In porta. Importa?

Da una mia semplice foto scattata con il cellulare in una favelas di San Paolo due anni fa, Mauro Biani – uno dei disegnatori migliori che conosca, capace di trattare temi sociali con una lucidità e una sensibilità fuori del comune (non a caso è anche un educatore) – ha realizzato questa vignetta, che trovo straordinariamente potente e che è stata pubblicata su “Il Manifesto”.

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Si parla così tanto di Brasile per i mondiali di calcio in questi giorni, ma il “mio” Brasile mi viene più facile ricordarlo nel volto di questa donna: abitava in questa baracca con i suoi due bambini, ci ha accolto con un sorriso, ci ha fatti entrare in casa sua anche se non ci aveva mai visto, ci ha offerto una fetta di torta alla banana che aveva preparato quella mattina. Il Brasile è tutto questo: bellezza, coraggio, ospitalità, profumi, colori, sapori e una grande passione per il pallone… ma anche povertà estrema, disperazione, disumanità, diritti calpestati. Non dimentichiamo questo volto del Brasile, non dimentichiamo le favelas asfaltate per costruire stadi che forse saranno in futuro solo cattedrali nel deserto, non dimentichiamo gli operai morti per costruirli, l’infanzia negata e sfruttata da un mondo adulto che manipola e si approfitta anche dei più piccoli. Un evento come i mondiali può essere un’opportunità, ma può mettere in luce in maniera ancora più forte tutte le contraddizioni di un paese straordinario che, con immensa determinazione, sta cercando di ritrovare dignità e risollevarsi, con tutti i rischi che questo comporta. Quando ci ricorderemo che il nostro compito è anche quello di essere quella barriera capace di proteggere e tutelare i diritti di quella donna che ci offre il suo sorriso?

P.S. Questa la foto originale:

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Viaggi e miraggi

Ogni viaggio, ogni luogo in cui sono stata è per me quasi sempre legato anche a una lettura o a un film che mi hanno preparata o accompagnata prima della partenza o durante il viaggio stesso. Così posso sempre unire tre delle mie grandi passioni: libri, cinema e viaggi.

Al Brasile mi sono preparata tuffandomi tra le pagine di Jeorge Amado e in particolare di “Dona Flor e i suoi due mariti”, che ho visto anche nella trasposizione cinematografica in lingua originale. Amado ha la straordinaria capacità di raccontare la magia, i colori, le abitudini del Brasile e così camminando per le strade di San Paolo o di Apucarana mi sono spesso tornate in mente le sue pagine e i suoi racconti.

Prima di partire per la Turchia mi sono rituffata nelle pagine di uno dei miei poeti preferiti, Nazim Hikmet, molto amato anche dal popolo turco. A Hikmet ho immediatamente associato il film “Le fate ignoranti”, che pur essendo ambientato in Italia ha per regista l’italo-turco Ferzan Ozpetek, che nei suoi film riesce sempre a creare delle atmosfere molto particolari e suggestive che ho ritrovato anche nel mio viaggio sulla Costa Egea.

La Grecia fa parte del nostro immaginario e della nostra cultura e tradizione in maniera molto forte. A Rimini c’è un delizioso ristorante greco (“Magna Grecia”) in cui spesso ceno con amici e colleghi. Nella narrazione di Omero Ulisse soggiornò anche sull’isola di Corfù (Scheria), allora governata dai Feaci, dove conobbe Nausica, la figlia del re.Prima di partire per Corfù, due anni fa, mi è venuta voglia di rileggere un po’di quella mitologia greca che avevo studiato negli anni del liceo e un libro che avevo amato tantissimo, “Itaca per sempre” di Luigi Malerba che racconta le vicende di Ulisse da un inedito punto di vista, quello di Penelope.  Ma Grecia è sinonimo anche di ironia, musica, festa: quale film migliore per raccontare anche questi aspetti del popolo greco se non “Il mio grosso grasso matrimonio greco”?

Una riflessione a parte meriterebbe la letteratura israeliana, una delle mie preferite, che mi ha fatto assaporare prima della partenza le atmosfere di quella “Terra Santa” che ancora oggi porto impresse nel mio cuore. David Grossman, Amos Oz, Abraham Yehoshua sono tra i rappresentanti di questo filone letterario quelli che ho forse amato di più per la capacità di rappresentare la complessità di quella terra in modo così vero e al tempo stesso poetico. Ma non poteva mancare nel prepararmi a questo viaggio anche una lettura del Cardinal Carlo Maria Martini, che tanto ha amato questa terra e scritto, tra gli altri, il libro “Verso Gerusalemme”.

