L’importante è partecipare

IMG_5962Dopo oltre un anno di lavoro si è svolta a Bologna venerdì 18 Dicembre la II Conferenza del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna promossa dall’Associazione Agevolando. Titolo dell’evento: L’importante è partecipare!, chiara sin dal titolo l’intenzione di valorizzare il protagonismo dei giovani care leavers emiliano-romagnoli.
Si intende per “care leavers” chi lascia i percorsi di tutela e di cura, sono giovani che vivono una situazione delicata e un complicato percorso di transizione all’autonomia, spesso senza poter contare sul sostegno di una famiglia.
La Conferenza si è aperta con l’intervento di Elisabetta Gualmini, vicepresidente e assessore al welfare della Regione Emilia-Romagna: “Rispondere a chi chiede aiuto non è semplice per le istituzioni ma dobbiamo essere capaci di interpretare e assecondare il cambiamento in atto nella società. Voi rappresentate il mondo che cambia, siatene fieri e fate anche delle vostre storie difficili una ricchezza! Il tema dell’allontanamento della propria famiglia di origine e del compimento della maggiore età per i ragazzi “fuori famiglia” ci sta particolarmente a cuore: sappiate che vi abbiamo in mente e che desideriamo ascoltarvi”.

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Mi raccomando!

DSCN7371Le ragazze e i ragazzi che vivono in comunità, affido o casa-famiglia sono saliti in cattedra. E non in senso metaforico, ma realmente: lo scorso 13 Dicembre un gruppo di 38 giovani provenienti da esperienze “fuori famiglia” ha presentato dieci “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di accoglienza e transizione all’autonomia nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Bologna in occasione della prima Conferenza del “Care Leavers Network” dell’Emilia-Romagna promossa dall’Associazione Agevolando. Ad ascoltarli operatori sociali, rappresentanti istituzionali, giornalisti, studenti, docenti universitari.

Il primo a prendere il microfono è Abdel, un ragazzo marocchino di 23 anni, con lo sguardo sveglio e vivace e una storia difficile alle spalle. Un viaggio della speranza per raggiungere l’Italia, un periodo di clandestinità, e poi l’incontro con una comunità di accoglienza a Ravenna, l’inizio di un percorso di impegno e responsabilità e oggi, finalmente, il raggiungimento di importanti obiettivi: una casa, un lavoro, una serenità, relazioni e amicizie su cui contare.

“Voglio ringraziare tutti per averci permesso di partecipare a questo progetto e per essere qui ad ascoltarci” – esordisce Abdel – “io porto soprattutto la testimonianza dei ragazzi stranieri che arrivano qui in Italia da soli, senza genitori o adulti che si prendono cura di noi. La nostra è un’esperienza difficile, vi chiediamo sempre maggiore impegno per sostenerci e non lasciarci soli”.

Con lui prende la parola A., ancora minorenne ma alle spalle già tanto dolore e tanta fatica, ospite di una comunità di accoglienza a Rimini, ci dice: “Siamo ragazzi che stanno facendo un percorso, che vogliono guardare al futuro con fiducia nonostante tutte le difficoltà che abbiamo conosciuto. Vi chiediamo di averci non solo in mente, ma anche nel vostro cuore”.

Si giunge così alle vere e proprie “Raccomandazioni”: un decalogo rivolto ai decisori politici, agli educatori, ai servizi sociali, ai giornalisti e alla cittadinanza tutta redatto dai ragazzi in due mesi di intenso lavoro insieme ai volontari di Agevolando.

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Il protagonismo giovanile nelle mani che tremano di Alban

10847809_10205708416540018_5531640906245936244_nLa mamma di Chiara è in carcere, il papà non l’ha mai conosciuto… quando dice che si sente sola al mondo è difficile darle torto. Kalim è arrivato in Italia quando aveva 14 anni, senza un soldo in tasca e senza documenti, senza nessuno che si prendesse cura di lui. Luca è in comunità solo da qualche mese mentre i suoi genitori stanno facendo un percorso per vincere la dipendenza dall’alcool, ma gli hanno promesso che staranno bene e potrà tornare presto a casa. Andrea ha solo 16 anni ma ha già conosciuto la solitudine, la violenza, il carcere.

