Scarpe e sogni

“Il Signore benedica i vostri sogni!”

gmg16Rileggendo le parole potenti di Papa Francesco in occasione della Veglia e della Celebrazione con i giovani alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia non posso fare a meno di pensare a quanto i ripetuti inviti del Papa assumeranno autenticamente e pienamente senso solo se quei giovani e tutti noi sapremo dare concretezza a quelle parole e raggiungere quella quota significativa di giovani nel mondo che – per vari motivi – non hanno e magari non avranno mai il desiderio o l’opportunità di ascoltarle.
Il Signore benedice anche i loro sogni? Ne sono convinta, anche se per loro è più difficile crederlo, anche se i loro sogni sono spesso infranti e i loro desideri feriti. Anche se si sentono privi di valore, per niente amabili, paralizzati nelle sabbie mobili di sconfitte che impediscono loro di esprimersi e avere fiducia. Giovani che sicuramente custodiscono nel cuore il desiderio di credere in qualcosa, ma che sono stati delusi dal mondo, dagli adulti e forse – ai loro occhi – anche da Dio stesso. Giovani che non hanno mai sperimentato il perdono o la misericordia.
È proprio a loro che va il mio pensiero in questo momento, perché se il nostro impegno e la nostra dedizione non li raggiungeranno saranno vani anche quei sorrisi, quei gesti, quelle preghiere che hanno reso così preziose le giornate di Cracovia o di Rio, Sidney, Colonia, Parigi, Tor Vergata…
Abbiamo un debito nei loro confronti e non potremo dirci appagati e pienamente credenti se la nostra libertà e la nostra fede non contageranno e non si contamineranno anche con quei mondi, apparentemente distanti, che richiedono per essere raggiunti nuovi sguardi, nuovi orizzonti, nuove scarpe.

[Photo credits: Stefano Antonini]

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Buon compleanno FUCI!

12304158_1389747231090002_5849494611625581317_oVorrei celebrare piena di gratitudine il tuo passato (e il tuo presente) ma il mio augurio è rivolto soprattutto al futuro: perché per altri 120 anni ancora (e ancora) tanti studenti e studentesse possano incontrarti, amarti, attraverso di te crescere e formarsi e restituire in maniera creativa e generativa quanto ricevuto in questo tempo di grazia in tua compagnia nel lavoro, nella Chiesa, in famiglia, nella società.
Ti vogliamo bene cara FUCI!

#Fuc120 #Fiesole

 

Cose belle durante le feste, anche per chi rimane in città

IMG_20150106_180703Certo, partire per qualche meta esotica o alla scoperta di qualche città d’arte sarebbe stato bello e stimolante, ma quest’anno nel periodo natalizio mi sono “accontentata” di quello che aveva offrire il mio territorio e devo dire che non è andata affatto male, soprattutto perchè ho avuto tempo per coltivare relazioni e spendere tempo di qualità con persone care. Tra overdose di presepi e tombole in chiave solidale vi segnalo alcune cose belle viste e sperimentate in questi giorni. Innanzitutto come ogni anno le diverse comunità di immigrati della provincia di Rimini hanno promosso, coordinate dalla Caritas diocesana, la mostra dei “Presepi dal mondo”. Tante e diverse le rappresentazioni della Natività in mostra alla Sala dell’Arengo (in piazza Cavour) che raccontano la cultura e le tradizioni di diversi popoli: e così Gesù Bambino può essere nero o con i tratti sudamericani, indossare abiti tipici dell’Est o nascere in un campo rom. Quest’anno hanno scalato la classifica dei più votati dai visitatori i presepi delle Filippine, del Perù e dell’Afghanistan ma hanno ricevuto una menzione speciale dalla giuria anche l’Associazione Romagna-Irpinia, la Bulgaria e l’Ucraina. Nell’ambito della mostra il 28 Dicembre anche il concerto della Corale Nostra Signora di Fatima: “Waiting for Christmas“. La corale nasce nel 2001 per l’animazione liturgica ed è diretta dal Maestro Loris Tamburini: in repertorio anche numerosi brani della tradizione del Natale che si sono così perfettamente integrati con l’esposizione dei presepi creando una piacevolissima atmosfera.