E poi c’è la Sicilia, con le pagine di Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri e Gesualdo Bufalino e film capolavoro come quelli di Giuseppe Tornatore. Barcellona e “L’ombra del vento” di Carlo R. Zafon. Il Nord della Francia con il divertente film “Giù al Nord” di Dany Boon e le pagine di Gustave Flaubert e la sua “Madame Bovary”.

Ora, invece, comincio a prepararmi così a New York:

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Papa Franceco e la GMG

imagesCi sono diversi modi di vivere una GMG (Giornata Mondiale della Gioventù). Ci si può accostare a questo evento con scetticismo, oppure con fiducia, curiosità, come occasione per fare nuovi incontri o come opportunità per approfondire la propria fede.
Quel che certo è che questa XXVIII Edizione dell’evento, nato per intuizione di Giovanni Paolo II nel 1985, ha avuto un significato particolare per il Paese che ha accolto circa 3.000.000 di giovani da tutto il mondo: il Brasile.
Il gigante latinoamericano vive infatti un momento di particolare complessità: da un lato segnali di speranza quali una crescita notevole del PIL che ha portato ad uscire dalla miseria negli ultimi anni 40.000.000 di cittadini, dall’altro ancora segni troppo forti di povertà e degrado di cui soprattutto i più giovani sembrano fare le spese (dal 1996 al 2010 quasi 2.000.000 di giovani brasiliani hanno trovato morte violenta)* e non è un caso che negli ultimi mesi migliaia di giovani siano scesi in piazza per rivendicare maggiori opportunità e diritti.
Come scrisse Jorge Amado, uno dei principali interpreti della cultura e letteratura brasiliana, il Brasile è davvero la “somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione”, un intreccio affascinante ma spesso anche drammatico di popoli, opportunità, culture. Un divario evidente che ho potuto toccare con mano visitando sia le grandi metropoli che le favelas che circondano le principali città del paese come una vera e propria “corona di spine”.
Un viaggio particolarmente impegnativo, dunque, il primo viaggio di Papa Francesco all’estero.
Il messaggio che il Papa ha lanciato ai milioni di giovani presenti a Rio de Janeiro è molto chiaro: uscire dalla “globalizzazione dell’indifferenza” (come aveva già predicato a Lampedusa) per ritrovare il senso vero della propria fede e del proprio agire nell’apertura all’altro, soprattutto a chi è più povero o in difficoltà.

Per Papa Francesco è chiaro che l’obiettivo della GMG non è che i giovani si stringano intorno al Papa, né che possiamo accontentarci di radunare un numero incredibile di persone e pensare che il nostro compito si riduca a questo, a una vuota autocelebrazione.
“È stato bello partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, vivere la fede insieme a giovani provenienti dai quattro angoli della terra, ma ora tu devi andare e trasmettere questa esperienza agli altri” ha detto il Papa nell’Omelia della Messa che ha concluso l’evento nello spettacolare scenario della spiaggia di Copacabana. Tre parole-chiave intorno alle quali far ruotare l’impegno futuro della Chiesa e soprattutto dei più giovani: andare, senza paura, per servire.
“Uscire e andare”, ha ricordato il Papa anche nell’Angelus, e il suo esempio in questo senso è lampante perché prima ancora che per salutare le autorità il Papa si è recato in Brasile per incontrare la gente, a partire dai malati e dai tossicodipendenti di Rio dei Janeiro, dai poveri della favela di Varginha, da quella famiglia che ha commosso il mondo intero presentando al Papa la propria bimba anencefala.
Ma il Papa non si rivolge solo ai giovani e ai più poveri, chiama in causa la Chiesa stessa, scuotendola dall’interno come ci ha già diverse volte abituato in questi mesi e richiamandola a un impegno vero: “meno clericalismo, più tenerezza” è il messaggio che infatti ha voluto consegnare ai Vescovi dell’America Latina, perché la Chiesa deve rendersi protagonista innanzitutto di una “pastorale della vicinanza”, piuttosto che pensare di accontentarsi di un semplice e sterile proselitismo.

