#5buoneragioni: storie di vita oltre i luoghi comuni

banner_800x600_2014_2015Per Jennifer la comunità è stata l’esperienza che le ha permesso di ricominciare a vivere, il luogo dove riscrivere la sua storia e ricominciare a vedere lucidamente il mondo.

Per Antonio gli educatori sono stati un’ancora di salvezza.

Denise in casa-famiglia ha sentito di poter essere se stessa, ha potuto finalmente smettere di nascondere i problemi sotto la sabbia.

Per Jonathan la comunità è stata una famiglia, l’occasione per raggiungere alcuni obiettivi insperati come concludere la scuola e trovare lavoro.

Case e non gabbie. Luoghi di accoglienza e protezione e non luoghi di sofferenza o in cui si fa business. Un punto di vista molto diverso da quello che una parte dell’opinione pubblica, della politica e del mondo dell’informazione giornalistica da alcuni mesi e in diverse occasioni porta alla ribalta. Il punto di vista di chi un percorso di accoglienza in comunità/affido/casa famiglia lo ha vissuto e desidera raccontarlo.

Ci sono alcuni luoghi comuni e generalizzazioni con cui ultimamente gli operatori che lavorano nel settore dei minorenni allontanati dalla loro famiglia di origine, si trovano sempre più spesso a confrontarsi. Per sfatarli, ma anche semplicemente per raccontarsi, una campagna iniziata lo scorso 17 Luglio a Roma e promossa da sei organizzazioni (Agevolando, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Coordinamento Nazionale Comunità per Minori – CNCM, Cismai, Sos Villaggi dei Bambini, Progetto Famiglia) che hanno redatto un Manifesto: “#5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti”.

E’ importante conoscere il mondo dell’accoglienza dei minorenni fuori famiglia per quello che rappresenta, a partire dalle loro storie e dai dati reali, e non seguendo ideologie e generalizzazioni che spesso partono da fatti di cronaca singoli e circoscritti”, ci spiega il Presidente di Agevolando Federico Zullo. “Con questo spirito è partita la campagna #5buoneragioni che, dopo Roma e Trento, arriva il prossimo 29 Gennaio in contemporanea in sei città d’Italia: Milano, Torino, Bologna, Napoli, Bari, Palermo e che proseguirà il 27 Febbraio ad Ancona e il 9 Marzo a Firenze, all’Istituto degli Innocenti”.

Proviamo ad analizzare alcune delle affermazioni sentite più spesso sul tema e che di sicuro non ne rappresentano la complessità.

  • “I figli vengono tolti alle famiglie povere per ragioni economiche”. FALSO. Quando si parla di povertà familiare non si parla solo di povertà economica ma di tutto il contesto, e non è mai l’unico elemento che può determinare un allontanamento, ci sono sempre delle concause. Se qualcuno si permette di allontanare un minore solo perché la famiglia ha delle difficoltà economiche, quello è un abuso (la legge italiana lo vieta). I motivi per cui i minorenni vengono allontanati sono più complessi e riguardano situazioni di grave trascuratezza, negligenza, abuso, violenza.

  • Ci sono comunità/case-famiglia che prendono rette da 400 euro al giorno per l’accoglienza”. FALSO. In media le comunità italiane percepiscono rette da 100 euro al giorno (la media si abbassa significativamente nelle regioni del Sud d’Italia). Inoltre diverse ricerche hanno dimostrato che tali rette non sono affatto sufficienti per garantire sole gli standard di accoglienza fissati a livello normativo, costringendo così numerose comunità a grossi sacrifici, che vanno ad aggiungersi ai già drammatici tagli al welfare e ai servizi sociali.

