“Ho bisogno di credere…”. Uno sguardo inedito su Federico Fellini

Gianfranco Miro Gori, Davide Bagnaresi e Marco Tibaldi al Museo della Città – Foto: Silvia Sanchini

100 anni dalla nascita di Tonino Guerra, Alberto Sordi e Federico Fellini. Un 2020 che è l’occasione per celebrare attraverso queste figure anche il cinema, la poesia, la cultura italiana.

Nella sua Rimini sono state tante le iniziative che, per esempio, hanno voluto ricordare il grande regista. Un logo e un sito (https://fellini100.beniculturali.it) aiutano a riconoscere e scandire il calendario delle celebrazioni.

Tra queste, si è finalmente potuto svolgere l’evento “Ho bisogno di credere” lo scorso 10 ottobre, rimandato a causa dell’emergenza Covid-19 e che si concluderà il prossimo 24 ottobre a Roma.

Promotori dell’iniziativa il centro culturale Paolo VI di Rimini, le diocesi di Rimini e di San Marino-Montefeltro, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”, l’Università Pontificia Salesiana – Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale.

Spiega Paola Affronte, presidente del Centro culturale Paolo VI: “L’idea di un convegno su Fellini e il sacro arriva da lontano, quando 10 anni fa abbiamo incontrato padre Virgilio Fantuzzi. Vogliamo che un approfondimento su questo aspetto della poetica del regista non sia una forzatura, ma si mantenga fedele allo sguardo lucido di Federico Fellini che attraverso le sue suggestioni ha saputo parlare anche della fede. Fellini non si dichiarava credente ma ha sempre rivolto lo sguardo verso l’alto, in uno spirito di incessante ricerca. Un aspetto molto importante di questa iniziativa è la sinergia che si è creata tra diverse realtà ed esperienze, nello spirito del dialogo così caro al nostro Centro culturale”.

Le radici della visione di Fellini sull’uomo, la vita, la spiritualità e l’arte possono essere individuate anche nella sua infanzia e adolescenza riminese.

Davide Bagnaresi, storico e docente all’Università di Bologna, ha indagato questi anni della vita del suo concittadino. Ne parla come se fosse un caro amico di cui custodisce i segreti e i ricordi, pur non avendolo mai incontrato di persona, ma scoperto attraverso un meticoloso lavoro di ricerca e ascolto di numerose testimonianze. Lo ha presentato nel pomeriggio intitolato “L’infanzia del mondo” che si è svolto al Museo della Città. A introdurre gli interventi Paolo Guiducci, giornalista, che ha poi passato la parola oltre che a Bagnaresi al teologo Marco Tibaldi, al critico cinematografico Gianfranco Miro Gori e al prof. Renato Butera (in collegamento video), moderati da Francesco Ramberti.

“Federico Fellini nasce a Rimini in via Dardanelli 10 – racconta lo storico che ha aperto il convegno – frequenta le scuole elementari, le medie e poi il ginnasio a Rimini. Sua mamma, Ida Barbieri, sognava un figlio avvocato. In realtà la predisposizione di Fellini per l’arte e il suo carattere divertente e visionario si intravedono molto presto. Nel 1938 sulla rivista ‘Lucignolo’ viene pubblicato un suo tema, ‘Il riso’”.

Continua Bagnaresi: “Con l’amico Demos Bonini aveva aperto il laboratorio artistico Febo (Fellini e Bonini). Un fallimento dal punto di vista economico, ma che permette di far conoscere il suo talento come illustratore e caricaturista. Così Fellini inizia a collaborare con alcune riviste: ‘La Domenica del Corriere’, ‘Il 420’ e ‘Marc’Aurelio’”.

E il rapporto con il sacro? “Sicuramente a Rimini viene a contatto con diverse realtà religiose: le “suore cappellone”, vincenziane, che lui ricorda e che forse hanno ispirato anche la figura della suora nana di Amarcord. La Chiesa dei Salesiani, che frequenta durante l’estate. Alcune figure di insegnanti, tra cui Maria Massani, che formò generazioni di studenti riminesi e che fu anche la prima biografa del beato riminese Alberto Marvelli, che lo stesso Fellini ebbe l’occasione di conoscere. Tanta curiosità, dunque, per un mondo che nutre il suo immaginario e ispira la sua opera. Di grande importanza poi il sodalizio con diversi sceneggiatori e l’incontro, nel 1942, con la futura moglie Giulietta Masina”.

