Maggiorenni si diventa – un evento a Rimini

Immagina di compiere 18 anni, di avere un passato difficile alle spalle, e di ritrovarti da un giorno all’altro completamente solo ad affrontare la vita adulta. È quello che accade ogni anno a circa 3.000 ragazzi in Italia e che succede anche a Rimini.

L’Associazione Agevolando nasce per promuovere percorsi per sostenere l’autonomia abitativa, lavorativa e relazionale dei giovani cresciuti “fuori famiglia” (in comunità, affido, casa-famiglia) accompagnandoli in particolare nel delicato passaggio alla maggiore età e promuovendone il protagonismo e la partecipazione. Per presentarvi le attività dell’Associazione abbiamo organizzato una serata: Venerdì 16 Ottobre a partire dalle ore 20.45 al Centro per le Famiglie (Piazzetta dei Servi 1 Rimini) con musica, letture, testimonianze, storie…e anche qualche dolcetto!

Un’occasione per conoscere le storie di vita di questi ragazzi e, perché no, pensare a come dare attivamente il proprio contributo perché possano sentirsi meno soli e costruire serenamente il loro futuro! L’iniziativa è realizzata nell’ambito del “Mese delle Famiglie” in collaborazione con il Centro per le Famiglie del Comune di Rimini, la Libreria Viale dei Ciliegi 17, Mare di Libri e Riminisocial 2.0.

volantino 16 ottobre DEF- di

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Mi raccomando!

DSCN7371Le ragazze e i ragazzi che vivono in comunità, affido o casa-famiglia sono saliti in cattedra. E non in senso metaforico, ma realmente: lo scorso 13 Dicembre un gruppo di 38 giovani provenienti da esperienze “fuori famiglia” ha presentato dieci “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di accoglienza e transizione all’autonomia nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Bologna in occasione della prima Conferenza del “Care Leavers Network” dell’Emilia-Romagna promossa dall’Associazione Agevolando. Ad ascoltarli operatori sociali, rappresentanti istituzionali, giornalisti, studenti, docenti universitari.

Il primo a prendere il microfono è Abdel, un ragazzo marocchino di 23 anni, con lo sguardo sveglio e vivace e una storia difficile alle spalle. Un viaggio della speranza per raggiungere l’Italia, un periodo di clandestinità, e poi l’incontro con una comunità di accoglienza a Ravenna, l’inizio di un percorso di impegno e responsabilità e oggi, finalmente, il raggiungimento di importanti obiettivi: una casa, un lavoro, una serenità, relazioni e amicizie su cui contare.

“Voglio ringraziare tutti per averci permesso di partecipare a questo progetto e per essere qui ad ascoltarci” – esordisce Abdel – “io porto soprattutto la testimonianza dei ragazzi stranieri che arrivano qui in Italia da soli, senza genitori o adulti che si prendono cura di noi. La nostra è un’esperienza difficile, vi chiediamo sempre maggiore impegno per sostenerci e non lasciarci soli”.

Con lui prende la parola A., ancora minorenne ma alle spalle già tanto dolore e tanta fatica, ospite di una comunità di accoglienza a Rimini, ci dice: “Siamo ragazzi che stanno facendo un percorso, che vogliono guardare al futuro con fiducia nonostante tutte le difficoltà che abbiamo conosciuto. Vi chiediamo di averci non solo in mente, ma anche nel vostro cuore”.

Si giunge così alle vere e proprie “Raccomandazioni”: un decalogo rivolto ai decisori politici, agli educatori, ai servizi sociali, ai giornalisti e alla cittadinanza tutta redatto dai ragazzi in due mesi di intenso lavoro insieme ai volontari di Agevolando.

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Il protagonismo giovanile nelle mani che tremano di Alban

10847809_10205708416540018_5531640906245936244_nLa mamma di Chiara è in carcere, il papà non l’ha mai conosciuto… quando dice che si sente sola al mondo è difficile darle torto. Kalim è arrivato in Italia quando aveva 14 anni, senza un soldo in tasca e senza documenti, senza nessuno che si prendesse cura di lui. Luca è in comunità solo da qualche mese mentre i suoi genitori stanno facendo un percorso per vincere la dipendenza dall’alcool, ma gli hanno promesso che staranno bene e potrà tornare presto a casa. Andrea ha solo 16 anni ma ha già conosciuto la solitudine, la violenza, il carcere.