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Tuo figlio potrà essere felice… Giornata Mondiale della Sindrome di Down

10003092_838429716184110_329635575_nSono oltre 1.200.000 ad oggi le visualizzazioni del breve film: “Dear Future Mom”, realizzato dal regista Luca Lucini e che ha per protagonisti 15 ragazzi con Sindrome di Down provenienti da tutta Europa che si rivolgono a una mamma preoccupata per il futuro del suo bambino e la rassicurano: “Cara futura mamma, non avere paura. Tuo figlio potrà fare un sacco di cose… Tuo figlio potrà essere felice, come lo sono io. E anche tu sarai felice…”. Un video emozionante, che racconta con estrema delicatezza i desideri, le speranze e i piccoli grandi traguardi quotidiani che ogni giovane con Sindrome di Down può raggiungere. Scrivere, lavorare, affittare un appartamento, viaggiare.

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Papa Franceco e la GMG

imagesCi sono diversi modi di vivere una GMG (Giornata Mondiale della Gioventù). Ci si può accostare a questo evento con scetticismo, oppure con fiducia, curiosità, come occasione per fare nuovi incontri o come opportunità per approfondire la propria fede.
Quel che certo è che questa XXVIII Edizione dell’evento, nato per intuizione di Giovanni Paolo II nel 1985, ha avuto un significato particolare per il Paese che ha accolto circa 3.000.000 di giovani da tutto il mondo: il Brasile.
Il gigante latinoamericano vive infatti un momento di particolare complessità: da un lato segnali di speranza quali una crescita notevole del PIL che ha portato ad uscire dalla miseria negli ultimi anni 40.000.000 di cittadini, dall’altro ancora segni troppo forti di povertà e degrado di cui soprattutto i più giovani sembrano fare le spese (dal 1996 al 2010 quasi 2.000.000 di giovani brasiliani hanno trovato morte violenta)* e non è un caso che negli ultimi mesi migliaia di giovani siano scesi in piazza per rivendicare maggiori opportunità e diritti.
Come scrisse Jorge Amado, uno dei principali interpreti della cultura e letteratura brasiliana, il Brasile è davvero la “somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione”, un intreccio affascinante ma spesso anche drammatico di popoli, opportunità, culture. Un divario evidente che ho potuto toccare con mano visitando sia le grandi metropoli che le favelas che circondano le principali città del paese come una vera e propria “corona di spine”.
Un viaggio particolarmente impegnativo, dunque, il primo viaggio di Papa Francesco all’estero.
Il messaggio che il Papa ha lanciato ai milioni di giovani presenti a Rio de Janeiro è molto chiaro: uscire dalla “globalizzazione dell’indifferenza” (come aveva già predicato a Lampedusa) per ritrovare il senso vero della propria fede e del proprio agire nell’apertura all’altro, soprattutto a chi è più povero o in difficoltà.

Per Papa Francesco è chiaro che l’obiettivo della GMG non è che i giovani si stringano intorno al Papa, né che possiamo accontentarci di radunare un numero incredibile di persone e pensare che il nostro compito si riduca a questo, a una vuota autocelebrazione.
“È stato bello partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, vivere la fede insieme a giovani provenienti dai quattro angoli della terra, ma ora tu devi andare e trasmettere questa esperienza agli altri” ha detto il Papa nell’Omelia della Messa che ha concluso l’evento nello spettacolare scenario della spiaggia di Copacabana. Tre parole-chiave intorno alle quali far ruotare l’impegno futuro della Chiesa e soprattutto dei più giovani: andare, senza paura, per servire.
“Uscire e andare”, ha ricordato il Papa anche nell’Angelus, e il suo esempio in questo senso è lampante perché prima ancora che per salutare le autorità il Papa si è recato in Brasile per incontrare la gente, a partire dai malati e dai tossicodipendenti di Rio dei Janeiro, dai poveri della favela di Varginha, da quella famiglia che ha commosso il mondo intero presentando al Papa la propria bimba anencefala.
Ma il Papa non si rivolge solo ai giovani e ai più poveri, chiama in causa la Chiesa stessa, scuotendola dall’interno come ci ha già diverse volte abituato in questi mesi e richiamandola a un impegno vero: “meno clericalismo, più tenerezza” è il messaggio che infatti ha voluto consegnare ai Vescovi dell’America Latina, perché la Chiesa deve rendersi protagonista innanzitutto di una “pastorale della vicinanza”, piuttosto che pensare di accontentarsi di un semplice e sterile proselitismo.

