One Way: la Route nazionale dell’Agesci sulle strade del coraggio

10617666_611296228990209_142683818_nLa Route è la “strada” che i Rover e le Scolte dell’Agesci (Associazione guide e scouts cattolici italiani) percorrono non solo fisicamente, a piedi e con lo zaino in spalla, ma è anche un cammino metaforico di crescita e ingresso nel mondo degli adulti.
Quest’anno oltre 30.000 giovani dai 16 ai 21 anni hanno partecipato alla Route nazionale: “One Way”, una direzione. Oltre 456 campi mobili in giro per l’Italia dal 1 al 6 Agosto per poi ritrovarsi tutti insieme a San Rossore, in provincia di Pisa, dove si è svolto un grande incontro in campo fisso allestito dal 7 al 10 agosto.

Si è trattato del terzo incontro nazionale delle migliaia di giovani Rover e Scolte dell’Agesci. Ospiti dell’evento anche 200 giovani stranieri europei, arabi, africani.
Provenienti da tutte le regioni italiane e da oltre 1.500 gruppi locali, i giovani scout hanno percorso con i loro zaini in spalla strade e sentieri vivendo insieme esperienze di scoperta, condivisione, riflessione e spiritualità a partire dal tema che ha fatto da filo conduttore all’evento: il coraggio.

Un elemento che caratterizza in maniera forte il metodo scout che fonda proprio la sua azione educativa sul coraggio e sul protagonismo giovanile.


Grande l’attenzione del mondo politico e religioso intorno a questo evento.

Abbiamo bisogno del vostro #coraggio, la speranza del futuro siete voi”, è il messaggio lanciato ai 30.000 giovani dalla Presidente della Camera Laura Boldrini.

Messaggi e visite anche da personaggi di spicco come Rita Borsellino, don Luigi Ciotti, il premier Matteo Renzi, il Cardinale Angelo Bagnasco.
E poi quel boato di gioia incontenibile quando anche Papa Francesco ha voluto lanciare il suo messaggio raggiungendo i giovani con una telefonata: “Il mondo ha bisogno di giovani coraggiosi, non timorosi; di giovani che si muovono sulla strada, non che siano fermi. I giovani devono andare avanti su queste ‘strade di coraggio’: avanti”.

Forte condivisione sul web e attraverso i social network grazie alla web community www.stradedicoraggio.it e alla redazione della rivista “Camminiamo insieme”.
E un “parlamentino” di 200 alfieri (rappresentanti dei diversi gruppi italiani) che attraverso un percorso di osservazione-deduzione-azione ha dato vita alla “Carta del coraggio”: l’impegno concreto delle scolte e dei rover per il Paese e per la Chiesa da riportare da San Rossore ciascuno nelle proprie famiglie e nel proprio territorio.

Anche 400 giovani riminesi di 15 diversi clan hanno preso parte a questi momenti.
Alessandra Cetro ed Enrico Catapano, responsabili di zona, ce li raccontano così: “Abbiamo cominciato la Route con gemellaggi con altri gruppi di tutto il territorio nazionale: in Campania, Sardegna, Veneto… Un modo per attraversare l’Italia, conoscere tradizioni e culture, e scoprire che fare scoutismo in Sicilia è diverso dal farlo in Trentino! Un’opportunità davvero arricchente”.
E aggiungono: “La Route ha lasciato ai ragazzi la consapevolezza di essere in gamba e che il loro entusiasmo e il loro desiderio di cambiare il mondo sono fondati. Hanno scoperto che sognare in tanti è più bello che sognare da soli. In un mondo che non dà loro fiducia, si sono accolti di meritarla”.

Secondo Alessandra Sparaco, capo-scout della Parrocchia del Crocifisso: “Siamo arrivati a San Rossore da tutte le città di Italia con lo zaino pieno delle storie di coraggio conosciute in questo anno di preparazione e pronte per essere condivise e raccontate: coraggio di amare, di essere Chiesa, di liberare il futuro, di essere cittadini, di farsi ultimi… Vivere quei giorni a San Rossore è stato come abitare una città ideale, creata però non per essere chiusa: ciascuno di noi è davvero tornato a casa con una spinta di coraggio nel cuore e una carta di impegno nelle mani, per portare il cambiamento nelle proprie città.

E conclude: “Come le gocce di pioggia cadono sul vetro in tanti punti diversi ma poi scivolando si uniscono, anche le nostre strade ormai si sono unite e intrecciate e continueranno a correre in un’unica direzione, one way, anche se lontane, anche se in città diverse. Perché è stata tracciata una linea di impegno comune…e chissà che con l’impegno di tutti non sia davvero possibile ricreare tante piccole nuove città ideali?”.

Forte anche l’entusiasmo dei più giovani, che hanno preso parte all’evento.
Elena Maria Santini, diciannovenne riminese, da questa Route si porta a casa tante cose: “la consapevolezza di quanto sia bello essere persone in gamba, punti di riferimento. La semplicità dell’essere scout, conoscersi anche senza essersi mai visti prima, quell’ondata di positività e ottimismo che fa venire voglia di sporcarsi davvero le mani per cambiare le cose, per portare speranza e nuova gioia, mettendosi in gioco non tanto come scout, ma in primo luogo come persone”.

Anche Lucia Zoffoli ha un ricco bagaglio e molti sogni da riportare a Rimini: “La cosa che più mi ha emozionato è stato ascoltare la lettura di alcune parti della Carta del Coraggio e vedere che veniva consegnata a quelle persone che oggi sono le massime autorità ecclesiastiche e pubbliche del nostro Paese. In quella Carta ci sono i nostri pensieri, la nostra forza e volontà di impegnarci tutti nel piccolo per arrivare a cambiare davvero il mondo. Questo ho visto in quei 60.000 occhi e 30.000 cuori che battevano all’unisono sotto lo stesso sole e sudore. “L’idea di cambiamento possiam realizzare/ Se siamo uniti nulla ci può fermare” dice la canzone della Route Nazionale. E io ho sentito che noi tutti ci crediamo e siamo pronti a sporcarci le mani in questo mondo.”

I 30.000 giovani hanno lasciato San Rossore non prima però di aver ripulito il campo e lasciato il parco naturale intorno a loro intatto nella sua bellezza, un segno di grande sensibilità e rispetto riconosciuto all’Agesci anche dal direttore dell’Ente Parco e che dimostra simbolicamente che “lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato”, secondo la massima di Baden Powell, è sempre possibile e assolutamente doveroso.

Silvia Sanchini

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