Sabato scorso a Bologna è successa una cosa un po’anomala. Questi ragazzi, insieme ad altri loro coetanei, hanno preso la parola. Non per raccontare le loro storie, non per impietosire, non per cercare consensi. Hanno preso la parola per dire la loro su alcuni temi importanti: come si cresce, come dovrebbero essere gli adulti che incontrano, come si diventa autonomi, cosa significa sentirsi parte attiva del proprio percorso di vita. E, in particolare, cosa significa farlo quando per diverse ragioni ci si trova a vivere parte della propria infanzia e/o adolescenza “fuori famiglia”: in una comunità di accoglienza, in una casa-famiglia o in affido. Ritrovandosi, spesso, completamente soli al compimento del diciottesimo anno di età.

L’opinione pubblica poco conosce o sente parlare di questi temi. A volte vengono affrontanti in maniera distorta o, peggio, strumentale. Anche noi operatori sociali pensiamo talvolta di saperne già abbastanza, di non avere bisogno di ulteriori stimoli per migliorarci nel nostro lavoro. Poi c’è un problema più generale: le politiche giovanili e i processi partecipativi coinvolgono, quasi sempre, solo quei giovani che già sono in possesso di strumenti e risorse. Chi rischia di rimanere più indietro è invece chi in partenza possiede già meno, almeno apparentemente. Chi non crede di potercela fare. Chi non ha mai avuto nessuno che davvero credesse in lei o in lui.

Il 13 Dicembre all’Università di Bologna un gruppo di ragazzi e ragazze che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia” provenienti da 7 province dell’Emilia-Romagna (Rimini compresa) hanno presentato ai decisori politici, agli operatori sociali, ai giornalisti, alla cittadinanza tutta le loro “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di cura e transizione all’autonomia. Un’iniziativa promossa dall’Associazione Agevolando, che ha fatto proprio del tema dell’advocacy una delle sue principali attenzioni. E così grazie a questi ragazzi ho capito che la partecipazione e il protagonismo giovanile sono nelle mani che tremano di Alban. Nelle parole di Nicole che sbuffa e dice: “Speriamo che ci ascoltino!”. Nel tenero balbettio di Karima che si sforza di leggere in una lingua che non è la sua. Nella lettera che Alberto ha scritto alla sua assistente sociale: “Voglio lottare per i miei diritti”.

Perché trovarsi a vivere esperienze familiari difficili non significa non avere niente da dire, ce lo spiega bene il Presidente di Agevolando, Federico Zullo: “A volte ci sentiamo o preferiamo sentirci invisibili. Noi vogliamo rompere questo schema. Se le nostre storie di vita difficili diventano esempio di resilienza per altri facciamo qualcosa di straordinario”.

Sul sito di Agevolando (www.agevolando.org) il testo completo delle Raccomandazioni presentate dai ragazzi del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna: #perfarciascoltare

Silvia Sanchini

Foto: Jennifer Zicca

in: http://www.newsrimini.it/2014/12/il-protagonismo-giovanile-nelle-mani-che-tremano-di-alban/

One Way: la Route nazionale dell’Agesci sulle strade del coraggio

10617666_611296228990209_142683818_nLa Route è la “strada” che i Rover e le Scolte dell’Agesci (Associazione guide e scouts cattolici italiani) percorrono non solo fisicamente, a piedi e con lo zaino in spalla, ma è anche un cammino metaforico di crescita e ingresso nel mondo degli adulti.
Quest’anno oltre 30.000 giovani dai 16 ai 21 anni hanno partecipato alla Route nazionale: “One Way”, una direzione. Oltre 456 campi mobili in giro per l’Italia dal 1 al 6 Agosto per poi ritrovarsi tutti insieme a San Rossore, in provincia di Pisa, dove si è svolto un grande incontro in campo fisso allestito dal 7 al 10 agosto.

Si è trattato del terzo incontro nazionale delle migliaia di giovani Rover e Scolte dell’Agesci. Ospiti dell’evento anche 200 giovani stranieri europei, arabi, africani.
Provenienti da tutte le regioni italiane e da oltre 1.500 gruppi locali, i giovani scout hanno percorso con i loro zaini in spalla strade e sentieri vivendo insieme esperienze di scoperta, condivisione, riflessione e spiritualità a partire dal tema che ha fatto da filo conduttore all’evento: il coraggio.