Se ai giovani dunque è richiesto un impegno alto e controcorrente, alla Chiesa e alla società stessa è richiesto oggi con sempre maggiore urgenza di credere in loro, di investire reali risorse per permettere alle nuove generazioni di abbandonare quel sentimento diffuso di scetticismo e paura e ritrovare speranza e fiducia nel futuro, quella speranza che in molte parti del mondo – per i motivi più diversi – spesso ai giovani è negata.
Il Papa ha mostrato invece di riporre totale fiducia nei giovani e la certezza che proprio dalle nuove generazioni debba partire la riedificazione di un mondo nuovo e migliore.
Per questo e per molto altro ancora, obrigado (grazie) Papa Francesco, e appuntamento a Cracovia nel 2016.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it//news/2013/luglio/29/internazionale/le_contraddizioni_del_brasile_e_la_visita_del_papa_per_le_gmg.html

* Fonte: Famiglia Cristiana Anno LXXXIII N.30 – 28 Luglio 2013

Brasile. La somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione

530095_4407621595871_2040214068_nUn anno fa, come oggi, partivo per il Brasile. In questo momento Papa Francesco è lì, insieme a migliaia di giovani da tutto il mondo, a portare un seme di speranza in una terra potenzialmente ricchissima e così complicata. Quello che scrivevo un anno fa è il ricordo che porto nel cuore oggi, insieme a quel cerchietto di legno che porto sempre al dito (l’anello di Tucum) che è il simbolo del sogno di un mondo in cui i diritti di tutti, soprattutto dei più poveri, possano essere riconosciuti e rispettati.

http://turistipercaso.it/brasile/69267/il-brasile-e-la-somma-meravigliosa-di-ogni-possibi.html

Brasile, un gigante che si è svegliato


suormilena_brasileSuor Milena Fabbri
, riminese ma ormai brasiliana d’adozione, vive oggi a Icozinho nello stato del Cearà (una delle zone più povere del Paese) dopo aver trascorso diversi anni ad Apucarna (nel Paranà) come responsabile di una Casa di Accoglienza e di un Centro Educativo per ragazze in difficoltà, il Cepes.

Per tutti ormai Irma Milena Insieme alle altre sorelle francescane (meglio conosciute dai riminesi come Suore di Sant’Onofrio) ha scelto il Brasile come luogo in cui vivere e mettere il suo cuore grande a servizio dei poveri. La abbiamo contattata per capire meglio quello che sta accadendo in uno dei paesi dall’economia più sviluppata del mondo ma in cui persistono ancora forti contraddizioni e disuguaglianze.

Qual è in questo momento la situazione del Brasile?
Il Brasile oggi è un gigante che si è svegliato di soprassalto. Il fatto che centinaia di migliaia di persone per più giorni abbiano manifestato, è qualcosa di davvero inedito per Il Paese: non accadeva da almeno trent’anni in queste dimensioni. I giovani brasiliani non sono poi cosi alienati e apatici come si pensava! Quando, dopo le prime manifestazioni, i vari governi locali hanno cominciato a diminuire le tariffe dei mezzi pubblici, la gente ha cominciato a pensare: “Perbacco! Funziona!”. Questo messaggio, trasmesso soprattutto attraverso internet, ha ingigantito la portata della protesta, ora non più ristretta alle grandi città (San Paolo e Rio de Janeiro), ma diffusa in tutto il territorio nazionale. Ed è stato davvero come un effetto domino: uno dopo l’altro i governi, dal federale ai locali, hanno risposto alle richieste del popolo. Un esempio che è sintomatico: la proposta di legge che proponeva di cambiare un articolo della Costituzione e avrebbe tolto al Pubblico Ministero il potere di investigazione lasciandolo solo nelle mani della polizia (molto spesso corrotta) si trascinava ormai da anni. Questa volta nel giro di 48 ore il Parlamento, sotto pressione della piazza, ha rigettato la proposta di legge, con una votazione di 496 favorevoli contro soli 6 voti contrari!

Oltre all’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici quali sono le questioni sociali più importanti che cercano di sollevare i manifestanti?
La questione delle tariffe è stato solo lo stoppino iniziale. Le rivendicazioni vanno appunto dalla pressione contro quella proposta di legge, alla sanità – che è un vero disastro nel Paese – all’educazione/istruzione e soprattutto sono contro la corruzione a tutti i livelli, contro i partiti (l’assoluta maggioranza dei manifestanti si dichiara senza partito), insieme ad altre rivendicazioni per problematiche locali.

