Una Mehari e la verità. Ricordando Giancarlo Siani

L’amore. Gli amici. La musica e qualche concerto. Il lavoro precario, anzi abusivo. Non c’è nulla di fuori dall’ordinario nella vita del ventiseienne Giancarlo Siani.

Ma è il 1985 e se decidi di fare il giornalista, o meglio il giornalista-giornalista, a Torre Annunziata qualcosa nello scorrere delle tue giornate comincia a cambiare. E a bordo di quella Mehari verde acido, inconfondibile, inizia l’incontro con la sconvolgente realtà della camorra fatta di stragi di sangue, violente vendette, istituzioni complici. E i chilometri macinati sulla Mehari diventano il simbolo di un cammino che ha solo un obiettivo: ricercare e raccontare la verità. Perché “le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere i fatti”.

In questi giorni a Rimini è stata esposta l’auto di Giancarlo Siani, in una tappa del tour “Il viaggio legale”. Sono stati organizzati dalle associazioni promotrici incontri e dibattiti e proiettato il bellissimo film di Marco Risi che racconta la sua storia, “Fortapasc”. Giancarlo ha scritto in pochi anni più di 900 articoli, uno di questi (pubblicato il 10 giugno 1985 su “Il Mattino”) ha decretato la sua condanna a morte per mano della camorra. La sua storia – e con lui quella degli altri operatori dell’informazione uccisi o minacciati dalla mafia – è ancora poco conosciuta, eppure la sua lezione è quanto mai attuale e ci ricorda anche e soprattutto in quest’epoca di bufale e post-verità che c’è un unico modo di fare giornalismo, che non fa sconti, e ha un solo compito: rendere chi legge più consapevole, e quindi più libero.

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Mafie in riviera. Intervista al coordinatore provinciale di Libera

mafie_in_rivieraÈ stato presentato lo scorso 11 Ottobre al Liceo Scientifico “A. Volta” di Riccione alla presenza del Prefetto di Rimini e di molti rappresentanti istituzionali davanti a una platea di circa 300 studenti il rapporto sulle Ecomafie, un dossier curato dalla Fondazione Libera Informazione e da Legambiente con un apposito focus proprio sul tema delle infiltrazioni mafiose nella riviera romagnola. Numeri che sconcertano: i dati relativi al 2012 vedono infatti l’Emilia Romagna al decimo posto della classifica nazionale con 1.035 infrazioni accertate, 944 persone denunciate e 410 sequestri effettuati. Sono ben 200 le strutture alberghiere, su 2.400 censite nella provincia di Rimini, finite sotto i riflettori della magistratura per modalità sospette. E Rimini si segnala anche per la frequenza di casi di abusivismo edilizio, o mancate demolizioni.
Commentiamo questi dati e non solo con Michael Binotti, educatore e coordinatore della sezione provinciale di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

Le mafie, dunque, sono sempre più radicate anche in Romagna?
Purtroppo sì. Basti pensare che in Romagna sono presenti tutte le mafie italiane (soprattutto la camorra e in particolare i casalesi) e alcune organizzazioni internazionali. La mafia cerca i luoghi dove si concentrano denaro e potere e lì si inserisce. Non stupisce allora la sua presenza nel territorio romagnolo attraverso attività quali il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro tramite anche il settore alberghiero. Anche la vicinanza alla Repubblica di San Marino ha esposto il nostro territorio a forti rischi, ne sono una testimonianza il volume “San Marino spa” di Davide Maria De Luca e Davide Grassi (Rubbettino 2013) e gli studi portati avanti dal “Gruppo Antimafia Pio La Torre”.

Nel contrasto alla criminalità mafiosa nel nostro territorio, qual è il ruolo di “Libera”?
Libera Rimini è un coordinamento di associazioni impegnate per la legalità e la giustizia che si è ricostituito nel 2012. Le attività principali di Libera e delle sue associate sono tre: la prima è un’attività di informazione perché è fondamentale un lavoro di studio e di ricerca per conoscere e far conoscere alla cittadinanza il fenomeno. La seconda azione di Libera riguarda la promozione sociale perché siamo convinti che il cambiamento possa avvenire veramente solo dal basso, a partire dall’impegno di tutti. La criminalità organizzata è infatti solo la punta più efferata e visibile di un iceberg, ma se esiste è perché esiste un contesto che non la ostacola, che le permette di emergere. Infine la terza azione è quella che forse ci sta più a cuore e riguarda l’educazione alla legalità, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.

Quali sono le attività che avete avviato a questo proposito?
Innanzitutto una serie di progetti nelle scuole, tra cui quest’anno la novità della costituzione di un gruppo di studenti selezionati al Liceo Scientifico A. Einstein che svolgeranno durante tutto l’anno scolastico un’attività di volontariato nella nostra associazione. Un’altra novità in cantiere e che ci auguriamo davvero possa concretizzarsi è la promozione di un momento di formazione rivolto proprio a chi si occupa dell’educazione dei più giovani: insegnanti, educatori, capi scout… in collaborazione con l’Ufficio scuola e l’Ufficio di Pastorale sociale della Diocesi di Rimini.

Cosa significa educare i più giovani alla legalità?
Io parto dal presupposto fondamentale che ciascuno di noi può essere agente di cambiamento. Perché questo accada deve innanzitutto conoscere e informarsi. La conoscenza implica una responsabilità, il dover scegliere da che parte stare (non dimenticandosi che anche non fare niente è una scelta!). Alla scelta devono conseguire delle azioni personali, perché sono proprio i piccoli gesti di ogni giorno che magari consideriamo banali (chiedere lo scontrino al bar, scegliere con attenzione i prodotti che acquistiamo, avere cura dell’ambiente in cui viviamo…) che possono poco alla volta cambiare le cose. Ma l’azione personale non basta se non diventa anche un’azione condivisa. In questo il ruolo delle associazioni mi sembra particolarmente importante. In fondo le mafie sono potenti, perché sono delle criminalità “organizzate”. Come possiamo pensare di sconfiggerle se anche noi non ci uniamo per combatterle?

Cosa è possibile fare oggi, in concreto, per collaborare alle attività di “Libera” nella nostra Provincia?
Innanzitutto potete seguire le nostre attività nella pagina Facebook “Libera Rimini” oppure chiedendo informazioni all’indirizzo e-mail rimini@libera.it. Chi desidera impegnarsi in maniera continuativa può partecipare alle riunioni di coordinamento che si svolgono mensilmente presso il Centro Giovani “RM25” di Rimini e aderire all’associazione. In generale penso che comunque quello che conti maggiormente è darsi da fare nell’ottica di sentire nel profondo quel “morso in più” (per usare le parole del presidente e fondatore di Libera Don Luigi Ciotti) cioè quel valore aggiunto e quella spinta necessari per operare delle scelte capaci davvero di portare un cambiamento positivo nel mondo.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it/sociale