La mia vita da zucchina

locandinaPer il festival di letteratura per ragazzi “Mare di Libri” ho recensito “La mia vita da zucchina”, il libro di Gilles Paris diventato un film d’animazione nel 2016. La recensione fa parte di una bibliografia più ampia, a cura di Elena Lia Bot, dedicata ad affido, comunità e adozione. L’autore francese sarà inoltre a Rimini per la prossima edizione del Festiva.

La mia vita da zucchina (Autobiografia di una zucchina nella prima edizione) è un libro del 2008 dell’autore francese Gilles Paris, divenuto nel 2016 un film d’animazione con la regia di Claude Barras e la sceneggiatura di Céline Sciamma.
In entrambi i casi protagonista è lo sguardo di Icare, detto Zucchina: la sua voce narrante nel libro, i suoi occhi grandi e i disegni attraverso cui racconta la sua quotidianità nella pellicola d’animazione.

Zucchina ha 9 anni e cresce “fuori famiglia”, alle Fontane: una casa-famiglia che accoglie bambini con storie di vita difficili. Impossibile, per chi conosce e lavora in questo mondo, non ritrovare nei protagonisti i volti e le storie di tanti bambini e ragazzi che ogni giorno incontriamo e le stesse dinamiche che caratterizzano la vita in una casa di accoglienza.
La trama del film solo in alcuni punti e per alcune scelte di sceneggiatura si discosta dal libro, ma ha in comune con il romanzo di Paris lo stile misurato, ironico, poetico, la delicatezza con cui si avvicina senza retorica alle tematiche più difficili. L’autore del romanzo ha frequentato per mesi il mondo delle case-famiglia prima di scrivere questa storia, ed è evidente una conoscenza diretta del tema che affronta.
Bambini e ragazzi vittime di abusi e violenze, genitori in carcere o rimpatriati, adulti incapaci di prendersi cura dei più piccoli. E poi: lo spaesamento iniziale di chi si trova a crescere in una casa diversa dalla propria, la solitudine e gli ostacoli, i piccoli castighi quotidiani (la rampa della scala da pulire se la fai grossa) ma anche esperienze di straordinaria solidarietà e relazioni nuove, capaci di ridare un senso alla propria vita e al proprio dolore. Fratelli e sorelle, genitori e figli non di sangue ma per scelta.
Soprattutto è merito dell’autore e del regista quello di restituire a una realtà complessa come quella delle case-famiglia un aspetto di dignità e profonda bellezza.
Non si nega il dolore, non si fanno sconti alla realtà: “Noi siamo come dei fiori selvatici che nessuno ha voglia di cogliere”, è il grido di disperazione di Simon, grande amico di Zucchina. E il pensiero costante della dolce Camille è “ai bambini che hanno dei veri genitori e che adesso sono con loro”.
Eppure La mia vita da zucchina è anche una storia piena di speranza. Perché anche quando il mondo sembra crollare possono accadere cose positive. Perché, con le parole di Friedrich Hölderlin, “lì dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. E se hai qualcuno che ti tiene la mano e che riesce a comprenderti, è più semplice.

(in: http://www.maredilibri.it/libri/la-mia-vita-da-zucchina/)

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Tornare a Parigi, e godersi “un po’la strada”

“Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada”…

Buon viaggio (Share the love) – C. Cremonini

Il bello di visitare una città per la seconda o terza volta, è sicuramente quello di non essere più presi da quell’ansia da prestazione che attanaglia il turista determinato a vedere ogni cosa sottoponendosi a tour de force estenuanti e a camminate folli degne del miglior maratoneta.

Tornare nuovamente in un luogo, ti permette di concederti il lusso di scegliere, assaporare ogni cosa con uno spirito rilassato, perdendoti anche per ore a camminare tra i vicoli della città senza bisogno di raggiungere a tutti i costi una meta ma semplicemente godendoti il paesaggio.

Per questo motivo non condividerò della mia visita a Parigi dello scorso Maggio un itinerario vero e proprio ma piuttosto luoghi e suggestioni che ho riportato a casa da questo ultimo viaggio.

DSC00654Non posso non cominciare dal Musée Picasso (era anche uno dei miei #TravelDreams2015!). Desideravo tornare a Parigi anche per visitare questa esposizione, riaperta al pubblico nel 2014 dopo consistenti lavori di restauro. L’edificio si trova nel quartiere del Marais, si raggiunge facilmente a piedi scendendo con la Metro alla fermata St-Paul, per poi godersi una passeggiata tra i vicoli e le vetrine chic del quartiere. Lungo la strada anche la “Chapelle de l’Humanité” con il suo motto: “L’Amour pour principe et l’Ordre pour base; le Progrès pour but” (A. Comte), ma soprattutto edifici e palazzi dall’elegante architettura e tanti, tantissimi giardini che conferiscono a queste strade un’atmosfera unica. L’edificio che accoglie il Museo è l’Hotel Salé, uno splendido palazzo progettato tra il 1656 e il 1660 dall’architetto Jean Boulier. Il museo è chiuso il Lunedì e apre la mattina piuttosto tardi (11.30 dal Martedì al Venerdì, 9.30 il Sabato e la Domenica), l’ingresso è di 11 euro (sicuramente ben spesi) e dovrete probabilmente fare un po’di coda all’ingresso, anche se avete scelto la Paris Visite Pass. 11107729_10206789656807190_8926937973015701565_nMa non arrendetevi, se amate il pittore spagnolo, ne vale la pena! La collezione è ricchissima: oltre 3.500 opere esposte tra dipinti, ceramiche, sculture, disegni, incisioni. Quattro piani in cui perdersi tra corridoi e stanze per scoprire anche molto delle fasi di studio e preparazione alle opere del grande maestro. Ci sono, ad esempio, i bozzetti del Les Demoiselles d’Avignon (che avevo visto al MoMa di New York) e un intero piano (Level -1) dedicato a far conoscere il lavoro di Picasso nel suo studio parigino e le fasi che condussero allo sviluppo e all’affermazione del Cubismo in Europa. Interessante anche il Level 3 dove è custodita la collezione privata dell’artista che contiene dipinti di grandi maestri quali Cézanne, Degas, Renoir, Modigliani. La pittura di Picasso è potente, la sua personalità decisamente sopra le righe ed eclettica. Scriveva nel 1935: “My picture is a sum of destructions. I do a picture – then I destroy it. In the end, though, nothing is lost: the red I took away from one place turns up somewhere else” e questa sua tensione interiore è evidente in tutta la sua opera e ben rappresentata da questa esposizione che aiuta veramente a penetrare nel suo mondo, o perlomeno in parte di esso. (http://www.museepicassoparis.fr/)

