Quattro giorni e quattro città (più una) in Puglia e Basilicata

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Lama Monachile a Polignano a Mare

Quattro giorni, quattro città (e una in aggiunta) sono la sintesi di questo viaggio nel sud della penisola. Una Puglia calda e accogliente – uno dei luoghi in Italia in cui amo maggiormente tornare – e una Basilicata tutta da scoprire.

Un viaggio semplice ma ricco di piccoli tesori e meraviglie disseminati in queste distese verdi, perché viaggiare in Puglia significa anche lasciarsi rigenerare dal blu intenso del mare e abbracciare dal verde degli estesissimi uliveti, sognando un giorno di dormire in una delle antiche masserie in pietra incastonate nella natura che caratterizzano queste zone.

Ecco allora le tappe e le cose più belle da vedere in questo itinerario tra il Salento e la Basilicata:

Polignano a Mare. E’la prima tappa del nostro viaggio, la meta più a nord. Polignano è proprio come ti immagini la Puglia. Con la sua pietra bianca, il mare cristallino, calda, ospitale. Ci si innamora tra i suoi vicoli, negozi, chiese e piazzette, ti fanno compagnia i versi dei poeti su porte, muri e finestre.
E poi a toglierti il fiato le tre balconate: tre diversi punti di vista su Cala Porto, la celebre caletta circondata dai caratteristici scogli su cui è arroccato tutto il centro storico. E’ solo il 28 aprile ma qui è piena estate e molti si tuffano dagli scogli e nuotano in questo angolo di mare blu.
Da non perdere a Polignano: piazza Vittorio Emanuele con la Chiesa di Santa Maria Assunta e la Casa dell’Orologio, la Balconata Santo Stefano, il monumento dedicato a Domenico Modugno, il viadotto romano che conduce alla spiaggia di Lama Monachile o Cala Porto, uno degli scorci più pittoreschi di Puglia. Se avete più tempo (io non ci sono riuscita) è possibile visitare anche la Fondazione Museo Pino Pascali.
On air: Nel blu dipinto di blu – Domenico Modugno

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La statua dedicata a Domenico Modugno a Polignano a Mare


 

Matera. Roccia e acqua sono gli elementi che contraddistinguono Matera. Che ha il fascino delle cose nascoste e poi svelate, di chi per troppo tempo non si è accorto della sua bellezza e si guarda allo specchio ancora con un po’di stupore. Qui ti senti dentro a un set cinematografico o a un videoclip musicale, immagini di incontrare i volti drammatici de “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini o i musicisti scanzonati di “Basilicata coast to coast”. Camminando per Matera attraversi la storia, la pietra di questi luoghi è intrisa di memoria e di dolore. Matera è anche una storia di riscatto: da “vergogna d’Italia” a “Capitale della cultura 2019”. Ecco perché chi qui ci vive ne è così orgoglioso. Matera è una scommessa appena iniziata e ancora tutta da vincere. Matera è sicuramente, per me, la scoperta più bella di questo viaggio.
Da non perdere a Matera: il panorama dei Sassi, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, il verde del parco della Murgia, piazza Vittorio Veneto e il Palombaro Lungo, piazza Duomo e la bellissima Cattedrale, la visita ad almeno una delle Chiese rupestri che qui sono conservate e che custodiscono splendidi affreschi sopravvissuti ai secoli, l’ingresso ad una delle Casa museo per rendersi conto com’è stata la vita in questi luoghi, così come Carlo Levi l’ha raccontata e per troppo tempo ignorata.
On air: Basilicata on my mind – Rocco Papaleo

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I sassi e le case di Matera

Lecce: A Lecce bisogna camminare senza perdere di vista nulla, con lo sguardo che si sposta dal basso verso l’alto perché ad ogni altezza c’è qualcosa da scoprire. Balconi decorati, la tipica pietra bianca e giallina, le porte e le finestre dei palazzi nobiliari, le innumerevoli chiese e i molteplici strati delle diverse epoche storiche che si sovrappongono. Tutto concorre a dare forma e a rendere irripetibile questa città, gioiello del barocco pugliese.
Da non perdere a Lecce: piazza Duomo e la Cattedrale, la Basilica di Santa Croce e il Convento dei Celestini, la Chiesa di Santa Chiara, la Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo e le decine di altre chiese che costellano il centro storico, piazza Sant’Oronzo, l’Anfiteatro romano, le botteghe dei maestri cartapestai.
On air: Ad esempio a me piace il Sud – Rino Gaetano

