“Mi offrono un incarico di responsabilità…”

CCFUCILo scorso 10 giugno a Roma mi è stato chiesto di riflettere insieme al Consiglio Centrale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) su un tema difficile: l’assunzione di ruoli di responsabilità e di impegno nella Federazione. Non è stato semplice, perché il tema apre numerose piste di riflessione e problematiche, e il rischio di utilizzare un tono demagogico o paternalista era fortemente in agguato. Per fortuna ho ricevuto almeno due grandi aiuti: le parole di don Matteo Ferrari, che ha anticipato il mio intervento con una riflessione sul discernimento (più che una riflessione, una vera e propria regola di vita che dovremmo tutti fare nostra) e che ha aperto il cuore e la mente di tutti noi all’ascolto, in secondo luogo l’apporto di tanti amici a cui ho chiesto aiuto per costruire quest’intervento. Che considero quindi una riflessione corale, che ancora una volta mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con persone con cui condividiamo lo stesso sentire[1].

Che cosa significa assumere un incarico nella Federazione? Come devono essere scelti i responsabili? Come sollecitare un servizio?

Questo è un tema importante, ma non l’unico. Da tanto tempo se ne dibatte in FUCI, si cercano soluzioni, ci si confronta. Ma non può diventare il centro di ogni dibattito, si corre altrimenti il rischio di perdere di vista altri e più importanti obiettivi e quello che rende significativa e piacevole la vita della Federazione.

Cosa rende per me efficace e sostenibile la scelta di un responsabile? Ecco alcune chiavi di lettura che spero possano venirci in aiuto.

  • PRENDERSI CURA. Innanzitutto delle persone: che vengono prima delle tessere, dei ruoli, degli incontri o di uno Statuto. Le forme (che pure servono!) non possono venire prima dei contenuti. La prima preoccupazione è quella di fare in modo che ogni fucino possa sperimentare quella straordinaria maturazione di fede e di vita che abbiamo avuto noi per primi l’occasione di vivere. In secondo luogo è necessario prendersi cura della Federazione. Questo significa anche saper leggere i bisogni della FUCI in quel determinato momento e modulare il proprio impegno sulla base delle reali necessità e non dei propri desideri o aspirazioni. Non ti servi della FUCI, ma servi la FUCI!
  • SUPERARE I PERSONALISMI. Con incarichi di così breve durata non c’è spazio per l’individualità fine a se stessa, per autocelebrarsi. Questo è sempre più difficile nell’epoca dei personalismi, dei selfie, di generazioni cresciute immerse dentro al mito di Narciso (G. Pietropolli Charmet). Ma proprio per questo bisogna costruire percorsi che più che il singolo lascino emergere la voce del gruppo e creino spazi di crescita per altri. Questo è importante anche per sentirsi sostenuti: il mio impegno non sarebbe stato lo stesso senza il sostegno della mia famiglia, del mio gruppo diocesano, della mia comunità parrocchiale. Da soli si va più veloce, ma insieme si arriva più lontano.
  • LA FUCI E’MOLTO…MA NON TUTTO. Anche se può sembrare un’esperienza totalizzante (e a volte lo è), è fondamentale preservare il proprio spazio di vita al di fuori della FUCI. Come? Innanzitutto attraverso la cura di sé intesa come il proprio diritto/dovere di essere studente (la serietà nello studio – inteso in senso montiniano – è un aspetto fondamentale e che deve qualificarci perché dallo studio nasce la ragione stessa dell’umiltà e ci si apre al servizio agli altri), nutrendo la propria formazione culturale e spirituale, coltivando le relazioni importanti e le proprie amicizie anche fuori dalla FUCI. È fondamentale conservare una buona dose di ironia e sana leggerezza. Questo significa anche non farsi schiacciare da una storia e da un passato importanti: Papa Francesco parla di fedeltà alla tradizione ma anche libertà (“Tenere vivo il fuoco e non adorare le ceneri”, scriveva G. Mahler).
  • AD ECCEZIONE DI MARY POPPINS…NESSUNO E’PERFETTO! Il Presidente ideale mary-poppins-julie-andrewsnon esiste (neppure l’Incaricato Regionale o il RAF o il Presidente di gruppo), per questo la FUCI educa a lavorare insieme e nella corresponsabilità per trasformare i limiti di ciascuno in risorse e possibilità, mettendo in comune le proprie competenze e imparando anche a lasciarsi aiutare e correggere senza paura di essere condannati e giudicati ma sostenendosi invece a vicenda.

