Una spiaggia con le persone al centro

DSC01625

Ph. Silvia Sanchini

Un primo passo che il consorzio Spiaggia Marina Centro, un network che coinvolge gli stabilimenti dal bagno 19 al bagno 28 di Rimini, ha scelto di compiere per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani con disabilità. Dare vita a una spiaggia “aperta, sostenibile e responsabile” è infatti la missione dei membri del consorzio.
Gli esiti del progetto di responsabilità sociale di impresa sono stati presentanti lo scorso 16 settembre in una conferenza stampa che ha aperto il Festival del turismo responsabile It.a.cà.

A moderare gli interventi Annalisa Spalazzi, coordinatrice del Festival a Rimini, che ha dato subito la parola a Stefano Mazzotti. Titolare del bagno 27 di Rimini, coordinatore del progetto Marina C’entro e per tutti bagnino top ha le idee molto chiare: “Vogliamo fare uscire l’impresa balneare dal guscio della piccola impresa a gestione familiare e aprirci a una realtà più ampia. Le persone più vulnerabili non devono essere una ‘seconda scelta’ ma un valore aggiunto, persone capaci di offrire nuovi stimoli e prospettive a tutti noi. A Rimini ci sono 220 bagnini e ristobar di spiaggia. Il mio sogno? Che in ogni stabilimento possa lavorare almeno una persona con disabilità”. Aggiunge: “Uno dei valori di questo progetto è la rete di collaborazioni che si è creata tra le imprese, i soggetti del terzo settore, l’università”.

Da questo progetto Sandra Del Vecchio, infatti, scriverà la sua tesi di laurea in economia e management. Diversi poi gli enti che partecipano: la Fondazione Enaip che cura la formazione professionale e che ha premiato il consorzio come azienda accessibile e inclusiva, la coop. sociale Il Millepiedi che si occupa della selezione e del tutoraggio dei ragazzi attraverso personale educativo qualificato, in collaborazione con le associazioni Crescere insieme e Rimini Autismo. C’è poi la cooperativa Rimini Up, che ha accompagnato i ragazzi che hanno lavorato come animatori in spiaggia. Diverse infatti le tipologie di lavoro svolte dai ragazzi: aiuto-bagnini, animatori, addetti all’infopoint.

Luca, uno dei ragazzi coinvolti, è molto felice di questa esperienza: “È stata davvero una bellissima opportunità. Io ero uno dei ragazzi più grandi e quest’anno ho avuto la possibilità non solo di svolgere le mansioni pratiche dei bagnini ma anche di avere un contatto con il pubblico. Le persone erano molto gentili con me, si fermavano a chiacchierare, e ho potuto conoscere tanta gente e fare amicizia. Sicuramente l’aspetto più difficile è stato sopportare un’estate davvero caldissima e lavorare in spiaggia con le temperature così alte era molto faticoso! Ma è un lavoro bellissimo e un’esperienza che spero di ripetere e che consiglierei a tutti i ragazzi”.

Mi sono divertito moltissimo, in fondo fare l’animatore – dai – non è mica così difficile!”, scherza Emanuele che con la sua risata ha contagiato tutti e che ringrazia Patrizio e Anna e tutte le persone che lo hanno aiutato.

Continua a leggere

Annunci

Tutto quello che non voglio

barcellona_shady_675-675x275-640x360

Non voglio smettere di amare perché qualcuno in passato mi ha ferito.
Non voglio odiare tutti indistintamente perché qualcuno ha sbagliato.
Non voglio sacrificare la mia libertà all’altare della paura.
Non voglio che la vendetta sia l’unica soluzione.
Alla violenza, non voglio rispondere con violenza.
Non voglio semplificare questioni complesse con slogan.
Voglio capire, ascoltare, impegnarmi, educare. Andare anche controcorrente. Resistere.
È il momento di uscire dal silenzio e prendere una posizione.
Non voglio un mondo in cui la diversità sia un disvalore, le minoranze condannate alla marginalità.
Non voglio negare la rabbia ma non voglio neppure che “condanniamoli a morte” sia l’ultima parola.
Gli attentatori di Barcellona, qualcuno lo ha già scritto, non erano mostri. Erano “nostri”.
E in qualche modo anche il branco responsabile delle violenze e degli stupri è un prodotto – terribile – della
nostra società.
La “banalità del male” si annida ovunque.
Non voglio consegnare ai miei figli un mondo abitato dalla paura.
Non voglio che guardino alla bontà con diffidenza, che considerino la solidarietà pura retorica.
Che si lascino convincere da idee totalizzanti per paura della loro libertà.
Le nostre grida scomposte, la nostra violenza verbale, l’attitudine a non rispettare le regole, il sessismo più
o meno esplicito, la nostra schizofrenia tra reale e virtuale, il nostro essere cattivi maestri non sono privi di
conseguenze.
Tutto contribuisce a creare quella cultura nichilista che ci rende ogni giorno più soli e soprattutto meno
umani.
La storia forse un giorno, anche di tutto questo, ci chiederà conto.

In: http://www.newsrimini.it/2017/09/quello-non-voglio/