Qual è stata la reazione del governo alle proteste che hanno coinvolto tutto il paese?
Il governo Dilma per ora sta appoggiando questa ondata e sta prendendo diversi provvedimenti in favore della popolazione. Tutto questo dimostra – se ancora qualcuno non ne fosse convinto – che il popolo ha davvero potere: se organizzato ottiene quel che chiede. Scene di violenza, confusione, tumulti sono dovute a gruppi di vandali che si infiltrano approfittando della massa, e logicamente sono represse dalla polizia. Ma certamente sono una minoranza, il 99,9% delle persone sta agendo pacificamente.

Tra poche settimane il Brasile ospiterà Papa Francesco e migliaia di giovani da tutto il mondo per la Giornata Mondiale della Gioventù. Come vi state preparando a questo momento?
Nella nostra Diocesi stiamo seguendo con entusiasmo la preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù. I nostri giovani si stanno preparando per partecipare a questo evento e stiamo organizzando un evento per dare la possibilità a chi non potrà partecipare di assaporarne un poco lo spirito. Il 7 luglio prevediamo l’afflusso di circa 5.000 giovani della diocesi per un evento indimenticabile dove la preghiera, la musica, la Messa celebrata dal nostro Vescovo e le attività culturali ci permetteranno di mostrare alla diocesi che i nostri giovani sono “vivi” e hanno tanta voglia di dare, in Cristo, un senso autentico alla propria vita. Certamente il Brasile e la nostra gioventù non saranno più gli stessi dopo la GMG. Il paese si sta mobilitando per questo grande evento e fervono gli ultimi preparativi. I giovani sono a mille nell’attesa di questo momento che cambierà la nostra storia visto che coincide anche – se non mi sbaglio – con il primo viaggio internazionale del nostro meraviglioso Papa. Siamo in attesa delle sue parole che risuoneranno come una bomba atomica nel cuore dei giovani del mondo intero. Aver scelto il Brasile per la realizzazione di questo grande evento ci permetterà di mostrare al mondo intero la bellezza di questo nostro paese.

Quali sono le tue principali preoccupazioni e quali le tue speranze per il futuro del Brasile?
Il Brasile ha un enorme potenziale ma è ancora una democrazia giovane e come tutti i giovani è passibile di insicurezze e tentativi senza esito. Tutto quello che sta succedendo in questo momento ha a che fare con l’idea di migliorare le condizioni di vita dei cittadini, ed è il frutto di una maggiore presa di coscienza che sta facendosi strada nel cuore delle persone. Allo stesso tempo assistiamo alla perdita dei valori morali e cristiani sostituiti a volte da falsi misticismi e integralismi nocivi. Infine temo la disuguaglianza sociale, frutto di un capitalismo estremo che sta prendendo sempre più piede. Ma in fondo resto fiduciosa. Credo che un mondo nuovo è possibile se cominciamo a sognare insieme.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it/sociale.html

Dal Brasile alla Turchia, un comune denominatore

7310_10151663498922937_361123256_n Scherzando osservavo come per una assoluta casualità, entrambi i paesi in cui ho viaggiato lo scorso anno – Brasile e Turchia – sono attualmente protagonisti della cronaca internazionale da quando migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare, esprimere il proprio dissenso, rivendicare libertà e diritti.

Sia in Brasile che in Turchia l’anno scorso ho potuto toccare con mano quanto si tratti di realtà che, pure con enormi contraddizioni, vivono una fase storica ed economica di crescita e fermento. Paesi giovani, dinamici, in profondo cambiamento.

Viene allora da chiedersi: come mai esplodono proteste proprio laddove è più forte la crescita economica? Perchè non in paesi come l’Italia o altri stati europei che vivono situazioni di crisi e disagio profondo?

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Anche in questo caso protagonisti delle rivolte sono i giovani e la rete, con i suoi nuovi strumenti per passarsi informazioni e condividere riflessioni (cfr il bell’articolo del giornalista francese Bernard Guetta su Internazionale: Il sussulto di un mondo adolescente).

Da Gezi Park a San Paolo, le nuove generazioni sembrano volerci dire che non sono sufficienti democrazia e benessere economico per evitare insoddisfazione e proteste (ne parla molto bene anche il blog “Buongiorno Africa” nell’articolo: Riflessioni (inconcluse) su Africa, Brasile, Turchia). E non è un caso che le manifestazioni in Turchia siano iniziate in difesa di un parco cittadino, luogo simbolico di libertà e benessere.

Continuo a seguire con interesse le vicende di questi paesi e le profonde trasformazioni dell’assetto politico ed economico del nostro pianeta, con insieme un sentimento di timore ma anche di forte speranza.

Foto Famiglia Cristiana e Internazionale