Se ai giovani dunque è richiesto un impegno alto e controcorrente, alla Chiesa e alla società stessa è richiesto oggi con sempre maggiore urgenza di credere in loro, di investire reali risorse per permettere alle nuove generazioni di abbandonare quel sentimento diffuso di scetticismo e paura e ritrovare speranza e fiducia nel futuro, quella speranza che in molte parti del mondo – per i motivi più diversi – spesso ai giovani è negata.
Il Papa ha mostrato invece di riporre totale fiducia nei giovani e la certezza che proprio dalle nuove generazioni debba partire la riedificazione di un mondo nuovo e migliore.
Per questo e per molto altro ancora, obrigado (grazie) Papa Francesco, e appuntamento a Cracovia nel 2016.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it//news/2013/luglio/29/internazionale/le_contraddizioni_del_brasile_e_la_visita_del_papa_per_le_gmg.html

* Fonte: Famiglia Cristiana Anno LXXXIII N.30 – 28 Luglio 2013

Dal Brasile alla Turchia, un comune denominatore

7310_10151663498922937_361123256_n Scherzando osservavo come per una assoluta casualità, entrambi i paesi in cui ho viaggiato lo scorso anno – Brasile e Turchia – sono attualmente protagonisti della cronaca internazionale da quando migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare, esprimere il proprio dissenso, rivendicare libertà e diritti.

Sia in Brasile che in Turchia l’anno scorso ho potuto toccare con mano quanto si tratti di realtà che, pure con enormi contraddizioni, vivono una fase storica ed economica di crescita e fermento. Paesi giovani, dinamici, in profondo cambiamento.

Viene allora da chiedersi: come mai esplodono proteste proprio laddove è più forte la crescita economica? Perchè non in paesi come l’Italia o altri stati europei che vivono situazioni di crisi e disagio profondo?

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Anche in questo caso protagonisti delle rivolte sono i giovani e la rete, con i suoi nuovi strumenti per passarsi informazioni e condividere riflessioni (cfr il bell’articolo del giornalista francese Bernard Guetta su Internazionale: Il sussulto di un mondo adolescente).

Da Gezi Park a San Paolo, le nuove generazioni sembrano volerci dire che non sono sufficienti democrazia e benessere economico per evitare insoddisfazione e proteste (ne parla molto bene anche il blog “Buongiorno Africa” nell’articolo: Riflessioni (inconcluse) su Africa, Brasile, Turchia). E non è un caso che le manifestazioni in Turchia siano iniziate in difesa di un parco cittadino, luogo simbolico di libertà e benessere.

Continuo a seguire con interesse le vicende di questi paesi e le profonde trasformazioni dell’assetto politico ed economico del nostro pianeta, con insieme un sentimento di timore ma anche di forte speranza.

Foto Famiglia Cristiana e Internazionale

L’Italia sono anch’io

Non ho dubbi. Se per cittadinanza intendiamo l’insieme dei diritti e dei doveri di un uomo o di una donna ma anche il senso di appartenenza e di identità nei confronti di una comunità, una legge che finalmente riconosca lo ius soli così come nuovamente proposto dal neo-ministro per l’integrazione Cécile Kyenge, non farebbe altro che ufficializzare e riconoscere qualcosa che di fatto esiste già e che, come operatori del sociale, sperimentiamo quotidianamente.

Penso alle classi sempre più colorate e multiculturali dei centri di formazione professionale, alle comunità per minori dove sotto a uno stesso tetto convivono con naturalezza (o almeno ci provano!), tante etnie diverse, penso ai corridoi dei Centri Giovani, spazio di incontro e di espressione per ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte del mondo per i quali è sufficiente un biliardino o un torneo di calcetto per sentirsi pienamente “integrati”. Penso ai giovani stranieri che conosco e che si interessano alla politica e all’attualità del nostro Paese, che lavorano e pagano le tasse, che guardano film e leggono libri in italiano pur mantenendo nella mente e con il cuore (a volte non senza fatica) un legame con i loro paesi di origine.

Non sto dicendo che sia semplice, ma il cambiamento è già in atto da tempo, noi dobbiamo solo intercettarlo.

http://www.litaliasonoanchio.it/ L’Italia sono anch’io – Campagna per i diritti di cittadinanza

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(Foto Centro Giovani “RM25” – Rimini)