Queste e altre riflessioni sono contenute nel volume a cura dello stesso Davide Bagnaresi, Guido Benzi e Renato Butera dal titolo: “Fellini e il sacro. Studi e testimonianze” (Las Roma 2020).

Teatro Galli Rimini – Foto: Silvia Sanchini

L’opera del regista è stata celebrata anche da una serata di ricordi e musica al Teatro Galli alla presenza di Pupi Avati che, istrionico, ha divertito i presenti nel raccontare come “8 1/2” sia stato l’illuminazione che l’ha spinto a diventare regista, quando ancora non aveva idea di cosa fosse il cinema e passava le serate a Bologna a giocare a biliardo al bar Margherita.

Ricordi preziosi e molte suggestioni emergono anche dal documentario presentato in anteprima in questa occasione: “Ho bisogno di credere…” realizzato dai giovani studenti della Pontificia Università Salesiana e che raccoglie molte riflessioni a partire da quelle del giornalista e scrittore Sergio Zavoli, altra figura a cui la città di Rimini deve tantissimo e a cui Fellini ha confidato in un’intervista proprio le parole che hanno dato il titolo a questo progetto: “Ho bisogno di credere. È un bisogno né vivo né maturo, per la verità, un bisogno infantile di sentirmi protetto, di essere giudicato benevolmente, capito, e possibilmente perdonato”.

Molti i passaggi del documentario che meritano di essere ripresi: dai ricordi d’infanzia di Francesca Fabbri Fellini, raffigurata dallo zio con mantellina blu e treccia bionda come “La Fellinette”, le riflessioni su spiritualità e ricerca in Fellini di mons. Gianfranco Ravasi, lo sguardo da registra di Dominique Delouche, l’amicizia con Claudio Ciocca che, dice: “solo ora mi rendo conto della grandezza di Fellini come regista, per me è stato soprattutto un amico”.

E, infine, il simbolismo della sua opera riletto da Gianfranco Angelucci: “C’era in Fellini una spiritualità spesso più profonda di quelli di tanti credenti. Anita Ekberg alla Fontana di Trevi non era forse una moderna Maddalena che, pur peccatrice, battezza con l’acqua Mastroianni?”.

Durante la serata è stato presentato in anteprima anche il film “Fellini 10 e lode” che sarà curato dal regista Mauro Camattari e dal teologo Marco Tibaldi.

Moderna e travolgente infine la rivisitazione delle note di Nino Rota proposta da Federico Mecozzi con i suoi musicisti: un’interpretazione che lui stesso definisce “irriverente” nello spirito del regista ma che in realtà restituisce a quelle note nuova emozione e forza.

La serata è stata garbatamente condotta da Fabio Falzone, giornalista di Tv2000, e nonostante le restrizioni è stata organizzata con grande attenzione e cura grazie alla collaborazione oltre ai soggetti promotori di Doc Servizi, dello Studio Kaleidon e del Comune di Rimini e della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e Crédit Agricole, sponsor dell’evento.

Un piccolo gioiello donato alla città, che speriamo possa trarre ancora beneficio.

Non per fare di Fellini un “feticcio”, come è più volte stato detto, ma perché la sua opera continui ancora a parlarci e a ispirarci anche attraverso questo bisogno, universale, di credere anche al trascendente.

Silvia Sanchini

Per rivedere il convegno: https://youtu.be/0h38pkO0RkA

Per rivedere la serata al Teatro Galli: https://youtu.be/QNMoKhfMsHQ

Al Museo della Città è possibile inoltre visitare la Mostra “Ho bisogno di credere” con due sezioni: una dedicata agli scatti di scena del film “Le notti di Cabiria” e una serie di pannelli su Fellini e il Sacro con immagini, citazioni, frasi tratte dai film e infine una stanza dedicata al “Libro dei sogni”. La mostra sarà visitabile fino al 17 ottobre, sarà poi trasferita a Roma.

Uno speciale dedicato all’evento è apparso anche sulle pagine del Settimanale diocesano “Il Ponte”.

Per ulteriori informazioni: https://fellinieilsacro.unisal.it

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