Unire l’agricoltura al lavoro sociale: la sfida di “Adama’h Factory”

IMG-20141111-WA0001Si è svolto al Centro Agricolo Sant’Aquilina lo scorso 30 Ottobre un interessante convegno dal titolo: “La buona raccolta. L’agricoltura sociale e nuove opportunità lavorative nel comparto agricolo”. Il convegno, promosso dalla Fondazione En.A.I.P. Sergio Zavatta di Rimini in collaborazione con l’associazione RiGas e la cooperativa Poco di Buono, ha voluto focalizzare l’attenzione sulle nuove opportunità lavorative nel settore dell’agricoltura, a partire dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 formulato dalla Regione Emilia-Romagna, e dalle esperienze già attive sul territorio. Presenti infatti alcuni rappresentanti di realtà locali impegnate in questo settore: Giovanna Scaparrotti della Fondazione Enaip, Pieralberto Marzocchi della Coop. Sociale Cieli e Terra Nuova, Giovanni Grandi dell’Azienda Agricola Podere Roccolo, Stefano Valloni presidente dei RiGas, Laura Bongiovanni di Associazione Inset – impresasociale.net, Matteo Lucchi di Winet srl e Sauro Sarti del Servizio Agricoltura Tutela Faunistica della Provincia di Rimini.

Tra le nuove esperienze presentati durante il convegno anche la neonata Associazione “Adama’h Factory”: una associazione di promozione sociale che svolge attività nel settore agricolo come occasione di inserimento sociale e lavorativo per persone svantaggiate.

Ne parliamo con il Presidente, Luca Fabbri, psicoterapeuta, educatore e una grande passione per i temi dell’agricoltura sociale e per il lavoro agricolo.

Come nasce l’idea dell’Associazione Adama’h Factory?

Adama’h Factory nasce in continuità con due corsi che abbiamo realizzato per conto della Fondazione Enaip nel 2013 e nel 2014: Terre Fertili e Agricolando. I due progetti ci hanno dato la possibilità di realizzare un orto di 3.000 metri, di valorizzare e far fruttificare 3 ettari di vigna e 300 ulivi collaborando con un gruppo di utenti provenienti da fasce sociali deboli. Realizzando queste attività ci siamo accorti che il lavoro agricolo ha un potere sociale molto forte, capace di restituire dignità alle persone più fragili o che vivono condizioni di disabilità. Per questo a giugno del 2014 abbiamo pensato di continuare queste esperienze in maniera più stabile e duratura dando vita all’Associazione Adama’h. Insieme a me fanno parte del consiglio direttivo il vicepresidente Diego Tombesi, Roberta Torricelli e Salvatore Aloe. Tra i soci fondatori anche Mauro Strada, uno dei partecipanti ai primi due corsi. L’associazione ha sede a Sant’Aquilina, dove l’Enaip ci ha messo a disposizione in maniera gratuita il podere di sua proprietà, e siamo affiliati al circuito delle ACLI.

Quali sono le specificità della vostra Associazione?

L’idea fondamentale di Adama’h è che l’agricoltura debba essere non un punto di arrivo, ma uno strumento. Per noi al centro sta prima di tutto la persona: vogliamo che chi arriva da noi possa rinfrancarsi, ritrovare fiducia, imparare un’attività lavorativa che sia in grado poi di rendere chiunque più autonomo, capace di spendersi anche in altri contesti. Noi vogliamo principalmente che queste persone escano dall’isolamento in cui spesso si trovano, restituendo loro fiducia e dignità. Un’altra caratteristica del nostro lavoro è l’alto livello di democraticità: si lavora tutti insieme, perché davanti alla fatica siamo tutti uguali. Il gruppo è aspetto determinante, perché in solitudine questo tipo di lavoro sarebbe impossibile. Inoltre il lavoro agricolo ha il grande merito di insegnare l’arte della pazienza e del sapere aspettare, perché per realizzarlo è necessario rispettare i ritmi della terra e adeguarsi ad essi. Ecco perché abbiamo scelto di chiamare l’associazione “Adama’h”, che in ebraico significa terra, proprio per sottolineare la centralità di questo aspetto nel nostro lavoro, che è all’insegna del rispetto della natura e dell’ambiente.

Che progetti avete in cantiere?

Vogliamo consolidare la nostra realtà: per esempio ci proponiamo di ingrandire la vigna, aumentare il numero degli ulivi, portare l’orto a 5.000 metri e raggiungere 8 ettari di parte seminativa. Come già detto, ci sta a cuore soprattutto migliorare le condizioni di vita delle persone maggiormente a rischio di esclusione sociale. Il vero sogno nel cassetto è inoltre quello che la nostra produzione agricola diventi sufficiente per trasformarsi in un’attività lavorativa vera e propria per alcuni dei ragazzi che stiamo coinvolgendo, in modo che possano rendersi sempre più autonomi anche dal punto di vista lavorativo.

Silvia Sanchini

Per saperne di più:

Facebook: Adamah’ Factory

adamah.factory@gmail.com

in: http://www.newsrimini.it/rimini-social

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