fortemente credendo e investendo sul metodo dell’outdoor education.
Scopriamo qualcosa in più di questo progetto parlandone con Antonella Guidi, una delle insegnanti (anzi “educatrice-accompagnatrice”, come amano definirsi nella scuola), energica e piena di interessi e passione per il suo lavoro.

Come è organizzata la vostra scuola?
Abbiamo un’equipe composta da tre educatrici-accompagnatrici: io, Serafina Omiccioli e 48Sonia Rivola a cui si affiancano due coordinatrici, Monica Mascarucci e Maria Paola Camporesi. C’è poi il supporto di tutta l’Area Infanzia della Cooperativa Il Millepiedi, coordinata da Sara Savoretti. Il nostro stile educativo si fonda sull’approccio non direttivo, e la relazione empatica: non ci sono costrizioni o obblighi nella scuola, ma i bambini sono i principali fautori dell’organizzazione delle nostre giornate. Una visione pedagogica fondata sulla fiducia nelle forze interiori che sostengono dall’interno la crescita dell’uomo. Da qui la necessità di favorire l’autoregolazione e la libera scelta del bambino nel percorso educativo. La nostra giornata inizia con l’assemblea che è luogo di incontro e di confronto. In assemblea infatti i bambini, le bambine e le educatrici si scambiano il buongiorno, aggiornano il calendario, raccontano di sé, fanno proposte per esperienze e attività da svolgere e possono discutere modifiche di tipo organizzativo o le regole condivise, stabilite sulla base delle esigenze del gruppo.

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Foto tratte dalla pagina Facebook “Anche se piove”

Trentenni: cosa ci sta succedendo?

trentenniI trentenni non esistono più, secondo Zerocalcare, siamo “una generazione generosa, che si è dannata l’anima per trovare un posto nel mondo e ha visto tradite le sue aspettative”. Una generazione smarrita, secondo la sociologa Bernadette Bawin Legros, uomini e donne contraddistinti da un sentimento diffuso di disillusione. “Generazione Bim Bum Bam”, l’ha definita Alessandro Aresu (filosofo classe 1983).

Siamo cresciuti con le canzoni di Cristina D’Avena e giocando con il Crystal Ball. Abbiamo vissuto la caduta del Muro di Berlino e il mito, ormai deluso, di un’Europa veramente unita. Siamo i figli della generazione del ’68, del boom economico, della tragedia del terrorismo in Italia. Abbiamo scoperto il potere della tecnologia, le conseguenze di un sistema consumistico portato all’estremo.

Oggi siamo una generazione precaria e insicura, o almeno così ci dipingono. Molti di noi sono all’estero o hanno dovuto lasciare la loro città natale. Accettiamo lavori sottopagati e sottostimati rispetto al nostro titolo di studio e alle nostre competenze. Rimandiamo sempre più avanti nel tempo scelte definitive quali l’andare a vivere da soli, sposarsi, avere un figlio.

Una generazione vittima di un sistema che le ha tarpato le ali. Secondo il Presidente dell’Inps Tito Boeri chi è nato negli anni ’80 sarà costretto a lavorare almeno fino ai 75 anni e prenderà una pensione almeno il 25% più bassa di quelle di oggi.

Ma una generazione anche con delle proprie responsabilità: spesso volutamente assente dallo spazio pubblico, incapace di ribellarsi a ciò che non va, chiusa in un esasperato individualismo.

Trentenni che prolungano un’indefinita adolescenza o già troppo adulti per manifestare energie e riscattarsi.

Da qualche giorno la generazione dei trentenni si è resa protagonista di una terribile vicenda di cronaca nera, di cui tutti parlano. Roma, la città de “La grande bellezza”, ancora una volta insanguinata e ferita. Palcoscenico di nottate contraddistinte da sesso e divertimento senza regole, in cui smarrire la propria umanità.

Due persone, praticamente mie coetanee, che uccidono in modo così atroce un ragazzo di soli 23 anni, non possono che indurmi a riflettere sulla nostra identità generazionale.

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Foto dal blog “I Trentenni”