Saper chiedere scusa.

La vicenda di Federico Aldrovandi e l’applauso ai poliziotti che si sono macchiati del suo omicidio, è davvero lo specchio della nostra società. Una società in cui nessuno sa chiedere scusa, in cui ammettere i propri limiti e le proprie responsabilità è visto come un atto di debolezza, invece che di coraggio. Quello che mi spaventa di più, senza entrare nel difficile merito della vicenda, è la violenza che permea alcune scelte e alcuni comportamenti. Anche nel mio lavoro mi rendo conto come a volte basti davvero pochissimo per scatenare delle reazioni violente e inaspettate, un’aggressività sopita che emerge non appena si apre un minimo spiraglio. La politica, le agenzie educative, le associazioni e chiunque abbia un ruolo o una responsabilità sociale devono combattere questa violenza, non alimentarla. E questo vale ancora di più per le Forze dell’Ordine.  Anche noi dovremmo farci un esame di coscienza e non dimenticare che anche nelle nostre piccole scelte quotidiane possiamo cercare di cambiare questa mentalità distorta, che divide il mondo in buoni e cattivi, che inneggia alla violenza come forma di difesa, che rifiuta l’idea che si possa chiedere scusa o ammettere uno sbaglio senza scalfire la propria autostima.  Perché non è forte chi alza di più la voce, chi impone il suo pensiero a tutti i costi, chi si nutre di pregiudizi, chi vessa i più deboli. La vera forza sta nel dialogo e nella banale quanto rivoluzionaria capacità di ammettere i propri limiti e accettare quelli degli altri.

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