Amir: dall’Afghanistan a Rimini…in pizzeria

Questa storia comincia in Afghanistan e finisce in una pizzeria riminese. Protagonista di questa avventura è Amir: è solo un bambino quando si ritrova completamente solo al mondo ed è costretto a lasciare il suo paese e trasferirsi in Pakistan. Da questa repubblica dell’Asia inizia una storia incredibile: Amir ha 8 anni e lavora quindici ore al giornoImpara a fare il pane, e in qualche modo questa abilità gli tornerà utile. Quando è poco più che un ragazzino decide che quella vita è insostenibile e inizia un lungo e incredibile viaggio. Attraversa l’Iran, la Turchia, la Grecia. In ogni paese si arrangia come può per sopravvivere: lavora come muratore, dorme in fabbriche dismesse, vive in strada, lavora addirittura come guida turistica a cavallo in Cappadocia. La sua capacità di adattarsi e resistere è straordinaria.

“Sono stato molto fortunato ad arrivare in Italia. Ho viaggiato con un gruppo di amici fino in Grecia, poi sono rimasto da solo – racconta Amir a Rimini Social – Per un mese ho provato a partire per l’Italia, ma non ci riuscivo. Poi un giorno sono riuscito a nascondermi sotto un camion che era stato imbarcato su una nave. Sono rimasto 30 ore senza mangiare e senza bere. Pensavo: quando finirà questo viaggio, devo avere una bella vita. In Italia davvero tutto è cambiato. È difficile essere da solo in un paese dove non conosci nessuno, senza soldi e senza documenti. Ho pregato molto. L’incontro con gli educatori della cooperativa Il Millepiedi ha cambiato la mia vita, ora finalmente mi sento bene. In Afghanistan e in Pakistan non ho nessuno, ho sempre vissuto da solo. Ora è qui la mia famiglia”.

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Roberto Mercadini: l’integrazione? Un’Odissea

Al centro della scena c’è Roberto Mercadini, un narratore pieno di carisma ed energia, un “poeta parlante” come ama definirsi. Lo spettacolo è un monologo (andato in scena lo scorso 28 dicembre e 4 gennaio al Teatro Il Lavatoio di Santarcangelo) ma il palco è idealmente abitato da numerosi personaggi e come un grande atlante ci fa viaggiare attraverso il mondo.

Odissee anonime – Monologo sull’integrazione porta in scena le storie vere di Senza Nome e Nessuno, raccontate da Roberto Mercadini. I due personaggi nascono dall’incontro con gli operatori e i giovani e gli adulti accolti nel progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) dell’Unione Valmarecchia. 19 posti tra Santarcangelo e Verucchio gestiti dalle cooperative sociali Il Millepiedi e Cento Fiori.

La prima parte dello spettacolo è dedicata al racconto di due viaggi. Quello di Senza Nome inizia in Afghanistan. Prosegue con modalità rocambolesche attraverso il Pakistan, la Turchia e la Grecia. Senza Nome a 8 anni già lavora 15 ore al giorno, poi fa il muratore e vive nelle case che sta costruendo, ma lavora anche come guida turistica a cavallo, dorme in fabbriche dismesse. Arriva infine in Italia, nascosto nel vano di un camion.

Nessuno ha una bella famiglia in Costa d’Avorio ma la guerra civile la distrugge dopo le elezioni del 2011 e il declino di Gbagbo. Nessuno è solo e decide di scappare in Mali, poi in Burkina Faso e in Niger. Lo illudono che in Libia possa trovare fortuna, ma incontra solo gli Asma boys, bande armate e criminali. Un giorno è obbligato da chi lo sfrutta a salire su un gommone. Non sa neppure dove è diretto…

Roberto Mercadini, come è stato per lei l’incontro con questo mondo?

È stato molto forte dal punto di vista umano ed emotivo. Sembrano storie di altri tempi o di romanzi picareschi, invece sono drammaticamente vere. Ho sempre pensato ai viaggi sui barconi attraverso il Mediterraneo come il momento più difficile, in realtà dietro ai percorsi migratori c’è molto altro e spesso attraversare il mare è solo l’ultima tappa dei viaggi epici e drammatici che questi ragazzi intraprendono. Sono Odissee anonime, che meritano però di essere conosciute e ascoltate, per capire.

