Yes we can! Dibattito su giovani e lavoro con la GIOC

1781909_710681859052759_7745624109231595794_nNon solo PER i giovani ma CON i giovani. È il metodo che la GIOC (Gioventù Operaia Cristiana) da oltre settant’anni mette in campo in Italia per accompagnare i giovani studenti e lavoratori svolgendo un’attività educativa, formativa e di evangelizzazione in ambito popolare. Una sezione della GIOC è presente da alcuni anni anche a Rimini e Venerdì 13 Febbraio ha promosso presso il Centro Giovani “RM25” l’evento/dibattito: “Ce la possiamo fare…Yes we can!”, un momento di scambio, confronto e festa sul coinvolgente e delicato tema giovani e lavoro.

L’evento è stato anche l’occasione per presentare gli esiti della ricerca-azione: “Work or not work? I giovani di Rimini tra lavoro e non lavoro”, un’attività realizzata nell’ambito del progetto “AVANTI TUTTI!” a cui hanno preso parte le associazione Centro 21, Rimini Autismo, L’incontro, Tana Libera Tutti, A.v.u.l.s.s. Bellaria, Arcobaleno, CML – Cristiani nel mondo del lavoro, Vite in transito, I colori del mondo con il sostegno del Centro di Servizio per il volontariato Volontarimini.

A presentare la ricerca Davide Melucci, che insieme a Michela Vietri coordina anche le attività riminesi della GIOC, e proprio lui rivolgiamo qualche domanda.

Qual è stato l’obiettivo di questa ricerca e quanti giovani ha coinvolto?

Obiettivo di questo lavoro di ricerca-azione è stato quello di incontrare i giovani riminesi e indagare i loro stati d’animo e le loro aspirazioni rispetto al mondo del lavoro. All’indagine hanno partecipato 219 giovani della Provincia di Rimini tra i 17 e i 25 anni a cui è stato somministrato un questionario ad hoc. La ricerca è stata possibile principalmente grazie al supporto di CML e Arcobaleno e al contributo dei ragazzi che abbiamo incontrato nelle scuole, nelle parrocchie, nei centri giovani, in strada.

L’ipotesi di fondo era l’idea che, in questo momento di crisi occupazionale ed economica, molti giovani non siano in possesso delle informazioni e degli strumenti necessari per cercare un impiego. Abbiamo successivamente cercato di colmare proprio questo vuoto attraverso alcune azioni concrete in collaborazione con altre realtà del territorio.

Le interviste hanno confermato la vostra ipotesi iniziale? Quali sono stati i dati più significativi emersi dall’indagine?

Dal campione intervistato emerge effettivamente che i giovani pur conoscendo gli enti istituzionali deputati ad orientare e supportare le scelte lavorative (Comune, Centro per l’Impiego, Associazioni di categoria…) difficilmente si rivolgono ad essi per cercare lavoro ma preferiscono affidarsi a famiglia, amici, associazioni di volontariato, contatti diretti e personali.

Molto diversa anche l’immagine della popolazione giovanile da quello che spesso la politica e la stampa raccontano esprimendo giudizi negativi quasi a voler insinuare che la responsabilità dell’alto tasso di disoccupazione giovanile sia in parte responsabilità della svogliatezza e dell’immobilismo delle nuove generazioni. Il 69% degli intervistati ha infatti dichiarato che sarebbe disponibile a trasferirsi all’estero per poter lavorare e il 90,5% dei ragazzi è disposto, o lo ha già fatto, ad intraprendere un’attività lavorativa non inerente al proprio percorso di studi pur di essere occupato.

Quali attività correlate alla ricerca avete svolto?

In questo anno di lavoro oltre all’indagine abbiamo realizzato cinque laboratori di orientamento al lavoro che si sono conclusi anche con una visita ad un’importante azienda del territorio, Teddy Group, per capirne il funzionamento. Inoltre il 1 Maggio abbiamo organizzato una festa in piazza Cavour: “Mayday mayday MyWork” come momento culminante del progetto. Per il lavoro nelle scuole fondamentale è stata la collaborazione con la CGIL riminese. In generale abbiamo voluto cominciare un cammino educativo con i giovani riminesi per aiutarli a riflettere ma anche ad avere fiducia, nonostante tutto, un cammino che vuole proseguire con altri progetti e proposte mantenendo i fili che ci hanno legato ai ragazzi incontrati.

