Grazie al “maestro” Mario Lodi

marioOggi Mario Lodi ci ha lasciato. E’stato un grande scrittore, pedagogista, insegnante…ma non voglio ricordarlo con retorica. Preferisco piuttosto ricordare il suo impegno in favore della scuola e dei diritti dei bambini, la sua creatività, la sua passione per le favole, le arti e il gioco. Da bambina, alla scuola materna, ho letto “Cipì” insieme alle mie insegnanti e lo ricordo ancora come un’esperienza incredibile, che mi ha fatto scoprire il piacere della lettura in modo sorprendente. “Cipì”, così come altri libri, è stato scritto da Mario Lodi insieme ai suoi alunni e si percepisce anche da questo in maniera forte il suo desiderio di dare voce e rendere protagonisti i più piccoli.

Insieme a tanti altri pedagogisti italiani (da Don Milani, a Danilo Dolci, passando per Aldo Capitini, Gianfranco Zavalloni, Bruno Munari, Maria Montessori…e molti altri) lo considero una figura fondamentale nella mia crescita e formazione, un punto di riferimento imprescindibile.

Mi piace allora ricordarlo con le sue stesse parole, che meglio delle mie possono raccontarvi chi era:

Pochi giorni fa, in una scuola elementare, domandai ai bambini quali erano i loro sogni per il futuro. Ha risposto subito Massimo: “diventare miliardario!”. Sogno, condiviso dagli altri bambini, che ci fa riflettere. Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell’emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza. A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l’educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra. Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.

(Mario Lodi, dal Saluto al Convegno “Educare è difficile”, Legambiente – MCE Perugia marzo 2003)

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