Nella seconda parte dello spettacolo si concentra sull’arrivo dei due giovani in Italia. Lei parla di “effetto Circe”: di cosa si tratta?

Non è vero, come erroneamente pensiamo, che Circe nell’Odissea trasforma gli uomini in maiali: in realtà il suo potere è quello di mutare gli uomini a seconda della loro natura interiore, facendo emergere la bestialità che hanno dentro. La prima difficoltà con cui i migranti si devono confrontare in Italia sono le opinioni della gente su di loro: nel web l’effetto Circe sembra trasformare le persone a volte in leoni, oppure in avvoltoi, o anche in iene ridens. Io mi sento un po’come una cernia: con gli occhi spalancati mentre leggo la cattiveria e la spietatezza di cui siamo capaci. Nello spettacolo cerco di sfatare anche alcuni luoghi comuni: è davvero un’invasione? Vivono in alberghi a 5 stelle? Le nostre tasse servono per pagare la loro accoglienza? Ci portano via lavoro? O il classico: aiutiamoli a casa loro. Ovviamente la realtà è molto più complessa ed è importante informarsi per non cadere vittime di questi pregiudizi e inutili semplificazioni.

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Minori non accompagnati: non più soli

tutori-volontariAvvocati, studenti universitari, insegnanti, pensionati, genitori adottivi. Cosa possono avere in comune? Sono un gruppo di privati cittadini, molto diversi tra loro, che si sono ritrovati intorno a uno stesso tavolo perché hanno deciso di formarsi per intraprendere un’esperienza di tutela legale e genitorialità sociale nei confronti dei minori stranieri non accompagnati. Sono i “tutori volontari”, una figura che già esisteva da diversi anni, ma che la nuova Legge quadro sui minori stranieri non accompagnati (Legge 47/2017) ha voluto formalizzare con la creazione di appositi elenchi.
Questi elenchi vengono gestiti dai Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza, il cui compito è quello di selezionare e formare gli aspiranti tutori e a garantire l’aggiornamento continuo di queste figure e adeguati spazi di supporto.

Dalla legge al bando. Anche l’Emilia-Romagna ha risposto all’appello e la Garante Clede Maria Garavini, in sinergia con il Tribunale per i minorenni, ha predisposto l’apertura di un avviso pubblico (disponibile sul sito www.assemblea.emr.it) per la selezione e la formazione di soggetti idonei a svolgere la funzione di tutore volontario. L’avviso fornisce indicazioni precise e dettagliate sui requisiti previsti per la presentazione della domanda e indicazioni per la presentazione della candidatura e sulla procedura che sarà seguita per la selezione degli aspiranti tutori.
È necessario avere almeno 25 anni e non avere avuto precedenti problemi con la giustizia. Requisiti preferenziali, una pregressa esperienza, volontaria o professionale, nel campo dell’integrazione e della tutela minori.

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Casa Karibù, porto sicuro

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Casa Karibù a Rimini

Sono circa 17.373 in Italia, 1.081 in Emilia-Romagna. Si chiamano Lamine, Mohamed, Omar, Ahsan. Dietro ai numeri e ai nomi, ci sono i volti e le storie di migliaia ragazzi che ogni anno giungono soli nel nostro Paese e, se fortunati, vengono accolti nei progetti Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
Il 20 giugno si è celebrata in tutto il mondo la Giornata del rifugiato, che quest’anno ha previsto in molte città d’Italia iniziative di “porte aperte” per promuovere interazione tra i rifugiati e le comunità locali e riaffermare i valori dell’impegno e della solidarietà.
E così anche il Ponte decide di aprire simbolicamente una porta su questo mondo con un focus specifico sul tema dei minorenni accolti a Rimini nell’ambito dello Sprar. Iniziamo il nostro approfondimento intervistando Patrizia Fiori, coordinatrice per il Comune di Rimini dei progetti Sprar “Rimini porto sicuro” e “Karibu a Rimini”, il secondo mirato proprio all’accoglienza di persone di minore età.

