Cio’che inferno non è. Alessandro D’Avenia racconta Padre Pino Puglisi

cio-che-inferno-non-e-900Padre Pino Puglisi, per tutti 3P, era una persona che non semplificava la vita delle persone che incontrava, semmai la rendeva più complicata. Sacerdote del quartiere Brancaccio di Palermo, insegnante di religione, all’aula insegnanti preferiva decisamente il corridoio, dove incontrare i suoi studenti. Lui era fatto così. Era una persona capace di aiutarti ad abitare il tuo volto con autenticità, a non indossare maschere. Soprattutto in quella fase della vita, l’adolescenza, in cui dirsi il proprio io è così difficile. Don Pino sapeva amare e farsi custode della vita degli altri.

A raccontarcelo così è Alessandro D’Avenia, che a Pino Puglisi ha dedicato il suo ultimo romanzo: “Ciò che inferno non è”, presentato a Rimini lo scorso 12 Giugno nell’ambito del Festival di letteratura per ragazzi “Mare di Libri”.

Davanti a una platea bellissima e attenta di giovani lettori, D’Avenia ha reso omaggio a un uomo piccolo ma grande, che ha trasformato il destino in una destinazione, fino alla tragica morte per mano mafiosa, nel giorno del suo compleanno.

Nel cammino della vita, così pieno di pericoli e difficoltà, l’incontro con i “maestri” è una vera benedizione, un aiuto necessario. Di testimoni così i più giovani però ne incontrano sempre meno. Ma Padre Pino è stato capace di indicare una direzione. E lo ha fatto in un quartiere drammaticamente difficile (io l’ho visitato e lo ricordo molto bene), dove sembra non esistano spiragli e fessure in cui la luce possa penetrare. Ma per Padre Pino la bellezza e la grazia abitavano anche quei vicoli, quelle case. Anzi, forse di più. La bellezza dei bambini e degli adolescenti di strada con cui ogni giorno trascorreva il suo tempo e ai quali aveva dedicato uno spazio in cui ritrovarsi, il Centro “Padre Nostro”. La bellezza di tante giovani donne, spesso ragazze madri, a cui la vita aveva insegnato troppo presto cosa significano il dolore e la violenza, e che Padre Pino accoglieva come un padre. La bellezza di quei volti a cui troppe volte era stata sottratta la speranza e che per lui erano diventati vera ragione di vita.

Nel suo libro D’Avenia cita un proverbio molto evocativo della tradizione araba: “Chi semina datteri non mangia datteri”. Un apparente paradosso, che in realtà descrive molto bene la vita di uomini come Pino Puglisi. Un vita in cui l’amore è un gioco a perdere, ma capace di vincere su tutto. Padre Pino ha sempre sorriso a tutti, persino al suo assassino mentre lo stava uccidendo, perché dentro di lui la morte aveva già vinto da tempo. In lui la pianta di datteri aveva già portato frutto, perché non si era mai stancato di seminare. Nonostante la fatica, le delusioni cocenti, la paura. Con una sola certezza e cioè che “se metti amore dove non ce n’è, raccogli amore”. Una perfetta sintesi di ogni esperienza educativa.

Per questo che qualcuno abbia il desiderio di narrare la sua storia, e tanti altri di leggerla e ascoltarla, è oggi così urgente e necessario.

Silvia Sanchini

Pubblicato per: http://www.newsrimini.it/2015/06/padre-pino-puglisi-raccontato-da-alessandro-davenia/

Antonio Nashy Distefano a Rimini

1391910_739351726114496_1005968429334299502_nHa gli occhi grandi e vivaci, parla a macchinetta come se il flusso dei suoi pensieri fosse più veloce delle sue parole, è timido e riservato nonostante il successo mediatico che in questi ultimi mesi lo ha travolto.

