Intervista a Paolo Tartaglione: “No all’abolizione dei Tribunali per i Minorenni”

ahVdPuSLUOcFhYB-800x450-noPadPaolo Tartaglione, pedagogista, counselor e formatore, è vicepresidente della Cooperativa Arimo di Milano e referente dell’Area Infanzia, Adolescenza e Famiglie del CNCA della Lombardia, oltre che socio di Agevolando. Da alcuni mesi è stato promotore di una petizione su Change.org per fermare l’abolizione dei Tribunali per i Minorenni che, ad oggi, ha raccolto più di 16.000 adesioni. Chiediamo a lui di aiutarci a capire meglio i cambiamenti in atto nel sistema di Giustizia del nostro Paese e in particolare quelli che riguardano la Giustizia minorile.

Quali sono, in sintesi, i cambiamenti al sistema della Giustizia minorile che introduce la Riforma Orlando?

Al momento la Legge delega sulla riforma del processo civile (disegno di legge A.C. 2953-A) è stata approvata dalla Camera ed è in attesa di essere sottoposta al Senato. Nell’ultimo anno il Parlamento ha cambiato orientamento spesso e in maniera macroscopica su questo progetto di Riforma: fino a gennaio la riforma aveva pianificato di trasformare il Tribunale per i Minorenni in Tribunale per la Famiglia. Poi questa via è stata abbandonata e si è passati a una proposta di un passaggio al Tribunale ordinario di tutte le competenze sui Minori, attraverso l’istituzione di sezioni specializzate dedicate a minori e famiglia. L’idea che mi sono fatto è che il legislatore non abbia un disegno in mente preciso, ma sia un po’ in balia di diverse istanze provenienti da parti diverse.

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Clicca qui per firmare la petizione “Fermiamo l’abolizione dei Tribunali per i Minorenni”

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A 18 anni e un giorno tutto è diverso

blinds-201173_640-640x336È incredibile come la tua vita possa cambiare completamente da un giorno all’altro, senza un apparente motivo. Fino a solo pochi giorni fa vivevo in una casa enorme, con altri nove ragazzi. Una casa colorata e chiassosa, educatori e volontari che ci giravano intorno, tutte le sere un litigio per decidere quale programma guardare alla televisione. Oggi sono solo nella stanza di un residence. I servizi sociali hanno deciso di aiutarmi con un contributo economico per pagare l’affitto e le altre spese. Dovrei essere contento, e in parte lo sono, ma sono anche spaventato.

In questi anni ho affrontato tante difficoltà, combinato anche qualche guaio. Ma ho sempre trovato la mano forte e salda di qualcuno che ha saputo tenermi in pugno e aiutarmi a ritornare su una strada più sicura. I miei educatori, la mia assistente sociale, alcuni dei miei insegnanti…sono stati a modo loro i genitori che non avevo mai avuto. Ma adesso? A 18 anni e un giorno tutto è diverso. Ho imparato tante cose in questi anni: so come fare la spesa e prepararmi da mangiare, so caricare una lavatrice, ho preso il patentino per lo scooter. Uno scooter usato che ho comprato con i soldi del mio stage e con l’aiuto di uno dei miei educatori.

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Alice, per la prima volta c’era qualcuno che si prendeva cura di me

Nuova puntata dal blog: “Maggiorenni si diventa”!

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Chissà cosa credevo quando, ormai più di 8 anni fa, sono venuti a casa a prenderci. Mi ricordo che c’era l’assistente sociale e un educatore del Comune. La mamma piangeva ma io pensavo: «Perché piange se poi torno a casa?». Anche il mio fratellino, Andrea, piangeva e mi stringeva la mano. Ma io già allora avevo imparato ad essere forte e a prendermi cura di lui, della mamma, di tutti e non ho versato neanche una lacrima.

A scuola non ci andavamo più da un po’. La mamma faceva qualche lavoretto, saltuario, ma a mantenerci faceva fatica. Io in casa mi occupavo un po’ di tutto, dalle faccende più banali alle medicine per la mamma.

Quando ho messo piede in comunità per i primi tempi mi è sembrata una vacanza, finalmente potevo riposarmi. Lo so che è brutto pensarlo, perché uno dovrebbe essere triste quando viene allontanato dalla sua famiglia e può vedere sua mamma solo una volta al mese.

Ma io in comunità mi sentivo al sicuro. Per la prima volta c’era qualcuno che si prendeva cura di me, e non il contrario. Certo, è stata dura, soprattutto i primi tempi. Era difficile rispettare certe regole o condividere la stanza con persone che per me erano sconosciute.