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Storici palazzi di Lecce

Ostuni: l’ultima tappa del tour. Città bianchissima che guarda verso il mare.
Cuore e essenza di un Salento luminoso, accogliente, ricco di storia e tradizioni. Camminare nei vicoli di Ostuni significa ritrovarsi tra incantevoli porticine e finestre, piante di cactus, gatti pigri, riempiendosi gli occhi con il bianco dato dal latte di calce che illumina questi luoghi.
Da non perdere a Ostuni: piazza della Libertà, palazzo Zevallos, la Cattedrale, palazzo Vescovile, il Museo di Civiltà preclassiche della Murgia che custodisce i resti della mamma più antica del mondo (uno scheletro risalente a più di 20.000 anni fa), la Chiesa dell’Annunziata.
On air: Me fece mele a chepa – Daniele Silvestri

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Ostuni: la città bianca

Da aggiungere all’itinerario la città di Alberobello, che è il luogo dove si trovava il nostro albergo e punto di partenza di ogni giornata. Tradizione e turismo sfrenato si fondono in questa cittadina, dove le piccole abitazioni tradizionali – i trulli – sono ormai stati tutti trasformati in ristoranti, negozietti, botteghe.
Salire su una delle terrazze panoramiche per perdere lo sguardo tra muri bianchi e tetti a forma di cono è un’esperienza da non mancare.

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I trulli di Alberobello

 

// Guide di viaggio: Puglia (Lonely Planet), I sassi di Matera (edizioni Giannatelli) //

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Itinerario insolito al Carnevale di Venezia

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Una domenica al Carnevale di Venezia può spaventare, soprattutto per chi non ama la confusione o i luoghi troppo affollati. D’altra parte partecipare a uno dei carnevali più belli del mondo è un’esperienza unica e sicuramente divertente, quindi vale la pena rischiare, ma con qualche accorgimento. Ecco il nostro itinerario, un po’insolito, a prova di grandi folle.

Come arrivare. Innanzitutto noi abbiamo scelto di arrivare in treno: mettetevi il cuore in pace perché nell’ultimo tratto, in particolare tra Padova e Venezia, ci sarà sicuramente molta gente. Ma per fortuna è un breve tragitto! Per chi sceglie la macchina, qualcuno del nostro gruppo l’ha fatto, è consigliato parcheggiare proprio a Padova o a Mestre e poi proseguire con il bus o il treno, ci sono molte possibilità.

L’itinerario. Grazie ai consigli di un’amica*, noi abbiamo scelto di evitare di raggiungere la mattina piazza San Marco. È vero, abbiamo perso il volo dell’aquila (uno dei tradizionali “voli” dal campanile di San Marco), ma con le nuove regole e limitazioni all’accesso in piazza sapevamo che sarebbe stato molto difficile anche solo raggiungere il luogo dell’evento e vedere qualcosa. Per questo abbiamo scelto di andare “controcorrente” e, una volta scesi dal treno, ci siamo diretti dalla parte opposta rispetto al flusso di persone che cercava di raggiungere il centro di Venezia.

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Se sociale e mondo dell’impresa si incontrano

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È una bella storia quella di Casabrigandi, un nuovo locale inaugurato a Rimini lo scorso 22 dicembre nel cortile di Palazzo Carli, a due passi da piazza Tre Martiri.

Ristorante ed enoteca, si caratterizza per la scelta di piatti ricercati, originali cocktail studiati da Andrea Terenzi e arredi in legno così belli che sembra quasi di essere in un locale nordeuropeo.

Ma dietro a tavoli e mensole c’è un segreto in più: gli arredi di Casabrigandi sono infatti stati realizzati da Claudio Scola, insieme alle persone che frequentano il Cso (Centro socio occupazionale) di Lagomaggio e ai ragazzi che vivono alla Casa per le emergenze “Amarkord”.

Il primo è un servizio attivo a Rimini sin dal 1979: un centro gestito dall’Associazione Sergio Zavatta onlus destinato a persone con disabilità che non possono accedere al mondo del lavoro in forma temporanea o permanente. “Amarkord” è invece una struttura di pronta accoglienza per minorenni gestita dall’Associazione Sergio Zavatta insieme alla coop. sociale Il Millepiedi.

