Namastè, un ponte tra l’Italia e l’India attraverso l’Adozione a distanza

1473071_182485308622336_55576864_n“Namastè – Onore a te” è una ONLUS nata nel 1996 a San Lazzaro (Bologna) per sostenere bambini e ragazzi in condizioni di estrema povertà a vivere e studiare nel proprio paese d’origine, l’India (e recentemente anche Moldova e Nepal), in dignità. Sono oltre 1.000 i bambini accompagnati tramite le “Adozioni a distanza” ma attraverso altri progetti l’associazione sostiene anche anziani, asili nido, centri studi e interi villaggi. Da qualche anno l’associazione ha sede anche a Rimini e, ad oggi, “Gli amici di Rimini & C.” hanno realizzato 58 adozioni distanza.
Una delle prerogative di “Namastè” è quella che i soci seguano costantemente l’andamento dei progetti con i propri volontari che si recano frequentemente sul posto. E’ il caso di Gabriele Burnazzi, vicepresidente dell’Associazione e referente del gruppo “Gli amici di Rimini & C.”, che nella vita, di mestiere, ha sempre fatto tutt’altro (è stato fino a qualche mese fa amministratore unico di Rimini Holding) ma da tanti anni di “Namastè” è l’anima instancabile, insieme alla moglie Antonella e agli altri amici e volontari. Lo scorso 4 Dicembre più di 150 persone si sono ritrovate alla Parrocchia del Crocifisso per essere aggiornate sull’andamento dei progetti dell’associazione e sostenerla, quest’anno anche grazie per la prima volta al supporto degli universitari dell’Associazione Slash. Abbiamo intervistato proprio in quell’occasione per Rimini Social Gabriele Burnazzi per conoscere meglio la realtà di “Namastè”.

Come hai conosciuto “Namastè”?
L’incontro è sempre casuale e non sai come evolverà la situazione; un po’ come quando uno si innamora e ci si sposa … l’importante, come sempre, è dire “si”.
Ho conosciuto Namastè tramite un amico che mi ha invitato ad un incontro. Ho adottato allora un ragazzino, di nome Fredy, ho aiutato la sua famiglia e poi, otto anni fa, ho deciso di partire. Volevo controllare sul posto la situazione. E lì ho riscontrato che il tetto di casa sua era stato rifatto, che il ragazzino studiava e, caso abbastanza singolare, giocava bene a calcio. Due anni fa mi è venuto a prendere in Kerala in sella ad una motocicletta… mi ha spiegato che era diventato il goleador della nazionale del Tamil Nadu, non percepiva compensi per l’attività sportiva ma era stato assunto dalle Ferrovie dello Stato del Tamil Nadu. L’anno scorso ha sposato una bellissima ragazza, Tina; ha fatto di tutto affinché fossi presente a casa sua “prima” del matrimonio in chiesa (una chiesa sulle sponde dell’Oceano Indiano) affinché, insieme ai familiari e alla comunità lo “benedicessi”. Ora Tina attende un bimbo e li incontrerò nei prossimi giorni.
Ma ciò che ha dato una svolta alla mia vita è stato proprio ciò che è accaduto nel primo viaggio nel corso delle visite ai bambini. Sunilkumar, un ragazzo indiano, si era offerto di raccogliere per noi delle noci di cocco ed era caduto dall’albero dall’altezza di circa 15 metri, una caduta rovinosa che lo aveva lasciato più morto che vivo. Abbiamo cercato di capire chi fosse e abbiamo scoperto che aveva già due figlie, aveva lasciato la moglie precedente e si era accompagnato con una vedova con 4 figli, dalla quale aveva avuto un ulteriore figlio. Viveva guidando un taxi-risciò che aveva preso a noleggio… quattro dei figli della vedova erano in orfanotrofio. In ospedale l’hanno salvato, abbiano finanziato tutte le cure per rimetterlo in piedi, abbiamo fatto tornare a casa i bambini in orfanotrofio e li abbiamo adottati, abbiamo assunto la vedova come cuoca in uno dei nostri asili. L’avevamo salvato e i bimbi adottati erano cresciuti repentinamente.

Quali sono le attività specifiche della sezione riminese dell’Associazione?
In questo momento sono 58 i bimbi adottati a distanza dal gruppo “Amici di Rimini & C.” (perché ci sono anche amici di Forlì, Ivrea, Bologna…): ogni anno andiamo a trovarli, visitiamo le loro famiglie, riscontriamo i progressi scolastici, i bisogni delle famiglie, informiamo gli amici di Rimini, lanciamo piccoli ma preziosi progetti; il rifacimento del tetto della casa, la costruzione del pozzo, l’affitto di una casa, l’acquisto di una macchina da cucire, ecc… Ogni bambino e ogni famiglia hanno una storia ed ogni situazione viene “presa in carico”, nella logica della condivisione.