Sabato scorso a Bologna è successa una cosa un po’anomala. Questi ragazzi, insieme ad altri loro coetanei, hanno preso la parola. Non per raccontare le loro storie, non per impietosire, non per cercare consensi. Hanno preso la parola per dire la loro su alcuni temi importanti: come si cresce, come dovrebbero essere gli adulti che incontrano, come si diventa autonomi, cosa significa sentirsi parte attiva del proprio percorso di vita. E, in particolare, cosa significa farlo quando per diverse ragioni ci si trova a vivere parte della propria infanzia e/o adolescenza “fuori famiglia”: in una comunità di accoglienza, in una casa-famiglia o in affido. Ritrovandosi, spesso, completamente soli al compimento del diciottesimo anno di età.

L’opinione pubblica poco conosce o sente parlare di questi temi. A volte vengono affrontanti in maniera distorta o, peggio, strumentale. Anche noi operatori sociali pensiamo talvolta di saperne già abbastanza, di non avere bisogno di ulteriori stimoli per migliorarci nel nostro lavoro. Poi c’è un problema più generale: le politiche giovanili e i processi partecipativi coinvolgono, quasi sempre, solo quei giovani che già sono in possesso di strumenti e risorse. Chi rischia di rimanere più indietro è invece chi in partenza possiede già meno, almeno apparentemente. Chi non crede di potercela fare. Chi non ha mai avuto nessuno che davvero credesse in lei o in lui.

Il 13 Dicembre all’Università di Bologna un gruppo di ragazzi e ragazze che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia” provenienti da 7 province dell’Emilia-Romagna (Rimini compresa) hanno presentato ai decisori politici, agli operatori sociali, ai giornalisti, alla cittadinanza tutta le loro “Raccomandazioni” per migliorare i percorsi di cura e transizione all’autonomia. Un’iniziativa promossa dall’Associazione Agevolando, che ha fatto proprio del tema dell’advocacy una delle sue principali attenzioni. E così grazie a questi ragazzi ho capito che la partecipazione e il protagonismo giovanile sono nelle mani che tremano di Alban. Nelle parole di Nicole che sbuffa e dice: “Speriamo che ci ascoltino!”. Nel tenero balbettio di Karima che si sforza di leggere in una lingua che non è la sua. Nella lettera che Alberto ha scritto alla sua assistente sociale: “Voglio lottare per i miei diritti”.

Perché trovarsi a vivere esperienze familiari difficili non significa non avere niente da dire, ce lo spiega bene il Presidente di Agevolando, Federico Zullo: “A volte ci sentiamo o preferiamo sentirci invisibili. Noi vogliamo rompere questo schema. Se le nostre storie di vita difficili diventano esempio di resilienza per altri facciamo qualcosa di straordinario”.

Sul sito di Agevolando (www.agevolando.org) il testo completo delle Raccomandazioni presentate dai ragazzi del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna: #perfarciascoltare

Silvia Sanchini

Foto: Jennifer Zicca

in: http://www.newsrimini.it/2014/12/il-protagonismo-giovanile-nelle-mani-che-tremano-di-alban/

Matrioska Lab Store va in pensione (ma solo per un weekend)

matrioska_cover.jpgLa prima reazione di chiunque abiti in zona è stata: “Villa Manzi? E’ impossibile…si saranno sbagliati”. Villa Manzi è una pensione abbandonata da anni sul lungomare di Rivabella, ha un aspetto polveroso e un po’decadente ma anche quel fascino delle atmosfere anni ’50 che riportano indietro nel tempo, a un modo di fare turismo che forse non c’è più. In questi giorni chi pensava che fosse un luogo impossibile da utilizzare e veder tornare in vita ha dovuto ricredersi. A poco a poco le sue pareti esterne si sono colorate grazie al Colorificio Sammarinese e ad alcuni writers. Un’insegna al neon, realizzata da Paolo Ciabatta e Neon Rimini, è comparsa all’ingresso. E qualcosa di magico, colorato, divertente è accaduto anche all’interno di ciascuna stanza e del cortile della Villa che dà proprio sulla spiaggia. E così asettici corridoi e vecchie stanze si sono trasformati in spazi espositivi inediti e sofisticati.

