Su cattive strade ma in buona compagnia

10394509_10205701035352334_1598952785757740104_nSe c’è un artista che ha saputo cantare e raccontare il mondo del sociale, l’universo di chi è più fragile o apparentemente marginale, sicuramente è stato Fabrizio De André. De André ha guardato a coloro che definiamo ultimi, forse con un po’ di retorica, non con sguardo compassionevole ma schierandosi con convinzione dalla loro parte.

“Ieri cantavo i vinti” – scrive il cantautore – “mentre oggi canto i futuri vincitori: quelli che coltivano la propria diversità con dignità e coraggio”. L’universo artistico e personale di De André si anima così con naturalezza di prostitute, migranti, uomini e donne soli, rom, senzatetto, anime fragili. La città di Rimini ha reso omaggio a questo interprete nel 16esimo anniversario della sua scomparsa con uno spettacolo: “Le cattive strade” lo scorso 11 Gennaio, al Teatro Novelli. Sul palco Andrea Scanzi, giornalista e scrittore, appassionato di storia dei cantautori italiani, racconta quasi tutto d’un fiato il percorso artistico di De André e alcuni temi che attraversano la sua opera, pur con accezioni diverse, in maniera trasversale: la consapevolezza che la morte peggiore è quella del pensiero, la difesa della libertà, le tensione politica e civile ma anche le delusioni e le disfatte, l’idea che l’errore sia molto più interessante della perfezione, l’impegno contro ogni guerra e ogni forma di sopraffazione. Non mancano di essere riportate anche le critiche che sono state negli anni rivolte all’artista: non è l’intento di Scanzi fare un santino di De André, ma piuttosto raccontarne anche le inquietudini e le fatiche, descriverlo nella sua complessità. Scanzi in questo è straordinariamente efficace. Insieme a lui Giulio Casale, già leader degli Estra, reinterpreta e riarrangia le canzoni del cantautore con rispetto ma anche forte personalità, non per imitare un artista inimitabile ma piuttosto per rendere omaggio alla sua opera. E lo fa con voce graffiante, sonorità ricercate, forte interpretazione. Si parte da “Nuvole barocche” per arrivare a “Smisurata preghiera”, passando da “Fiume Sand Creek”, “Se ti tagliassero a pezzetti”, “Canzone del maggio”, e non può mancare ovviamente anche “Rimini” con l’immagine di Faber sulle nostre spiagge che scruta il mare malinconico. Sul palco ci sono idealmente anche tutti quei personaggi, quei “giganti” a cui De André si è affidato negli anni per nutrirsi e creare cose nuove o che lo hanno affiancato nel suo percorso autoriale: Fernanda Pivano, Georges Brassens, Paolo Villaggio, Francesco De Gregori, Ivano Fossati, Bob Dylan, Massimo Modula, la PFM. Ma sul palco c’è soprattutto anche lui, Fabrizio De Andrè: fotografie di repertorio, citazioni, e un video live del ’98 sulle note di “Sidùn”, straziante poesia sulla strage in Libano del 1982. E allora le strade percorse saranno anche cattive, ma sicuramente si camminano in buona compagnia. In compagnia di chi non ha avuto paura della propria o altrui diversità, di chi ha saputo vedere nelle fragilità una forza nascosta (“dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”), di chi ha praticato l’arte del perdono, di chi ha lasciato un segno indelebile nella coscienza di chi lo ha amato e continua ancora oggi a farsi scuotere e interrogare dalla sua opera così unica e preziosa, e che anche alla luce di quanto accade oggi nel mondo risuona ancor più profetica ed attuale.

Silvia Sanchini

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