L’evento del 13 Febbraio non è stato pensato come semplice restituzione dei risultati dell’indagine, ma ha visto grande partecipazione degli stessi giovani coinvolti nel percorso e che hanno offerto il loro contributo attraverso diverse modalità espressive: Sasha e Andrea con la loro musica, Michele e Jamila con una video-intervista, Michele ed Emanuele che hanno brillantemente condotto il pomeriggio, i ragazzi di RM25 che hanno preparato l’aperitivo.

10989204_10205945331819593_9182550392271002507_nA prendere la parola sul tema e a presentare tre diverse esperienze anche Luca, Sara e Hamdi.

Luca Fabbri è presidente dell’Associazione Adama’h Factory che punta ad unire imprenditoria agricola e lavoro sociale: “Adama’h significa terra e, come nella Creazione, anche noi vogliamo prendere la terra e ricavarne qualcosa di buono e di utile. Nell’intraprendere questo percorso lavorativo, ma credo anche in generale, è importante una fase di serio studio e calcolo dei rischi ma non ci si può far bloccare dalla paura e bisogna mettere in contro anche l’insuccesso. Credo che occorra trovare un equilibrio tra tutela dei diritti ed iperprotezione. Quanto facciamo, anche nel lavoro, per scommessa? Quanto di mio ci metto per creare qualcosa? Purtroppo i risultati non sempre si misurano nel breve periodo, ma occorrono lunghi tempi di crescita e maturazione”.

La storia di Sara Pasini, autrice della raccolta i racconti “Non esistono i leoni neri” scritta a soli 15 anni, è invece la vicenda di una giovane che ha trovato nella scrittura il mezzo per entrare in comunicazione con il mondo: “Ho scoperto questa attitudine e passione grazie a mio nonno. In un periodo di difficoltà e malattia della mia vita mi sono accorta che intorno a me avevo costruito un muro. La scrittura mi ha aiutato ad abbatterlo. Prima mi sono cimentata con la poesia, poi con la prosa. Il mondo dell’editoria è un mondo davvero complesso ma cerco di trovare con impegno e creatività nuove strade per emergere e mettere a frutto i miei talenti e farmi strada in questa professione difficile ma affascinante”.

Particolarmente forte è infine la testimonianza di Hamdi, che in Italia ci è arrivato da clandestino e che passo dopo passo è riuscito a cambiare vita e costruirsi una stabilità lavorativa e oggi sogna di aprire un’attività in proprio: “Lavoro da quattro anni e mezzo come meccanico navale in una importante azienda riminese che mi ha offerto ottime opportunità. In Tunisia ero un contrabbandiere, vivevo senza regole, poi un giorno quasi per caso sono arrivato in Italia. Non avevo documenti, ero minorenne, ma ho trovato una comunità di accoglienza pronta ad aiutarmi, ho potuto completare il mio percorso di studi. Sono stato molto fortunato ma credo anche tenace, non ho mai mollato e ho sempre cercato di dare il massimo in tutto quello che facevo”.

A concludere il pomeriggio l’intervento di Fabiana Delle Noci, Presidente Nazionale della GIOC, che ha incoraggiato i ragazzi presenti a proseguire con fiducia in questo lavoro di confronto e a cimentarsi in progetti e proposte.

Per continuare la riflessione su questi temi la GIOC riminese propone a breve un nuovo appuntamento. Mercoledì 25 Febbraio p.v. alle ore 20.45 presso la Chiesa di Sant’Agnese (via Garibaldi 84) si cercheranno le risposte ad alcune domande: come sta cambiando il lavoro nel mondo? Qual è la situazione del mercato del lavoro nel territorio riminese? Quali sono le figure professionali attualmente richieste? Guiderà la riflessione Primo Silvestri, fondatore e direttore del mensile TuttoRiminiEconomia Tre e promotore del blog www.riminifuturo.it, dedicato allo sviluppo locale.

Silvia Sanchini

Il report della ricerca è a disposizione sul sito: http://www.volontarimini.it alla voce Menù – Archivi – Pubblicazioni.

In: www.riminisocial.it

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