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Il Cinema Fulgor torna a splendere

26805131_1133427036792554_439827762816484034_nFinalmente Rimini ha un luogo simbolicamente dedicato a Federico Fellini. Nel giorno del suo 98esimo compleanno, il Cinema Fulgor torna a splendere. Sono tanti i riminesi in fila in questi giorni per visitare queste sale, che riportano il cinema in pieno centro storico. Oro e rosso i colori scelti da Dante Ferretti per impreziosire questo luogo, popolato per l’occasione dai personaggi più amati dei film del regista riminese. Visitate il Fulgor e poi soprattutto guardate e riguardate “Lo sceicco bianco”, “Amarcord”, “8 e 1/2”, “La dolce vita”…perché quella stessa magia possa rivivere ancora oggi.

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È buono, il nuovo gelato di Bologna

èbuono_gelatoNel rione Cirenaica di Bologna si trovano i primi resti dell’insediamento etrusco in questa zona. È anche il quartiere di alcune delle osterie fuori porta bolognesi più famose, ritrovo abituale in passato di artisti come Dalla, Gaber, Guccini. Proprio Guccini ha abitato qui, in via Paolo Fabbri, dedicando alla sua strada il celebre album nel 1976.

Questo quartiere vivace, ricco di storia e cultura, da qualche tempo è sede di una nuova gelateria. La bottega di “È buono”, in via Palmieri 37, porta non solo la novità di un gelato gustoso e naturale ma unisce all’aspetto commerciale un valore etico e sociale. Il gelato che qui si produce e si vende è infatti l’ultimo anello di una catena di buone scelte: a partire dalle materie prime, selezionate perché a km0 o provenienti da filiera sociale. Per poi passare ai metodi di lavorazione, tradizionali, per mantenere intatti sapori e proprietà degli ingredienti. Infine la scelta di offrire opportunità lavorative a giovani provenienti da situazioni di vulnerabilità.

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Ph. E’buono

Verona in love

20161220_120052Due giorni a Verona, gli scorsi 19 e 20 dicembre. Per ascoltare, con cuore grato, le riflessioni che i care leavers del Veneto hanno voluto consegnarci.

Hanno cominciato così:”Perdiamo fiducia nei confronti del mondo nel momento in cui dobbiamo lasciare la nostra famiglia di origine. Dobbiamo però cercare di recuperarla e per fare questo chiediamo aiuto a voi”. E ancora, sul rapporto tra fratelli: “Sappiamo che là fuori da qualche parte del mondo ci possono essere i nostri fratelli e sorelle e spesso ci domandiamo: come stanno? Ci pensano? Anche loro chiedono di noi o forse si sono dimenticati?”.
Si è parlato anche di casa: “Casa non è solo un luogo dove vivi o hai vissuto. Casa sono i rapporti, le relazioni, i punti di riferimento”.
E, per concludere: “Crediamo che le nostre esperienze siano importanti e utili per le istituzioni e la politica al fine di produrre miglioramenti al sistema di protezione e cura. Ci piacerebbe che le nostre proposte, che crediamo essere costruttive, venissero prese sul serio”.
A noi il compito di custodire queste parole e dare un seguito, insieme, alle tante proposte.

Due giorni intensi, ma non è mancata l’occasione per godersi anche il centro storico di Verona. Tra luci, addobbi e mercatini di Natale ancora più bello. E, ulteriore fortuita circostanza, in questi giorni a Verona si trovano diverse opere del Museo Picasso di Parigi esposte a Palazzo Forti. La mostra, dedicata alle “Figure” che hanno trovato felice rappresentazione nella pittura e scultura (ma non solo) dell’eclettico artista, merita di essere visitata per lasciarsi guidare alla scoperta delle diverse fasi della vita di Picasso con una ricca collezione di 91 opere. Tra le tante in mostra sono rimasta senza fiato davanti alla potenza de”L’acrobata”, ho ammirato i colori e l’intensità de “La donna che legge” , la tensione amorosa di una piccola tela come “Il Bacio”. Un artista pieno di carisma che, a 89 anni, ancora dipingeva con straordinaria vitalità. Come ne “L’abbraccio”, ultima opera che incanta i visitatori di questa bella retrospettiva.

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Appunti dalla Biennale del Disegno di Rimini

IMG_20160709_130950Si è conclusa anche la seconda edizione della “Biennale del Disegno” di Rimini: 27 mostre, circa 2.000 disegni, opere dal XVI secolo ad oggi. Anche se solo nell’ultima settimana, sono riuscita a visitare un buon numero di esposizioni, usufruendo  degli ingressi gratuiti e diventandone testimone grazie alla partecipazione al photocontest #MyBiennaleRN (per me che adoro Instagram, un’occasione troppo ghiotta!).

