La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa.

Immagine“Ma dove sono finite le mie coetanee?”, è la domanda con cui si apre il libro: “La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa” (Rubbettino 2012) di don Armando Matteo: teologo, classe 1970, già assistente nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e autore di numerosi testi sul rapporto tra cristianesimo e modernità tra cui il molto dibattuto “La prima generazione incredula”.
Dopo essersi interrogato sulla crescente estraneità dei giovani all’esperienza di fede, don Armando Matteo torna a provocare con la consueta intelligenza e a stimolare il dibattito ecclesiale evidenziando come anche il rapporto tra le donne e la Chiesa, riferendosi in particolare alla generazione delle quarantenni, mostri oggi i primi segni di cedimento dopo secoli in cui le donne hanno assunto un ruolo da indiscusse protagoniste nel compito della trasmissione della fede alle nuove generazioni.
“La fuga delle quarantenni” è stato presentato lo scorso 8 Febbraio presso la Biblioteca Diocesana E. Biancheri nell’ambito del ciclo di incontri “Colazione con l’autore” promossi in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose A. Marvelli, la Libreria Pagina e il Servizio Diocesano per il Progetto culturale.
Di alcuni degli snodi più interessanti emersi dalla presentazione del libro e dal vivace dibattito scaturito a margine dell’incontro, discutiamo proprio con l’autore.

Nel suo libro parla di un grande cambiamento culturale che sta coinvolgendo l’universo femminile. Che cosa sta accadendo?
Veniamo da secoli in cui esisteva una priorità maschile molto netta, quasi data per scontata. Oggi stiamo finalmente assistendo a una grande rivoluzione culturale e sociale. Sono d’accordo con il sociologo francese Alaine Touraine che qualche anno fa ha pubblicato il libro “Il mondo è delle donne”, evidenziando come le donne stiano divenendo il motore di un profondo cambiamento. Basti pensare per esempio ai dati sulle laureate in Italia, oggi di gran lunga superiori ai loro coetanei maschi. Questi cambiamenti coinvolgono, naturalmente, anche il vissuto delle nostre chiese.

Cosa è cambiato nelle donne nate dal 1970 in poi?
Per secoli la Chiesa si è affidata quasi esclusivamente alle donne (in quanto madri, insegnanti, catechiste, suore) per trasmettere la fede alle nuove generazioni. Ma numerose ricerche condotte in questi anni ci mostrano che a partire dalla generazione delle quarantenni questa tendenza sta profondamente cambiando. L’alleanza tra donne e Chiesa non è più così stretta, anzi, si riscontra un progressivo allontanamento non solo degli uomini ma anche delle giovani donne dalle pratiche di fede. E questo è un elemento assolutamente innovativo nella storia della Chiesa.

Quali sono, nella sua opinione, le cause di questo cambiamento?
Innanzitutto c’è una responsabilità e un ritardo da parte del mondo ecclesiale nel leggere questa trasformazione e interpretare i segni di questo cambiamento. Le donne sono cambiate e la Chiesa sembra non avere occhi attenti e antenne sufficientemente sensibili per registrare questo cambiamento e ripensarsi. Purtroppo l’immaginario diffuso sulle donne anche in ambito ecclesiale è ancora troppo antico, legato al vecchio modello Kinder, Küche, Kirche che oggi non è assolutamente più in grado di rappresentare l’universo femminile. E l’immagine pubblica della Chiesa è ancora troppo maschile, o addirittura episcopale. Questo ha sicuramente contribuito anche al venir meno delle vocazioni religiose femminili. Stiamo perdendo, anche a livello ecclesiale, la stima delle giovani donne…e questo è un problema che non possiamo in alcun modo sottovalutare.

Si tratta anche di una questione educativa?
Certamente, perché purtroppo viviamo oggi in un contesto in cui l’impegno educativo è delegittimato in favore di una società competitiva e consumistica. Siamo soggetti a due grandi dittature: il giovanilismo a tutti i costi e la dittatura della bellezza. E di questi modelli ideali così impossibili da raggiungere le donne sono sicuramente le prime vittime. Ma si tratta in ogni caso di un problema che coinvolge il mondo adulto in genere, che sembra avere abdicato al suo compito educativo nei confronti dei più giovani.

E riesce ad intravedere alcune soluzioni al problema?
Nel libro provo a formulare quelle che ho chiamato alcune modeste proposte. Innanzitutto la necessità di riequilibrare l’immagine pubblica della Chiesa, dando più spazio alle donne. Successivamente mi preme sottolineare l’importanza di creare spazi di discernimento, come già auspicato anche dal Concilio Vaticano II, prendendo consapevolezza dei cambiamenti culturali che stanno attraversando l’universo femminile per creare una nuova alleanza tra le donne e la Chiesa. Papa Francesco nella Evangelii Gaudium ci ha lanciato un messaggio molto chiaro: non possiamo più permetterci di estromettere le donne dai luoghi in cui si decide. È necessario inoltre riprendere la discussione sulle identità di genere, travolte dai fenomeni del ’68 e del femminismo. Il “tramonto del padre” è, infatti, un tema che si ricollega ovviamente anche alla questione femminile. In questo senso la Chiesa ha l’enorme tesoro della Bibbia da mettere a disposizione e deve saperlo valorizzare. È necessario che la Chiesa porti la parola liberante di Gesù anche in questi luoghi di riflessione sociale e culturale. Infine, condivido il pensiero del filosofo Charles Taylor: dobbiamo trasformare le nostre comunità in luoghi di festa, luoghi in cui è bello stare e dove è possibile sentirsi accolti e riconciliarsi con se stessi. Solo così potremo superare, anche come Chiesa, le nostre paure e la nostra autoreferenzialità per creare una nuova cultura.

Silvia Sanchini

in: http://www.newsrimini.it/sociale

ARMANDO MATTEO, La fuga delle quarantenni. Il difficile rapporto delle donne con la Chiesa, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2012, pp. 105.

Da secoli la fortezza silenziosa della Chiesa cattolica è la presenza delle donne: sono loro che principalmente trasmettono la fede alle nuove generazioni e sono sempre loro che con generosità portano a compimento numerosi ministeri ecclesiali. Eppure all’orizzonte appaiono i primi segni di rottura di questa intesa. Protagoniste di un tale cambiamento di rotta sono soprattutto donne che hanno tra i 20 e i 40 anni: vanno di meno a Messa, scelgono di meno il matrimonio religioso, pochissime ancora seguono una vocazione religiosa, e più in generale esprimono una certa diffidenza verso la capacità educativa degli uomini di religione. Prima che sia troppo tardi, è questa l’ora di provare a rinegoziare i termini di una nuova alleanza tra la Chiesa e le donne.

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