Un’Estate diversa per i giovani volontari del Treno della Grazia

treno_grazia.jpgDopo avere parlato dei giovanissimi volontari di “Mare di Libri” e dei giovani che hanno partecipato ai campi estivi dell’Associazione Libera sulle terre confiscate alle mafie, torniamo a raccontarvi di altri giovani riminesi che hanno scelto di vivere un’Estate diversa, all’insegna del volontariato.
Quarantuno ragazzi riminesi sono partiti infatti alla volta di Loreto lo scorso 20 Giugno per la XXVIII edizione del “Treno della Grazia”, promosso dall’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) dell’Emilia-Romagna, dall’Azione Cattolica Ragazzi della Diocesi di Rimini e dalla Commissione Regionale per le Famiglie. Si tratta principalmente di studenti delle scuole superiori riminesi e studenti universitari o giovani lavoratori che scelgono di partecipare a questo progetto: un po’ pellegrinaggio un po’ campo scuola – così lo definiscono gli organizzatori – un colorato viaggio di quattro giorni pensato per le famiglie e in particolare per i bambini, con una speciale attenzione dei bisogni di ciascuno.

Compito dei giovani volontari quello di svolgere attività di animazione e gioco ma anche dare vita a momenti di spiritualità e condivisione in uno spirito di servizio, coinvolgendo nelle proposte soprattutto i bambini e i ragazzi con disabilità. La città di Loreto, con il suo suggestivo santuario sede della Santa Casa di Nazareth, è cornice ideale per vivere questi valori e realizzare questa proposta.

Anche quest’anno si è confermata una forte richiesta di partecipazione e adesione alla proposta da parte dei ragazzi”, racconta Don Giampaolo Rocchi, insegnante del Liceo Scientifico A. Einstein che da anni promuove il TdG e accompagna i suoi studenti. “Fa proprio bene una immersione di gratuità che spinge alla gioia, nella decisione di vivere nella “categoria del dono” anche una volta tornati a casa. Anche il Vescovo Francesco si fa sempre sentire all’inizio di questa esperienza e quest’anno ci ha raggiunto telefonicamente augurandoci un buon campo e pregando con noi l’Ave Maria”.

Ma cosa spinge un giovane a lasciare le spiagge assolate della riviera o ad interrompere magari la preparazione degli esami universitari per dedicare le proprie giornate a servizio di bambini e ragazzi con disabilità? Lo chiediamo proprio ai giovani volontari.
Davide ha 19 anni, è studente al primo anno di Medicina a Bologna, e ci racconta la sua esperienza: “Partecipo da alcuni anni al Treno della Grazia, ma quest’anno ne sentivo particolarmente il desiderio dopo un anno un po’ freddo, trascorso principalmente sui libri…sentivo la necessità di fare un’esperienza concreta con persone che vivono situazioni di disabilità e sofferenza. Sicuramente anche la formazione ricevuta in Azione Cattolica e nel Movimento Studenti mi ha aiutato a maturare una sensibilità particolare: le parole che il Papa ha affidato all’AC quest’anno sono proprio un’indicazione precisa ad uscire dalle sicura mura parrocchiali e a farci carico della sofferenza degli altri”.

Dello stesso parere Ilaria, studentessa di Agraria e, se pur giovanissima, con tante esperienze di volontariato in Italia e all’estero alle spalle: “Il Treno della Grazia è l’esperienza che, ogni anno, mi aiuta a ridare senso alle cose che faccio, mi aiuta ad uscire dalla routine, a ricaricare le batterie. Mi ricorda che lo studio e i miei impegni non devono essere fine a se stessi ma possono essere messi a servizio degli altri. L’anno scorso ho partecipato a questa esperienza anche se stavo facendo l’esame di maturità e stare a contatto con persone che vivono quotidianamente fatica e malattia mi ha aiutato ad affrontare l’esame con molta più serenità e consapevolezza. Posso dire davvero che ogni anno quello che ricevo è molto più di quello che posso dare”.

Conclude Davide: “Il ricordo più significativo di questi quattro giorni è sicuramente il tradizionale momento finale del lancio in cielo dei palloncini, ognuno dei quali corrisponde a un nostro impegno. Quell’immagine è per me la chiave di come ritornare a casa: più leggero, non nel senso di superficiale, ma con quella leggerezza che è data dal vivere il quotidiano con sobrietà e semplicità, come questi straordinari ragazzi ci insegnano”.

E, a proposito dei ragazzi destinatari del campo, ecco le parole che Alice, che può comunicare solo attraverso una tastiera ma che ha un mondo interiore ricchissimo da condividere, ha voluto regalare ai volontari e a tutte le persone che hanno partecipato al Treno della Grazia:

E’ bello sapere che niente è nato per forza, ma per puro desiderio;

è bello vedere che chi era partito per aiutare è stato aiutato e chi era partito triste è diventato gioioso.

E’ bello ogni anno sapere che si rinnova un miracolo d’amore. “

Silvia Sanchini

in http://www.newsrimini.it/sociale

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