Alcuni appunti e alcune suggestioni da questa interessante kermesse: ho sbagliato a non prenotare visite guidate, che avrebbero sicuramente favorito una maggiore consapevolezza e comprensione delle mostre. Non tutto infatti era così accessibile, c’erano alcuni pannelli esplicativi ma lo sguardo di un esperto avrebbe sicuramente giovato per me che non sono un’addetta ai lavori.

Tra le esperienze più belle non posso non citare la mostra dedicata ad Andrea Pazienza (“Credevo fosse uno sprazzo, era invece un inizio”), nel Foyer del Teatro Galli, emozionante e divertente ritrovare il suo tratto così deciso e irriverente in una cornice tanto raffinata e importante. A Castel Sismondo sono invece rimasta colpita dalla sezione dedicata alla Basilica di Loreto (“Profili del cielo”) con i disegni del Pomarancio e di Giuseppe Maccari e dal ritrovare le opere del genio di Bruno Munari (nella mostra “I Marziani”): per chi si occupa di educazione e didattica il Metodo Munari è un punto di riferimento importante, ma è interessante osservarlo come artista poliedrico anche nel campo del disegno e della grafica. Alla FAR (Fabbrica Arte Rimini, Palazzo del Podestà) ho ritrovato con piacere due opere di Eron (la Fontana della Pigna e il Ponte di Tiberio): per me che amo la street art è un onore essere concittadina di un artista così importante nel panorama internazionale.

Una nota di merito particolare va sicuramente alle location scelte per le esposizioni: le pareti intrise di storia di Castel Sismondo, l’eleganza del Teatro Galli finalmente (almeno in parte) restituito alla città e l’Ala Moderna del Museo cittadino che è ormai  diventata suggestiva cornice dei più importanti appuntamenti culturali e artistici riminesi e che anche in questo caso si è rivelata contesto perfetto per il bellissimo “Cantiere Disegno”: cinquanta artisti che, nella loro diversità, sono stati chiamati a ricomporre “il volto del mondo”.

Insomma, anche quest’anno torno a casa con gli occhi pieni di stimoli e di bellezza.

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Frida Kahlo a Bologna

20160128_152115Passionale, emancipata, resiliente. Sicuramente unica. Un’occasione in più per scoprire Frida Khalo è la mostra fotografica recentemente allestita a Bologna in via Santa Margherita. Molti di questi scatti – realizzati da Leo Matiz – avevo già avuto occasione di ammirarli nell’ambito della mostra dedicata all’artista messicana alle Scuderie del Quirinale di Roma, ma è sempre bello scoprire nuovi sguardi e nuovi aspetti della personalità di Frida. La mostra raccoglie 35 fotografie in diversi formati ed è ospitata dalla Galleria ONO Arte Contemporanea e realizzata in collaborazione con la Fondazione Leo Matiz.

Gli scatti del fotoreporter colombiano raccontano Frida20160128_152918 Kahlo nella sua quotidianità, la ritraggono insieme all’artista e amante Diego Rivera, mostrano la loro “Casa Azul” e il quartiere dove ha vissuto, Coyoacán di Città del Messico. Una quotidianità per Frida molto importante: “Non ho mai dipinto i sogni. Ho dipinto la mia realtà”, scrive infatti l’artista per descrivere il suo percorso pittorico. È evidente il legame anche di amicizia che univa la pittrice messicana al fotografo che in questi scatti ne penetra l’intimità, cogliendone espressioni vive e intense. Frida Kahlo è legata alle tradizioni del suo paese, ama farsi ritrarre con gli abiti tipici delle contadine messicane, ma è anche una donna indipendente, dalla fortissima personalità che emerge in ogni suo gesto, in una sigaretta tenuta in mano o mentre si ripara dal sole in giardino.

20160128_153715Accanto alla mostra fotografica, sono visibili anche gli interessantissimi schizzi preparatori di Vanna Vinci, fumettista e illustratrice conosciuta per la sua “bambina filosofica”, che nell’autunno del 2016 presenterà la sua biografia di Frida Khalo a fumetti e che è impegnata in un intenso lavoro di ricerca per cogliere al meglio ogni aspetto della sua personalità.

L’ingresso alla mostra è gratuito e vale la pena dare uno sguardo anche per il bell’allestimento in questa galleria d’arte bolognese.