Una roulotte vintage colorata di tinte pastello rosa e verde acqua è diventata la location originalissima per ospitare le creazioni di Paper Jewels Pamphplet e SUNVIBES. Gioielli handmade realizzati con vecchie pagine di libri, atlanti, fumetti… e abiti e accessori di una linea made in Italy romantica, elegante e dal sapore retrò. 
Semplici farfalle nere di cartone hanno decorato in maniera molto suggestiva le pareti della stanza del marchio “Atelier Rose”, con i suoi manichini per mettere in mostra copricapi e cerchietti. 
Onde del mare, una lavatrice, ferro da stiro e bolle di sapone nella “Lavanderia” di Hatta Lab, cornice un po’surreale per originali lampade di design ricavate da barattoli, colini, tazze, bottiglie… e tanti altri oggetti.

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Studenti stranieri: ben integrati, ma scettici sul futuro in Italia

Negli ultimi dieci anni la presenza di studenti stranieri con cittadinanza non italiana nelle scuole italiane è quasi quadruplicata, e in Emilia-Romagna l’incidenza degli studenti stranieri sulla percentuale totale è la più alta, pari al 14,6% (dati Quaderni Ismu 1/2013). Altrettanto significativa la situazione delle scuole riminesi dove su una popolazione complessiva di 38.632 studenti, ben 3.843 sono ragazzi stranieri (pari a circa il 10%).

Il tema degli studenti stranieri cresce in rilevanza ogni giorno di più e non è un caso che sia stato al centro dell’indagine conoscitiva svolta nella provincia di Rimini e presentata in conferenza stampa lo scorso 21 Gennaio, dal titolo: Giovani stranieri nella provincia di Rimini – Un focus sulla scuola secondaria di II grado e sul Sistema di Istruzione e Formazione professionale. La ricerca è stata condotta da Linda Pellizzoli, ricercatrice in ambito sociale e giovanile, ed è stata realizzata all’interno del progetto Conoscere è cambiare, dentro le vulnerabilità e l’integrazione coordinato da Judith Mongiello e promosso dalle Associazioni Arcobaleno, Pacha Mama, Rumori Sinistri, Nido del Cuculo, Tiger of Bangladesh, Borgo della Pace, Legambiente La Roverella, Avulss di Bellaria, Aibid, Espero, Maria Negretto e Vite in Transito in collaborazione con Arci, Educaid e Isur e con il sostegno di Volontarimini – Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Rimini.

L’indagine ha coinvolto 55 studenti stranieri (33 ragazzi e 22 ragazze) di 21 differenti nazionalità, nell’obiettivo di coinvolgere le scuole e i policy maker in un processo di maggiore conoscenza del fenomeno e di miglioramento della qualità dei servizi offerti.
Tra gli elementi più interessanti dell’indagine emergono le difficoltà che gli studenti stranieri affrontano nell’inserirsi nel sistema scolastico italiano (per esempio la difficoltà ad apprendere la lingua italiana e alcuni episodi di discriminazione) ma in generale un giudizio complessivo positivo sulla scuola italiana e sulle relazioni con i compagni e gli insegnanti. Particolarmente apprezzato è l’approccio degli insegnanti degli Enti di Formazione professionale, considerati più attenti al singolo e sensibili nella relazione con gli studenti.

Colpisce però come la maggior parte degli studenti (i due terzi) non immagini in un futuro di rimanere in Italia: i giovani intervistati hanno infatti espresso preoccupazione per la crisi economica che attraversa il paese e si sono mostrati critici sul sistema lavorativo italiano, considerato troppo poco meritocratico.
A questo proposito Massimo Spiaggiari, dell’ARCI Rimini, ha evidenziato l’importanza di tenere conto anche del clima culturale in cui questi ragazzi crescono e studiano e della necessità di metterci in discussione e attrezzarci per dare risposte alle esigenze di questa generazione, anche rispetto al tema della dispersione scolastica.
All’interno del progetto è stata inoltre inserita una campagna di promozione del volontariato giovanile: “Lo faccio anch’io” presentata attraverso uno spot realizzato da Alberto Romanotto (nel sito: lofaccioanchio.wordpress.com) che si propone di ribaltare gli stereotipi sul volontariato e sensibilizzare e informare in maniera virale i giovani rispetto alla possibilità di impegnarsi in progetti di volontariato attraverso le associazioni riminesi.