  • In Italia si allontana troppo, più che negli altri paesi Europei”. FALSO. In tutti i lavori comparativi a livello europeo, l’Italia è uno dei Paesi che in Europa meno ricorre all’allontanamento. Infatti, i dati al 31.12.2010 dicono che: in Francia i minorenni fuori dalla famiglia d’origine sono 133.671 (pari al 9 per mille della popolazione 0/17 anni); in Germania alla stessa data sono 111.300 (pari all’8 per mille); nel Regno Unito sono 60.240 (pari al 6 per mille); in Spagna sono 37.075 (pari al 4 per mille); in Italia sono 29.388 (pari al 3 per mille).

  • Gli allontanamenti sono aumentati a causa della crisi economica”. FALSO. Anche in questo caso non c’è una correlazione tra la crisi economica e l’aumento del numero dei minorenni allontanati dal loro nucleo familiare di origine. Anzi, i minori “fuori famiglia” in Italia al 31-12-2012 risultano persino diminuiti rispetto agli anni precedenti, in particolare rispetto alla data del 31-12-2007, dunque prima della crisi economica (dati ministeriali ufficiali).

  • Tra affido, casa-famiglia e comunità esiste una contrapposizione”. FALSO. Affido, comunità, casa-famiglia sono e debbono essere risposte complementari e non in contrapposizione o subordinate l’una all’altra. Situazioni complesse, come quelle dei bambini e dei ragazzi che vivono nella loro famiglia di origine esperienze di dolore e sofferenza, richiedono risposte diversificate sulla base dei bisogni. Ogni ragazzo ha il diritto ad un progetto per sé: attento, curato e specifico. Il territorio riminese, così ricco e diversificato rispetto alle diverse esperienze presenti, può essere una testimonianza positiva della complementarità dei diversi interventi che devono lavorare in rete, attivare sinergie finalizzate il più possibile al benessere e alla positiva integrazione nel territorio dei ragazzi accolti.

Un’altra riflessione va aggiunta sul tema della prevenzione. E’ auspicata da tutti la riduzione del numero degli allontanamenti ed è necessario fare in modo che vengano realmente garantiti tutti i sostegni e gli interventi possibili di supporto alle famiglie di origine prima di ricorrere a questa misura estrema, ma al contempo è doveroso, sul piano pratico, allontanare con determinazione e tempestività bambini e adolescenti che nel loro contesto familiare subiscono gravi violazioni dei loro diritti.

E ancora: gettare fango sul sistema di tutela in maniera indiscriminata e generica sicuramente non aiuta né i bambini e i ragazzi stessi né le loro famiglie.Certo, un sano contradditorio è importante e può essere un’ulteriore forma di protezione. Abusi e ingiustizie vanno denunciati prontamente, qualsiasi violazione dei diritti portata alla luce. Ma la realtà non può essere raccontata solo in modo parziale o distorto. Fare informazione ascoltando solo genitori arrabbiati o minorenni spaventati non è un buon servizio alla società. Le famiglie non devono avere paura di chiedere aiuto. I bambini e i ragazzi devono sentirsi tutelati, non stigmatizzati.

La campagna #5buoneragioni in fondo nasce per questo. Non tanto per la necessità arroccarsi sulle proprie posizioni e difendere a spada tratta il lavoro dei servizi sociali. Ma semplicemente per accogliere questa complessità, per conoscere prima di giudicare, per rimettere al centro il superiore interesse dei bambini e dei ragazzi più fragili. Per questo il 29 Gennaio saremo a Milano, Torino, Bologna, Napoli, Bari e Palermo. Ad ascoltare il punto di vista dei ragazzi, delle loro famiglie, degli educatori, degli assistenti sociali, dei giudici e di tutti i soggetti coinvolti nei percorsi di tutela. E speriamo davvero di essere in tanti.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it/rimini-social

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#5buoneragioni. Perchè ho scelto di aderire.