Sei stato tante volte in India. Quale aspetto di questo paese ti ha colpito di più in questi anni?
L’India è una federazione di 28 stati e 8 territori (Delhi è uno di questi, con oltre 16 milioni di abitanti) e con una popolazione complessiva di oltre un miliardo e 100 milioni di persone; ricordo che in uno dei miei primi viaggi in treno mi colpì il fatto che, se guardavo fuori dal finestrino, almeno una persona la vedevo sicuramente! È un paese in forte progresso, ma i benefici economici sono a vantaggio di 200-300 milioni di persone; almeno 500-600 milioni vivono al di sotto della soglia di povertà, differenze che si ampliano di anno in anno.
L’India è anche un paese in cui coesistono più confessioni religiose, dall’antichissimo Induismo alla forte componete Buddista, all’Islamismo e al più contenuto Cristianesimo. E’ il paese della diversità e della tolleranza religiosa, tranne ovviamente qualche serio problema di coesistenza in qualcuno degli stati federati, religioni accomunate da una presenza piuttosto ingombrante, soprattutto dal punto di vista dei… decibel!!! Mi preoccupo sempre che durante il nostro soggiorno in Kerala non incrociamo i periodi delle feste religiose. Anche i cattolici comunque non scherzano; la messa domenicale viene annunciata con canti e suono di campane alle 4,30 del mattino!
La presenza di più religioni non ha scalfito la suddivisione in caste, ed è una componente che sorprende per la ramificazione e gli effetti; ci si sposa tra i componenti della stessa casta, normalmente in base alla scelta operata dai genitori. Né questa suddivisione è stata scalfita dalla leggi indiane, che prevedono che il 20% delle iscrizioni all’università siano riservate alle classi svantaggiate o che, almeno in Kerala, il governo preveda, e finanzi, l’utilizzo delle classi più povere in lavori a favore della collettività, per un periodo di 100 giorni all’anno.
Ma la cosa che più colpisce è la condizione di svantaggio della donna, uno svantaggio che inizia alla nascita (il numero delle bambine è “inspiegabilmente” inferiore a quello dei bambini) per proseguire con il matrimonio (ove è prevista una sostanziosa dote a carico della famiglia della sposa) per finire alla vita quotidiana. Se è vero che pubblicamente le donne non possono essere toccate (non sono ammesse neppure le minime effusioni di affetto tra fidanzati) in casa le cose cambiano e sono numerose le violenze domestiche e l’abbandono da parte dei mariti della famiglia, cosicché il peso della stessa rimane sulle spalle delle donne, normalmente senza alcuna possibilità di lavoro. Questa sudditanza forzata delle donne è del tutto evidente, sfociata in casi di violenza inaudita (anche in veri e propri stupri) resi pubblici dai mezzi d’informazione.

Quale è stato per te il senso e l’importanza di divenire genitore “a distanza”?
Il senso e l’importanza sta tutto nel modo in cui lo si vive. Se all’adozione del bimbo o della bimba fa seguito una relazione periodica e significativa tra adottante e adottato, allora il motto dell’associazione “non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene” diventa una realtà e ti riempie la vita. Conosco amiche che si interessano anche ogni mese (la posta elettronica è uno del mezzi più utilizzati) della salute e dei progressi dei bimbi adottati e dei problemi delle famiglie, amiche e amici che con generosità finanziano piccoli e grandi interventi. Se non fosse così, la quota annua diventerebbe come l’abbonamento alla Rai o la bolletta di qualche utenza.
In altre parole, è del tutto evidente che se l’esigenza di fare il bene è nell’animo di ogni uomo, questa esigenza deve trovare una concretezza precisa e verificabile. Per questa ragione mi sento la responsabilità di andare ogni anno in India per verificare sul posto, anche a nome degli amici, e per la medesima ragione favoriamo la visita in India da parte di coloro che hanno adottato dei bimbi.
Si percepisce allora che l'”adozione a distanza” è una delle tante forme di condivisione e, proprio perché trattasi di amore, è contagioso e si finisce a volere più bene anche a coloro che ci stanno vicini.
Ma c’è un’ultima ragione. L’anno scorso sentivamo che, nel corso delle visite ai bimbi e alle loro famiglie, qualcosa doveva essere ancora scoperto, sentivamo che non ci bastavano più il meraviglioso sorriso dei bambini (tutti belli…) e i gesti di affetto delle loro famiglie. Ed è stato così che oltre alla povertà ci siamo imbattuti in altri problemi più seri, in handicap fisici o problemi di salute di alcuni dei bimbi. Ci siamo accorti anche di questi casi e ci siamo fatti carico di alcuni di essi; ora sono in cima alla lista delle nostre attenzioni. Non risolveremo forse i loro problemi, ma cercheremo di condividere e camminare insieme, sostenendoci a vicenda.

Silvia Sanchini

Strumenti:
NAMASTE’ ONORE A TE ONLUS
Sezione di Rimini: Via Bazzoni, 1 – 47923 Rimini (RN)
Referente: Gabriele Burnazzi
Tel. 338 6797018;
burnazzi.gabriele@gmail.com
http://www.namaste-adozioni.org/rimini/

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