Un elemento che caratterizza in maniera forte il metodo scout che fonda proprio la sua azione educativa sul coraggio e sul protagonismo giovanile.

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Il Centro Giovani di Cattolica fa festa

centro_giovani_cattolica.jpgPrendi un’idea, nata un pomeriggio al Centro Giovani durante l’assemblea dei ragazzi con gli educatori.
Prendi un gruppo musicale, nato da poco nella Sala prove del Centro, ma con tanta voglia di farsi conoscere e suonare.
Prendi uno skateboard per disegnare le linee dritte e un bidone per realizzare le ruote di un pulmino di cartone per il set fotografico a tema hippie.
E poi il volantino creato insieme, coca-cola e patatine, il sound-check, un gruppo di rapper, il dj-set.
Un mese di entusiasmo e passione per coltivare insieme queste idee e realizzare una serata che non ha deluso le aspettative.

Il Centro Giovani di Cattolica nasce nel 2009, si trova in uno stabile in via del Prete 119 ed è un progetto finanziato dalle politiche giovanili del Comune di Cattolica e gestito in convenzione con l’Associazione Sergio Zavatta ONLUS a partire dal 2011.
Vi si svolgono attività educative, ricreative e culturali rivolte ai giovani del territorio. Un progetto relativamente recente ma che lo scorso 24 Aprile ha visto tanti giovani protagonisti di una serata speciale perché organizzata interamente da loro.

Più di 120 ragazzi hanno ascoltato le note degli “Scream of peace”, emozionati ma felici per la loro prima esibizione pubblica. Hanno ballato scatenati, si sono fatti fotografare nel box a tema “Flower power”, hanno chiacchierato, condiviso esperienze, fatto nuove amicizie.
Per lo più giovanissimi, con un bisogno intenso di relazioni e amicizia.
Sotto lo sguardo appassionato e vigile dell’equipe degli educatori – composta da Michael Binotti, Alice Gaudenzi e Fabio Borra – la serata si è svolta in un’atmosfera di grande entusiasmo e che ha regalato ai ragazzi grande soddisfazione. Importante anche la collaborazione di Daniela Badioli, responsabile della Sala Prove del Centro. Si sono uniti ai ragazzi per fare festa anche un gruppo di affezionati frequentatori del “Centro Giovani RM25” di Rimini.

“E’ bello essere qui questa sera tutti insieme, senza divisioni…” ha detto Sarah.
“E’ stato bello organizzare questa festa e ringraziamo il Centro Giovani per averci offerto questa opportunità e una sala prove dove suonare”, sono state le parole di Riccardo, il cantante degli “Scream of peace”.
Al contrario di chi pensa che i più giovani siano incapaci di organizzarsi e impegnarsi in qualcosa, Sarah, Riccardo, Maria, Giorgia, Emanuele, Gianluca, Lorenzo e Bajram… possono davvero essere orgogliosi del loro lavoro.

Silvia Sanchini

in http://www.newsrimini.it/sociale

Foto: Alice Gaudenzi

Un anno di “Se potessi”

1511366_10202583407419593_1368025503_n1 anno di apertura. 385 accessi allo Sportello. Una media di circa 9 ragazzi ogni venerdì che hanno usufruito dei servizi dello Sportello. 45 curriculum fatti.
Sono solo alcuni dati, sicuramente non esaustivi, per raccontare il primo anno di attività di “Se potessi. Sportello del Neomaggiorenne della Provincia di Rimini”, il primo Sportello nato in Italia che si rivolge principalmente a giovani neomaggiorenni (18/26 anni) provenienti da esperienze “fuori famiglia” (in comunità, affido o casa famiglia).
Il progetto è stato sin dall’inizio promosso e sostenuto dalla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS di Rimini in collaborazione con l’Associazione Agevolando, che da qualche mese ha inaugurato anche la sua sezione riminese, e con il Centro Giovani “RM25” di Rimini.
Si tratta inoltre di un progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Rimini (è un progetto approvato nell’ambito del Piano di zona) e costruito in collaborazione con altre realtà del territorio: il Centro per l’Impiego, la Cooperativa Sociale “Il Millepiedi”, l’Associazione “Madonna della Carità”, la Fondazione Enaip S. Zavatta, l’Ass.ne S. Zavatta ONLUS, l’Ass.ne La Rimini che vorremmo e l’Ass.ne Itaca Psicoanalisi.

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