Alzare lo sguardo a Tor Marancia

DSCN8171Camminare a testa alta, non guardare a terra. È un tratto distintivo di orgoglio, dignità, coraggio.

Se sei nato nella periferia di una grande città non è sempre così facile. A volte intorno preferisci non guardarti perché di bello non c’è proprio niente. Roma è la città con le Chiese più belle del mondo, ma forse a Tor Marancia se ne sono dimenticati e anche la parrocchia del quartiere qui è solo cemento. A Tor Marancia ci sono palazzi, tutti uguali, qualche panchina, pochi negozi. Il quartiere è noto per l’alto tasso di criminalità e di spaccio. Qui abitano circa 20.000 persone, la maggioranza in alloggi popolari gestiti dall’Ater. Gli abitanti di questa borgata si fanno chiamare “sciangaini” perché come accade nella metropoli cinese, questa zona è sempre stata particolarmente vulnerabile alle alluvioni.

Ma da qualche settimana questo quartiere ha assunto un aspetto completamente diverso grazie all’opera di alcuni writers che hanno decorato con le loro opere le pareti delle palazzine del civico 63.

C’è il murales dedicato dall’artista parigino Seth a Luca, un bimbo del quartiere morto mentre giocava a calcio e simbolicamente rappresentato mentre sale su una scala colorata e guarda oltre l’orizzonte. O il “Veni vidi vinci” di Lek&Swoat pensato per Andrea Vinci, un ragazzo costretto su una carrozzina che abita al secondo piano di questo edificio e a cui la Fondazione Roma ha promesso un ascensore.

C’è l’“Hic sunt adamantes” di Diamonds per chi di questo quartiere si è un po’ innamorato e vi ha scoperto molti tesori e l’opera “Nostra Signora di Shangai” di Mr. Klevra che simboleggia la tenerezza con cui questo quartiere di Roma chiede alla Città Eterna più attenzione. E poi la raffinata ricerca cromatica di Alberonero, la mano di Elisabetta – abitante della palazzina – che diventa costellazione nell’opera di Philippe Baudelocque.

Sono 20 in tutto gli artisti internazionali (da Jerico a Reka, da Danilo Bucchi a Gaia) che hanno partecipato a questo progetto, “Big City Life” promosso da 999contemporary e finanziato dal Comune di Roma e dalla Fondazione Roma.

Ci tenevo molto a vedere queste opere, anche se Tor Marancia non è esattamente negli itinerari turistici romani e non ci capiti per caso. Arrivata qui ho vissuto emozioni molto forti. Progetti di riqualificazione dei quartieri popolari come questo hanno molto più del già indubbio valore culturale e artistico.

L’obiettivo è quello di promuovere cambiamento attraverso, ancora una volta, la partecipazione dal basso. Gli abitanti della borgata hanno contribuito alla scelta delle opere. E i ragazzi del quartiere si sono costituiti in una associazione – “Rude” – per farsi promotori di un comitato che dovrà valorizzare e tutelare questo museo a cielo aperto.

Ci riusciranno?

Certo, diranno i più cinici o pragmatici, non basta l’arte per salvare un quartiere come questo. Servono servizi, infrastrutture, opportunità. È questo compito della politica e delle istituzioni ma c’è anche un problema fortemente educativo. Qui, e lo percepisci in pochi passi, le persone rischiano fortemente di sentirsi sole e prive di opportunità, più che altrove.

Sarò una sognatrice, ma se fossi un’educatrice romana farei di tutto per portare in questo quartiere un Centro di aggregazione giovanile, tanto per cominciare. O un servizio per la prima infanzia. Ma anche un serio progetto di educativa di strada e un servizio per la mediazione dei conflitti. Mi piacerebbe proporre a chi ha finanziato queste opere straordinarie di accompagnare progetti di questo tipo a un’equivalente investimento pedagogico. Un esempio possibile è, in questo senso, l’Exmè di Cagliari, in via Sanna, dove oltre si è riusciti ad integrare l’intervento artistico con la progettazione socio-educativa.

Ma regalare un po’di bellezza in fondo non è già mezzo di redenzione?

Alzare lo sguardo senza paura e trovare qualcosa di bello e di inaspettato, a cui tu stesso hai contribuito, non è già il primo segno di riscatto?