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Abdoul…e una nuova collaborazione con “Punto Famiglia”

person-690354_640-640x336E così inizia una nuova avventura. Se vi va di seguirmi mi trovate ogni due settimane sul portale Punto Famiglia, un importante magazine che si propone di accompagnare e sostenere la famiglia (e poi su Riminisocial2.0), per raccontarvi storie di ragazze e ragazzi che vivono o hanno vissuto “fuori famiglia”. La prima storia che vi racconto è quella di Abdoul, giovane arrivato dal Marocco quando aveva solo 14 anni. Storie che ho incrociato e incrocio ancora grazie al lavoro con la Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Infantile ONLUS e l’Associazione Agevolando. Storie inventate da me, ma al tempo stesso autentiche perché sempre ispirate alla realtà. Se vi va di seguirmi, leggere e commentare, criticare, discutere…beh, inutile dirvi che per me sarebbe molto bello. Un grande grazie va, come sempre, a chi ha fiducia in me e non smette di offrirmi opportunità e occasioni di parlare di questi temi.

Quando sono arrivato in Italia avevo 14 anni. Ero poco più che un bambino, ma mi sentivo un uomo. Avevo viaggiato per settimane – non so nemmeno dire quante – nascosto in un camion che trasportava pneumatici. La mia famiglia aveva pagato più di 5.000 euro per farmi fare quel viaggio. Abbiamo attraversato il Marocco, la Spagna, la Francia…e infine l’Italia. Il camion mi ha lasciato ai bordi di una strada, nei pressi di Rimini. Era il 12 febbraio e faceva freddo, ma io avevo soprattutto sete. Sentivo dentro lo stomaco come una voragine, qualcosa che mi risucchiava, non riuscivo a capire cosa. Ho cominciato a camminare, non avevo idea di dove mi trovassi e intorno a me vedevo solo scritte in una lingua che non capivo minimamente. Avevo un numero di telefono. Mia madre mi aveva detto di chiamare mio cugino Ahmed appena arrivavo in Italia e che avrebbe pensato lui a me. Su una cosa era stata chiarissima: per nessun motivo sarei dovuto tornare indietro. Continua a leggere

L’esodo degli invisibili

400719_178616492297430_508286664_n“Sono arrivato qui…senza niente in tasca. Non volevo venire in Italia ma i miei genitori mi hanno chiesto di partire…Oggi qui ho tutto. I sacrifici e la fatica vengono sempre ricompensati”.

Non è facile raccontarsi, soprattutto se hai 20 anni o giù di lì e un passato molto più impegnativo della maggioranza dei tuoi coetanei.

Non è facile ammettere di avere avuto paura, di esserti sentito solo, di sentire nostalgia dei tuoi genitori…quando sei immerso in una cultura che tende a promuovere solo modelli competitivi, improntati al successo.

Ahmed, Mahmoud e Blerin hanno scelto di provarci e di scommettere che fosse possibile raccontare storie di immigrazione senza cadere nella retorica o nei luoghi comuni, ma a partire dalla loro esperienza concreta.

Lo hanno fatto davanti a 240 studenti della Scuola Media “T. Franchini” di Santarcangelo e ai loro insegnanti.

Un incontro dal titolo: “L’esodo degli invisibili. Immigrazione, diritti negati, solidarietà, integrazione” ospitato dal Supercinema di Santarcangelo venerdì 10 Aprile.

Spiega la prof.ssa Paola Affronte, coordinatrice del progetto e responsabile dell’evento: “Il progetto ‘Per un pugno di libri’ che coordino è nato in collaborazione con la Biblioteca A. Baldini di Santarcangelo e con il Festival Mare di Libri. Durante l’anno ci prepariamo alle gare di lettura promosse nell’ambito del Festival leggendo libri su tematiche di attualità e promuovendo incontri con l’autore, testimonianze, approfondimenti. Quest’anno abbiamo scelto per le classi seconde il libro ‘Viki che voleva andare a scuola’ di Fabrizio Gatti. Nel leggere di questo ragazzino e della sua famiglia che abbandonano la loro terra, l’Albania, in cerca di una vita nuova, non abbiamo potuto fare a meno di chiederci: cosa prova chi lascia tutto per inseguire un sogno e si ritrova solo in un paese straniero? I nostri ragazzi si rendono conto di essere davvero dei privilegiati rispetto a chi vive esperienze come questa? Abbiamo chiesto all’Associazione Agevolando e alla Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto Materno e Inantile di Rimini di aiutarci a trovare delle risposte, a partire dalle storie dei ragazzi che quotidianamente accolgono e incontrano”.