Ma andiamo con ordine. Il 6 Giugno 2014 Antonio Distefano, 23enne di origine angolana ma nato a Busto Arsizio e residente a Ravenna, pubblica su Amazon il suo libro: “Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?”. Una settimana dopo lo va a cercare in classifica e rimane esterrefatto: è il libro più venduto della settimana, ha addirittura sorpassato le ricette di Benedetta Parodi! Da qui inizia una parabola in ascesa, il libro viene scaricato da 10.000 persone, Antonio è sempre più seguito sui social network (in particolare Facebook e Youtube) e arrivano un poco alla volta importanti riconoscimenti: un contatto con la trasmissione di La7 “Anno Uno”, un’apparizione a Sky Tg24, oltre 40.000 visualizzazioni di un suo video rilanciato dal sito di Repubblica e un’opzione con la casa editrice Mondadori che decide di acquistare il suo libro.

Lo incontriamo a Rimini, al Centro Giovani “RM25”, dove è stato invitato per presentare il suo libro e incontrare i ragazzi che frequentano quotidianamente il Centro. Un’iniziativa promossa dal Centro Giovani RM25, progetto per l’aggregazione e la prevenzione del disagio giovanile gestito dall’Ass.ne S. Zavatta ONLUS e finanziato dal Comune di Rimini, in collaborazione con la Fondazione San Giuseppe ONLUS e l’Ass.ne Agevolando – sezione di Rimini nell’ambito delle iniziative per il “Mese delle Famiglie”. Non è un caso considerato quanto il tema delle cosiddette “seconde generazioni” stia particolarmente a cuore all’amministrazione comunale che lo scorso 12 Ottobre ha conferito la cittadinanza simbolica a circa 350 minori stranieri nati in Italia e residenti a Rimini.

Ma torniamo ad Antonio.

Come è nata l’idea del tuo libro e di cosa parla?

Il libro è nato per raccontare la mia storia d’amore con Linda, una storia d’amore che è stata però osteggiata dalla sua famiglia quando hanno scoperto che ero un ragazzo nero. Pensavo che fosse impossibile che queste cose potessero accadere ancora nel Terzo Millennio, eppure l’ho vissuto in prima persona. Oltre a questa storia il libro racconta di altri amori, amicizie, esperienze, della mia famiglia… è un condensato della mia vita in cento pagine. Non è un vero e proprio romanzo da leggere dall’inizio alla fine, ma piuttosto un insieme di brani raccolti come se fossero dei “post” di Facebook e introdotti sempre dal titolo di una canzone che mi ha ispirato nel momento in cui li scrivevo.

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Rome sweet home

Ancora mi perdo tra i tuoi vicoli e tra le tue strade. Gli amici mi prendono in giro perchè anche dopo averci vissuto due anni tengo in borsa la Guida Routard e la cartina. Ogni volta mi fai scoprire qualcosa di nuovo: ieri, ad esempio, ho visto per la prima volta il muro di via Rasella,  con i segni dell’attentato del 1944. Ogni volta mi stupisci: sempre ieri camminavamo in via Ottaviano per raggiungere la fermata della metro ed è passato di lì Papa Francesco, ci ha salutati, ci ha sorriso. Cose che solo a Roma possono succedere.

Lo so che sembro un po’ ridicola, ma in fondo tutte le dichiarazioni d’amore lo sono (lo diceva anche Pessoa, no?). Ma Roma mi ha dato davvero tanto. Mi ha dato una “giovinezza pensante”, la passione per la ricerca, legami di amicizia profondi, la fede incrollabile che tutto fosse ancora un orizzonte possibile, un punto di partenza, un’occasione da cogliere. A volte, come in tutte le relazioni, ci si può arabbiare. Per il degrado di alcune zone, gli autobus che non passano mai, i gesti di inciviltà. Poi però basta camminare lungo il Tevere, vedere la “luna che si specchia nel Fontanone”, visitare in un pomeriggio di sole i Fori Imperiali, gustare un piatto di bucatini cacio e pepe per riconciliarsi con Roma…e con se stessi.