  • CREARE UN CLIMA DI FIDUCIA, TRASPARENZA E RECIPROCITA’. La FUCI è una piccola realtà, fatta da giovani che si assumono un impegno importante. Non si può lavorare bene se non si respira un clima positivo di fiducia. Una realtà come la nostra non può “scimmiottare” le dinamiche dei partiti ma deve mantenere intatta quella freschezza che la rende un’esperienza unica e in qualche modo anche divertente. Complotti e dietrologie nel lungo periodo non pagano. Serve trasparenza: da parte della Presidenza Nazionale nei confronti della Federazione, e viceversa. Questo è necessario per tenere insieme i due sguardi: quello d’insieme che può avere la Presidenza Nazionale (anche nei confronti degli interlocutori esterni) e quello più specifico sulla vita dei territori che hanno i referenti diocesani e regionali. È importante che il Consiglio Centrale sia forte e coeso. La corresponsabilità poi non si esprime solo nell’assumere o meno un ruolo! Ma anche con un contributo di idee, proposte, preparazione agli appuntamenti nazionali, e nei mille modi che la generosità e l’intelligenza di ciascuno può individuare.
  • L’IMPORTANZA DI ESSERE “DECENTRATI” E DI SERVIRE. Al centro di ogni impegno dev’esserci sempre e solo l’amore per Dio e l’amore per il prossimo, nient’altro! Respingere l’autoreferenzialità in tutte le sue forme significa ascoltare lavanda-dei-piedi-Giotto1chi è diverso da noi, imparare da tutti, non essere schiavi delle “etichette” altrimenti il rischio è quello dell’“autocompiacimento referenziale”. La FUCI ti aiuta a prendere coscienza di te e dei tuoi limiti, nel confronto con gli altri. La vera chiave di lettura è ancora una volta solo una: “Il vero potere è il servizio”. Questo non significa negare la fatica o avere una visione “romantica” del servizio, anzi. Mettersi a disposizione è difficile e richiede un grande sforzo e lavoro su di sé, ma è l’unica strada per sfuggire al rischio del “professionismo associativo” e ad ogni atteggiamento funzionale, per vivere un’esperienza di autentica libertà
  • PROMUOVERE E PARTECIPARE. Sempre il Papa scrive: «Quando a una persona danno una carica che secondo gli occhi del mondo è una carica superiore, si dice: Ah, questa donna è stata promossa a presidente di quell’associazione; e questo uomo è stato promosso. Promuovere è un verbo bello. E si deve usare nella Chiesa, sì: questo è stato promosso alla croce; questo è stato promosso all’umiliazione. Questa è la vera promozione. Quella che ci fa assomigliare meglio a Gesù». Se promuovere qualcuno significa l’impegno ad assomigliare sempre più a Gesù, anche partecipare è molto più dell’assunzione di un ruolo: partecipare è prendere parte, dare e prendere la parola, ascoltare, condividere, sperimentare senso di appartenenza e quindi arrivare a sviluppare un’azione collettiva per promuovere cambiamento.
  • “TRA VOI NON E’COSI’” (Mc 10,43). Possiamo ancora credere, senza ingenuità, che la FUCI sia una palestra autentica di democrazia, un luogo dove esprimere la “differenza cristiana” e uno stile di vita e di fede che ancora anche a distanza ci unisce nel nostro stare nel mondo!

E ancora qualche considerazione: innanzitutto l’importanza del ruolo dell’assistente (e di guide spirituali personali) nel discernimento personale e di gruppo. E poi la riflessione sui nuovi linguaggi e i nuovi strumenti di comunicazione: solo 7 anni fa quando ho concluso il mio incarico a fatica eravamo riusciti a realizzare un sito o un Forum (in cui tra l’altro quasi nessuno scriveva!). Oggi attraverso i nuovi media c’è un potenziale per comunicare straordinario che non va disperso o ridotto a luogo di pettegolezzi o sotterfugi ma utilizzato come ulteriore strumento di crescita per la Federazione. E poi l’idea di lealtà come valore fondamentale che deve caratterizzare non solo il proprio modo di vivere le relazioni ma anche il proprio impegno e infine la consapevolezza di quanto sia bello quello che stiamo facendo. Bellezza e responsabilità viaggiano insieme: se hai chiaro che stai facendo qualcosa di bello e importante ti impegni a non sciuparlo!

Concludo con la sintesi migliore che ho trovato, le parole di Angelo Bertani (tra i tanti impegni già Condirettore di “Ricerca” e presidente della Fondazione FUCI), in occasione della celebrazione dei 120 anni della FUCI: “Ma c’è un altro tema, un “metodo” che è in realtà un “contenuto” assolutamente prezioso nella storia della FUCI e del suo servizio alla società (e, diciamolo, anche alla Chiesa): la consapevolezza che il futuro si può costruire non tanto per l’intuizione di un genio o per la forza di un’organizzazione, ma soprattutto aiutandosi reciprocamente, guardando avanti  e in alto con la massima libertà interiore, mettendo da parte personalismi, interessi, intolleranze, divisioni…”.

Penso che sia questo il regalo più grande che ognuno può fare a se stesso e alla FUCI!

[1] Grazie di cuore a: don Armando, Tiziano, Emanuele, Umberto, Federica, Andrea I., Sara, M. Rosaria, Luca, Marco, Alberto, Andrea M., Francesca, Rita, Valentina, Patrizia

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4 thoughts on ““Mi offrono un incarico di responsabilità…”

  1. un commento intenso, vero e luminoso… ho ritrovato anche la mia storia, vissuta diverso tempo prima della tua… grazie di questa condivisione, al di là del tempo e dello spazio…

    Una volta fucini, sempre fucini! 🙂

    • Ne sono convinta…la FUCI non solo ci ha insegnato delle cose…ma ci ha donato un metodo che portiamo in ogni cosa che facciamo! E soprattutto ci ha regalato legami autentici che superano ogni distanza. Grazie Simo e felice anniversario a te e a Michele sperando di ritrovarci presto!!

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