Quanti sono i minorenni soli di origine straniera accolti a Rimini?
“Al momento Rimini accoglie nell’ambito dello Sprar 18 ragazzi, 14 minorenni e 4 neomaggiorenni (di cui 2 ragazze), ma, oltre ai Msna (minori stranieri non accompagnati) inseriti in questo programma, sono circa una quarantina i minori stranieri in carico al Comune di Rimini. Questi numeri sono piuttosto stabili dal 2014 ad oggi. Va inoltre evidenziato che dal 2016 il sistema Sprar è stato trasformato nel sistema di seconda accoglienza per tutti i minori stranieri non accompagnati, non solo per i richiedenti asilo e rifugiati. Rimini, come il Comune di Bologna, ha scelto però di non inserire nel progetto i minorenni di origine albanese, salvo rari casi. Questo perché solitamente questi ragazzi vengono qui soprattutto per proseguire gli studi e con esigenze diverse rispetto agli altri. Naturalmente non si esclude che possano essere inseriti nello Sprar in casi particolari: il bisogno di protezione prescinde dalla nazionalità”.

Quali sono le realtà che li accolgono?
“Capofila del progetto di accoglienza designato dal Comune di Rimini è l’associazione Papa Giovanni XXIII, che accoglie questi ragazzi in una struttura specifica, ad elevata autonomia, «Casa Karibu<». I minorenni sono poi inseriti anche nella comunità di pronta accoglienza «Amarkord», gestita da associazione Zavatta e cooperativa Il Millepiedi, e a «Casa Borgatti» e «Casa Clementini», comunità educative della Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile gestite dalla coop. Il Millepiedi”.

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Rifugiati. Storie ed esperienze di integrazione possibile

Secondo appuntamento dedicato al progetto “SPRAR” nella provincia di Rimini. Questa volta la parola ad alcuni degli operatori impegnati nei percorsi di accoglienza e a due beneficiari del progetto.

rifugiati 3Torniamo a parlare di rifugiati e di storie di integrazione e accoglienza. Lo facciamo a partire dall’esperienza di alcuni operatori dello SPRAR (Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati) e degli stessi beneficiari del progetto nell’ambito delle attività svolte dalla cooperativa sociale “Il Millepiedi”. Attualmente la cooperativa gestisce infatti nell’ambito del progetto SPRAR tre appartamenti a Santarcangelo, Verucchio e Poggio Torriana, per un totale di 12 posti di accoglienza. Oltre all’attività di coordinamento svota da Erica Lanzoni, sono responsabili dei tre appartamenti tre educatori, con diverse competenze.

I tre operatori lavorano in rete sia tra loro che nel territorio concentrandosi nello specifico su alcuni aspetti: assistenza legale, assistenza sanitaria, integrazione sociale. Chiacchierare con loro aiuta davvero a toccare il cuore della questione, a capirne di più.

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SPRAR e accoglienza

rifugiati 2Il 20 Giugno si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato. Per Rimini Social 2.0 ho curato un approfondimento sul tema in due puntate, ecco la prima.

Una fotografia della situazione mondiale e italiana

Rifugiati politici. Richiedenti asilo. Sfollati. Parole che sentiamo ormai quotidianamente, temi di cui si dibatte molto in questo periodo, spesso senza cognizione di causa. Iniziamo da una definizione: lo status di rifugiato politico secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 è concesso “a chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può̀ o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”. Per ottenere questo status occorre fare domanda di asilo, e attendere una risposta in merito dopo essere stati ascoltati da una apposita Commissione. Gli ultimi dati ufficiali sui rifugiati risalgono al 2013: i rifugiati nel mondo sono stimati in totale in 11 milioni e 700.000, accolti principalmente in paesi extra-europei e provenienti soprattutto da Afghanistan, Siria e Somalia. Tra le cause del fenomeno vi sono ovviamente i conflitti e le guerre che coinvolgono molti paesi nel mondo, in particolare 15 conflitti si sono riaccesi in Africa e in Asia negli ultimi 5 anni, costringendo decine di milioni di persone a fuggire. In Europa sono accolti 1 milione e 700 mila rifugiati, in Italia sono poco più di 78.000 con un’incidenza sulla popolazione pari allo 0,13% (dati UNHCR www.unhcr.it). Un cambiamento della situazione si è verificato in Italia nel 2014 sia a seguito dell’aumento degli sbarchi del Mediterraneo, sia per l’applicazione del Regolamento di Dublino III che prevede la necessità di fare domanda di asilo nel primo Paese di arrivo in Europa. Un regolamento aspramente criticato da tutte le principali organizzazioni mondiali a partire dal Consiglio Europeo per i rifugiati e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Nel 2014 l’Italia ha accolto 21.000 richieste di asilo.

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