Un ragazzo a una bancarella ieri mi ha detto: “Ci vediamo presto…sono sicuro che tornerai qui prima di quanto pensi”. E perchè mai non dovrei credergli?

Grazie Roma. Grazie amoR.

P.S. Alcuni dei miei scatti Instagram di questo weekend e, per concludere, le foto di Papa Francesco grazie ad Elena e Davide:

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La grande bellezza

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Gricia

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La maestà der Cupolone (da piazza del Quirinale)

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Piazza Navona by night

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Piazza San Pietro

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Il “Fontanone”

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Un friccico dè luna sopra al Pantheon

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Mare, riportami l’amore della mia anima…

Oggi non c’è spazio per le parole. Oggi è il giorno del silenzio, del dolore, della preghiera e – come ha detto Papa Francesco – della vergogna.

E siccome parole giuste non esistono (o almeno io non le trovo) uso le parole che ho trovato nello straordinario blog Fortress Europe. Sono le parole di Tesfay Mehari, un famoso cantante eritreo, che dedica questo pezzo alla donna che ha perso nei mari d’Italia.

“Mare, dentro di te sta il mio amore.
Hai preso la sua anima e il suo cuore.
Mare, riportala a riva, fammi parlare di nuovo con lei.
Cercala ovunque, trovala, fallo per me.
Mare riportami l’amore della mia anima
Insieme ai suoi compagni pellegrini di questo destino.
Creature del mare, siete voi gli unici testimoni di questa storia
E allora ditemi: quali sono state le sue ultime parole prima di partire
Mare!
Non sei tu il mare? E allora rispondimi!”

Qui il video della canzone: https://www.youtube.com/watch?v=p3wXv0oQZlk

E qui le parole di qualcuno che in questi giorni è riuscito a esprimere al meglio lo sgomento e la rabbia per quanto accade:

“Lampedusa, i veri drammi e il teatrino della politica” di Marco Iasevoli nel portale dell’Azione Cattolica

“Il cimitero Lampedusa e la fiera delle banalità” dal blog “Buongiorno Africa”

Autismo friendly beach

Questa mattina passeggiando sulla spiaggia di Rimini ho letto con piacere alcuni pannelli realizzati nell’ambito del progetto “Autismo friendly beach“, promosso dall’Associazione Rimini Autismo per rendere più accoglienti le spiagge riminesi per i bambini affetti da autismo. Quello tra turismo e solidarietà mi è sembrato proprio un bel connubio, sicuramente da implementare e promuovere. Leggendo i cartelloni, che declinano il tema “dieci cose che le persone con autismo vorrebbero che tu sapessi”, mi sono soffermata soprattutto sull’ultimo pannello: “Amami senza pregiudizi” in cui l’invito è quello a oltrepassare i limiti, per evidenziare le qualità e vivere un autentico momento di crescita e arricchimento. Mi è sembrato un bel principio da tenere presente non solo nella relazione con le persone con autismo o altre forme di disabilità, ma valido per qualsiasi relazione umana che mette in gioco la nostra unicità e l’irriducibile diversità dell’altro. Amare senza pregiudizi, soffermarsi più sulle potenzialità che sui limiti, essere aperti e disponibili all’incontro con l’altro può sembrare all’apparenza banale ma è forse l’esercizio più alto di amore e gratuità.

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Lettera d’amore

Direttamente dal matrimonio di un’amica, questa delicata lettera d’amore dal libricino per bambini(e non solo!!) “Due che si amano” di Wolf Erlbruch (E/O Edizioni)

Lettera d'amoreLettera d’amore

Questa è una lettera d’amore
molto dolce e molto delicata,
come potrebbe essere un fiore
o una farfalla colorata.

Il mio cuore ha bussato,
tu hai detto: “Ti aspettavo”.
E allora sono entrato,
era quello che sognavo.

Questa è una lettera d’amore
molto dolce come il tuo volto,
molto delicata come il tuo odore,
o anche solo: molto, molto.