Antonio Nashy Distefano a Rimini

1391910_739351726114496_1005968429334299502_nHa gli occhi grandi e vivaci, parla a macchinetta come se il flusso dei suoi pensieri fosse più veloce delle sue parole, è timido e riservato nonostante il successo mediatico che in questi ultimi mesi lo ha travolto.

Ma andiamo con ordine. Il 6 Giugno 2014 Antonio Distefano, 23enne di origine angolana ma nato a Busto Arsizio e residente a Ravenna, pubblica su Amazon il suo libro: “Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?”. Una settimana dopo lo va a cercare in classifica e rimane esterrefatto: è il libro più venduto della settimana, ha addirittura sorpassato le ricette di Benedetta Parodi! Da qui inizia una parabola in ascesa, il libro viene scaricato da 10.000 persone, Antonio è sempre più seguito sui social network (in particolare Facebook e Youtube) e arrivano un poco alla volta importanti riconoscimenti: un contatto con la trasmissione di La7 “Anno Uno”, un’apparizione a Sky Tg24, oltre 40.000 visualizzazioni di un suo video rilanciato dal sito di Repubblica e un’opzione con la casa editrice Mondadori che decide di acquistare il suo libro.

Lo incontriamo a Rimini, al Centro Giovani “RM25”, dove è stato invitato per presentare il suo libro e incontrare i ragazzi che frequentano quotidianamente il Centro. Un’iniziativa promossa dal Centro Giovani RM25, progetto per l’aggregazione e la prevenzione del disagio giovanile gestito dall’Ass.ne S. Zavatta ONLUS e finanziato dal Comune di Rimini, in collaborazione con la Fondazione San Giuseppe ONLUS e l’Ass.ne Agevolando – sezione di Rimini nell’ambito delle iniziative per il “Mese delle Famiglie”. Non è un caso considerato quanto il tema delle cosiddette “seconde generazioni” stia particolarmente a cuore all’amministrazione comunale che lo scorso 12 Ottobre ha conferito la cittadinanza simbolica a circa 350 minori stranieri nati in Italia e residenti a Rimini.

Ma torniamo ad Antonio.

Come è nata l’idea del tuo libro e di cosa parla?

Il libro è nato per raccontare la mia storia d’amore con Linda, una storia d’amore che è stata però osteggiata dalla sua famiglia quando hanno scoperto che ero un ragazzo nero. Pensavo che fosse impossibile che queste cose potessero accadere ancora nel Terzo Millennio, eppure l’ho vissuto in prima persona. Oltre a questa storia il libro racconta di altri amori, amicizie, esperienze, della mia famiglia… è un condensato della mia vita in cento pagine. Non è un vero e proprio romanzo da leggere dall’inizio alla fine, ma piuttosto un insieme di brani raccolti come se fossero dei “post” di Facebook e introdotti sempre dal titolo di una canzone che mi ha ispirato nel momento in cui li scrivevo.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho sempre amato scrivere, sin da quando ero più piccolo. Quello che mi mancava era un motivo vero per farlo, per arrivare a pubblicare un libro. In questo caso credo di esserci riuscito perché sono partito da un deficit, da una situazione difficile e che mi ha fatto soffrire per arrivare a raccontare una storia interessante, che valeva la pena condividere.

Sei nato in Italia da genitori angolani. Cosa significa per un ragazzo di origine straniera vivere in Italia in questo momento?

Purtroppo, come dicevo, esistono ancora forti pregiudizi e discriminazioni. Persone che ancora mi dicono: “Parli bene l’Italiano”… o anche: “Hai mai visto un leone?”. Mi chiamano immigrato, ma immigrato da dove se sono nato a Busto Arsizio? Appartenere a due culture è difficile, crea forti crisi d’identità. C’è chi mi dice: “Non sei italiano perché sei nero…” oppure: “Non sei africano perché sei nato in Italia…”. Ma allora cosa sono? A me piace definirmi afro-italiano, perché per me appartenere a più realtà non è qualcosa di negativo, ma un vantaggio! Io sin da piccolo parlavo due lingue, ad esempio, ma la ricchezza della mia esperienza spesso non è stata compresa neanche dalla scuola e dai miei insegnanti. Io credo che la cittadinanza non sia un privilegio, ma un diritto e che sia assurdo che un giovane nato in Italia debba sentirsi straniero nel suo paese solo perché i suoi genitori sono nati altrove. Sono anche convinto che però per rivendicare questo diritto non serva la rabbia, ma proporre soluzioni: il fuoco si spegne con l’acqua d’altronde. Io ho scritto questo libro perché volevo dimostrare che anche un ragazzo di seconda generazione può fare qualcosa di rilevante. Perché siamo una seconda generazione, ma non siamo secondi a nessuno.

Che cos’è per te il razzismo?

Per me il razzismo non esiste, esiste piuttosto la maleducazione. La mamma della mia ragazza che mi giudicava un delinquente senza neanche avermi mai conosciuto non era razzista, era semplicemente ignorante. Pensava che fossi uno spacciatore… e io non ho nemmeno mai fumato una sigaretta.

A volte quando si parla di razzismo si può correre il rischio di essere strumentalizzati. Secondo me si tratta soprattutto di fare un lavoro educativo: per questo mi piace andare a parlare nelle scuole o in contesti dove ci sono i giovani, perché il cambiamento parte da noi. Tupac, un rapper americano, diceva: “Non sto dicendo che cambierò il mondo, ma garantisco che accenderò la scintilla per accendere le menti che cambieranno il mondo”. Penso che oggi ci sia bisogno soprattutto di questo: di esempi. Il razzismo non è tanto l’insulto che puoi ricevere sull’autobus perché sei nero. Il vero razzismo è quando la società crea situazioni di disparità, contesti in cui ci sono persone che valgono di più e altre che hanno molte meno opportunità. Questo è il vero razzismo da combattere. Non siamo tutti uguali ma tutti abbiamo diritto di avere le stesse opportunità.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Con altri ragazzi di seconda generazione ho creato la linea di abbigliamento “Amen” (AfricaMustunitENow), che darà lavoro a dei ragazzi in Kenya che realizzeranno i vestiti disegnati da noi. Questo non tanto per fare beneficenza, ma proprio perché altri giovani africani abbiano le stesse possibilità che possiamo avere noi. E poi sto scrivendo il mio secondo libro…Nel frattempo a marzo del 2015 troverete “Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?” sugli scaffali delle librerie, edito da Mondadori.

E non vi sembra qualcosa di rilevante e di esempio per altri, questo? Noi, a RM25, continueremo a impegnarci e a dimostrare, anche grazie ad Antonio, che l’integrazione non è solo qualcosa di cui parlare ma un’occasione da vivere.

Silvia Sanchini

Foto: Alice Gaudenzi

Facebook: Centro Giovani RM

www.associazionezavatta.org

http://www.newsrimini.it/2014/10/antonio-nashy-distefano-rimini/

Qui due video clip dell’incontro

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