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Alla scoperta di Trento

Trento è proprio quella che nel mio immaginario è la tipica città del Nord. Un centro storico raccolto e curato che si gira facilmente a piedi, edifici importanti, le montagne a fare da cornice (con le prime nevi già a Novembre), un freddo pungente ma al tempo stesso asciutto, vin brulè e mercatini natalizi…da perderci la testa. A me è piaciuta molto, forse anche perchè l’ho visitata in un’occasione importante e mi ha dato la possibilità di rivedere un sacco di volti amici (grazie a Dile e a tutti!) e incrociare storie di vita, di quelle che restano indelebili. A Trento con l’associazione Agevolando e altre organizzazioni (CNCA, Cismai, Cncm, Progetto Famiglia, Sos Villaggi dei Bambini), abbiamo aperto il tour di presentazione del Manifesto: “#5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti”, che avevamo già lanciato lo scorso 17 Luglio a Roma. Luoghi e volti, per superare pregiudizi e ideologie, raccontare e non più essere solo raccontati.

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Al dovere, ho come sempre unito il piacere di esplorare la città: a partire dall’elegante zona di via Belenzani (con Palazzo Geremia) e Piazza Duomo (con alcuni dei palazzi più belli) per poi raggiungere i mercatini natalizi di Piazza Fiera e Piazzetta Lodron, dove scoprire piccoli gioielli artigianali: dal vetro soffiato, al legno intarsiato, dagli orecchini realizzati con i fiori pressati fino al cioccolato nelle forme più varie (per me, Christmas addicted, è un sogno!). Ai mercatini non ci si può esimere dal bere anche un bicchiere, anzi una tazza, di vin brulè…con quel sapore speziato che ti entra nelle narici e nella gola e ti fa affrontare il freddo con più coraggio! 🙂

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Ovviamente non poteva mancare anche una passeggiata a Le Albere: l’esclusivo e nuovissimo quartiere progettato da Renzo Piano. E’ effettivamente molto bello (sembra di essere in un paese del Nord Europa, spazi verdi, ampi marciapiedi…) ma al tempo stesso poco vissuto, freddo, praticamente disabitato e privo di negozi. Insomma, un luogo bello da vedere ma non da vivere probabilmente, troppo distante dalle esigenze concrete delle persone (e di certo non accessibile alle tasche della maggior parte di noi). Per fortuna un bel po’di gente si raduna per il “MuSe”, che è effettivamente una delle esposizioni dedicate alla scienza più belle che abbia visto sino ad ora. Merita da solo il viaggio a Trento! Non un semplice museo, ma un’esperienza interattiva e sensoriale: con giochi di logica, tunnel da attraversare che riproducono suoni e atmosfere dei diversi habitat, maxi schermi interattivi da utilizzare per approfondimenti. Il percorso espositivo consigliato comincia dall’alto, con la ricostruzione di un ghiacciaio fino a scendere al piano -1 con una serra tropicale. Le sezioni che ho preferito: quella dedicata alle nuove frontiere della ricerca (affascinante!), il labirinto della biodiversità alpina, quella che ripercorre la storia dell’uomo dalla preistoria ad oggi, con le recenti scoperte tecnologiche (per esempio la stampante 3d!). Un museo che è anche esposizioni temporanee, eventi, laboratori e percorsi didattici a misura di bambino e ragazzo, un luogo insomma accessibile a tutti e che si vede, ha una fortissima vocazione internazionale, anche per questo faccio il tifo per questo luogo. Il sito del MuSe

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Infine, vi segnalo anche questo grazioso locale trentino (prima o poi aprirò anche io un posto del genere!!!): si chiama “Bookique” ed è in via Torre d’Augusto 29. E’ un caffè letterario, piccolo ma molto accogliente, che propone una serie di eventi collegati alla musica e alla poesia, ai libri e all’arte, uno di quei luoghi in cui bere un buon bicchiere di vino e sentirsi bene in compagnia delle persone con cui non ti stancheresti mai di chiacchierare e condividere passioni e affinità. Da Trento porto a casa anche questo bel locale e le chiacchiere con N., che raccontandomi la trama di uno dei suoi libri preferiti mi dice: “Non importa quanto tu abbia sofferto, non importa la tua storia, non importa quanto due persone possano essere diverse…se incontri qualcuno che ti capisce e che ti ascolta costruirai un legame che vi terrà uniti per sempre”. E quando incontri ragazzi così, non puoi che sentirti privilegiata per il lavoro che fai…

P.S. Dimenticavo! A Trento passa anche il trenino di Babbo Natale!!!!! 😉

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