Silvia Sanchini

in http://www.newsrimini.it/sociale

For…mare. Giornata di formazione del progetto “Già cittadini”

378634_166635530110786_1942570138_n“For…mare”, giornata di scambio per i ragazzi protagonisti del progetto “Già Cittadini in Romagna” si è svolta a Rimini sabato 6 Luglio presso il Centro Giovani “RM25”. Il progetto è promosso dall’Associazione Agevolando ONLUS, la prima associazione in Italia nata dall’iniziativa di alcuni giovani che hanno trascorso parte della loro infanzia e adolescenza “fuori famiglia” ed è stato co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Obiettivo del progetto è quello di favorire il protagonismo e l’autonomia dei ragazzi fuori famiglia in particolare nel delicato passaggio alla maggiore età attraverso la metodologia dell’action learning process (informarsi, agire, interrogarsi) e mediante l’utilizzo di diversi strumenti (attività di formazione, laboratorio fotografico, workshop).

Alla giornata di sabato hanno partecipato circa 30 ragazzi e educatori proventi da Rimini, Forlì, Cesena, Ravenna insieme ai volontari dell’Associazione Agevolando, in particolare il Presidente Federico Zullo e la coordinatrice del progetto Anna Bolognesi.

I ragazzi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi nella mattinata sul tema delicato e quanto mai attuale della ricerca lavorativa con la dott.ssa Manila Rossi, formatrice e responsabile nel campo della selezione e gestione del personale. Ma la giornata è stata anche l’occasione, oltre che per trascorrere un piacevolissimo pomeriggio insieme al mare, per fare il punto in generale sull’andamento del progetto.

I ragazzi di Agevolando, infatti, sognano in grande. Dopo l’esperienza, prima in Italia, dello “Sportello del Neomaggiorenne” della provincia di Rimini, l’Associazione intende realizzare entro il 2016 altri sportelli ad accesso diretto e/o online in tutte le Province della Regione Emilia Romagna. Le attività della rete degli sportelli saranno supportate dalla realizzazione di una “Guida ai servizi della Regione Emilia-Romagna” per giovani care-leavers, prodotta anche grazie al contributo dei ragazzi stessi che in questi mesi si sono attivati per reperire informazioni utili nei loro territori di appartenenza. Parallelamente il desiderio è quello di proseguire con le attività di formazione, aggregazione e scambio tra giovani al fine di arrivare alla costituzione di un vero e proprio network “Agevolando Emilia Romagna” che proponga congressi regionali e nazionali sul tema dei care leavers sensibilizzando la cittadinanza tutta sulle difficoltà e le istanze di chi si trova a vivere un periodo della propria vita “fuori famiglia”. Nel frattempo ci ritroveremo a Settembre, probabilmente a Cesena, per una seconda giornata di formazione e di scambio in cui verranno sistematizzate le informazioni raccolte e le fotografie realizzate dai ragazzi per la realizzazione della Guida.

Spesso le traiettorie biografiche di questi giovani, che muovono – per diverse ragioni – da situazioni di svantaggio, sono caratterizzate da percorsi di emarginazione sociale e disagio. I ragazzi di Agevolando sono invece la testimonianza più bella di come, se opportunamente supportati, anche i giovani “fuori famiglia” possano trasformarsi in cittadini attivi e consapevoli, che partecipano con responsabilità alla vita del territorio in cui vivono e mettono al tempo stesso le loro competenze e le loro storie a servizio di altri ragazzi che vivono situazioni simili alle loro. A noi non rimane altro da fare se non metterci in ascolto e ringraziarli per il loro esempio di coraggio e resilienza.

Silvia Sanchini

in: http://www.riminitoday.it/cronaca/for-mare-giornata-di-formazione-del-progetto-gia-cittadini-promosso-dall-ass-ne-agevolando-onlus-1971834.html