Pensare che ci siano famiglie che non sono in grado, per vari motivi, di crescere i propri figli è un pensiero sgradevole, difficile da accettare, politicamente scorretto.
C’è una certa retorica dei buoni sentimenti che tende ad associare al tema famiglia un immaginario solo ideale, sicuramente più rassicurante, ma che non descrive totalmente la realtà.
Accanto a famiglie (la maggior parte per fortuna) dove è bello e piacevole crescere, esistono famiglie che questo diritto non lo riconoscono: famiglie maltrattanti, negligenti, violente, assenti.
O, ancora, esistono famiglie in difficoltà, genitori soli, o genitori malati…che semplicemente, per un periodo della loro vita, hanno bisogno di chiedere aiuto.
La normativa nazionale e internazionale stabilisce, giustamente, che ogni bambino ha diritto di crescere in una famiglia.
Ma sancisce altresì un principio fondamentale: ogni scelta dev’essere fatta nel preminente interesse del minore.
I bambini e i ragazzi, i soggetti più deboli, sono i primi a dover essere tutelati e protetti.
Se questo diritto non è garantito per un bambino all’interno della sua famiglia di origine, è dovere dello Stato e delle istituzioni competenti intervenire.
Nella mia esperienza professionale e personale ho avuto il privilegio di conoscere il mondo delle comunità per minori e delle case-famiglia grazie alla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile, una ONLUS riminese che si occupa proprio di bambini e ragazzi momentaneamente allontanati dalla loro famiglia di origine con un decreto del Tribunale per i Minorenni, e collocati in strutture educative dai servizi sociali competenti.
Poi c’è stato l’incontro con l’Associazione Agevolando, costituitasi proprio grazie all’impegno di ragazzi che avevano vissuto parte della loro infanzia e adolescenza “fuori famiglia” in strutture di accoglienza. In particolare l’Associazione si occupa di tutelare i diritti di questi ragazzi anche dopo il compimento della maggiore età, momento in cui terminano tutta una serie di tutele da parte dello Stato.
Ho scoperto così un mondo difficile e stimolante: fatto di adulti, genitori accoglienti, educatori che ogni giorno si prendono cura con amore e professionalità di bambini e ragazzi che non sono figli loro, insieme al lavoro degli assistenti sociali e degli altri professionisti.

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#5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti. Roma 17 Luglio

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Da qualche anno è cresciuto l’interesse di trasmissioni televisive e testate della carta stampata per i bambini e i ragazzi allontanati dalla loro famiglia in seguito a un provvedimento del Tribunale per i minorenni.

Per questa ragione i promotori dell’iniziativa – l’associazione Agevolando, il Cismai, il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), il Coordinamento Nazionale Comunità per Minori (Cncm), Progetto Famiglia e SOS Villaggi dei Bambini – ritengono sia arrivato il momento diraccontarsi, invece di “essere raccontati”, di far conoscere i volti, le esperienze e i numeri che riguardano un lavoro difficile e appassionante: quello di aiutare un bambino, una ragazza, i loro genitori, a “ripartire”, a ricostruire la propria vita dopo una vicenda difficile e, a volte, drammatica.

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La voce dei ragazzi di Agevolando in Parlamento

Anche Agevolando, la prima associazione in Italia nata dall’iniziativa di giovani che hanno trascorso parte della loro infanzia e adolscenza “fuori famiglia”, ha partecipato al convegno promosso lo scorso 13 Febbraio alla Camera dei Deputati dal titolo: “Affidamento temporaneo: abuso o tutela? Ovverosia il fenomeno degli allontanamenti facili”. L’incontro, come è evidente già dal titolo, correva purtroppo il rischio di affrontare il tema in modo demagogico e generico, per questo è stato importante ascoltare anche la voce di chi è stato personalmente coinvolto in un percorso di allontanamento dalla propria famiglia di origine. Qui trovate un mio resoconto dell’evento e in particolare un riferimento all’intervento di Federico Zullo, presidente nazionale di Agevolando, e Giovanni Fulvi, presidente nazionale del Cncm (Coordinamento nazionale comunità minori). E soprattutto la proposta più significativa di Agevolando in questo momento: un Disegno di Legge, presentato dalla sen. Amati, dedicato proprio ai giovani in uscita da percorsi di tutela.