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Diritti al futuro

10995817_10206037602366299_6387657668718654679_nDi questa giornata con l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora qui nella nostra città, a Rimini, porto a casa Viola e Elena, e il loro amore per la lettura. La loro freschezza, positività, l’impegno condiviso con tanti altri adolescenti per una realtà preziosa come quella di Mare di Libri. Porto a casa l’immagine di adulti capaci di dare fiducia e anche di mettersi da parte, perchè qualcun altro possa crescere e brillare. E ancora: il Garante che tiene in tasca il bigliettino di Ilaria, e in quel biglietto c’è non solo racchiusa una richiesta, ma una speranza. Porto a casa la bellezza di condividere passi, sentieri, relazioni, creando sinergie anche insolite o inaspettate. Porto a casa l’autentica passione educativa di tanti (colleghi, amici) che offrono il loro supporto a cause difficili, che ogni giorno si mettono in discussione, capaci di dare spesso senza riserve. Porto a casa il sorriso dei ragazzi di RadioKreattiva Bari che si esprimono, si informano, fanno domande, raccontano. Porto a casa alcune frasi: “Speriamo che le cose cambino davvero”, “Non dovete sentirvi soli”, “Il futuro a volte mi fa paura”. Porto a casa il pensiero di quel dolore e quella preoccupazione che “la sera pesano quando appoggi la testa al cuscino” e il desiderio di allievare un po’quella pesantezza. Porto a casa la fatica e la complessità dei processi partecipativi, ma anche la loro opportunità e il loro valore. Porto a casa la consapevolezza che esperienze come quelle di Agevolando, nella loro fragilità, non sono solo utili, ma necessarie ed insostituibili. Andremo forse ancora e sempre “in direzione ostinata e contraria”, ma lo faremo insieme. E oggi con un po’di forza in più.

Allontanamento dei minori: il punto dopo una settimana di fuoco

DSCN75726 città d’Italia (Torino, Milano, Bologna, Napoli, Bari, Palermo), 6 organizzazioni nazionali coinvolte (Agevolando, Cismai, CNCA, CNCM, Progetto Famiglia, Sos Villaggi dei Bambini), oltre 700 persone presenti. Sono solo alcuni numeri della tappa del tour per presentare il Manifesto “#5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti” dello scorso 29 Gennaio. Nelle diverse sedi sono intervenuti rappresentanti istituzionali, politici (dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris al Presidente del Consiglio Regionale della Puglia Onofrio Antona, solo per citarne alcuni), testimonial famosi (Fabio Geda, Marzio Honorato), Garanti per l’infanzia, presidenti dei Tribunali per i Minorenni, educatori, assistenti sociali, operatori, giornalisti e tanti ragazzi ex ospiti di comunità di accoglienza/case-famiglia. Si è cercato di affrontare il tema dell’allontanamento dei minorenni senza pregiudizi portando anche la voce dei ragazzi e delle famiglie.

Questo anche alla luce dei recenti attacchi mediatici, primo tra tutti quello di “Presa Diretta”: una trasmissione autorevole, che ha trattato però il tema in maniera generica e fuorviante. Molte organizzazioni (CNCA, Agevolando, Unione Nazionale Camere Minorili, Sos Villaggi dei Bambini, Ordine degli Assistenti Sociali, l’Associazione Nazionale dei Magistrati per i Minorenni…) hanno inviato lettere alla redazione o prodotto comunicati stampa e chiesto di replicare alla puntata dedicata alle “Famiglie Abbandonate”, ma al momento senza risultati.

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Minorenni “fuori famiglia”, ecco come stanno davvero le cose

Lanciato a Roma il Manifesto #5buoneragioni
Alessandro Bergonzoni, Luigi Cancrini, Massimo Cirri, don Virginio Colmegna, Emma Dante,Tosca d’Aquino, Fabio Geda, Fiona May, don Giacomo Panizza, Alena Seredova, Alessandro Sortinoe tanti altri chiedono di “accogliere i bambini che vanno protetti”

Roma, 17 luglio 2014

Da qualche anno è cresciuto l’interesse di trasmissioni televisive e testate della carta stampata per i bambini e i ragazzi allontanati dalla loro famiglia in seguito a un provvedimento del Tribunale per i Minorenni. Per questa ragione l’associazione Agevolando, il Cismai, il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), il Coordinamento Nazionale Comunità per Minori (Cncm), Progetto Famiglia e SOS Villaggi dei Bambini hanno organizzato oggi a Roma, presso la Sala delle colonne della Camera dei deputati, un incontro per presentare i dati e raccontare le esperienze vissute in tanti anni di lavoro con ragazzi e famiglie.

È stato presentato il Manifesto “#5buoneragioni per accogliere i bambini e i ragazzi che vanno protetti” (leggi il testo completo), con l’obiettivo di chiarire all’opinione pubblica alcuni aspetti fondamentali che riguardano i minorenni allontanati dalla loro famiglia. Il manifesto è già stato sottoscritto da diversi esponenti della cultura, dello spettacolo e della società civile tra cui Alessandro Bergonzoni, Mauro Biani, Luigi Cancrini, Stefano Cirillo, Massimo Cirri, don Virginio Colmegna, Emma Dante, Tosca d’Aquino, Fabio Geda, Fiona May, Patrizio Oliva, don Giacomo Panizza, Ana Laura Ribas, Alena Seredova, Alessandro Sortino, Mateo Zoni e da Aurea Dissegna, pubblico tutore dei minori del Veneto, Rosy Paparella, garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Puglia, e Luigi Fadiga, garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Emilia Romagna.
Il Manifesto può essere sottoscritto da tutti a questo indirizzo web.

Gli interventi hanno permesso di fotografare una situazione troppo spesso taciuta o strumentalizzata.

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