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#iocisonostata. Pain de Mie a Londra

DSCN2474Un caffè francese, nel cuore di Londra…A due passi dal British Museum. Un apparente paradosso ma che in realtà è perfettamente integrato nel contesto e offre l’occasione di una pausa pranzo o di una merenda davvero gradevole, in un ambiente delizioso.

Se volete evitare il classico menù turistico che vi propinano nella zona adiacente al British Museum di Londra e recuperare energie e forze prima di riprendere a visitare i meravigliosi tesori di uno dei musei più belli del mondo, allontanatevi solo di qualche centinaia di metri dai negozi di souvenir e dai ristoranti adiacenti al British e raggiungete Oxford Street. Qui, nel pieno centro di Londra, troverete un caffè francese davvero delizioso. Ideale sia per la pausa pranzo che per una merenda o un caffè. Solo dolci e sandwich preparati in casa, diversi ogni giorno. Massima cura degli arredi: dalle tazzine ai vassoi, dalle deliziose alzatine dove le torte fatte in casa vengono esposte alla vetrina in cui prevalgono i colori pastello e deliziosi cuoricini. Il locale è piccolo, confortevole, ideale per scambiare quattro chiacchiere in un ambiente curato e rilassato. Croissant, plumcake, sandwich, succhi di frutta…Per tutti i gusti. Possibilità anche di take away. (http://turistipercaso.it/pain-de-mie/poi/)

Facebook: Pain de Mie

Indirizzo: 35 New Oxford Street, Londra WC1A 1BH, Inghilterra

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Viaggi e miraggi

Ogni viaggio, ogni luogo in cui sono stata è per me quasi sempre legato anche a una lettura o a un film che mi hanno preparata o accompagnata prima della partenza o durante il viaggio stesso. Così posso sempre unire tre delle mie grandi passioni: libri, cinema e viaggi.

Al Brasile mi sono preparata tuffandomi tra le pagine di Jeorge Amado e in particolare di “Dona Flor e i suoi due mariti”, che ho visto anche nella trasposizione cinematografica in lingua originale. Amado ha la straordinaria capacità di raccontare la magia, i colori, le abitudini del Brasile e così camminando per le strade di San Paolo o di Apucarana mi sono spesso tornate in mente le sue pagine e i suoi racconti.

Prima di partire per la Turchia mi sono rituffata nelle pagine di uno dei miei poeti preferiti, Nazim Hikmet, molto amato anche dal popolo turco. A Hikmet ho immediatamente associato il film “Le fate ignoranti”, che pur essendo ambientato in Italia ha per regista l’italo-turco Ferzan Ozpetek, che nei suoi film riesce sempre a creare delle atmosfere molto particolari e suggestive che ho ritrovato anche nel mio viaggio sulla Costa Egea.

La Grecia fa parte del nostro immaginario e della nostra cultura e tradizione in maniera molto forte. A Rimini c’è un delizioso ristorante greco (“Magna Grecia”) in cui spesso ceno con amici e colleghi. Nella narrazione di Omero Ulisse soggiornò anche sull’isola di Corfù (Scheria), allora governata dai Feaci, dove conobbe Nausica, la figlia del re.Prima di partire per Corfù, due anni fa, mi è venuta voglia di rileggere un po’di quella mitologia greca che avevo studiato negli anni del liceo e un libro che avevo amato tantissimo, “Itaca per sempre” di Luigi Malerba che racconta le vicende di Ulisse da un inedito punto di vista, quello di Penelope.  Ma Grecia è sinonimo anche di ironia, musica, festa: quale film migliore per raccontare anche questi aspetti del popolo greco se non “Il mio grosso grasso matrimonio greco”?

Una riflessione a parte meriterebbe la letteratura israeliana, una delle mie preferite, che mi ha fatto assaporare prima della partenza le atmosfere di quella “Terra Santa” che ancora oggi porto impresse nel mio cuore. David Grossman, Amos Oz, Abraham Yehoshua sono tra i rappresentanti di questo filone letterario quelli che ho forse amato di più per la capacità di rappresentare la complessità di quella terra in modo così vero e al tempo stesso poetico. Ma non poteva mancare nel prepararmi a questo viaggio anche una lettura del Cardinal Carlo Maria Martini, che tanto ha amato questa terra e scritto, tra gli altri, il libro “Verso Gerusalemme”.

E poi c’è la Sicilia, con le pagine di Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri e Gesualdo Bufalino e film capolavoro come quelli di Giuseppe Tornatore. Barcellona e “L’ombra del vento” di Carlo R. Zafon. Il Nord della Francia con il divertente film “Giù al Nord” di Dany Boon e le pagine di Gustave Flaubert e la sua “Madame Bovary”.

Ora, invece, comincio a prepararmi così a New York:

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