“Casa di Amina”: accoglienza e aiuto per donne in difficoltà

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, su RiminiSocial abbiamo scelto di raccontare un servizio che si rivolge proprio a mamme e donne in difficoltà: “Casa di Amina”.

casa_di_amina.jpgFesteggerà dieci anni di attività quest’anno a Giugno “Casa di Amina”, un servizio Gestito dalla Cooperativa sociale “Il Millepiedi”, in convenzione con l’Azienda Usl di Rimini, che si rivolge a ragazze, donne e mamme che, con i loro figli, necessitano di un sostegno educativo, organizzativo e abitativo per un certo periodo della loro vita.Nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata Internazionale della Donna ci è sembrato importante ascoltare il punto di vista specifico di questa esperienza attraverso la voce dell’equipe che opera all’interno della struttura e che ha quindi l’opportunità di osservare direttamente e quotidianamente situazioni correlate alla solitudine o alla fatica di molte donne.
“Casa di Amina”, comunità di accoglienza ai sensi della Direttiva Regionale 1904/2011, in questi anni ha accolto più di 400 persone in difficoltà, ragazze e donne dalle esperienze e dalle storie diverse ma accomunate dalla necessità di essere accompagnate per un tratto più o meno breve della loro vita in un percorso finalizzato all’autonomia e al rafforzamento delle proprie capacità genitoriali.

“Il nostro specifico” – ci spiega Erica Lanzoni, coordinatrice dell’Area ‘Emergenze’ della Cooperativa – “è proprio quello di offrire un sostegno forte alla genitorialità delle donne che vengono accolte a Casa di Amina. Il nostro obiettivo principale è infatti quello di aiutarle ad avere un futuro autonomo insieme ai loro bambini, restituendo a ciascuna di loro valore come donne e come persone, in un’ottica di autodeterminazione e valorizzazione delle loro risorse”.
E aggiunge: “Alle donne dalla nostra società viene chiesto tanto: di essere bravi madri, mogli, compagne, lavoratrici. A queste donne che già provengono da contesti di deprivazione e difficoltà lo sforzo richiesto è ancora più grande. Per questo credo che sia fondamentale valorizzare luoghi di confronto, supporto e accompagnamento. Una delle cose più belle che abbiamo osservato in questi anni è la rete informale che si è costituita tra le ragazze stesse che abbiamo accolto e che anche dopo essere uscite dalla struttura continuano ad aiutarsi reciprocamente”.

Casa di Amina - internoSimona Gugnoni è la responsabile dell’equipe degli educatori di “Casa di Amina”, un gruppo composto da sette professionisti che operano nella struttura: “La nostra è un’equipe che in questi anni ha dovuto crescere e trasformarsi anche perché sono cambiate le problematiche di cui le nostre ospiti sono portatrici, non più così facili da individuare ma spesso situazioni multiproblematiche che coinvolgono molti aspetti della persona”.
Emerge come aspetto fondamentale un approccio educativo che eviti generalizzazioni e pregiudizi: “Una delle cose più importanti che abbiamo appreso in questi anni è sicuramente quella di sospendere il giudizio e porci in una posizione di ascolto: spesso le scelte e i comportamenti di queste donne, anche in relazione alla maternità, ci potrebbero sembrare apparentemente sbagliati ma in realtà sono solo diversi dai nostri e non per questo migliori o peggiori. Ricordo una mamma senegalese che ci aveva lasciati tutti a bocca aperta perché dava da mangiare al suo bimbo il peperoncino nella fase dello svezzamento. A noi sembrava assurdo ma in realtà era un tratto tipico della loro cultura che così abbiamo imparato a conoscere e a rispettare”.

Un altro elemento importante del lavoro a Casa di Amina è stata la scelta di costituire un’equipe mista, composta sia da donne che da uomini, elemento abbastanza originale nel panorama delle comunità di accoglienza per mamme con bambino, e che si è rivelato davvero vincente.
Tra gli educatori il primo ad essere inserito nell’equipe nel 2007 è stato Riccardo Sirri: “Devo davvero ringraziare la cooperativa e l’equipe di Casa di Amina per avermi offerto questa opportunità che all’inizio mi incuriosiva ma mi spaventava anche molto. Da uomo non è semplice inserirsi in un ambiente tutto al femminile, anche perché spesso le donne accolte sono più di grandi di me e hanno già vissuto esperienze forti. Eppure credo che la presenza di un’equipe mista sia stata fondamentale perché ha permesso di restituire un equilibrio al nostro lavoro e di mostrare alle ospiti che possono esistere anche modelli maschili diversi da quelli che purtroppo hanno incontrato in passato“.

La relazione educativa è sicuramente la strada maestra da cui passano tutti gli interventi realizzati a Casa di Amina: una relazione che è soprattutto di ascolto e supporto per queste donne e di stimolo a riattivare delle risorse che già in loro sono presenti ma che probabilmente si sono trovate ad essere offuscate a causa di esperienze negative.
“Le donne e le mamme che abbiamo incontrato in questi anni” – aggiunge ancora Simona Gugnoni – “rimangono quasi sempre in contatto con noi anche dopo la loro uscita dalla struttura. Vengono a pranzo da noi la domenica, ci contattano per festeggiare i compleanni dei loro figli o altri eventi dentro la nostra struttura…e questo è uno degli aspetti più belli del nostro lavoro”.
“Fondamentale è anche il lavoro di rete – prosegue Erica Lanzoni – “oltre al lavoro con le istituzioni, sono molto importanti le esperienze che pongono le nostre mamme e i loro bambini in contatto con le persone del territorio, ad esempio è molto importante attualmente l’esperienza con i Magnifici lettori volontari, che propongono ai piccoli altri momenti preziosi. La vera sfida però che ci attende oggi è quella di aiutare queste donne a rendersi autonome anche dal punto di vista lavorativo“.
E conclude: “Quando abbiamo scelto di chiamare la struttura Casa di Amina avevamo in mente la donna nigeriana condannata a morte per lapidazione e per la quale si mobilitò l’opinione pubblica di tutto il mondo. Ancora oggi per noi l’obiettivo è quello di dare un messaggio di speranza alle donne che accogliamo”.

Silvia Sanchini

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